In difesa di Favia e Defranceschi (non del M5S)

Ora va di moda dagli addosso ai 5 Stelle. Dalle colonne di questo blog non sono mai mancate le critiche al M5S, sin dalle origini. La crescita esponenziale del Movimento, con le amministrative 2012 e dopo, in maniera del tutto virtuale, nei sondaggi, ha innescato un nuovo filone giornalistico. Trovare scheletri nell’armadio di Grillo, Casaleggio e di tutti i neofiti del M5S. L’importante è parlarne male, non argomentare bene le proprie tesi (ci sono un paio di post imperdibili di Mazzetta e il Nichilista, assolutamente da leggere e che costituiscono, a mio avviso, due esempi di buon giornalismo in materia di M5S e utopismo della democrazia diretta). Ma, a sorpresa o forse no, il nouveau divertissement non nasce sul web bensì sui giornali – il web ne fa solo un copia-incolla, nelle più comoda delle pratiche attira visitatori. Così, stamane, mi trovo a dover difendere i due consiglieri regionali dell’Emilia Romagna del M5S, non già per partito preso: solo e soltanto per il piacere di verificare i fatti.

Parto dal principio. Un blogger copia e incolla un articolo di Silvia Cerami su L’Espresso. In esso si sferra un colpo sotto la cintola a Favia in particolare, reo di esser presidente – da ben due anni – della Commissione Regionale VI “Statuto e Regolamento”. Un fatto noto. Favia, in quanto presidente, avrebbe “a disposizione due dirigenti e un funzionario, un budget annuale di oltre 100 mila euro, più eventuali spese di rappresentanza. Non manca, ovviamente, un emolumento mensile maggiorato per le incombenze del presidente, che nel 2011 ha incassato 125.239,68 euro” (Jack’s Blog). Naturalmente, nessuno del blog sopra citato ha pensato di dover verificare quanto scritto dalla Cerami. Si assume che sia vero perché l’ha scritto tale Cerami su L’Espresso. Nessuno mette in dubbio la buona fede di Cerami, semplicemente qui si crede che il suo pezzo valga tanto quanto gli articoli anti-Casta di Sallusti su Il Giornale. E dire che il M5S ha davvero tanti problemi, a partire da quell’idea forse irrealizzabile e utopica di “democrazia dal basso”, che peraltro nemmeno funziona, visto e considerato i casi di Parma e di Cento (Tavolazzi docet). L’attacco della Cerami contro Favia si impernia sul fatto che Favia avrebbe anzitempo bollato la Sesta Commissione come “uno spreco”. Poi ne è diventato presidente e spreco più non era. Quindi c’è il mistero della cifra – quelle 125.238,68 euro che, secondo Cerami, Favia avrebbe “incassato” nel solo 2011. Basterebbe quello per accecare tutti i fan del M5S di Bologna e dintorni. Il problema è che le parole della Cerami non permettono verifica. Infatti, sul sito dell’Assemblea Regionale dell’Emilia Romagna, alla pagina Trasparenza, sono pubblicate altre cifre, e diventa difficile se non impossibile capire da dove provengano quelle 125.000 euro di cui testimonia Cerami.

Emolumenti a favore dei Consiglieri regionali

Netto esclusi rimborsi a pié di lista e rimborsi di cui alla let.b art.52 del T.U.I.R. Rimborsi di cui alla lett.b art.52 del T.U.I.R.* Totali netti

Presidente Assemblea legislativa e Giunta Regionale

5.314,69 2.277,02 7.591,71

Vice Presidente Assemblea legislativa

4.591,16 2.277,02 6.868,18

Presidente Commissione Consiliare

4.012,32 2.277,02 6.289,34

Vice Presidenti Commissioni Consiliari

3.578,19 2.277,02 5.855,21

Consigliere Segretario e Segretario Questore del Consiglio

4.012,32 2.277,02 6.289,34

Capigruppo Gruppi Consiliari

4.012,32 2.277,02 6.289,34

Consigliere Regionale

3.288,78 2.277,02 5.565,80
(*) Nota: è compreso in questa voce: il rimborso forfetario delle spese sostenute per la partecipazione alle riunioni istituzionali e per le spese derivanti da attività connesse all’espletamento del mandato, previsto dalla La L.R. 42/1995 all’art. 6, comma 1, lettera a); Non è compreso in questa voce: il rimborso spese di trasporto previsto dalla L.R. 42/1995 all’art. 6, comma 1, lettera b) per lo svolgimento delle attività connesse all’esercizio del mandato, costituito da un rimborso chilometrico che tiene conto della distanza tra la residenza e la sede dell’Assemblea, corrisposto in base alla effettiva presenza, fino ad un importo massimo corrispondente a 12 presenze mensili. Tali importi sono variabili e corrisposti a fronte di spese sostenute e puntualmente certificate; non sono quindi riportati nella tabella di sintesi.

Se gli emolumenti che spettano a Favia in qualità di presidente di commissione sono effettivamente pari a 6289 euro netti al mese, allora nel 2011 dovrebbe aver “incassato” una somma pari circa a 75000 euro. In ogni caso, dovrebbe valere l’intenzione più volte espressa da Favia di trattenere solo i 2500 euro mensili. Nel suo Movimento sono piuttosto attenti a queste cose e polemiche erano già sorte sul destino della eccedenza che Favia e Defranceschi devono comunque percepire personalmente. Su questo punto non mi dilungo altrimenti. Se ne è parlato forse in eccesso. E’ ora di passare oltre.

Secondo aspetto degno di critica secondo Cerami: la commissione VI sarebbe alquanto inoperosa. Solo “ventiquattro sedute in tutto il 2011, con una media di due al mese, quasi trenta ore all’anno di duro lavoro”. Una Commissione “nata nel 2001 per riscrivere lo Statuto della Regione”, doveva durare trenta mesi, il tempo di approvare le modifiche statutarie. Ebbene, sono “trascorsi quasi dieci anni” poi “nel 2010 […], dopo le elezioni regionali, venne di nuovo costituita, per altri cinque anni” (Jack’s Blog, cit.). Ventiquattro sedute possono essere tante o poche, non è questo il modo corretto di argomentare. E’ chiaro che una Commissione sul Regolamento ha un minor tasso di attività rispetto per esempio ad una Commissione Bilancio, nella quale transitano quasi tutti i provvedimenti di un governo regionale. Bisognerebbe poi fare una valutazione della qualità del tempo speso dalla Commissione VI, che ha comunque una serie di compiti che vanno al di là delle semplici “modifiche statuarie”. La Commissione infatti deve occuparsi di:

−  proposte di modifica allo Statuto e al Regolamento interno;
−  legge elettorale, disciplina dei casi di incandidabilità, ineleggibilità e incompatibilità;
−  leggi in materia di organismi e Istituti previsti dallo Statuto;
−  promozione della democrazia partecipativa e dei processi decisionali inclusivi;
−  promozione delle attività di controllo e valutazione delle leggi, clausole  valutative e missioni valutative;
−  semplificazione e qualità degli atti e dei procedimenti;
−  rapporto sulla legislazione. (Commissione VI – Statuto e regolamento).

Inoltre, dando un’occhiata alla composizione della Commissione, la cui esistenza è attribuita da Cerami quasi come una colpa a Favia, troviamo personaggi illustri e al di sopra di ogni sospetto della politica dell’Emilia Romagna, come l’avvocato di strada Antonio Mumolo (PD), il compianto Maurizio “Cev” Cevenini, Roberta Mori (PD), attuale presidente della Commissione per la Parità e attivissima sul fronte dei diritti delle Donne.

In ogni caso, questa “inutile” Commissione ha partorito 41 progetti di leggi regionali (ATTI Commissione VI). Fra di essi vi sono tre leggi molto importanti, che hanno distinto la Regione Emilia-Romagna nel paese:

494 – Progetto di legge d’iniziativa dei consiglieri Favia e Defranceschi: “Modifiche alla legge regionale 14 aprile 1995, n. 42 “Disposizioni in materia di trattamento indennitario agli eletti alla carica di consigliere regionale”” (24 09 10). Vedi pdl 827– e 827 Progetto di legge d’iniziativa dei consiglieri Monari, Sconciaforni, Naldi, Mandini, Barbati, Mazzotti, Noè, Lombardi, Pollastri, Manfredini e Cevenini: “Modifiche alla legge regionale 14 aprile 1995 n. 42 “Disposizioni in materia di trattamento indennitario agli eletti alla carica di consigliere regionale”” (06 12 2010), poi confluite nella Legge regionale n. 13 2010.

958 – Progetto di legge d’iniziativa dei consiglieri Favia e Defranceschi “Anagrafe pubblica degli eletti della Regione Emilia-Romagna. Disposizioni sulla trasparenza e l’accessibilità alle informazioni” (25 01 11), vedi pdl 262, poi diventato Legge regionale n. 1 2012.

1078 – Progetto di legge d’iniziativa dei consiglieri Favia e Defranceschi “Norme per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni mafiosi, criminali, illegali e per la promozione dell’educazione alla legalità” (18 02 11), vedi pdl 1117,  Progetto di legge d’iniziativa della Giunta: “Misure per l’attuazione coordinata delle politiche regionali a favore della prevenzione del crimine organizzato e mafioso, nonché per la promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile” (delibera di Giunta n. 259 del 28 02 11), poi diventato Legge regionale n. 3 2011.

Si tratta di tre leggi che hanno avuto origine dall’iniziativa di Favia e Defranceschi – abrogazione vitalizio consiglieri regionali, anagrafe degli eletti e Contrasto fenomeni mafiosi. L’Emilia-Romagna è stata la prima regione a dotarsi di una legislazione per il contrasto alla infiltrazioni mafiose;  ed è la prima regione ad aver abolito il vitalizio dei propri consiglieri. Se non altro, la presenza di Favia e Defranceschi, nonché l’attività in Commissione VI di Favia medesimo, influenzano il dibattito consigliare della Regione Emilia-Romagna.

Non si spiega altrimenti, se non con una volontà calunniatoria, l’articolo di Silvia Cerami. Ripeto: di problemi e di aspetti poco chiari il M5S è pieno. Un corretto giornalismo dovrebbe cominciare da quelli: dal ruolo di Grillo e di Casaleggio (per favore senza indugiare nel complottismo); dall’idea di democrazia diretta applicata mediante la tecnologia del web – tecnoutopismo e democrazia; dall’aspetto legato alla perdita della caratteristica del professionismo della politica; dal problema annoso della mancata circolazione delle élites. Ma forse chiedo troppo.

Aggiornamento 24/06/2012:

Alla fine è arrivata la risposta di Favia, ma le risposte – quelle vere, quelle fattuali – erano già lì, sul sito istituzionale dell’Assemblea dell’Emilia Romagna.

Queste sono le tabelle citate da Favia, che potete esaminare e tenere sotto controllo voi stessi su http://www.assemblea.emr.it/assemblea-legislativa/trasparenza/commissioni

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14 Comments

  1. Questo articolo è, a dir poco lacunoso. Dimenticarsi di dire che Defranceschi è consigliere regionale, grazie ad una manovra di Favia capolista in tre collegi con possibilità di scelta calpestando le preferenze degli elettori a discapito di Sandra Poppi che aveva preso il doppio delle preferenze, manovra che raramente facevano i peggiori partiti della prima repubblica rende questo articolo anche fuorviante e propagandistico.

    1. L’ho già detto e ripetuto. Non posso scrivere post sempre sulla medesima vicenda (peraltro vecchia di due anni). Ho messo un link al Dossier 5 Stelle, dove si possono leggere tutti i post di archivio scritti da me sul caso M5S, Favia e D’Alessio, Favia-Defranceschi vs. Poppi e Ballestrazzi, Grillo vs. Tavolazzi e via discorrendo.

  2. Da cittadino posso dire che raramente capita di leggere un articolo equilibrato come questo. Complimenti all’autore. Da simpatizzante del M5S vorrei dire che forse il meccanismo non è perfetto ma è per certo quanto di meglio abbiamo oggi a disposizione. Perlomeno è economico. Quindi, in attesa che compaia magicamente quel soggetto politico perfetto e infallibile che evidentemente tutti i critici del M5S stanno aspettando o, addirittura, pensano di poter trovare in qualche improbabile quanto poco credibile metamorfosi dei partiti che sono sulla piazza vi informo che personalmente voterò e cercherò di far votare a quante più persone possibile il Movimento Cinque Stelle.

    1. Ma non esiste il soggetto politico perfetto e infallibile. Almeno non è questo che il M5S dice di voler essere. Anzi. Dice di non voler essere un partito, una organizzazione, una associazione. Nulla di tutto ciò. Niente strutture. Grillo nega la necessità, in una società complessa, dei corpi intermedi. Dice: ognuno vale uno. Con la Rete avremo la possibilità di realizzare la democrazia diretta. E’ un modello tecnoutopico che pone nel web le speranze per una partecipazione totale dell’individuo nel sistema politico. Se ci pensi bene, in queste poche righe, è già compresa tutta l’ambiguità del messaggio di Grillo. Ma davvero vogliamo essere così? Davvero vogliamo essere tutti quanti pienamente coinvolti nel meccanismo decisionale che presiede alla allocazione delle risorse nel nostro sistema sociale? Veramente tu vuoi essere direttamente e immediatamente responsabile di decisioni politiche, come fare la guerra o la pace, mettere tasse o toglierle, fare leggi che decidano chi è cittadino e chi no, di decidere in sede europea i meccanismi e le formule giuridiche del mercato comune, senza che nessuno elabori per te – per noi – questa complessità che solo una competenza tecnica specializzata e burocratica è in grado di maneggiare nell’alveo delle norme fondamentali?

      1. Si, esatto. Voglio proprio essere immediatamente e direttamente responsabile delle decisioni politiche e non ci vedo alcuna ambiguità. Per me è chiarissimo. Questo non significa che ho la presunzione di pensare di poter fare a meno di personalità competenti che esprimano le loro opinioni e i loro pareri ma nelle grandi decisioni ci sono due livelli di operatività; la definizione del principio, del fine che si vuole conseguire (ovvero la Politica) e l’individuazione dei mezzi tecnici o giuridici più utili al perseguimento dello scopo (cioè la competenza tecnica). Se vuoi costruirti una casa ti serve un architetto ma sei tu a dirgli come vorresti che fosse. Eppoi, guarda… Se trovi un tecnico preparato e competente che te la spieghi qualunque cosa diventa estremamente semplice. La presunta complessità è da sempre un pretesto per riservare le decisioni ad una ristretta cerchia. Una Scienza non può definirsi tale fino a quando non sviluppa un linguaggio che solo in pochi sono in grado di comprendere. In conclusione aggiungerei un’altra considerazione: personalmente credo che dopo tanti decenni di “pensiero debole” sia ora che nasca e che venga propugnata, in Italia e nel mondo, una bella e sana utopia. Che vengano fuori di nuovo degli “idealisti” che agiscano in nome di principi e regole morali disposti a sacrificare ad essi ogni cosa. La storia dell’uomo è progredita così ed è tempo che l’umanità esca dal pantano politico e morale nel quale l’ha cacciata il consumismo elevato a filosofia di vita. Seguo il M5S dal 2007 e mi sono fatto l’idea che sia molto di più dell’ennesimo progettino politico italiano. E’ una forma esportabile che quando sarà conosciuta verrà adottata anche da tutti quei movimenti che già esistono negli altri Paesi, occidentali e non. Stiamo assistendo alla nascita di una nuova era nella storia dell’umanità e mi sento onorato di farne parte.

    1. Quando parlo di complessità mi riferisco alla società di massa, alla complessità del numero che affligge le organizzazioni di qualsiasi tipo. Per intenderci: nel modello della e-democrazy come si decide? A maggioranza assoluta? All’unanimità? E possibile che 60 milioni di italiani possano ordinatamente, soltanto perché avvolti nella “Rete”, decidere su questioni sensibili (per esempio, il luogo dove sistemare le scorie nucleari?). Alla fine potremmo ritrovarci nella situazione in cui nessuno decide per nessuno. Fine della democrazia diretta. Come ha scritto Norberto Bobbio: “A giudicare dalle leggi che vengono emanate ogni anno in Italia il buon cittadino dovrebbe essere chiamato a esprimere il proprio voto almeno una volta al giorno. L’eccesso di partecipazione, che produce il fenomeno che Dahrendorf ha chiamato, deprecandolo, del cittadino totale, può avere per effetto la sazietà della politica e l’aumento dell’apatia elettorale. Il prezzo che si deve pagare per l’impegno di pochi è spesso l’indifferenza di molti. Nulla rischia di uccidere la democrazia più che l’eccesso di democrazia” (Norberto Bobbio, Il Futuro della Democrazia, 1984).
      E poi: un individuo può essere considerato pienamente pubblico? Possiamo cioè ridurlo alla sua sola dimensione pubblica? Un netizen totale assiste impotente alla riduzione a zero della sfera privata. Non esisterebbe opinione che non sia immediatamente pubblica, cioè politica. In questo senso, il netizen totale coincide con lo Stato Totale: poiché prima o poi sarà lo Stato a pretendere che il cittadino sia politico sempre e in ogni circostanza del suo vivere, definendo i tempi e i modi della partecipazione. Sarà presto uno Stato che pretenderà di controllare la vita e la morte del netizen totale, poiché il suo voto, la sua deliberazione, la sua semplice partecipazione è ritenuta indispensabile al funzionamento del sistema. E’ “la riduzione di tutti gl’interessi umani agli interessi della polis, la politicizzazione integrale dell’uomo, la risoluzione dell’uomo nel cittadino, la completa eliminazione della sfera privata nella sfera pubblica” (N. Bobbio, cit.).
      Questo blog nasce dall’istanza di riprendersi la politica. Di riprendere in mano il destino di questo paese, lasciato in balia dell’interesse particolare. Ma non pretendo che tutti la pensino come me. Ecco, io difendo la libertà di poter non essere politico. Di poter non-partecipare, di essere eterodiretto. In definitiva, di esser libero.
      [La citazione di Bobbio è ripresa da Il Nichilista: http://ilnichilista.wordpress.com/2012/05/31/in-difesa-dei-partiti/

      1. Per prima cosa voglio ringraziarti per il livello al quale hai portato la nostra piccola conversazione. Non capita spesso di incontrare in Rete persone in grado di elaborare ragionamenti articolati che vadano oltre lo “spot verbale”.
        Comincio con una considerazione di genere tecnico/pratico/organizzativo. Molti degli argomenti che sono entrati a far parte del Programma del Movimento e la quasi totalità delle analisi e delle proposte avanzate sono state formulate grazie ad una semplice graduatoria dei commenti. Si lancia un argomento e si raccolgono i commenti. Si può votare un commento già espresso o formularne uno nuovo. E’ un metodo semplice e funzionale che si può perfezionare ma che ha già dato buoni frutti. Il dibattito si sviluppa soprattutto sui social network, tipo face book, che stanno “lentamente” sostituendosi ai Blog.
        Non è indispensabile esprimersi su tutto (una legge al giorno… come se il Parlamento lavorasse con questo ritmo) ma solo su ciò che interessa e solo se si reputa utile o interessante farlo. La proposta dell’introduzione dei Referenda senza quorum va proprio in questa direzione. Esiste anche la possibilità di effettuare sondaggi su argomenti specifici o per deliberare su commenti che hanno raccolto adesioni equivalenti. Interessante in quest’ottica sarebbe l’introduzione di una identità digitale così come ora si fa per le smart card utilizzate per gli atti pubblici in luogo degli studi notarili. In pratica si tratta di attivare una “intelligenza collettiva” che si concentra su un argomento individuando proposte e interventi possibili che nascono immuni da interessi individuali o strumentali perché troppo rarefatta per essere sottomessa alla volontà di pochi.
        Le cosiddette “questioni sensibili” come la allocazioni delle scorie nucleari ma anche delle discariche o degli inceneritori, ovvero tutte quelle iniziative nate a vantaggio di pochi speculatori a danno della collettività (e l’elenco potrebbe essere veramente lungo) non avrebbero neanche modo di arrivare ad essere discusse perché esistono soluzioni alternative, più convenienti e per nulla dannose, che nel sistema attuale non vengono nemmeno proposte perché non creano vantaggi particolari ma solo collettivi e la collettività, oggi, non ha modo di essere informata né di esprimere il proprio parere.
        Perché si propone continuamente come l’unica soluzione possibile quella di costruire inceneritori (ingannevolmente ribattezzati “termovalorizzatori” anche se consumano più energia di quanta non ne producano) a vantaggio dell’impresa dell’ex Presidente di Confindustria, e non impianti come quello di Vedelago? Perché la concentrazione di ricchezza nelle mani di pochi dota questi ultimi del potere di comprare e corrompere i pochi ai quali è stata data la possibilità di scegliere per tutti senza alcun controllo, semplice.
        Non amo molto le citazioni perché preferisco valutare le idee per quel che sono e valgono senza l’aura di maggiore credibilità che viene loro attribuita attraverso la fama o il prestigio di chi le formula. In Rete Uno vale Uno e anche un Nobel può dire una cosa discutibile. Dubito molto che l’avere la possibilità di collegarsi in Rete e votare, sia pure sul sito del parlamentare/portavoce di riferimento, contro un progetto di legge che mira a regolare un argomento che si ha a cuore possa generare apatìa (come se adesso fossimo tutti informati e partecipi). A mio avviso provocherebbe, come accadeva nell’antica Atene, l’esatto contrario accendendo focolai di dibattito sui disegni di legge persino nei locali pubblici dove ora ci si limita a lamentarsi contro tutto e tutti. E non trovo neanche che si tratterebbe di un eccesso di Democrazia. Sarebbe un ritorno alla Democrazia, quella vera. Ci sarebbero sempre gli indifferenti (anche se la pervasività raggiunta dallo Stato obbliga sempre più gente a interessarsi) ma il numero dei “pochi” sarebbe infinitamente più grande.
        Non temo la cosi spesso paventata intrusione nella sfera privata da parte della Rete. Ciò che si pubblica è ciò che si rende noto e la scalabilità dell’intrusione è sempre a discrezione del netizen (che brutto termine). Il fatto che le navigazioni siano tracciabili e che da questi tracciati si possano ricavare informazioni è argomento che dovrebbe essere sottoposto a legislazione restrittiva ma per farlo occorrerebbe che a proporre le leggi ci fosse qualcuno che almeno conosca l’esistenza del fenomeno. Diversa è la condizione del prosumer (termine che mi piace molto di più) che consuma e produce informazioni, il quale non solo non teme il suo ruolo pubblico ma lo ricerca negli altri e lo desidera per sé.
        Chi dice che la partecipazione dei cittadini dovrebbe finire con il diventare obbligatoria? E dov’è il rischio di uno Stato Totale? C’è addirittura l’eventualità che non ci sia più neanche bisogno di uno Stato, perlomeno così come è stato concepito ed applicato negli ultimi settecento anni.
        Mi piace l’istanza che dici essere alla base del tuo Blog e proprio per questo vorrei attirare la tua attenzione sul fatto che la tecnologia di questi ultimi dieci/venti anni ci ha fornito lo strumento per dare vita ad un essere nuovo. Una mente collettiva e virtuale nella quale le sinapsi del sistema nervoso sono sostituite da individui che interagiscono liberamente e quando vogliono su argomenti specifici formulando idee e prendendo decisioni sulla base di considerazioni di principio e di morale e non di vantaggio personale. E’ un pensiero nuovo, un’utopia tecnologicamente possibile che potrebbe veramente consentire ai cittadini di riappropriarsi del proprio ruolo e della propria dignità. In una parola renderli liberi.

      2. Ok, ma il problema rischia di essere: chi controlla la rete, in tutte le sue derivazioni, rischia di diventare il Nuovo Oligarca, per giunta occulto, mascherato dietro la finzione di una partecipazione che pare spontanea ed è invece obbligata. Il problema del tecnoutopismo della democrazia diretta digitale risiede proprio nel fatto che la tecnologia che si vuol proporre come orizzontale è invece già oggi fortemente irrigimentata in una struttura piramidale: non solo siamo spiati, tracciati, ma siamo condotti a credere ad una certa versione della realtà. Il tutto è governato da algoritmi che soltanto alcuni riescono a decifrare (ecco che torna, il sapere tecnico-scientifico professionalizzato, direi tecnocratico, a soppiantare la politica). Algoritmi deputati a selezionare le informazioni per noi. E’ un problema profondissimo, difficile da spiegare in queste poche righe. Oggi ci troviamo alla fine di un’era, alla fine dell’era in cui la sfera privata dell’interesse particolare e individuale ha invaso la sfera pubblica e l’ha piegata per il perseguimento dei propri fini. E ci stiamo dirigendo dentro le fauci di un mostro tecnologico che nessuno conosce e che nessuno potrebbe dominare sino in fondo. Addirittura, l’Algoritmo, che oggi “vive e si riproduce” (permettimi questa metafora) sulla base delle opinioni degli individui, domani potrebbe farne a meno, potendo contare su un database sterminato di idee, opinioni, interessi, pensieri. Tanto da eliminare una volta per tutte l’incontrollabile insito nell’esprimersi nel mondo attraverso la parole e l’azione. In definitiva dell’essenza dell’essere liberi.

  3. Nessuna tecnologia è buona o cattiva di per sè. La Rete è giovane e chi è ora preposto a legiferare non la conosce ma anche questo si può cambiare (perlomeno è quel che ci si prefigge di fare). Personalmente sono ottimista perchè mi ha aperto la mente e fatto conoscere cose e persone delle quali sarei rimasto per sempre all’oscuro. Non condivido l’idea della piramidalità della Rete e questa nostra piccola conversazione mi pare una convincente dimostrazione. Ammetterai che come persuasore occulto la Televisione funziona molto meglio. Abbiamo fatto progressi.

    1. Non credo tu abbia torto. Ti dicevo: è un discorso molto complesso. Cercherò di tornare a parlarne in un post. Grazie per aver discusso liberamente, privo di pregiudizi.

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