Moody’s taglia il rating: “la politica italiana crea rischi”, capito Berlusconi?

Berlusconi non fa a tempo ad annunciare il suo ritorno in campo (che è ormai una poltiglia) della politica e Moody’s, una delle tre sorelle del Rating, declassa i titoli di Stato italiani da A3 a BAA2. Nella motivazione è scritto, fra il resto delle ragioni più schiettamente economiche, che il “clima politico […] con l’avvicinarsi del voto della prossima primavera è fonte di un aumento dei rischi”.  Se accostiamo questo giudizio alla intervista (di benvenuto?) a Bersani da parte del Financial Times, allora possiamo ben comprendere che all’estero temono un ritorno del pagliaccio in doppiopetto. Vedono Berlusconi come una minaccia, una sorta di rischio incalcolabile di avere domani un governo italiano che si pone nuovamente fuori del contesto delle relazioni internazionali, fuori delle regole comunitarie. Invece Bersani no, Bersani è un’assicurazione sul fatto che l’Agenda Monti (che è poi l’agenda Merkel/Junker/Barroso/Draghi) verrà perseguita sino in fondo.

I sondaggi indicano anche che i Democratici vincerebbero le elezioni generali previste il prossimo marzo con meno voti rispetto a quando hanno perso nel 2008, portando alla prospettiva preoccupante di coalizioni fragili e instabilità in stile greco. La relativa debolezza dei Democratici è stato solo superata dalle decadenti fortune del Popolo della Libertà di Berlusconi, privo di una vera direzione, con entrambe le parti allarmate dalla comparsa sorprendente del movimento anti-establishment e anti-europeo Cinque Stelle guidato da Beppe Grillo (Financial Times).

Tradotto: il PD è troppo debole e non raccoglie voti a sufficienza, il partito di Berlusconi è in preda ad una crisi di identità e il ritorno di Silvio è una eventualità da evitare, mentre i 5 Stelle sono solo anti-Casta e anti-euro. Ma forse siamo salvi, perché Mr. Bersani ha coltivato “una immagine di leader responsabile”, una parola che ha ripetuto incessantemente durante l’intervista al FT. Quello che non sanno al FT è che domani si terrà l’Assemblea Nazionale del PD la quale dovrebbe deliberare sul documento della Direzione e quindi avviare l’iter per le primarie di coalizione (nessuno sa ancora con quali regole ma la formula – è certo – sarà quella di primarie aperte…), ma la”linea Bersani” è quanto di più sicuro e affidabile possa esserci per “un paese che deve rimanere all’interno dell’euro e fare le riforme”. Le parole di tranquillità di Mr. Bersani non sembrano però aver suscitato grande effetto o risonanza all’estero. Moody’s considera le elezioni del 2013 come un terno al lotto. C’è da credere al fatto che gli scommettitori, i traders, i banksters, punteranno molti soldi sull’una o sull’altra possibilità e cercheranno di guadagnare qualsiasi sia l’esito elettorale. Il nostro spread sarà un rally da qui fino alla prossima primavera.

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