In Mali mentre muore il capo di Al Qaeda si attende l’attacco ECOWAS

Negli ultimi mesi la situazione in Mali non è mutata. Le tre organizzazioni jihadiste, AQMI, Ansar Dine e Mujao si sono divise le principali città del nord del paese, controllando i traffici di droga e imponendo la sharia. AQMI si è localizzata in Kidal, Ansar Dine in Timbuctu, Mujao in Gao. Il controllo del traffico di droga è esercitato mediante l’imposizione di tasse sui trasporti e chi si rifiuta di pagare viene brutalmente mutilato. Secondo fonti locali, a Gao, il gruppo Mujao avrebbe disposto lunedì mattina la pena della mutilazione di mani e gambe a cinque persone accusate di banditismo e di transazioni commerciali vietate. Non è chiaro, dalle cronache locali, se si trattasse di trafficanti di droga, ma l’impressione è che venga passato per le lame chiunque trasgredisca la legge islamica, sia o non sia un traffico illecito.

Le cinque persone sono state arrestate e portate nella città di Gao, dove sono state incriminate di banditismo e rapina e di effettuare transazioni commerciali vietate. Il processo si sarebbe svolto in pubblico al fine di terrorizzare gli abitanti.

Intanto il capo di Al Qaeda del Maghreb Islamico, Nabil Makhloufi, noto con il nome di battaglia di ”Emiro del Sahara’, è morto in un incidente stradale avvenuto nei pressi della città di Gao. Non è chiaro come questo fatto possa incidere sulla sorte dei quattro cittadini francesi rapiti il 16 settembre 2010 da AQMI presso il sito delle miniere di uranio di Arlit, nel nord del Niger. In un video divulgato da Saharamedias.net verso la fine di Agosto, i rapiti si rivolgono al presidente francese Hollande affinché siano riprese la trattative per la liberazione.

In ogni caso la morte di Makhloufi arriva proprio nel momento in cui i gruppi islamici si starebbero armando per fronteggiare l’imminente intervento militare di ECOWAS, la Comunità Economica Africana. Ma paradossalmente il traffico di armi che investe la zona non è soltanto ordinato dagli islamisti bensì anche dall’ex presidente del Mali, Amadou Toumani Touré, noto con l’acronimo di ATT. Quale sia la destinazione di queste armi è un mistero. Il carico di armi pesanti era comunque diretto in Mali ed è stato bloccato in Guinea. Il fatto è stato rivelato da un funzionario diplomatico della Guinea medesima, poi confermato dal Vice ministro della Difesa, Camara. Il carico comprendeva 20 vettori blindati giunti nel paese con una nave proveniente dalla Bulgaria. Un altro sequestro è stato eseguito nel porto di Dakar, in Senegal. Questa volta si tratta di circa mille armi leggere. ECOWAS sta considerando se sbloccare o meno il sequestro, ma le intenzioni di ATT non sono affatto chiare. Il presidente Touré fu infatti deposto da un golpe militare lo scorso Aprile. Ancor oggi il paese è retto da una giunta militare in coabitazione con un governo civile. Il comando militare di ECOWAS ha detto che questa settimana verrà discusso l’intervento diretto in Mali per riprendere il controllo del deserto del Nord, come richiesto dal governo di Bamako. ECOWAS intende prima stabilire nella capitale del Mali un governo civile forte, prima di ottemperare agli impegni presi e a dare il via libera al riarmo del paese.

Intanto il MNLA, Movimento per la liberazione dello stato dell’Azawad, ha chiesto ad alcune tribù tuareg di dissentire nei confronti dei gruppi islamisti e di congiungersi al MNLA per liberare l’Azawad dal giogo jihadista. Le sorti del MNLA appaiono però sempre più compromesse.

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