Dalla lettera di Lavitola: piccolo bignami della corruzione

Fu Lavitola a convincere Berlusconi a comprare i senatori necessari a far cadere il governo Prodi del 2006-2008. Lo scrive lo stesso Lavitola in una lettera mai recapitata, scritta da Rio de Janeiro lo scorso dicembre 2012, nel pieno della latitanza che l’ex editore de L’Avanti! condusse in seguito al mandato di arresto dei magistrati napoletani che investigano sulla P4 Bisignani-Papa-La Monica. Nella lettera Lavitola è reo confesso di una lunga lista di attività di corruzione e di dossieraggio messe in opera la fine di servire Silvio Berlusconi.

Provo in quest post a farne un elenco e una prima provvisoria contestualizzazione storica:

  1. l’acquisto di De Gregorio: il senatore IDV fu al centro di un clamoroso ribaltone che nel 2008 significò la fine dell’Unione di Prodi.
    • C’e’ un balletto di banconote al seguito della fortuna di DE GREGORIO: 500 mila euro da Berlusconi «all’atto della firma dell’atto federativo che stabiliva anche il sostegno al partito», nato dal movimento «Italiani nel mondo», un contenitore politico editoriale (giornali e un canale tv) capace di ottenere finanziamenti. E’ lo stesso senatore ad ammetterlo, quando parla delle presunte ritorsioni prodiane per il suo tradimento: «Hanno tolto due milioni di contributo pubblico alla tv Italiani nel mondo, con un emendamento della Finanziaria». Prima di quest’ultimo «scivolone calabrese», il senatore aveva fatto capolino da un’inchiesta su una «fabbrica di dossier» gestita da uno 007 privato (La Stampa.it);
  2. la desistenza del senatore Pallaro: era uno degli eletti nelle circoscrizioni estero della XV Legislatura. Fu al centro di un giallo poiché già nell’aprile del 2006 il suo voto favorevole al governo Prodi era dato in forse proprio da esponenti di Forza Italia e di An.
    • Poco dopo la conclusione della sua vittoriosa campagna elettorale, Pallaro, che si è definito democristiano, affermò che «avrebbe dato il voto di fiducia alla coalizione vincente» (in questo caso L’Unione) in quanto «non possiamo permetterci il lusso di andare all’opposizione» e tale presa di posizione risultò particolarmente rilevante, data la risicata maggioranza dei partiti delcentrosinistra nella seconda Camera (158 senatori a 156). Ciononostante, lo stesso Pallaro fu oggetto di un vero e proprio giallo quando il 19 aprile l’allora Ministro degli italiani all’estero Mirko Tremaglia comunicò alla stampa che «un senatore eletto all’estero che era stato segnalato per Prodi non vota più Prodi»: secondo Forza Italia il parlamentare ad aver cambiato idea sarebbe stato proprio Pallaro. Pallaro smentì tali dichiarazioni ed annunciò il suo voto positivo sia a Franco Marini (candidato dell’Unione alla presidenza di Palazzo Madama) sia al governo Prodi II. Da allora, pur mantenendo la sua posizione di autonomia ed indipendenza dai due Poli, Pallaro ha attivamente collaborato con l’esecutivo guidato da Romano Prodi, sostenendolo in parlamento ed ottenendo alcuni riconoscimenti per gli Italiani residenti all’estero, come il ripristino dei fondi a disposizione della rete consolare, contenuto nella Legge Finanziaria 2007. Contraddicendo quanto sostenuto nella campagna elettorale, tuttavia, contribuì alla caduta del Governo Prodi. Infatti il 24 gennaio non partecipò al voto al Senato, rimanendo a Buenos Aires (Wikipedia alla voce Luigi Pallaro);
  3. come hanno convinto Dini: Lavitola si è avvalso della collaborazione di Giuseppe Ferruccio Saro e di Romano Comincioli (defunto nel 2011). Ha promesso posti nel nuovo governo. Che non arrivano:
    • Poco prima del Tg delle 20 LAMBERTO DINI ha scoperto che era sfumato anche l’ultimo impegno del Cavaliere. Una lunga catena di promesse (o di illusioni) che sulla base degli affidamenti di Berlusconi aveva consentito a DINI (era febbraio) di sperare nella presidenza del Senato, a fine aprile in un ministero di peso (l’Economia, piu’ realisticamente la Difesa) e poi, in un progressivo appassimento di ambizioni, l’impegno di palazzo Chigi si era ridotto a due sottosegretariati. Ieri sera DINI ha scoperto di non avere nulla in mano, mentre piccoli premi erano andati a personaggi (come il capofila dell’ «altra Dc» Giuseppe Pizza), che nel bene o nel male hanno avuto una presenza meno incisiva nella storia del Paese. Tutto era iniziato con la caduta del governo Prodi, un «delitto» consumato il 25 gennaio e nel quale DINI non aveva sparato il primo colpo, prerogativa di Clemente Mastella, ma si era riservato il colpo di grazia (La Stampa.it);
  4. la pistola fumante, alias Clemente Mastella, che sarebbe stato convinto a far fallire il governo Prodi dandogli l’aiutino attraverso pressioni alla procura che aveva messo ai domiciliari la moglie:
    • Alle 21,30 il primo, vero contatto con casa Berlusconi, alle 22 la telefonata di MASTELLA a Mauro Fabris, il suo braccio destro: «Domattina ti aspettano a Milano i vertici di Forza Italia, si puo’ chiudere un accordo con 20 deputati e 10 senatori». L’indomani mattina – ironia dei destini incrociati – e’ Prodi a cercare MASTELLA, ma CLEMENTE non si fa trovare. E’ ansioso, da Milano aspetta la telefonata ”libera-tutti” di Fabris, che infatti arriva all’ora di pranzo: «Tutto a posto, c’e’ il timbro di Berlusconi!». Alle sei della sera MASTELLA puo’ annunciare ai giornalisti: «Lasciamo la maggioranza, l’esperienza del centrosinistra e’ finita». E’ il 21 gennaio, il ribaltone e’ compiuto (La Stampa.it);
  5. il dossieraggio contro Fini e la cosiddetta “casa di Montecarlo: il caso Tulliani ha praticamente tenuto testa per la seconda parte del 2010. Il piano era chiaro e doveva servire a giustificare la cacciata di Gianfranco Fini dal Popolo della Libertà. Un “intrigo internazionale” che rimanda direttamente ai paesi del Sudamerica, a Panama, a Saint Lucia, dove basta una mazzetta di denaro per fabbricare i documenti necessari a incastrare il presidente della Camera:
    • tutto sul caso Fini-Tulliani sulle pagine di Yes, political!: https://yespolitical.com/?s=tulliani – nella lettera Lavitola ricorda a B. di aver avuto 400/500 mila euro, quando invece ne spese almeno 100 mila in più; e non sarebbe stato ricambiato a sufficienza il benefit di Martinelli, che è il presidente di Panama.
      • Il 16 aprile 2012 l’ex direttore de L’Avanti Valter Lavitola, amico del Presidente Martinelli, viene raggiunto da un avviso di garanzia da parte della procura di Napoli in merito a un’ipotesi di corruzione internazionale per presunte tangenti a politici panamensi per la realizzazione di carceri e l’acquisizione di appalti.Per ottenere illecitamente alcune commesse milionarie, Lavitola avrebbe ricompensato con “utilità e somme di denaro in contante” anche il presidente di Panama di origine italiane Martinelli, destinatario anche di una valigetta con del denaro, il ministro della giustizia Roxana Mendez ed altri esponenti di Governo destinatari anche di vacanze di lusso (Wikipedia alla voce Ricardo Martinelli).
  6. le nomine: Ioannucci a Poste Italiane.
    • UCCI UCCI SPUNTA FUORI LA IOANNUCCI – LA CLAUDIA IOANNUCCI DI CUI PARLANO A TELEFONO LAVITOLA E NICLA TARANTINI, DEFINITA “GIORNALISTA DI REPUBBLICA” DAGLI INVESTIGATORI, POTREBBE ESSERE IN REALTA’ LA NEOCONSIGLIERA DI AMMINISTRAZIONE DI POSTE ITALIANE, AMICA DI VALTERINO – E POSTE ITALIANE E POSTE PANAMA HANNO SOTTOSCRITTO UN IMPORTANTE ACCORDO DI COLLABORAZIONE LO SCORSO 21 AGOSTO, ALLA PRESENZA PROPRIO DELLA IOANNUCCI – UNA COINCIDENZA? AH SAPERLO (Dagospia – profetico).
  7. il ruolo del maresciallo La Monica, carabiniere del Ros, avrebbe operato per salvaguardare Bertolaso, per insabbiare l’indagine sulla compravendita dei senatori, avrebbe “dato una mano” sul caso Saccà e su Nicola Cosentino, nonché ad occultare alcune foto che ritraevano Berlusconi e Bassolino insieme a camorristi.
Advertisements

One Comment

I commenti sono chiusi.