L’Europa? Un buco da nove miliardi di euro

Infografica relativa al bilancio 2011 – Provenienza dei fondi

Ce lo chiede l’Europa. E, sulla base di questo assunto, tagliamo senza pietà i diritti sociali dei lavoratori. L’Europa, questo gigante morale. In questi giorni di trattative sotterranee e meno sotterranee, è emerso che il bilancio dell’Unione Europea dell’anno in corso ha in qualche modo prodotto un buco, un deficit, una voragine di nove miliardi di euro. Denaro che deve essere fornito dai paesi membri in quanto l’Unione deve portare a termine i progetti formativi e infrastrutturali. Sono i cosiddetti fondi per la ricerca e fondi sociali, i fondi per l’agricoltura, nonché l’amatissimo Erasmus, a non avere più copertura. Ad ottobre, l’UE aveva già speso una cifra pari all’88% del bilancio per il 2012. David Cameron è stato oggi in visita a Roma a Palazzo Chigi. La sua posizione è irremovibile: “E’ arrivato il momento di avere un maggiore controllo sulla spesa. Non possiamo piu’ permetterci di aumentare il bilancio, l’Europa deve imparare a vivere coi i suoi mezzi”. Monti ha ribadito che le distanze con il Regno Unito sulle modalità di colmare il disavanzo. La conciliazione è di fatto fallita. Le resistenze di Cameron sono rivolte anche e soprattutto sul prossimo settennato. Nel mirino di Cameron sono le politiche agricole, che premiano soprattutto l’Est Europa. Una vecchia storia che ricorda le battaglie di Margaret Tatcher. Sua la famosa esclamazione: “I want my money back”, voglio i miei soldi indietro. La Gran Bretagna ha minacciato di porre il veto se non sarà accolta la sua richiesta di congelare il livello delle spese in termini reali.

Ora la Commissione e il Parlamento hanno tre settimane di tempo per ricucire lo strappo nel Consiglio. La Commissione Ue preparerà due nuovi progetti, certamente dopo il vertice straordinario dei capi di stato e di governo Ue del 22-23 novembre. Sarà scorporato il piano per l’estensione del bilancio 2012 dal Progetto di Bilancio 2014-2020. Per fare un esempio, sulla crescita economica, la Commissione propone di stanziare 376 miliardi di euro a favore degli strumenti della politica di coesione, suddividendo tale importo tra i diversi settori interessati:

Ricerca e innovazione; Infrastrutture e energia; PAC;

  • 162,6 miliardi di euro per le regioni dell’obiettivo di convergenza;
  • 38,9 miliardi di euro per le regioni in transizione;
  • 53,1 miliardi di euro per le regioni dell’obiettivo di competitività;
  • 11,7 miliardi di euro per la cooperazione territoriale;
  • 68,7 miliardi di euro per il Fondo di coesione.
  • 9,1 miliardi di euro per l’energia;
  • 31,6 miliardi di euro per i trasporti;
  • 9,1 miliardi di euro per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC);
  • 281,8 miliardi di euro a favore del primo pilastro della PAC;
  • 89,9 miliardi di euro a favore dello sviluppo rurale;
  • 4,5 miliardi di euro per la ricerca e l’innovazione;
  • 2,2 miliardi di euro per la sicurezza alimentare;
  • 2,5 miliardi di euro per gli aiuti alimentari;
  • 3,5 miliardi di euro per una nuova riserva per crisi eventuale nel settore agricolo;
  • fino a 2,5 miliardi di euro per il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione.

L’Italia è il terzo contributore netto dell’Unione e il primo per saldo netto negativo in termini relativi (0,38% del Pil). Però sono gli agricoltori di Lituania, Lettonia e Estonia ad aver annunciato annunciato una marcia su Bruxelles per protestare contro il sistema di finanziamento delle agricolture che loro ritengono “discriminatorio”. Nel nostro paese, se ce lo chiede l’Europa, siamo pronti anche a rinunciare a qualsiasi contributo.

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