La buffonata del Buffone sui futuri denari del M5S

La democrazia dal basso scopre il brivido della gestione centralizzata. Dell’organizzazione. Si dirà: è per tutelare il cittadino che così vedrà in trasparenza come sono spesi i soldi pubblici. I parlamentari del Movimento 5 Stelle ancora non esistono. Sono una opzione per il futuro parlamento. Una opzione che vale circa il 20% dei seggi. Questo venti per cento significano milioni di euro di denari pubblici, non solo promananti dal sistema dei rimborsi ma anche di quello del finanziamento dei gruppi parlamentari. Come pensano di gestire la faccenda i teorici della politica a basso costo via “internet”? Ma è ovvio: facendo una società che fa transitare i denari dalle mani dei futuribili parlamentari a quelli della Casaleggio Associati.

In sostanza, lo staff di Grillo ha chiesto ai candidati parlamentari, selezionati le scorse settimane per mezzo di primarie chiuse, di sottoscrivere un impegno (o un contratto?), letteralmente, per “abilitare la propria candidatura”. La richiesta reca in oggetto il seguente titolo: “Costituzione di “gruppi di comunicazione” per i parlamentari del M5S di Camera e Senato”. Questi gruppi di comunicazione avrebbero la funzione di gestire i contributi destinati agli scopi istituzionali riferiti all’attività parlamentare, nonché alle “funzioni di studio, editoria e comunicazione ad essa ricollegabili”. Eccoli, i denari pubblici. Che nella vulgata grillina dovrebbero essere restituiti allo Stato, qui invece vengono attribuiti a gruppi la cui organizzazione verrà definita da Beppe Grillo medesimo. I candidati parlamentari devono solo firmare, altrimenti sono fuori. Così Valentino Tavolazzi su Facebook: “Qualcuno può chiarirmi per favore se questo impegno richiesto ai candidati sia o no un modo come un altro per convogliare nelle casse della Casaleggio ed associati i soldi pubblici destinati alla comunicazione istituzionale dei gruppi M5S alla Camera e al Senato? Spero di aver capito male” (https://www.facebook.com/valentino.tavolazzi/posts/382821771794922).

Tavolazzi si augura di aver capito male ma, dopo la sua segnalazione, è scoppiato il putiferio. Articoli sono comparsi su Pubblico Giornale, su Repubblica e Il Fatto Q. I membri dei gruppi di comunicazione saranno scelti da Grillo. L’organizzazione sarà scelta da Grillo. Pure la destinazione dei soldi sarà scelta da Grillo. Il fine della creazione di questi gruppi gestionali di denaro pubblico è duplice:

  • da un lato, garantire una gestione professionale e coordinata di detta attività di comunicazione;
  • dall’altro, evitare una dispersione delle risorse per ciò disponibili.

Soprattutto l’istituzione di questi gruppi prevede una novità sostanziale per il M5S, direi quasi in opposizione alle sue regole medesime: l’adozione di uno Statuto:

La concreta destinazione delle risorse del gruppo parlamentare ad una struttura di comunicazione a supporto delle attività di Camera e Senato su designazione di Beppe Grillo deve costituire oggetto di specifica previsione nello Statuto di cui lo stesso gruppo parlamentare dovrà dotarsi per il suo funzionamento (M5S Salerno).

Il partito liquido diventa solido? Perché i gruppi parlamentari devono dotarsi di statuto e il Movimento no? Domande destinate a restare irrisolte. Che poi il denaro pubblico fornito dalle Camere dovrebbe essere speso per precise finalità. Si tratta di attività di comunicazione, quindi evidentemente di produzione editoriale. E naturalmente nel gruppo che sottende i 5 Stelle e il blog di Grillo, c’è una casa editrice (Chiarelettere) e una società di marketing (Casaleggio Associati). Chi meglio di loro potrebbe impiegare quei denari? Così Tavolazzi, due giorni dopo, lascia intendere: “Quanto si dividono i soci del Fatto Quotidiano. Tra loro anche Chiare Lettere, editore di Casaleggio” (https://www.facebook.com/valentino.tavolazzi/posts/531673310195341). In coda al post di Tavolazzi compare il seguente commento (che inserisco per darvi l’idea di che aria tira):

A voler comprender bene, dicendo e predicando che i soldi pubblici sono il male, si organizza prima un giornale, poi un partito e quel partito lo si manda in parlamento facendo incetta di seggi. Quindi, una volta che si deve gestire il denaro pubblico derivante dalla elezione in parlamento, che si fa? Si creano dei “gruppi di comunicazione” per spogliare il parlamentare del diritto di gestire quel denaro (al di là del fatto che può gestirlo bene o male) e anziché dire “quei finanziamenti non li vogliamo, non li utilizziamo, li restituiamo, ecc.”, ci si organizza per gestirli in maniera autonoma e oculata, in maniera “da non disperderli”. Non è strano tutto ciò? Soprattutto se pensiamo che la democrazia interna del M5S non esiste, che delle primarie del M5S non c’è traccia (forse in qualche chat fra qualche decina di persone) e che quando altri le fanno per davvero le primarie e vi partecipano in milioni, allora sono un trucco demagogico, una buffonata:

Alcune delle migliori risposte a questi tweet di Grillo:

E poi, quel post sulla violenza sulle Donne, dopo il punto G e la defenestrazione della Salsi:

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