Confronto Bersani-Renzi, cinque aspetti degni di critica

Già mentre ieri sera ero in ascolto e cercavo di tenere una diretta Bog/Twitter, mi sorgevano alcuni dubbi sulla veridicità di quanto detto da entrambi i candidati. Di seguito provo a farne un elenco con tanto di verifica dei fatti:

  • Ritiro dall’Afghanistan e F35

In seguito ad una domanda della conduttrice su cosa direbbero i due in occasione di un eventuale incontro con Barack Obama, Bersani risponde così: “Innanzitutto, l’Afghanistan: il 2013 deve essere l’anno di chiusura di questa avventura; poi, gli F35: con questa crisi non mi sembra il caso…”. Renzi ha accusato il segretario di demagogia. Ha detto che il ritiro dall’Afghanistan è già previsto per il 2013 e che per quanto riguarda gli F35 è più un problema nostro, “dipendono da noi, non da loro”.

In realtà, il ritiro dall’Afghanistan delle truppe italiane è ancora tutto da definire. Qualche settimana fa, il presidente del Consiglio Mario Monti ha incontrato il presidente Karzai. La visita aveva lo scopo forse di decidere le modalità del ritiro, ma in ogni caso si parlava del 2014, non del 2013. Resta da chiarire se la sede più opportuna per discutere del ritiro sia Kabul o Washington.

Monti, confermando l’impegno italiano a ritirare le truppe entro il 2014, ha detto che è “importante che il rapporto tra l’Afghanistan e la comunità internazionale si modifichi per riflettere le nuove condizioni ma non si arresti”, sottolineando come in futuro la presenza della comunità internazionale sarà “meno basata sul contributo militare” e “sempre di più sulla cooperazione economica” (TMNews).

Invece sugli F35, Bersani incappa davvero in un Epic Fail? Si può dire di sì, anche se lo stanziamento dei denari per acquistare i 127 aerei F35 risale al Settembre 2011, nel pieno del caos del governo Berlusconi e della deriva dello spread. Questo modello di aereo da guerra è frutto di un progetto di Bill Clinton, il JAST (Joint Advance Strike Tecnology, poi JSF) e l’Italia vi partecipa sin dal 1996 (governo Prodi I, voto bipartisan di centro-sinistra e centro-destra). L’Italia è partners di livello 2, fatto che ha comportato un impegno economico pari a 1 miliardo di dollari (circa il 5% del costo previsto dalla Fase 1) – vedi Investire oggi|Finanza.

Questo dovrebbe, dunque, essere considerato un aereo italoamericano, perchè le ali e tutta la parte della fusoliera ad esse collegata – che rappresentano una grande parte dell’aereo – vengono realizzate in Italia, su disegno e progettazione in parte sviluppati in Italia dai circa 150 ingegneri di Alenia aeronautica […] “L’uscita del nostro Paese dal programma dei cacciabombardieri F-35 JSF (Joint Strike Fighter) non comporterebbe oneri ulteriori rispetto a quelli già stanziati e pagati per la fase di sviluppo e quella di pre-industrializzazione; infatti il Memorandum of Understanding, ovvero l’accordo fra i Paesi compartecipanti, non prevede il pagamento di alcuna penale in caso di rinuncia all’acquisto“) Investireoggi|Finanza.

Chiarito che se ne può uscire senza incappare in clausole contrattuali, che il problema è “tutto nostro”, come dice Renzi, visto il coinvolgimento di Finmeccanica e Alenia in questo affare che si è trasformato in un fiasco. Bersani farebbe bene a dire che il problema è un altro. Il problema è Finmeccanica.

  • Il voto all’Onu sull’ammissione della Palestina

E’ Bersani ad aver introdotto il tema del voto Onu sull’ammissione della Palestina come paese osservatore nel dibattito di ieri. Renzi ha reagito alla “provocazione” del segretario affermando un po’ pericolosamente che il problema non è la Palestina ma l’Iran. La politica estera è forse l’elemento che contraddistingue di più i due contendenti. Bersani è filoarabo, così come nella tradizione della sinistra italiana; Renzi invece ha ieri manifestato una posizione più “atlantica”. Quando Renzi afferma che il problema è l’Iran, cita l’Onda Verde, quella sorta di anticipo di primavera araba che attraversò Teheran alla fine del 2009. E facendolo dice che è scandaloso che una “ragazza in Iran non possa andare a ballare”. La frase in sé e per sé mi ha sconvolto. Essa contiene tutto un retroterra fatto di ideologia democratica dell’universalismo dei diritti umani. Quell’ideologia che giustifica le guerre chiamandole umanitarie. Per dirla come Elie Wiesel, la “religione secolare planetaria”. E’ davvero preferibile al pragmatismo bersaniano? Una volta che abbiamo individuato nell’Iran il problema, quale è la soluzione? La libertà dei suoi cittadini passa per il suo annientamento militare? Le carte dei diritti non si impongono ma si conquistano. Il popolo iraniano saprà come fare a conquistare la libertà che cerca. Così come le donne iraniane. Il nostro compito, il compito di un paese occidentale, non è quello di trapiantare il diritto ma al contrario di farlo crescere in via spontanea. Qualcosa che crea problema e ostacolo a questo processo sono certamente i rapporti economici che il nostro paese ha con la burocrazia teocratica iraniana. Si potrebbe cominciare da qui. E chissà perché, ritorno a parlare di Finmeccanica (e di Eni, obiuviously).   

  • Trasparenza partiti e Freedom of Information Act

Bersani sulla materia dei costi della politica ha mostrato di essere un po’ a corto di idee. Trincerandosi l’idea che la politica non la possono fare soli i ricchi, ha ribadito ancora una volta che il PD si è fatto portavoce della campagna per l’abolizione dei vitalizi, ha ammesso che certe cumulazioni di diversi trattamenti retributivi sono da evitare. Di fronte aveva Renzi, che ha fatto della rottamazione un’arte retorica. Renzi ha solleticato il segretario sulla questione del finanziamento pubblico della politica, ha detto che lui ha messo online ogni fattura e ha tracciato ogni donazione ricevuta. Così dovrebbe funzionare la politica, secondo il sindaco. Ed ha nuovamente citato il Freedom of Information Act. Su questa improvvida citazione, si è espresso Fabio Chiusi, su Il Nichilista, e Guido Romeo, su il diritto di sapere:

«Metteremo tutto online con il Freedom of Information Act», dice Renzi alla Leopolda. Peccato che con il mettere tutto online il FOIA non c’entri nulla: c’entra con le richieste dei cittadini (di accesso a documenti/dati di interesse pubblico), non con le decisioni delle amministrazioni pubbliche di rendere trasparenti i loro documenti/dati. Come spiega, molto chiaramente, Guido Romeo: http://www.dirittodisapere.it/2012/11/13/matteo-renzi-e-quel-pericoloso-malinteso-sulla-trasparenza/. Confondere trasparenza ‘reattiva’ e ‘proattiva’ è segno, a mio avviso, che Renzi di FOIA non capisce un bel niente. In guardia: errori di questo tipo si moltiplicheranno. Non facciamoci trovare impreparati. (Il Nichilista).

  • La riforma Fornero

Sia Bersani che Renzi hanno ammesso di non poter cancellare la riforma Fornero sulle pensioni. Ma con due sfumature diverse: Renzi, “la riforma per me va bene. Sarebbe facile dire sì, torneremo indietro, si andrà in pensione prima. Io dico di no. Qualcosa va rimesso a posto, non solo sugli esodati, ma non puoi pensare di metterla in discussione”. Bersani ha invece aggiunto che si possono inserire meccanismi di gradualità, oltre a risolvere definitivamente la questione esodati. Poi Renzi ha ribattuto, “la riforma delle pensioni del centrosinistra è costata nove miliardi, denari che ora potremmo utilizzare”. Il sindaco si riferisce forse allo spezzettamento dello ‘scalone-Maroni’, l’atto del governo Prodi II (cosiddetta Riforma Damiano) con cui nel 2006 si snaturò la riforma del ministro Maroni (all’epoca si passava a 57 a 60 anni di età e, almeno, 35 anni di contributi, e veniva fatto in modo drastico, subito, dal 2008, senza un inutile rinvio a date future, cfr. Daw-blog).

In ogni caso, Cesare Damiano, attuale deputato del PD, ha presentato lo scorso mese un disegno di legge che introdurrebbe modifiche alla riforma Fornero nel senso voluto dal segretario Bersani, ovvero di una maggiore gradualità dell’innalzamento dell’età pensionabile.

Il progetto che ha un costo complessivo ancora non facilmente stimabile (si parla di almeno 5 milardi di euro), prevede diverse modifiche sulla Riforma Fornero per rendere meno brusco l’innalzamento dell’età pensionabile almeno sino al 2018 e per salvaguardare rispetto alle nuove norme di pensionamento una ulteriore fetta di lavoratori esodati (oltre ai 120 mila) […] Sul Ddl damiano si è espressa di recente la ragioneria generale sostenendo che “abbassa significativamente l’età media di accesso al pensionamento, determina oneri di rilevante entità compromettendo gli effetti della riforma e dei precedenti interventi in materia” (Businnessvox.it).

In ogni caso, vi invito a leggere questo documento di Carlo Mazzaferro, del Dipartimento di Scienze Economiche dell’Università di Bologna. In esso è contenuto il grafico che vi sto per mostrare e che spiega come la disquisizione sull’innalzamento dell’età pensionabile riguardi solo il periodo della fase transitoria dal metodo retributivo a quello contributivo:

Dopodiché prevarrà il meccanismo dell’aggancio alle aspettative di vita, che come è noto, nel sempre maggior progresso umano, sono crescenti. Tant’è che nel 2050 l’età pensionabile sarà inequivocabilmente di 69 anni. Ciò che viene detto ora sulla eventuale correzione della riforma Fornero ha valore soltanto per i prossimi sei-otto anni.

  • 2547 giorni

Sono i giorni di governo dell’Ulivo (quindi i governi Prodi I, D’Alema e Amato) sommati ai giorni di governo dell’Unione (Prodi II). Bersani è stato ministro con il governo Prodi I (Ministro dell’Industria, del Commercio, dell’Artigianato e del Turismo nel Governo Prodi I, 1313 giorni) Dal 23 dicembre 1999 al 3 giugno 2001 ricopre la carica di Ministro dei Trasporti e della Navigazione (528 giorni). Bersani è stato ministro anche con il governo Prodi II, per circa 720 giorni. E’ divenuto deputato per la prima volta con la XIV Legislatura (elezioni politiche del 2001. E’ stato deputato al Parlamento Europeo nel corso della VI Legislatura. In totale fanno 2561 giorni [articolo modificato il 30/11/2012].

Scheda personale di Bersani sul sito della Camera.

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