Conflitto di interessi, analisi della proposta del PD

berlusconi_occhiale

In una discussione avuta su Twitter oggi mi è stato ricordato che il PD non ha alcuna volontà di cambiare, che sta organizzando un papocchio con Berlusconi, eccetera. Qui un sunto:

http://twitter.com/DanteofSparda/status/313593534664044544

D’altronde non mi è mai effettivamente chiaro se i vari commentatori sul web che parteggiano per i 5 Stelle abbiano la cura di verificare quel che dicono. Nella fattispecie, è stato fatto riferimento alla critica di Marco Travaglio – durante l’ultima puntata di Servizio Pubblico – agli otto punti proposti durante la Direzione Nazionale del PD circa dieci giorni fa. Travaglio critica pesantemente tutti gli otto punti ma si concentra, con il consueto acuminato linguaggio, che la proposta del PD riprenderebbe la legge del 2006 la quale, a sua volta, prevedeva che «il conflitto di interesse se sei parlamentare non esiste. Inizia ad esistere se vai al governo. Che significa? Che se Berlusconi rimane capogruppo può tenersi tutte le televisioni che vuole».

Travaglio commentava una proposta che non era ancora stata presentata. E’ vero che era stata annunciata l’intenzione di voler riprendere parte del progetto di legge approvato dalla I Commissione della Camera dei deputati l’11 maggio 2007 (http://www.senato.it/leg/15/BGT/Schede/Ddliter/26112.htm).

Proprio oggi sul sito del Partito Democratico sono state pubblicate due proposte di legge correlate fra di loro che sono il frutto della sintesi del progetto di legge del 2007 e della proposta Elia-Onida-Cheli-Bassanini e altri (www.astrid.eu/ASTRID-La-disciplina-del-conflitto-d-interessi.pdf). Si tratta di un doppio disegno di legge che regola i casi di conflitto di interesse nonché i casi di ineleggibilità e incompatibilità.

La critica di Travaglio si fonda sull’assunto che il dispositivo di legge entrerebbe in funzione solo nel caso di attribuzione di cariche di governo mentre non accadrebbe nulla nel caso in cui Berlusconi rimarrebbe semplice ‘capogruppo’. Ma tale critica parrebbe infondata poiché il PD avrebbe previsto di inserire una sorta di filtro preventivo nella clausola di ineleggibilità e incompatibilità cosiddette ‘di affari’:

II) Irrigidimento delle previsioni in materia di ineleggibilità e incompatibilità “di affari”
Si stabilisce che, nel caso di soggetti legati allo Stato, alle Regioni o agli enti locali da particolari rapporti concessori o di finanziamento, l’ineleggibilità (o incompatibilità) opera anche indipendentemente dalla qualità formale di concessionario, ovvero dalla carica sociale rivestita dal soggetto interessato, dovendosi guardare anche al dato sostanziale della proprietà o del controllo della società o dell’impresa interessata (https://s3.amazonaws.com/PDS3/allegati/incompatibilita_incandidabilita.pdf).

Tale norma supererebbe i limiti della vecchia norma del 1957 (DPR. 30 Marzo 1957, n. 361) secondo la quale non sono eleggibili:

1) coloro che, in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private, risultino vincolati con lo Stato per contratti di opere o di somministrazioni, oppure per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica, che importino l’obbligo di adempimenti specifici, l’osservanza di norme generali o particolari protettive del pubblico interesse, alle quali la concessione o l’autorizzazione è sottoposta […].

Naturalmente la questione della ineleggibilità di Berlusconi fu posta sin dal lontano 1994 e all’epoca la Giunta per le Elezioni accettò la formula secondo la quale Berlusconi non aveva responsabilità diretta della gestione dell’impresa che era invece già stata conferita a Fedele Confalonieri. Berlusconi, in quanto mero proprietario, fu escluso dall’applicazione di quella norma. Una questione di lana caprina, di giuridichese stretto. Quello fu l’errore storico che si è protratto sinora. La correzione proposta dal Partito Democratico rende la norma di ineleggibilità definitivamente efficace. Andrebbe letta e votata domani, senza indugio alcuno.

Resto dell’idea quindi che i due provvedimenti siano una buona base di partenza e chi sostiene l’idea dell’inciucio Pdl-PDmenoL dovrebbe iniziare a leggerli e a studiarli seriamente. Capito, DanteofSparda? Ecco, questa è una delle ragioni per cui il M5S dovrebbe rivedere le sue posizioni sulla formazione del nuovo governo.

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