Un governo neo democristiano. Con qualche furbizia

Nel governo Letta ci sono i rappresentanti di tutte le correntine del PD che hanno contribuito a formarlo: c’è un renziano (Del Rio), un dalemiano (Massimo Bray, membro della fondazione Italianieuropei), un franceschiniano (nella persona proprio di Dario Franceschini), un giovane turco (Andrea Orlando), e quindi i lettiani. Del PdL, Enrico Letta è riuscito a scegliere il meno peggio. Letta ha scelto in casa poiché, per esempio, Beatrice Lorenzin è iscritta a Vedrò, il think tank (che diamine, ci sarà un termine in italiano?) di Letta medesimo. Nunzia Di Girolamo è moglie di Francesco Boccia (che passerà alla storia per quella famosa frase: “chi non vota la fiducia al governo Letta è fuori dal PD”), pure lui un lettiano di stretta osservanza. Letta ha scelto fra i suoi simili. Ha scelto nella grande famiglia Letta, la cui rete di rapporti si estende al di là e al di qua del muro dell’antiberlusconismo.

Diranno che questo governo può piacere perché agli Esteri è stata nominata Emma Bonino. Diranno che non è male la presenza femminile. Che c’è un ministro donna e di colore. Che Josefa Idem è l’unica con una qualche legittimazione popolare, essendo stata eletta con le primarie per i parlamentari. Diranno che, nonostante tutto, l’attacco berlusconiano è stato sventato in quanto gli impresentabili non sono stati accettati, che i vari Brunetta, Gelmini e Brambilla non hanno ricevuto alcun ministero (ma restano in lizza per i posti da sottosegretario, eh).

Quel che non vi diranno più è che i vostri voti, espressi in un fine settimana di Febbraio, non contano più, che con i vostri voti si può fare un governo che durante la campagna elettorale veniva dipinto come il sogno di un pazzo. Che, a furia di grattare il fondo, si può ritrovare quel comune destino democristiano che nei corridoio del Transatlantico non si era mai completamente dissipato.

Annunci

One Comment

I commenti sono chiusi.