Non pronunciare il suo nome

Lungo tutta la diretta televisiva di Matteo Renzi da Enrico Mentana, il nome di Pippo civati è stato pronunciato una sola volta, e non dal sindaco di Firenze bensì da Travaglio (nel preambolo della domanda sullo strapotere del Quirinale, suggerendo fra l’altro che si trattasse di una debole opposizione, la sua).

Se non stupisce che il cosiddetto Apparato ignori platealmente la candidatura di Civati, invece lascia interdetti (fino a che punto?) che Renzi si sia prontamente adeguato alla prassi generale. Eppure si può dire che è grazie a Civati che Renzi ha costruito quel modus operandi della comunicazione politica che viene messo in scena circa ogni anno alla Leopolda. Senza la sua influenza, molto probabilmente, mai ci sarebbe stato il Renzi rottamatore.

Non si tratta solo di calcolo probabilistico della vittoria. La vulgata generale, oserei dire ‘scanziana’, è quella che descrive Civati come di un battitore libero ma senza speranza. Non potrà mai essere segretario. Questa convinzione è in realtà figlia di una asserzione secondo cui mai ci potrà essere alcun cambiamento. L’apparato del Partito si è scelto Renzi come avversario, anzi, come nemico. Con questa scelta ha preteso di chiudere lo spettro delle possibili combinazioni: d’ora in poi nel mondo di vita del Partito Democratico esisterà solo Renzi vs. l’apparato, l’apparato vs. Renzi. E se, dal lato della comunicazione politica, la coppia dicotomica è diventata egemone sin dalle primarie di Novembre 2012, da un punto di vista della mera occupazione di cariche, le grandi manovre sono in corso e l’apparato è persino in grado di riprodurlo, il nemico, laddove non c’è. Per uno strano fenomeno di trasformismo (molecolare?) i bersaniani delle province si scoprono renziani. E il gioco è fatto. Dove non esisteva alternativa, ora l’alternativa è la regola (e pregusta la vittoria, anche se non si conosce bene cosa vincerà).

Negare l’esistenza di una qualsivoglia forma di opposizione a questo schema ben calibrato è utile a sostanziare la coppia Renzi-apparato. Il sistema ha trovato modo di sopravvivere e ciò che lo può disturbare nemmeno può essere pronunciato per nome. Quando si manifesta, nel dissenso di una astensione, viene minacciato di espulsione. Vengono mandati alle stampe dichiarazioni che ribaltano il senso della realtà (come nel caso del senatore Esposito), che attribuiscono al dissenso un valore disgregativo quando invece esso muove dalla preoccupazione per la disgregazione portata dalle scelte suicide dell’apparato nella difesa del governissimo.

Attenti a chi vi dice che Civati non ha futuro, che dovrebbe ora e adesso fondare un nuovo partito a sinistra (i più simpatici dicono che dovrebbe aggregarsi con Barca, Rodotà e i fuoriusciti dei 5 Stelle, come se bastasse metter insieme ingredienti diversi e mescolare). Sono gli stessi che vogliono che tutto rimanga così com’è: un PD da occupare da un lato, e un PD da impiegare come paradigma negativo dall’altra, nella perpetua reiterazione del sentimento dell’indignazione. La Politica, in questo disegno perverso, resta sempre quell’ambito della segretezza e dell’inganno, dell’astuzia e del malaffare. Qualcosa che mai potrà occuparsi di Noi.

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