M5S o il paradosso delle Corn Laws

Siamo ormai in vista del voto sulla decadenza di Silvio Berlusconi (lunedì 9 Settembre, ore 15, Giunta per le elezioni del Senato). Ad ogni soffio di vento di crisi, traballano sia il governo Letta, sia le delegazioni parlamentari del Movimento 5 Stelle, sia i mercati, ovviamente. La prospettiva della caduta del governissimo amplifica i timori per il mancato aggancio della ripresa dell’economia da parte del nostro paese. Sono, a tutti gli effetti, paure legittime. In ogni caso, ciò che non dovrebbe sorprendere – e che invece spinge, specie i 5 Stelle, alle lapidazioni di piazza – sono le tendenze associative fra le forze politiche in un sistema partitico tripolare. Non è colpa di Orellana se il medesimo intravede la possibilità di entrare in un nuovo governo e, da quella posizione, far valere il proprio potere di ricatto/riscatto. Un sistema tripolare porta con sé questo rischio e, nel suo alveo, dovrebbero essere favorite le alleanze parlamentari più omogenee, quelle cioè che vedono la congiunzione sulla base di un comune retroterra valoriale o di interesse politico/economico. Sulla carta, la forte connotazione di sinistra di taluni deputati e senatori pentastellati, specie quelli provenienti dalla regione Sicilia, avrebbe dovuto far pendere il gioco delle alleanze post-elettorali per un governo PD-M5S ma ciò, sappiamo, non è avvenuto per il mero calcolo politico del leader autoproclamatosi tale, Beppe Grillo. Evidentemente questo illustre signore non conosce il caso delle Corn Laws, avvenuto in Inghilterra nel 1815.

All’epoca si confrontavano sul terreno dei dazi doganali per le importazioni di grano, il partito conservatore, la borghesia industriale – rappresentata dai Whigs – e i latifondisti-produttori locali. Di fatto, le regole del libero mercato avevano messo fuori gioco i produttori latifondisti, il cui prezzo non era concorrenziale con il grano proveniente dalle colonie: essi premevano quindi sul partito conservatore affinché agisse mediante misure protezionistiche per mantenere alto il prezzo del grano. Tale scelta, però, andava contro l’interesse della nuova borghesia industriale, la quale invece necessitava di una riduzione del livello generale dei prezzi, specie del pane, poiché questo – secondo la teoria economica di David Ricardo – aveva effetto diretto sul prezzo delle materie prime, quindi anche del lavoro. All’epoca, un lavoratore salariato spendeva buona parte della propria retribuzione per il pane. Tali leggi protezionistiche restarono in vigore circa trent’anni e produssero scarsità di beni.

Il dibattito sull’abolizione subì una brusca accelerazione in seguito alla carestia irlandese del 1845, il primo ministro, il conservatore Robert Peel avanzò la proposta di abolire le Corn Laws nella speranza di ridurre il costo del pane al punto da renderlo acquistabile dalla popolazione irlandese. Verso la fine del 1845 Peel arrivò allo scontro con i suoi compagni di partito, giunse alle dimissioni ma rientrò in carica in seguito al rifiuto da parte dei Whig di assumere il governo del paese. La fazione contraria all’abolizione delle Corn Laws era guidata da un ancora poco conosciuto Benjamin Disraeli, a favore dell’abolizione vi erano sia i Whig sia i movimenti più radicali (wikipedia).

Il partito conservatore, quindi, schiacciato dal dilemma se votare con i whigs e tradire la propria parte politica, o dare il pane agli irlandesi e far fronte alla carestia, si spaccò in due pezzi. La parte minoritaria, che però permise l’abolizione delle anti-popolari Corn Laws, fondò il partito liberale che elettoralmente è riemerso solo negli ultimi anni; la parte ultra-conservatrice ha seguito il leader Disraeli ed è diventata la seconda metà del bipolarismo inglese.

La storia delle Corn Laws sarà datata, ma è utile a capire che, nei sistemi tripartiti, c’è sempre qualcuno che resta nel mezzo e di solito è il partito che non comprende la direzione del cambiamento. Qualcuno di voi dirà che non è il M5S ad aver ostacolato il nuovo, ma in realtà è esattamente così: la scelta di ‘salire sulla Montagna’ ha permesso la persistenza dei latifondisti-feudali berlusconiani. Solo comprendendo questo fatto, potete capire esattamente la portata anti-storica della posizione di Grillo e la ritrosia a sporcarsi le mani in un governo con i democratici.

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