Uguaglianza, Individuo e le prospettive errate

No. Non credo, come scrive Giulio Del Balzo su Europa (rubrica Leopolda, di chiara provenienza http://www.europaquotidiano.it/2013/09/12/cuperlo-non-dimenticarti-dellindividuo/), che il “nostro” (nostro, ovvero del Partito Democratico) “obiettivo deve consistere nella convivenza pacifica e felice tra ineguali, perché la diversità è l’essenza stessa dell’umanità”. L’autore qui parla da una prospettiva prettamente economica: la diseguaglianza di cui sopra è soprattutto materiale, di possesso, fin quasi di reddito. E ritengo ancor più profondamente sbagliato metterla al centro di una azione politica.

L’errore compiuto da Del Balzo è duplice: da un lato prende in considerazione il vecchio – vecchissimo – archetipo della contrapposizione fra individuo e Stato (fra iniziativa economica privata e iniziativa pubblica); dall’altro assegna al Mercato quel ruolo di regolatore automatico della ricchezza che sappiamo non ha o ha molto raramente e in certe condizioni (per esempio, la libertà di accesso alle risorse). Ebbene, l’individuo preso astrattamente può funzionare nel discorso di Del Balzo, ma cade a pezzi nella realtà fattuale poiché l’individuo è tale per la sussistenza delle relazioni sociali. Ed è la società l’obiettivo a cui deve guardare uno Stato. Non si tratta di mera attenzione per gli ultimi, si tratta invece di rendere l’ambiente sociale adeguato alla partecipazione di tutti. Partecipazione al lavoro, alla distribuzione meritocratica della ricchezza, alla salvaguardia del sé stesso e di chi lo circonda (dalla malattia, dalla vecchiaia, dalla inabilità). Non si tratta di confinare l’azione dello Stato in un ambito ristretto; non si tratta di ricadere nella dicotomia Stato minimo-Stato massimo. Si tratta di agire sulle opportunità. E’ questa l’eguaglianza di cui parliamo. Opportunità, accesso, distribuzione, condivisione.

Del Balzo scrive: “La libertà economica è uno dei fondamenti della democrazia: un mercato aperto, concorrenziale e liberale è quanto di più eguale e dignitoso a cui i cittadini possano aspirare. Dobbiamo mirare a garantire la libertà di mercato, combattendo i monopoli che lo ingessano, l’eccessiva pressione fiscale e il corporativismo sfrenato che sta divorando il nostro Paese”. Sarà certamente venuto a sapere che i mercati non sono mai liberi, aperti, concorrenziali se lo Stato non interviene con lo strumento normativo. Le distorsioni sono sempre presenti, poiché il mercato replica esattamente le posizioni di potere della società: il mercato è immerso nella società, è immerso nelle relazioni (che sono l’ambito della diseguaglianza – è noto che chi ha più capitale relazionale, ha maggiori opportunità di trovare lavoro, per esempio); non può prescindere da esse e non può fare che rafforzarle. Si prenda, a paradigma, la crisi finanziaria 2007-2013: essa ha messo in luce le storture di un mercato finanziario in cui regna l’asimmetria delle informazioni – gli attori del mercato non sono tutti pienamente ed adeguatamente informati circa i rischi delle operazioni: c’è qualcuno che conosce il meccanismo, qualcuno che lo subisce. Se non ci fosse lo Stato (e il debito pubblico), il sistema finanziario occidentale sarebbe steso ko come un vecchio pugile. Lo Stato ha salvato le banche, l’iniziativa privata ed egoistica della creazione di denaro dal denaro. In questo senso, l’iniziativa individuale ha fallito. Si è trasformata in un potente virus distruttivo, volto soprattutto ad annientare la pacifica convivenza.

Qualcosa circa l’uguaglianza che dovete sapere: http://www.ciwati.it/2013/06/14/un-po-di-uguaglianza/

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One Comment

  1. perch la societ va a rotoli? manca sempre pi la difesa dei meno abbienti? Gli stati europei ,molto di pi qello italiano , vengono meno ad una difesa della protezione dei loro cittadini dalla venalit di banche e potentati vari? l’ uguaglianza tanto paventata proprio dal PD , si arena ogni giorno di pi? chi salver Berlusconi, Renzi o*ersani*

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