Con la crisi ritorna la retorica di Beppe Grillo: subito al voto con il Porcellum

Immagine

Ha parlato in pubblico, a Paderno Dugnano, Beppe Grillo. La sua posizione non è cambiata:

  1. tornare subito al voto con il Porcellum;
  2. vinciamo e facciamo un governo a 5 Stelle;
  3. se non ci votate, siete dei cog..oni (non ha usato questo termine ma il senso è quello, ed è un senso pienamente berlusconiano; cito testuale, per gli amanti del genere: “Io voglio parlare ai venti milioni di personaggi che hanno votato ancora il Pd e il Pdl. Se continuate così il Movimento se ne va. Se non ci votate io mi tiro fuori);
  4. quando governeremo noi, potrete con un click decidere se restare o meno nell’Euro.

Cominciamo dal punto 1).

Saprete che il Porcellum apporta due importanti distorsioni al voto: da un lato, le liste sono bloccate, decise dal partiti/movimenti, non dagli elettori; dall’altro, attribuisce un premio di maggioranza per entrambe le Camere ma con differente criterio. L’effetto è quello della ingovernabilità massima: perché gli eletti rispondono, in buona parte, a logiche di sopravvivenza personale; perché il sistema non è in grado di creare maggioranze al Senato, specie quando il pendolo politico  torna verso sinistra.

Punto 2)

Qui viene il bello: con il Porcellum, e il sistema tripartito emerso dalle urne dello scorso Febbraio, non è possibile avere un monocolore (che sarebbe fortemente distorsivo del criterio della rappresentanza), pertanto, per la formazione di un governo, non si può prescindere dal negoziare una coalizione post-elettorale con chi è arrivato secondo.

Punto 3)

Lascio al lettore la possibilità di interpretare a proprio piacimento la frase di Grillo. In ogni caso, se venti milioni di elettori non ti votano, non è corretto chiamarli ‘personaggi’, poiché equivale a dire che essi sono persone bizzarre, strane, forse un po’ matte. ‘Dovete essere proprio matti’ se votate ancora Pd e Pdl. E’ una vulgata che spesso circola, anche a sinistra. Dovete essere proprio matti se votate ancora Berlusconi. Eppure, vi informo che ci sarà ancora qualcuno che lo farà. E qui viene il bello: per convincere la maggioranza a fare il contrario, ci vogliono argomenti, ci vuole la Politica. Poiché se continuiamo a tenere il dibattito circoscritto alla contrapposizione fra berlusconismo e antiberlusconismo, o tanto peggio, fra casta e anti-casta, ci dimenticheremo ancora una volta che il paese è allo sfascio e che serve gente capace e orientata al bene comune e non alla curatèla di interessi personali.

Ultimo, il punto 4)

Uscire o meno dall’Euro è una faccenda seria. Una faccenda che implica la perdita di migliaia di posti di lavoro, inflazione galoppante, forse anche il default dello Stato. E mi rifiuto di pensare che si possa trattare una cosa del genere, una scelta dirompente e di portata storica, con un click. L’adesione all’Euro è, in primis, adesione al sogno europeo federalista. Che, è vero, si è evoluto in un sistema di integrazione prettamente di tipo economico-burocratico. Ma rinnegarlo ora significa rinnegare la politica di pacificazione delle relazioni internazionali che il continente ha intrapreso a partire dal 1957 in poi. Bisognerebbe battersi per l’abbandono del rigido monetarismo della Buba (Bundesbank). Battersi per avere maggior voce nelle scelte del Consiglio. Per avere istituzioni europee autonome rispetto al giogo degli egoismi dei governi nazionali.

Per queste ragioni, proprio perché l’Euro è elemento di quella politica di pacificazione del dopoguerra, l’adesione a questo progetto non può essere votata con un click, da casa, affondati nel divano. Tanto più che nella nostra Costituzione, che è – a detta di chi l’ha difesa sinora (ma Grillo, pur essendosi molto esposto nella campagna contro la modifica dell’articolo 138, ha vagheggiato esso stesso modifiche al testo costituzionale) – la più bella del mondo, i trattati internazionali non possono essere sottoposti a referendum abrogativo. La nostra adesione all’Euro, sappiatelo, è avvenuta proprio in virtù di un trattato internazionale, il Trattato di Maastricht.

inoltre, molto ci sarebbe da dire sulla cosiddetta democrazia diretta elettronica. Ci piacerebbe molto che il signor Grillo iniziasse ad adottarla per le decisioni sulla linea politica del proprio partito (movimento). Per esempio, il signor Grillo dovrebbe raccontarci di quella volta, quella in cui ha discusso con i propri iscritti ed elettori sull’opportunità o meno di riformare la legge elettorale. Chi di voi avesse partecipato, è pregato di scrivere nei commenti a questo post il resoconto dettagliato di queste deliberazioni elettroniche. Che sicuramente ci sono state. Sicuramente. Ci. Sono. State.

Advertisements

3 Comments

  1. Per quanto riguarda il punto 1): quando é stato promosso il Vday per richiamare l’attenzione sul problema della legge elettorale perché non é iniziato un dibattito sulla stampa e tra le varie forze politiche che si considerano progressiste per costringere il governo a modificare la legge elettorale?
    Per quanto riguarda il punto 3): un conto é dire:”chi vota quel partito é un co..ne” e un conto é dire:”se continua cosí vuol dire che non c’é niente da fare…”. Mi sembra una bella differenza e voler far coincidere i due pesieri mi sembra quanto meno in mala fede.
    Per quanto riguarda il punto 4): si vada a leggere qualche scritto di illustri economisti che mettono non solo in dubbio la scelta dell’euro come mezzo di unificazione (di fatto ha creato dei competitors e non degli alleati all’interno dell’europa) ma inoltre mettono in dubbio tutte le previsioni catastrofiche propagandate.

  2. Sul punto 1) l’ingovernabilità entra in gioco solo quando il pendolo politico tende a sinistra.
    B non ha mai avuto problemi di governabilità.
    Sul punto 4) ci sarebbe molto da discutere, basti comunque qui menzionare che lo statuto della BCE è fortemente limitativo (causa il compromesso politico originario) e focalizzato sul controllo dell’inflazione, quindi le azioni europee di stimolo alla crescita sono difficili.
    Su questo punto, servirebbe a) un’azione decisa della Commissione (speriamo a guida Schulz); b) una revisione, tramite trattati, di quello statuto. La seconda pare, ad oggi, assai improbabibile.

I commenti sono chiusi.