Oppure

Oppure possono provare ad ascoltare quel «segnale» che questa volta proviene da una parte del Pd che si candida a cambiare la sua politica, a ricostruire il centrosinistra, a riprendere l’alleanza elettorale che è saltata ad aprile, a considerare finalmente come protagonisti «quelli che si muovono», in questo Paese, e che fanno politica fuori dal Palazzo e dalle sue logiche. Senza ambiguità, senza retropensieri, senza alcuna opacità.

Il segnale, insomma, che diamo noi, in previsione delle primarie dell’8 dicembre, risalendo la storia delle delusioni del Pd e del centrosinistra per dare un nuovo corso a tutto quanto. Che poi era quello per cui avevamo votato a febbraio, e il senso di quel segnale, non è così?

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D’altronde, aggiungo io, inutile insistere a dire che mai il Pd potrà cambiare se non si è mai – mai! – provato a cambiarlo. E si comincia direttamente così, saltando a piè pari al centro di una scena che vede i soliti protagonisti da molti troppi anni. Chi vi dice che non c’è speranza, vi dice di andar via, di abbandonare la politica, vi dice “non tentare neanche di capirla” (che già ci sono loro e voi non siete in grado). L’esatto contrario di quel che serve. Poiché serve esserci. Fisicamente. Entrare in quelle stanze (i circoli, i congressi, le assemblee) ormai vuote o semi-vuote. Pretendere di contare in un meccanismo decisionale che non contempla non solo più la diversità d’opinione, ma persino averla espressa. E in fondo a tutto, il più grande moto di ribellione civile che potremmo esercitare, oggi, non domani, non in un futuro où tòpos (utopico, e perciò senza luogo, senza spazio qui sulla Terra).

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2 Comments

  1. tutto si pu cambiare, basta volerlo, essere coraggiosi. dopo l’8 dicembre se le cose restano uguali,basta venirne fuori, dare vita ad un nuovo soggetto politico costituito da quei giovani delusi con in testa Civati

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