Imparare tutto daccapo

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Ti avvicini all’uomo tatuato che sta caricando i sacchi di pane. Lui smette di lavorare perguardarti. C’è qualcosa che non va nel modo in cui muovi le gambe. Ti chiedi se ti stia ancorascendendo il sangue dal naso.
«Pane.» Così gli dici, anche se avevi intenzione di dire qualcosa di più.
«Come hai fatto a indovinare?» dice lui. E’ un uomo che ha servito il suo paese, pensi, un uomo conuna famiglia da qualche parte fuori città.
«Potrei averne un po’? Un panino o qualcosa del genere?»
«Squagliati.»
«In cambio dei miei occhiali da sole,» dici tu. Te li togli e glieli porgi.
«Ray-Ban. Ho perso la custodia.» Lui se li prova, scuote un paio di volte la testa, poi se li toglie.
Li ripiega e se li mette nel taschino della camicia.
«Sei pazzo,» dice. Poi lancia un’occhiata dentro il magazzino. Prende un sacco di panini e te logetta ai piedi.
Ti inginocchi e apri il sacco con uno strappo. Il profumo del pane fresco ti avvolge tutto. Il primo boccone ti si ferma in gola e ti fa quasi vomitare. Dovrai cercare di andar piano. Dovrai imparare tutto daccapo.

Jay McInerney, Le Mille Luci di New York, Bompiani).

Splendida metafora, io credo, di quel che dovrebbe accaderci dopo venti anni di sbornia berlusconiana. A noi comunità politica e al Partito Democratico.

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