In Fondazione Carige le Larghe Intese sono finite

Flavio Repetto, il dominus di Fondazione Carige, è caduto. Uno degli ultimi Capitani d’Industria del paese, 81 anni, indomito e immarcescibile, è stato deposto dal Cda della Fondazione. Diciassette voti contrari: voti dei referenti di Claudio Scajola e di altri berlusconiani che in tal modo rientrano nella durissima partita del controllo del board di Banca Carige. Claudio Burlando, Pd, presidente di Regione, aveva già negli scorsi giorni paventato il rischio: “è una guerra fra bande”, aveva dichiarato il 16 Ottobre, attirandosi le critiche del consigliere Pdl Melgrati (“se è così, dica quale è la “banda” che capeggia lui”). Burlando non è certamente un fan di Repetto, ma era riuscito, dopo la defenestrazione del presidente Berneschi, a piazzare Cesare Castelbarco Albani, ex consigliere della medesima banca e dimissionario da fine Settembre. Castelbarco Albani, un uomo, come da tradizione, avente cariche in circa dodici fra società e aziende:

Ebbene, Castelbarco Albani aveva dichiarato, all’atto della sua nomina, che se Repetto fosse stato sfiduciato, avrebbe lasciato testé la presidenza, causando una empasse che farebbe precipitare l’Istituto nel gorgo del commissariamento. A distanza di quasi 24 ore, Castelbarco Albani non ha lasciato dichiarazioni. Neppure Burlando ha osato prender parola. Il dado è tratto e le Larghe Intese, nel Cda della Fondazione, possono dirsi definitivamente archiviate.

Gli esponenti del Pd locale sono evidentemente in disarmo. Burlando ha visto soddisfatta però la sua richiesta della nomina del nuovo Ad di Banca Carige prima della sfiducia a Repetto. Lui è Petro Montani, ex Bpm. Montani è considerato un ‘risanatore’, ben visto dalla Vigilanza di Bankitalia, proposto dal presidente Cesare Castelbarco Albani (e, si immagina, con il favore del presidente di Regione). Ma il fronte si è subito spostato sulla Fondazione.

L’attacco dei prodi di Sciaboletta e della finanza in porpora (Bagnasco) spinge la fase della ridefinizione degli assetti in Carige verso destra. In pista per la successione di Repetto, vi è tal Pierluigi Vignai, attuale vicepresidente della Fondazione, ex candidato sindaco della città di Genova per il Pdl. E’ etichettato come ‘indipendente di centrodestra’, ma ha avuto la tessera del Pdl fino a tutto il 2011. E’ un ex democristiano, aspetto che non si cancella mai dalle biografie. Come candidato sindaco, era espressione sia dell’ala scajolana sia dell’ala cattolica facente riferimento al cardinale Bagnasco. Il suo nome è quindi il suggello finale alla ‘guerra fra bande’ evocata da Burlando. Vignai è altresì soprannominato “l’uomo che sussurra ai Cardinali”. Questo aneddoto forse rende la misura esatta di quanto la figura di Bagnasco sia esposta in questa vicenda. Un cardinale che interviene un po’ troppo spesso per commentare le vicende di un istituto bancario. Come tre giorni fa, prima di questo passaggio di nomine e sfiducie, Bagnasco si espresse in questi termini:

La Carige è una istituzione fondamentale, importante, genovese. Tutti vogliamo che mantenga questa connotazione, questa origine, questa fidelità […] ha detto il cardinale, sottolineando l’importanza della “missione di Carige”[…] Una istituzione – ha detto – che deve mantenere la sua connotazione senza rinchiudersi nella regionalità o nella città, però rimanendo ben ancorata non soltanto come sedi o occupazione, ma anche come missione (Carige, Bagnasco: «Auspichiamo resti genovese» | Liguria | economia | Il Secolo XIX).

Il giorno dopo a rispondergli è il Giovane Turco (dalemiano) Andrea Orlando: “Il localismo non ha portato buoni risultati. Io non sono un mercatista, ma il mercato si incarica sempre di dare risposte. Se questo modello fosse stato efficiente probabilmente non saremmo a fare le discussioni di questi giorni [..] è un sistema bancario fortemente anchilosato, legato a una dimensione quasi esclusivamente pubblica, a un sistema nel quale è venuto meno qualsiasi tipo di governo. Da un lato si è andati verso un gigantismo che spesso ha sradicato le strutture dal territorio mettendo in difficoltà le imprese. Dall’altro ci sono stati anche fenomeni di localismi e di chiusura che in nome della territorialità non hanno saputo cogliere i cambiamenti” (Carige, «Il localismo non ha portato buoni risultati» | Liguria | economia | Il Secolo XIX).

Non una parola, non una sul rapporto abusato dei partiti politici con le Fondazioni Bancarie.

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