Far finta che non sia successo

Ci sono ora due rischi sulla strada delle primarie del Partito Democratico. Il primo è quello più ovvio: che i giornali e le televisioni continuino con il consueto schema della arcinota e fin troppo sfumata contrapposizione fra discendenti dei Ds e discendenti dei Popolari. Per alcuni mesi sono state scritte paginate di giornali con il racconto di questa guerriglia più o meno simulata, sono stati progettati e realizzati sondaggi che fornissero la pezza d’appoggio statistica a tale rappresentazione.

Ieri questo schema è andato in pezzi. Per certi versi sembrava impossibile, era collaudato da quasi venti anni, forse troppi. Ma eventi di siffatta portata avvengono quando improvvisamente nella telecamera entra l’anomalia. La presenza di Giuseppe Civati ha avuto questo effetto. Le sue parole, in primis – chi lo segue giornalmente le ha oramai mandate a memoria – hanno colpito per la nitidezza, per l’assenza di ombre, di retropensieri, di secondi o terzi livelli di interpretazione. No, le parole di Civati volevano dire proprio quello e null’altro. Non c’era distinzione fra la parola e la voce: esse hanno lasciato una traccia univoca, visibile a tutti, comprensibile a tutti. Per la politica italiana, intrisa com’è di ipocrisia, di Giano Bifronte, di sotterfugi e strateghi delle ombre, è un enorme passo avanti.

E l’Apparato cosa starà pensando adesso? Avrà forse preparato la sua cervellotica exit strategy, così disperata e ingegnosa insieme, sopraffina e intelligentissima: gettare a mare il proprio candidato per privilegiare la logica del voto utile, del voto da dare al solo che può contrastare l’arrivo della realtà e della parola libera al vertice del principale partito della attuale maggioranza. La strenua resistenza passa per amare ciò che è stato odiato sino a ieri l’altro. Una nemesi beffarda, passare al nemico.

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5 Comments

  1. molto probabilmente ha preso atto che è finita un era anche per loro.L’assenza della nomenclatura storica domenica scorsa è stata la certificazione che è in atto l’unica e vera svolta della politica italiana.i contendenti si confrontano su temi e progetti e sopratutto visione del futuro ,in maniera chiara e trasparente, ci propongono un futuro e su quello chiedono il consenso.penso che questo sia il penultimo congresso del pd per la svolta finale dove le nuove generazioni rimpiazzeranno pezzi di apparato abituato ed educato a conservare le proprie posizioni predominanti e nulla intenzionati a lasciarlo ad altri in alternativa democratica come dovrebbe essere.a tal proposisto mi sento di dare un consiglio a renzi e civati che tra i tre contendenti mi sembrano i più innovativi ,non cambiassero subito la legge elttorale,andassero a votare con questo sistema tenendo in piedi le primarie di partito dove si confronterebbero le così dette anime la rimanente quota nominassero loro coloro che siano funzionali al progetto che hanno presentato.tutto questo in maniera tale da assicurare un numero sufficiente di deputati e senatori che realizzino il progetto.giuseppe

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