Accordo sull’Unione Bancaria: la fine del blocco all’integrazione europea?

Nella notte di ieri, prima l’Eurogruppo, poi i capi di Stato e di Governo riuniti nel Consiglio, hanno raggiunto l’accordo finale sul quadro di norme che costituiranno l’Unione bancaria europea. E’ una data storica, insieme a quella del 12 Settembre scorso, giorno in cui una parte di questo impianto (il Sistema Unico di Vigilanza Bancaria, altrimenti detto SSM) fu approvato dal Parlamento, che in Italia è passata sottotraccia, quasi di nascosto. Il nostro governo ha avuto un ruolo che è ancor tutto da scoprire. Certamente la formula, come uscita dal vertice di ieri, accontenta le richieste di Saccomanni e di Bankitalia. Ed è curioso e forse solo una coincidenza che ciò sia accaduto appena alcuni giorni dopo l’insediamento di Angela Merkel come Cancelliera del governissimo CDU/CSU-SPD.

L’Unione bancaria europea si fonda su tre pilastri:

  1. Sistema europeo di supervisione bancaria (Single supervisory Mechanism, SSM);

  2. Sistema europeo di risoluzione delle crisi (Single Resolution Mechanism, SRM);

  3. Sistema accentrato di assicurazione dei depositi (Deposit Garanteed Shemes, DGS).

I tre pilastri dovranno essere recepiti dai paesi membri in conseguenza di Regolamenti e Direttive che conterranno le norme quadro per il ravvicinamento delle legislazioni nazionali: era opinione condivisa la necessità di mantenere coerenti lo strumento della supervisione e lo strumento di risoluzione mentre la Germania manteneva un certo grado di reticenza nei confronti un un meccanismo di salvaguardia dei depositi a carattere continentale. La posizione tedesca è stata superata grazie all’opera di mediazione durata quasi dodici ore.

Il SSM avrà quindi l’obiettivo di breve periodo di spezzare il legame negativo tra la fragilità dei sistemi bancari e il rischio sovrano mentre a lungo termine dovrebbe intervenire sulla incompatibilità, in un mercato finanziario integrato, tra stabilità finanziaria, integrazione finanziaria e politiche di supervisione nazionali. Nell’ambito del SSM, il Parlamento Europeo ha un ruolo rafforzato di controllo dell’Autorità Unica di Vigilanza, la quale costituisce il cuore del SSM medesimo. Infatti, il Presidente e il vice-Presidente saranno nominati direttamente dal Parlamento Europeo e dal Consiglio dell’Unione Europea. L’Autorità (European Banking Autority, EBA) è un organo della gestione bancaria centrale ma è completamente slegato dalla BCE e dalle sue politiche monetarie. E’ il Parlamento Europeo ad aver stabilito che lo staff coinvolto nella vigilanza bancaria non potrà in ogni modo avere un ruolo nei board della Banca Centrale.

L’autorità di vigilanza inoltre dovrà attenersi alle regole di un “single rulebook” che verrà stilato da EBA (Autorità Bancaria Europea), ESMA (Autorità Europea degli strumenti finanziari e dei mercati) e dall’EIOPA (Autorità Europea delle assicurazioni e delle pensioni). L’adesione al sistema unico di vigilanza potrà essere effettuata anche dagli Stati esterni all’area dell’Euro. Una situazione simile a quella del Procuratore Pubblico Europeo. Anche in questo caso l’autorità di vigilanza si trova a fare la parte dell’erogatrice di un servizio che può essere accettato o rispedito al mittente (rivistaeuropeae.eu).

La vigilanza non è estesa a tutte le banche ma a quelle più rilevanti, di maggiori dimensioni (>30 mld. o che cubano il 20% PIL, o hanno rilevante attività; comunque si tratterà delle prime 3 per paese), o che siano già assistite da ESM ed EFSF. E’ importante comprendere bene che il ruolo del Parlamento, in questo ambito, è tutt’altro che secondario: è al Parlamento che la BCE deve presentare le informazioni più rilevanti emerse dall’attività di vigilanza.

L’intervento degli Stati [avviene] solo in via temporanea e, nel caso fossero necessari degli esborsi, “il settore bancario sarà responsabile del ripagamento attraverso prelievi ex post in tutti gli stati partecipanti”. Su questo punto c’erano le divergenze maggiori. Alla fine l’Italia è riuscita a ottenere dalla Germania quello che voleva: uno strumento di garanzia che intervenga a fornire liquidità in ultima analisi (“backstop” o paracadute finanziario), per evitare che le crisi diventino ingestibili se un istituto in risoluzione ha finito i fondi cui attingere (Repubblica.it).

Il fondo unico di risoluzione sarà finanziato mediante prelievi sulle banche a livello nazionale. Sarà inizialmente costituito da compartimenti nazionali che verranno gradualmente fusi nel corso di dieci anni. Durante questo periodo, la mutualizzazione tra i compartimenti nazionali dovrebbe aumentare progressivamente. Così, mentre nel corso del primo anno il costo di risolvere una crisi bancaria, dopo il bail-in, verrebbe principalmente dal comparto dello Stato membro in cui la banca ha la sede, successivamente la ripartizione del rifinanziamento avverrà progressivamente su più paesi, in maniera integrata.

L’EBA avrà maggiori poteri in materia di prove di stress; inoltre, il meccanismo di voto interno all’EBA dovrà garantire l’impossibilità che si formino minoranze di blocco. La riforma della sua governance dovrebbe assicurare che i Paesi SSM non abbiano un peso preponderante nella definizione delle regole di vigilanza. Lo sviluppo del Manuale della Vigilanza definirà un Sistema per la Valutazione del Rischio mediante il quale siano definiti degli indicatori ‘civetta’ di stress bancario.

Il SRM entrerà in vigore il 1 gennaio 2015. Le funzioni di bail-in e di risoluzione sarebbero quindi applicabili a decorrere dal 1 gennaio 2016. Il regolamento SRM non si applica fino all’entrata in vigore dell’accordo intergovernativo che dovrà essere ratificato dagli Stati membri – che partecipano al SSM / SRM – e che rappresentano l’80% dei contributi al fondo unico di risoluzione.
Il regolamento, sulla base dell’articolo 114 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, richiede una maggioranza qualificata per l’adozione da parte del Consiglio, d’intesa con il Parlamento europeo. Sarà questo un passaggio molto delicato, poiché dovrà avvenire prima dello scioglimento dell’attuale Parlamento Europeo, che verrà rinnovato entro Giugno 2014. L’approvazione dell’accordo potrebbe essere l’evento che sbloccherà il processo di integrazione europea.

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