Per un’unica Legge Elettorale Europea

Act. React. Impact

Act. React. Impact

La vulgata antieuropeista caratterizzerà il dibattito politico, si presume, almeno sino al voto per le Europee 2014. Si parlerà, senza neanche troppo conoscerli, di Trattati MES e di Unione Bancaria, di Fiscal Compact e di rapporti Deficit/Pil. Si dirà che l’Europa “che vogliamo” è l’Europa dei Popoli e non quella dei Tecnocrati della Bce. Che questa Istituzione comunitaria, il Parlamento Europeo, è distante e vuota, chiusa in sé stessa a parlare la lingua tecnica dei codici.

Giuseppe Civati ha raccolto oggi l’appello di Barbara Spinelli per una riforma della legge elettorale italiana per l’elezione dei nostri rappresentanti a Bruxelles (nella neolingua comunitaria si chiamano MEPs, Members of European Parliament). L’attuale normativa mantiene il carattere di una legge proporzionale pura ma è stata modificata nel 2009 con l’introduzione di una soglia di sbarramento del 4%. Lo sbarramento è uno strumento che i legislatori introducono nelle leggi elettorali al fine da semplificare il quadro partitico e favorire la governabilità dell’Istituzione. Ma tale accorgimento, sebbene sia consentito dai Trattati, non serve nell’ambito del Parlamento Europeo in quanto i gruppi parlamentari sono fissi. Certamente, è anche una soglia che esclude dall’accesso ai rimborsi elettorali, che sappiamo essere il nocciolo di tutto il problema del sistema partitico italiano. Detto ciò, Civati auspica “un unico sistema elettorale europeo, magari associato all’attivazione di quelle forme di consultazione che gli stessi Trattati prevedono”. Qualcosa che, dal punto di vista degli ‘euroconvinti’, sarebbe il viatico naturale per la formazione una opinione pubblica europea e dell’Unione Politica.

Sinora nel TFUE (Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea), in materia di elezione dei rappresentati dell’Europarlamento, è stato inserito solo un catalogo di principi comuni:

  •  La rappresentanza proporzionale basato sul sistema di lista o voto singolo trasferibile o di preferenza come opzione per gli Stati membri;
  • Elezione diretta a universale suffragio con voto libero e segreto;
  • Gli Stati membri decidono circoscrizioni o aree elettorali, senza pregiudicare complessivamente il carattere proporzionale del sistema elettorale;
  • La soglia di sbarramento massima nazionale dei voti espressi è del 5 per cento;
  • E’ possibile inserire un massimale nazionale per le spese elettorali dei candidati;
  • I deputati godono dei privilegi e delle immunità loro applicabili in base al protocollo dell’8 aprile; 1965 sui privilegi e sulle immunità delle Comunità europee;
  • Dalle elezioni europee del 2004 l’ufficio di un deputato è incompatibile con quella di membro del un parlamento nazionale.

Nell’alveo di queste norme, gli Stati hanno prodotto ognuno per sé il proprio sistema elettorale europeo. Va da sé che questa impostazione impedisce un dibattito politico di tipo comunitario. Le campagne elettorali saranno il riflesso del discussione interna e non vi sarà alcuna commistione fra partiti politici nazionali e partiti politici europei (che pure esistono ed hanno una organizzazione – nel caso del PSE, una Presidenza, una Vice Presidenza e un Consiglio).

Una legge elettorale europea unica per tutti gli Stati non è così lontana nel campo dell’idealità. Esiste un progetto che si chiama “Democracy International – More Democracy in Europe” ad opera di associazioni civili europee, fra cui Citizens For Europe e.V.Mehr DemokratieattacBerlinThe Union of European Federalists, con l’obiettivo di fornire al ristretto dibattito europeo il proprio contributo di proposte politiche, non ultima la Legge Elettorale Europea. Il progetto è naturalmente aperto alla collaborazione, come è possibile vedere sul sito (ma è strano non vedere la lingua italiana fra la lista dei documenti tradotti).

Il progetto di legge elettorale unica (qui il pdf) si compone di dieci punti che qui di seguito cerco di riassumere:

  1. Distribuzione dei seggi: 50% sulla base di liste transanzionali; 50% nazionali;
  2. Liste aperte: l’elettore vota per la lista o per il candidato; l’elettore decide l’ordine di lista, il candidato che prende più voti, diventa il primo della lista degli eletti; permessi candidati individuali;
  3. Elettorato attivo: votano i maggiori di 16 anni di età; possibilità di votare dall’Estero; voto elettronico;
  4. Elettorato attivo: tutti i cittadini maggiori di 18 anni;
  5. Voto comunitario nello stesso giorno; negata la possibilità di combinare elezioni nazionali o regionali ed europee (tranne i referendum) – questo punto dovrebbe avere l’effetto, nelle intenzioni dei promotori, di concentrare l’attenzione al voto per l’Europarlamento;
  6. Registrazione delle liste con consegna di firme (proporzionali al fattore demografico); registrazione entro 30 giorni dal voto;
  7. Distribuzione dei seggi: niente soglia di sbarramento e applicazione del Metodo d’Hondt;
  8. Incompatibilità con altre cariche;
  9. Equo trattamento sui media, divieto di sondaggi nell’ultima settimana di campagna elettorale;  per quanto concerne il finanziamento dei partiti transnazionali, s:
    • Garantire un equo accesso finanziario a quei partiti trans-europei che non hanno ancora eletto alcun candidato; in questo senso, i proponenti intendono giungere ad una nuova definizione di Partito Politico Europeo Transnazionale: “in particolare, la qualificazione giuridica del partito europeo deve comprendere quei partiti o coalizione di partiti che hanno presentato candidati in almeno 3 paesi con lo stesso nome e con lo stesso programma”;
    • Una parte del budget europeo dovrebbe essere destinato alla gestione operativa dei partiti, di cui l’20% dedicato ai partiti transnazionali emergenti;
    • Il finanziamento privato dovrebbe essere limitato, a seconda del numero di voti ricevuti;
    • Gli Stati nazionali devono preoccuparsi di promuovere il voto per le europee, con specificazione delle modalità da seguire;
    • Rimborsare gli Stati per garantire un accesso di base a tutte le liste dei candidati per

      Elezioni europee. Tale rimborso è basato sul tasso di partecipazione alle elezioni europee, questo per garantire che

      una partecipazione massima;

  10. Validazione del voto: nazionale, per le liste regionali; europeo per quelle transnazionali.

Naturalmente si tratta di una proposta, ed è migliorabile. Gli aspetti più interessanti sono, in primis, la formula della proposta di legge da parte di associazioni civiche; in seconda battuta, l’idea di dar vita ai partiti europei, sinora simulacri stabili, congelati in forme organizzative che prevedono una dinamica di confronto fra delegazioni nazionali che non sono mai pienamente integrate; in ogni caso, attribuire la conformità di Partito Europeo ai formazioni che siano presenti in soli tre paesi, pare essere aspetto troppo debole. Forse rivedibile la formula prevista per il finanziamento.

Come al solito, il dibattito è aperto.

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3 Comments

  1. L’idea di una distribuzione transnazionale dei seggi è interessante, ma resta da capire come metterla in atto: si fa riferimento alla media comunitaria del partito di appartenenza (PSE-PPE)? O cosa?

    Abbassare l’età per l’elettorato attivo mi lascia perplesso e, piuttosto che aprire a candidati individuali, basterebbe introdurre le preferenze (magari col sistema irlandese).

    Ad ogni modo, potrebbe essere un passo importante per focalizzare la politica europea e, così si spera, superare anche il modello sovra-nazionale troppo focalizzato sul ruolo dei governi nazionali.

    1. Chiaramente il lato operativo è ancora tutto da definire. Ciò che mi ha colpito è l’assenza di un qualsivoglia contributo degli italiani a tale proposta.

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