Il frutto delle Primarie

frutto

Sarebbe l’accordo Italicum. Renzi ci sta dicendo che abbiamo speso mesi di campagna congressuale non per dare una segreteria – e una linea politica – al Partito Democratico, bensì per stringere un accordo per le riforme elettoral-costituzionali con Berlusconi. E ce l’avevamo già un accordo simile. Il governo Letta I, cosiddetto delle Larghe-Larghe Intese, era sorretto dalla mirabile promessa delle riforme ad opera del Comitato delle Riforme, che a sua volta sarebbe passato per la riforma dell’articolo 138, un fantastico stratagemma per tirare a campare e oltretutto una miniera d’oro per gli sfruttatori di indignazione a scopi editoriali.

Detto ciò, l’Infografica diffusa ieri dallo staff del Sindaco-Segretario, comincia con un proposito, ‘Facciamo chiarezza’, poiché evidentemente è necessaria l’interpretazione autentica dinanzi alle dure critiche ricevute da dentro il Partito. Facciamo chiarezza: Renzi si presenta per Renzi e non per il Segretario. Il Partito è ancora quella cosa dalla quale prendere distanza. “In questi giorni tanto parlano di strani accordi”, continua. Tanto parlano, gli altri, mentre lui arriva con l’accordo che non è strano ed appunto lo saprete perché lui può chiarirvi le idee, non le parole eccessive udite sinora.

L’accordo è il frutto ed è già avviato. Mi avete votato, questo sforzo ha prodotto qualcosa che si è già avviato. Badate bene a questa narrazione e ai simboli: il frutto è concretezza, è visibile, tangibile: è sul ramo che matura. La parola è confusione, è il ciancicare di una moltitudine scomposta. Da una parte chi lavora; dall’altra chi fa filosofia. L’immedesimazione è ricavata sul frame della produzione: chi produce, fa fatica, ma porta a casa un risultato. Il politico parla, quindi non fa fatica. Non ci spostiamo un millimetro dalla dicotomia Casta-Popolo. Una riedizione della sempiterna metafora berlusconiana dell’uomo che, tramite il lavoro (imprenditoriale), si è fatto da sé ed è estraneo alle liturgie del sistema. Come può Renzi, che è un politico da molti anni, presidente prima della Provincia poi primo cittadino del Comune di Firenze, farsi riconoscere come espressione dell’antitesi alla classe politica? La narrazione della rottamazione è slittata in un significato più largo che trova eco su un’antica opposizione, quella fra Stato e società civile.

L’abilità del Sindaco-Segretario è appunto quella di farsi percepire come fattore emergente ed esogeno al partito-casta. C’è un prima, fatto di una classe di inamovibili; c’è un poi, nel quale l’élite è spazzata via e sazia la sete di rivalsa del Popolo. Tutto l’accordo dell’Italicum è orientato da questa necessità: l’eliminazione del Senato non è reale, il Senato verrà declassato a camera non elettiva, i suoi componenti saranno nominati per via indiretta dalle istituzioni locali. Ma l’infografica renziana spiega che l’amputazione della Camera più alta, che esprime la seconda Carica dello Stato, renderà le leggi più veloci (anche quelle cattive?), permetterà la riduzione dei parlamentari e soprattutto il risparmio delle spese di funzionamento. Spenderete meno per la chiacchiera, viene detto. La parola è improduttiva, quindi non è necessario spendere per essa. Le leggi devono essere veloci: velocemente ideate e velocemente approvate, esattamente come per un prodotto. Bisogna arrivare primi sul mercato e spiazzare la concorrenza. Non è richiesto che la legge sia giusta o ingiusta, ciò che importa è che essa diventi tale con il minimo costo.

Definitiva, la chiusura: “Molti di quelli che criticano sono gli stessi che non hanno fatto nulla in passato”. E continua: “è ora di dimostrare” (con i frutti) “che cambiare si può e si deve”. L’Italicum porta il cambiamento, e se il cambiamento prevedesse di riprendere pari passo alcune soluzioni del Porcellum, ovvero il torbido passato, allora il passato non esiste.

[per chi non l’avesse ancora letta Infografica_Italicum]

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