La pancia di Tor Sapienza (e gli appalti del Terzo Settore)

Nel meraviglioso Mondo di Mezzo (cit.) pare che basti aizzare la folla contro “negri” ed “arabi” per far fuori la concorrenza nel business del Terzo Settore. Il centro di accoglienza di Tor Sapienza, gestito dalla cooperativa Un Sorriso, era stato trasferito in tutta fretta su ordine del Comune di Roma in conseguenza dell’assedio che i cittadini del quartiere romano avevano portato alla struttura. Stamane, su Repubblica, Carlo Bonini cerca di fare chiarezza sul ruolo assunto nella vicenda da Salvatore Buzzi, il pregiudicato manager di 29 Giugno. Sembra ormai chiaro il rapporto molto stretto fra la necessità di far fuori un concorrente nelle gare per gli appalti delle strutture di accoglienza dei minori, e i fatti di Novembre. È proprio Buzzi, secondo la ricostruzione della titolare della cooperativa Un Sorriso, Gabriella Errico, ad interessarsi per sistemare le cose con i fascisti che gridavano alle finestre della donna. Buzzi progettava di fagocitare la cooperativa concorrente? “Ora ho in pancia quella lì del Sorriso”, andava dicendo. Qualcosa di più di un sospetto. Il centro viene smembrato, Marino è costretto a rimediare figuracce, ripreso imbarazzato e precario, stretto fra la folla inferocita. E la medesima folla dei cittadini, che non nascondeva di certo la provenienza politica – ricordate i caratteri impiegati per scrivere gli slogan sugli striscioni? – era davvero una folla oppure era la sua rappresentazione? Registi nascosti dietro le prime file orchestravano il gran tumulto, aprendo spazi per il proprio business e al contempo indebolendo l’alieno in Campidoglio.

L’articolo su Repubblica: http://bit.ly/1vGwWcP

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2 Comments

  1. “E la medesima folla dei cittadini, che non nascondeva di certo la provenienza politica – ricordate i caratteri impiegati per scrivere gli slogan sugli striscioni? – era davvero una folla oppure era la sua rappresentazione?”
    In questo dubbio sta una definizione perfetta di tutto quello che stiamo vivendo: una rappresentazione. Se la maggior parte di noi tornasse a guardare tutto questo per quello che è ci stancheremmo presto di questa sceneggiatura mal scritta, dei pessimi attori che la trascinano sul palcoscenico, della scarsa qualità del testo che ci viene presentato come un nuovo vangelo. Ci alzeremmo infastiditi e lasceremmo il teatro. Abbiamo bisogno di essere guidati, culturalmente, di essere rieducati. Grazie per il suo modo sincero e tenace di farlo.

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