L’illusione

Il ribaltone no. Non ci credo. Non credo che questa miserrima campagna elettorale e le elezioni di domenica possano costituire un ribaltamento dello status quo, “quello che non sono riusciti fare i nostri padri nel 1945”. Chi ha detto una cosa simile infama i morti per la Resistenza. Non sarebbero riusciti a che? Nel 1945? Ecco, di queste fesserie penso non ci sia bisogno. Quelle persone, “i nostri padri”, nel 1945, hanno combattuto e sconfitto il fascismo e l’occupazione nazista. Molti di loro non l’hanno nemmeno visto, il ’45, perché sono morti prima, sulle montagne, in una dolorosa guerra civile di cui portiamo ancora i segni.

Il paragone con l’odierno è senza senso. Votare M5S potrebbe in qualche maniera equivalere alla Resistenza? Potrebbe in qualche maniera essere anche solo accostato? Signori, qui si tratta di mercato politico, di voto in cambio di (una vaga promessa di) politiche. Puntiamo su un simbolo come con le fiche alla roulette. Né più né meno. Qualcuno di noi si è candidato, verrà eletto, o nominato – se non è passato per le primarie. Ha fatto la sua battaglia, ma a parole, come è giusto che sia in un paese in tempo di pace. Ed è ovvio che si siano essi stessi prestati, che abbiano prestato il proprio volto, il proprio corpo, per una organizzazione molto spesso destrutturata – come lo sono i partiti liquidi – di cui non controlla assolutamente nulla, e da cui domani potrebbe essere cacciato se la sua opinione dovesse minimamente divergere dal parere del Comico principale.

Ecco, quando vedo famosi attori e premi Nobel di Sinistra, famosi cantanti di (forse) Sinistra, rinvigoriti dall’idea di tornare a quel 1945 e di poter ribaltare su noi tutti questa idea vecchissima della redenzione da una condizione di minorità attraverso un atto rivoluzionario e di popolo, allora mi rendo perfettamente conto di quanto ancora siamo schiavi del passato, di quanto ancora il passato ci leghi mani e piedi, di come ancora una volta siamo del tutto incapaci di prefigurare una nostra idea di comunità nel futuro. “La ricostruzione dell’Italia su basi sociali, eque, di comunità, di solidarietà” che dovrebbe avvenire tramite un “ribaltone” semplicemente non avverrà. La ragione è una sola: scalzare il meccanismo della rappresentanza è troppo costoso. La rappresentanza semplifica. Quando le sue istituzioni funzionano, permette di prendere decisioni che abbiano valore erga omnes. Il modello proposto della iper democrazia tecnologica sostituisce la norma con l’algoritmo, che è una lingua tecnica parlata da pochi. Se la norma è pubblica, è opentanto spesso l’algoritmo è di proprietà privata di chi lo ha studiato ed elaborato. Possiamo quindi sostituire le regole della discussione pubblica – la campagna elettorale, il voto nelle urne, le dinamiche parlamentari, la procedura di legislazione, il governo – contenute nella Costituzione con formule e sintassi codificate da qualcuno e celate dentro un pacchetto software?

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M5S, Federica Salsi e il risveglio dall’utopia

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L’utopia, sia chiaro, è la democrazia diretta. Che non lo è da ieri – di certo non da quando Grillo ha epurato Salsi o Pirini – considerata tale, ma ben da un centinaio di anni. Salsi ha scoperto oggi che nel M5S qualcosa non va: “Me ne sono resa conto solo quando le conseguenze della mia presenza a Ballarò mi sono cadute addosso. I cambi di statuto, dei regolamenti e delle procedure che intendevano colpire questa o quella persona si sono allargati a macchia d’olio diventando la somma di qualcosa che adesso ha un’altra natura rispetto a quando eravamo partiti”. Anche nella democrazia diretta, scrivevano gli elitisti – parlo di Gaetano Mosca (1858-1941) – esiste una minoranza numerica che esplicherà le funzioni di governo. Tanto più in un sistema è privo di regole chiare e condivise, tanto più il vertice autoproclamatosi tale tenderà ad esercitare un potere escludente verso chi esprime il dissenso. Il Movimento 5 Stelle non si può sottrarre a questa regola generale a cui qualsiasi gruppo numeroso, che sia interpretabile come organizzazione, è soggetto.

Al di là delle teorie politiche, Salsi forse non se ne è accorta, ma della scarsa o nulla democraticità del Movimento se ne parla dal 2010, da quando Giovanni Favia e Roberto Fico furono scelti dal vertice e non dalla base, da quando Favia orientò le ‘doparie’ permettendo la nomina a secondo consigliere del M5S il pur bravo Defranceschi anziché Sandra Poppi, la quale prese molte più preferenze di lui e che era “colpevole” unicamente di una passata militanza nei Verdi. Solo più tardi Favia si è reso conto di quanto la mancanza di regole e di struttura sia un deficit per il Movimento. Lui stesso, e Defranceschi, ha visto liquidare da Grillo il rito della verifica semestrale – un timido tentativo di regolamentare quell’idea campata per aria che i rappresentanti eletti siano revocabili – come un banale “applausometro”.

Tavolazzi è venuto più tardi. E’ stato intraprendente al punto da organizzare un meeting a Rimini in barba al vertice, allo Staff e alle bieche figure che si nascondono dietro. Tavolazzi ha forzato la mano, ha intuito che vi era del margine per mettere in crisi i teoremi di Grillo, quelle fesserie sul non-Statuto, che è tutt’altro che aria fritta, visto che sulla base di quel documento si nega l’identità giuridica del 5 Stelle come associazione e pertanto lo si sottrae alle regole del codice civile e se ne può detenere la proprietà del marchio, potendone così sfruttare i diritti economici.

Ma per Salsi, “fino a che il Movimento è stato locale questi aspetti non esistevano”. Eppure è la medesima Salsi a citare l’articolo 4 del non-Statuto:

ARTICOLO 4 del Non-statuto: “Il MoVimento 5 Stelle non è un partito politico né si intende che lo diventi in futuro. Esso vuole essere testimone della possibilità di realizzare un efficiente ed efficace scambio di opinioni e confronto democratico al di fuori di legami associativi e partitici e senza la mediazione di organismi direttivi o rappresentativi, riconoscendo alla totalità degli utenti della Rete il ruolo di governo ed indirizzo normalmente attribuito a pochi.”

Questa negazione della necessità di struttura, quindi di regole condivise, è l’elemento su cui poggia la guida carismatica. La regola non può che promanare dalla volontà del Capo, su cui fonda la propria legittimità, ed è regola ciò che piace al Capo. Grillo ha da sempre impiegato l’indignazione come elemento attrattivo. Non può indicare vie d’uscita dall’abisso sociale e politico in cui siamo finiti. E’ contro il suo interesse, che è poi quello di continuare a fomentare l’interesse verso il suo blog e la sua merce. Quando nel 2009 cercò di candidarsi a segretario del PD, molti sul suo blog gli suggerivano di sostenere la candidatura di Ignazio Marino. Era forse quella della Terza Mozione una occasione unica per occupare il partito, per farne un attributo collettivo e non elitario, ma egli disse che Marino era già compromesso con il sistema. Nessuno obiettò. Nessuno si pose la questione che Grillo non aveva interesse alcuno a cambiare il gruppo dirigente del PD; aveva solo interesse a suscitare l’indignazione verso di esso. Per accrescere il volume di contatti verso il suo blog, accumulare capitale in termini di reputazione, con lo scopo un giorno di catalizzarlo su un suo movimento politico. Il PD-menoelle.

Salsi: “Grillo e Casaleggio stanno anche facendo un uso di internet contrario all’etica della rete. Capisco solo adesso perché gli hacker di Anonymous hanno attaccato il suo blog. In rete le persone cooperano per trovare una soluzione migliore ai problemi e si preferisce essere in tanti perché i tanti possono meglio pensare che una o due persone.
Ora Grillo e Casaleggio stanno usando la rete per creare consenso elettorale, facendo leva sul malcontento che c’è in Italia. Aggregano tifosi utili a mettere una croce sulla scheda elettorale ma che difficilmente si metterebbero a scrivere un progetto di legge o a risolvere un problema. Finite le elezioni il tuo pensiero, che vale già poco adesso varrà ancora meno, perché se la pensi diversamente da lui “vai fuori dalle balle”.

Di fatto, l’uso della rete che hanno sinora perseguito, non è dissimile da quanto farebbe un troll. Non è dissimile da quel che ha fatto e fa tuttora Berlusconi con i media “mainstream” (parlo non della proprietà privata ma di quelle tecniche comunicative che funzionano sulla base di dichiarazioni iperboliche che generalmente dividono la platea degli ascoltatori in pro e contro; dividere è un modo efficace per portare gli ascoltatori dalla propria parte) . Non c’è intenzione di costruire una proposta politica. L’idea è quella di occupare degli scranni in parlamento. Far vedere che è possibile solo ed esclusivamente attraverso “la Rete” condizionare una opinione pubblica. E’ un grande test collettivo, portato avanti con lo scopo di vendere strategie di marketing politico. Il programma non serve: domani, appena Grillo si sveglia, vi detterà, tramite un post, l’agenda politica quotidiana.

Per chiudere, ancora Salsi: “Il Movimento, che adesso per me è una grande delusione, lo sarà anche per i cittadini italiani. Nonostante la buonafede di tanti Grillo è finzione.
Ringrazio tutti per la solidarietà e per offerte di candidatura fattemi in lungo e in largo. Ho deciso che al consiglio comunale di Bologna darò vita a un gruppo consiliare. Ma ho bisogno di un ufficio grande per accogliere per un thè tutti coloro che una volta eletti in Parlamento faranno la mia stessa fine, stipendio di 13mila euro permettendo. Scherzi a parte, il mio impegno sarà quello di lavorare, come ho sempre fatto, dalla parte dei cittadini”.

M5S, Favia e Salsi sono fuori

Con queste due righe, Giovanni Favia e Federica Salsi vengono sbattuti fuori dal Movimento 5 Stelle. Si è passati, nel corso di una nottata, dal “chi non è d’accordo se ne vada”, al “chi non è d’accordo lo caccio”. Differenze sostanziali e incomprensibili.

A Federica Salsi e Giovanni Favia è ritirato l’utilizzo del logo del Movimento 5 Stelle. Li prego di astenersi per il futuro a qualificare la loro azione politica con riferimento al M5S o alla mia figura. Gli auguro di continuare la loro brillante attività di consiglieri (via Repubblica.it).

Primarie M5S, voci dietro al muro di gomma

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Le primarie del Movimento 5 Stelle sono iniziate oggi. Con il crash del sito http://www.beppegrillo.it/movimento/elezioni-politiche-2013.html ma soprattutto con qualche altra sottaciuta polemica che emerge a stento da dietro il muro di gomma che lo staff ha creato intorno alla competizione. Prendete per esempio la testimonianza, postata sulla pagina Facebook di Valentino Tavolazzi, di Davide Gionco, candidato per la circoscrizione estero:

Davide Gionco (di LOSANNA – candidato per M5S per il collegio internazionale!!!!) scrive TESTUALE!!!!
In ogni caso oggi ho deciso di ritirare la mia candidatura, anche se naturalmente dal punto di vista informatico la cosa è impossibile (non l’hanno previsto…). Ho preso questa decisione sia perché negli ultimi giorni mi è stato posta come condizione il riconoscere il capo politico, che io invece non riconosco come capo. E poi perché mi trovo a dovere scegliere fra decine di candidati che non conosco (collegio Internazionale: non ci conosciamo), avendo solo poche ore per leggere il loro CV, e solo durante le ore di votazione (che coincidono con le ore di lavoro, o quasi). Infatti i CV non risultano accessibili al di fuori delle ore di votazione. Mi chiedo che senso abbia votare per persone che non si conoscono senza avere neppure a disposizione il tempo per conoscerle. (link fonte).

AdnKronos riporta questo commento ripreso dal blog di Grillo: “C’e’ anche chi segue M5S da 5 anni, virtualmente e “fisicamente”, come scrive Antonino di Roma, eppure resta fuori dalla corsa. “Caro Grillo e’ frustrante! E non e’ neanche bello vedere che i votanti abilitati sono poco di piu’ dei candidati”, lamenta il grillino”. Da che se ne deduce una verità: i votanti sono poco più che i candidati, ergo si voteranno fra di loro. Un disguido, certamente.

Poi ci sono i problemi tecnici, molti a quanto pare. Sul blog, Grillo ha scritto in testa ad un articolo in cui si parla di tutt’altro (L’era della scarsità – Lester Brown) che alcuni indirizzi di posta @gmail non hanno ricevuto la e-mail di accettazione, pertanto questi iscritti hanno dovuto accedere al proprio account e modificare la e-mail di riferimento. Qualcuno tenta di dare una spiegazione:

  • Se sono solo ALCUNI indirizzi di gmail a non ricevere, probabilmente i messaggi sono finiti nella casella dello spam. Soluzione: aggiungere l’indirizzo da cui proviene l’email alla lista contatti di gmail.
  • Se sono TUTTI gli indirizzi gmail a non ricevere allora l’indirizzo da cui proviene la mail e’ stato messo in una black list. Soluzione: l’amministratore del blog deve contattare google e chiederne il perché e quindi la rimozione.

il problema è tanto comune che è un diluvio di commenti del genere, diluito dal solito commentare fuori tema degli animatori del blog. Brois V. scrive di essere iscritto al portale da tanto tempo e di essere pure certificato. Ma anche lui non ha ricevuto alcuna email e nel profilo non trova alcun riferimento alla pagina di modifica.

Caro Boris, sono nella tua stessa identica situazione.
Ho provato e riprovato, alla fine sono riuscita a fare il login e a trovare le votazioni quando appare la scritta che dice che LE VOTAZIONI SONO AL MOMENTO SOSPESE E RIPRENDERANNO TRA 15 ORE E 50 min.
Forse le connessioni sono troppe, ma da stamattina non sono riuscita a fare nulla… non è possibile!!!

alessandra c., roma 03.12.12 18:46

Vorrei porre lo stesso quesito perché non riesco a votare e perché non mi è arrivata la mail punto primo punto secondo sono settimane che chiedo mi venga gentilmente reso possibile scrivere con il mio nome su questo blog visto e considerato che sono anche inscritto al movimento a 5 stelle con documento il mio nome è Davide Franchin cari dello staff almeno un e mail che mi chiarisca il motivo perché non scrivo più con il mio nome.

francesco f., Treviso  03.12.12 19:23

SCUSATEMI, MA ANCHE VOI AVETE AVUTO DIFFICOLTA’ A VOTARE? MI PARE UN INFERNO STA VOTAZIONE

INCAZZATOO NERO, Mazara del Vallo  03.12.12 19:08|

e da mo’ che provo,non parte nemmeno la mia richiesta di istruzioni per votare. Grazie a chi mi aiutera’.

franco f., gradara  03.12.12 18:55|

Sarebbe interessante sapere quale è stata “l’affluenza” virtuale, essendo questo il primo esperimento in Italia di consultazione elettorale online. Sarebbe stato bello che si fosse potuto leggere tutti, anche i non appartenenti al movimento, in maniera trasparente e in tempo utile, i curricula dei candidati. Le cose stanno andando diversamente e l’esito finale verrà spacciato per un grande esempio di democrazia dal basso. Nulla di tutto ciò sta avvenendo. Il tentativo è più pasticciato che altro. Quello che segue è un altro commento che spiega bene il livello mediocre delle presentazioni, i curricula raffazzonati, incompleti, quasi in stile lavorativo:

Oggi mi sono riservato l’analisi delle auto-presentazioni dei candidati della Circoscrizione 1 della Lombardia per poter votare domani con calma.
Devo dire che alcune candidature, mi hanno deluso.
A parte quelli che non hanno messo neache la faccia (cioè non c’è neanche la loro foto…), alcuni hanno saltato la propria presentazione (niente CV, niente carta d’intenti).
Ma sopratutto non mi sono piaciuti coloro che si sono auto-presentati con un CV di tipo “lavorativo”.
Come se la candidatura fosse un colloquio di lavoro.

No, non è lavoro. Anche se i candidati diventeranno “dipendenti”, come vuole la retorica di Grillo, anche se ci si mette a posto, almeno per una legislatura. E si guadagna pure di più di quelli che ora fanno i consiglieri regionali.

Parlamentarie M5S, questi sono i candidati

Fabio Chiusi ha avuto l’idea scandagliare youtube alla ricerca dei video di presentazione dei candidati alle Parlamentarie del Movimento 5 Stelle. Consultazioni che avranno luogo domani in una sorta di limbo mediatico che neanche in Russia.

Fabio ha aperto un blog su Tumblr dedicato alla questione. Si chiama: candidaticinquestelle.tumblr.com

Qui potete trovare invece una breve playlist che ho aperto pochi minuti fa per collezionare i video (dura un’ora e venti minuti!): http://www.youtube.com/playlist?list=PLdyTJ3aRtZH30Ye3QIwVRwhojGXloQf7I

Naturalmente è incompleta, ma potete contribuire voi stessi segnalando a Fabio o a me, tramite questo blog, i video che troverete in circolazione. Considerato che domani già avverranno le prima consultazioni, non c’è molto tempo per fare osservazioni circa i contenuti di queste presentazioni. Non sappiamo nemmeno se verranno in qualche maniera divulgati i risultati. Nessuno, eccetto gli iscritti al Movimento entro il 30/09 potrà accedervi.

Mentre Renzi spacca tutto, Bersani apre alla e-democracy

Mentre Renzi scaglia i suoi alla guerra delle regole giocata con strumenti elettronici, dalle mail-bombing ai siti cloni come votodomenica.it e domenicavoto.it, capita che Bersani faccia pervenire al sito di Prossima Italia la propria risposta sull’iniziativa dei ReferendumPD. I tipi di Prossima Italia avevano inviato la scorsa settimana le stesse domande a tutti e cinque i candidati ma solo il segretario ha risposto. Pur non entrando nel merito degli argomenti dei referendum, che riguardano la riforma fiscale, il reddito minimo, l’incandidabilità, i matrimoni gay, il consumo di suolo e le alleanze, il testo della lettera di Bersani contiene una informazione sinora rimasta inedita e riguarda il vero obiettivo di queste Primarie di coalizione e di questa campagna di registrazioni:

Tra le ragioni che mi hanno indotto a volere fermamente le primarie c’è la costituzione di un Album degli elettori dei democratici e dei progressisti. Proprio in questi giorni stiamo lavorando con tutte le nostre energie e con il contributo di migliaia di volontari alla realizzazione di questo obiettivo e spero di poter contare anche sul vostro aiuto. Nelle mie intenzioni questo Album potrà costituire la base, messa a disposizione di tutti gli iscritti al Partito democratico, per favorire iniziative di democrazia partecipativa simili a quella promossa dal Comitato ReferendumPd che potranno avere nella piattaforma web il luogo privilegiato di attuazione. (Prossima Italia|La risposta di Bersani).

Se ci pensate, questo aspetto aiuta a comprendere un’altra differenza fra Bersani e Renzi. Renzi è quello che usa il web come strumento di marketing politico, Bersani – che è pur sempre quello che chiamava internet “quell’ambaradan lì” – pensa di far emergere, attraverso la registrazione all’albo degli elettori, una platea di cittadini partecipativi da coinvolgere nelle scelte del partito. Qualcuno potrà obiettare che Renzi ha accolto le proposte del web nel proprio programma. Chi si ricorda di #wikiPD? Era una iniziativa lanciata dal Big Bang di Renzi. Fare una wiki del PD significava allora come oggi cominciare da uno spazio vuoto, dalla pagina bianca ed essere aperti alla collaborazione e alla condivisione. Renzi che fece? Era il tempo della Leopolda 2011 e il sindaco di Firenze pubblicò sul sito di Big Bang un documento programmatico che poteva soltanto essere discusso.Non c’era proprio nessuna wiki. Questo atteggiamento, già nell’Ottobre dello scorso anno, era risultato essere un segnale, una indicazione di una propensione a usare il web più come proscenio che come luogo di confronto. Oggi, con l’iniziativa dell’associazione Big Bang (che poi vuol dire Renzi medesimo) e l’apertura di ben due siti web con l’obiettivo di raccogliere nominativi di partecipanti esclusi da usare – questo lo scopo finale – domenica sera al fine ultimo di contestare il voto, Renzi ha confermato questa impressione.

Fuorionda M5S: da Grillo+Casaleggio accuse a Telese, e il complotto è servito

Eh sì, l’autore di tanti post neocomplottardi è sempre lì. Firma con i riccioli grigi ma porta anche gli occhiali alla John Lennon. Una mente fervida, fantasiosa, ma anche oscura poiché riesce a trasformare in dietrologia anche le vicende più trasparenti di questo mondo. E’ stata fatta una intervista, poi il giornalista ha pescato il fuori onda, stop. Qualcuno aveva delle cose da dire e le ha dette. Cose sacrosante, fra l’altro. Mi chiedo perché non si risponde nel merito alle critiche (non volute) di Giovanni Favia.

Sul blog di Grillo compare l’articolo di un giornalista freelance, tale Maurizio Ottomano, che però è un affiliato al movimento pertanto la sua penna non è propriamente libera ma è una penna che tende a compiacere il capo. Nel lungo articolo, Ottomano rivela quella che è solo una sua impressione e che tale rimane, nonostante egli tenti in un certo qual modo di fornirci la prova provata di quel che dice: e cioè che Luca Telese e Formigli erano d’accordo, che Telese è un nemico del M5S perché si è venduto ai partiti e persino a Montezemolo. La verifica dei fatti, il nostro Ottomano, l’avrà certamente fatta ma non ce ne lascia alcuna evidenza:

Il sito è registrato a nome di Tommaso Tessarolo,definito come da suo blog, “il più giovane dirigente della storia del gruppo Fininvest” ed ex-consulente strategico per la TV Digitale Mediaset, nonchè direttore di Current TV Gruppo Sky [primo errore, Current tv non è del gurppo Sky ma è la tv di Al Gore]. Nella Pubblico Edizioni srl troviamo poi l’avvocato Feverati, che lavora per l’agente di Telese: i tre hanno insieme il 51% delle azioni della società. Il rimanente 49% è diviso tra Lorenzo Mieli, produttore televisivo (X-Factor) e cinematografico, figlio di Paolo Mieli nonchè fidanzato di Clementina Montezemolo, figlia di Luca Cordero. Con Lorenzo Mieli anche Marco Berlinguer (ex-Liberazione), figlio di Enrico e fratello della compagna di Telese, Laura Berlinguer. All’interno della società anche Mario Adinolfi*, giornalista saltato da Radio Vaticana al TG1, all’attivismo prima nella DC e poi nel PPI, per essere ora deputato in carica nel PD di Bersani con l’appoggio di Franceschini. In più, varie firme del giornalismo italiano tra cui lo stesso Corrado Formigli e Francesca Fornario ex “L’Unità”, che accusò duramente Daniele Luttazzi di plagio nel 2010 decretando praticamente la fine della carriera televisiva. Alla fine, di potenziale distanza dalla logica della partitocrazia, non se ne vede poi molta.

Telese, su Pubblico, si è fatto lunghe risate. Ed ha abbattuto il siluro di Grillo-Casaleggio-Ottomano con queste fantastiche parole:

il 5% di pubblico appartiene a una societá di produzione mediale di cui è amministratore Lorenzo Mieli. Ovvio che per Grillo sia l’emanazione del padre, Paolo, e – addirittura – l’anello di congiunzione con ben due temibili poteri forti contro di lui: l’Rcs e Montezemolo. Qui mi sono messo le mani nei capelli: perchè il giorno in cui lasciai il Fatto, Cinzia Monteverdi, amministratrice di quel giornale, urlava per i corridoi: “Ho parlato con Paolo Mieli… Mi ha detto che se suo figlio mettte un solo centesimo in quel giornale lo prende a calci in culo” (Pubblico.it).

Ottomano scrive che Telese sapeva dell’imminente scoop e ciò sarebbe dimostrato dal fatto che Pubblico scriveva del caso Favia già alle 22.23 quando il pezzo sarebbe andato in onda alle 22.27. Un dato inoppugnabile, si direbbe. Eppure mi viene da ridere lo stesso. Poiché è facilmente dimostrabile il contrario. Ma la parte migliore viene quanto Ottomano scrive di Favia e del corso audiovisivo che avrebbe frequentato anni addietro (nel senso: non poteva non sapere). Ecco spiegato l’arcano. Perché fin da oggi pomeriggio, almeno, qualcuno cercava sul web notizie del “curriculum Favia”. Dico questo perché queste parole risultano essere state impiegate sul web per fare ricerche sul consigliere regionale. Su Yes, political! si è parlato spesso di Favia ed ecco che una delle pagine che ho scritto è stata indicizzata da un motore di ricerca. La parola chiave risulta fra quelle che hanno portato traffico su questo sito. Strano, vero?

Fra le parole chiave che hanno portato traffico a questo sito, oggi, le parole “curriculum giovanni favia” e “notizie giovanni favia”, segnale forse che qualcuno sta cercando scheletri negli armadi.

Ed infatti, nel pezzo di Ottomano si specifica proprio la parola curriculum:

Favia non è lo sprovveduto che pensiamo in balia del giornalista cattivo e di una tecnologia sconosciuta. Non è un’anziana signora ottantenne, ignara di qualsiasi marchingegno elettronico, con il panico da telecamera e la voglia di salutare a casa. Il nostro Favia è abituatissimo alle interviste, dato che il suo presenzialismo in TV ormai è noto a tutti ma, soprattutto, conosce benissimo le dinamiche audiovisive! Infatti il suo curriculum recita tra l’altro:
– nel 2003 frequenta il corso professionale di tecnico di produzione audiovisive
– direttore della fotografia, titolare ditta individuale per la produzione di materiali audio-visivi e cinema indipendente.
Niente di meno! E’ questa sarebbe la persona che pensava di parlare ad un microfono spento?

Un’altra prova provata della colpevolezza di Favia è proprio la sua collateralità con Valentino Tavolazzi, l’espulso eccellente, il sovversivo che durante l’incontro di Rimini “discusse di opzioni come togliere il nome “beppegrillo” dal logo, aumentare le legislature possibili a più di due, accettare anche ex-appartenenti a partiti politici”. Fatti gravissimi, senz’altro. Naturalmente il movente di questa storia “così ben congegnata” è da ricercarsi nella fine di mandato, che per Favia è imminente, essendo egli alla seconda legislatura – ma questi da quando cominciano a contare? Favia è alla prima legislatura in Regione, in Comune a Bologna ne avrà fatta mezza – e pertanto sotto sotto deve esserci senz’altro la promessa di un “do ut des”, una dare avere – tu mi sputtani il Grilloleggio e io ti candido alle prossime elezioni. Il partito coinvolto, manco a dirlo, il Partito Democratico.

Formigli ha smentito qualsiasi coinvolgimento di Telese. Nessuno conosceva il contenuto del servizio di Pecoraro.

Ma naturalmente fra i grilloleggi il complotto è una malapianta che attecchisce subito. E’ proprio ciò che vogliono sentirsi dire. Il cibo che desiderano ingoiare:

Se credete come @GabirPepi alle fesserie Ottomane, non leggete più questo blog, grazie.