Uguaglianza, Individuo e le prospettive errate

No. Non credo, come scrive Giulio Del Balzo su Europa (rubrica Leopolda, di chiara provenienza http://www.europaquotidiano.it/2013/09/12/cuperlo-non-dimenticarti-dellindividuo/), che il “nostro” (nostro, ovvero del Partito Democratico) “obiettivo deve consistere nella convivenza pacifica e felice tra ineguali, perché la diversità è l’essenza stessa dell’umanità”. L’autore qui parla da una prospettiva prettamente economica: la diseguaglianza di cui sopra è soprattutto materiale, di possesso, fin quasi di reddito. E ritengo ancor più profondamente sbagliato metterla al centro di una azione politica.

L’errore compiuto da Del Balzo è duplice: da un lato prende in considerazione il vecchio – vecchissimo – archetipo della contrapposizione fra individuo e Stato (fra iniziativa economica privata e iniziativa pubblica); dall’altro assegna al Mercato quel ruolo di regolatore automatico della ricchezza che sappiamo non ha o ha molto raramente e in certe condizioni (per esempio, la libertà di accesso alle risorse). Ebbene, l’individuo preso astrattamente può funzionare nel discorso di Del Balzo, ma cade a pezzi nella realtà fattuale poiché l’individuo è tale per la sussistenza delle relazioni sociali. Ed è la società l’obiettivo a cui deve guardare uno Stato. Non si tratta di mera attenzione per gli ultimi, si tratta invece di rendere l’ambiente sociale adeguato alla partecipazione di tutti. Partecipazione al lavoro, alla distribuzione meritocratica della ricchezza, alla salvaguardia del sé stesso e di chi lo circonda (dalla malattia, dalla vecchiaia, dalla inabilità). Non si tratta di confinare l’azione dello Stato in un ambito ristretto; non si tratta di ricadere nella dicotomia Stato minimo-Stato massimo. Si tratta di agire sulle opportunità. E’ questa l’eguaglianza di cui parliamo. Opportunità, accesso, distribuzione, condivisione.

Del Balzo scrive: “La libertà economica è uno dei fondamenti della democrazia: un mercato aperto, concorrenziale e liberale è quanto di più eguale e dignitoso a cui i cittadini possano aspirare. Dobbiamo mirare a garantire la libertà di mercato, combattendo i monopoli che lo ingessano, l’eccessiva pressione fiscale e il corporativismo sfrenato che sta divorando il nostro Paese”. Sarà certamente venuto a sapere che i mercati non sono mai liberi, aperti, concorrenziali se lo Stato non interviene con lo strumento normativo. Le distorsioni sono sempre presenti, poiché il mercato replica esattamente le posizioni di potere della società: il mercato è immerso nella società, è immerso nelle relazioni (che sono l’ambito della diseguaglianza – è noto che chi ha più capitale relazionale, ha maggiori opportunità di trovare lavoro, per esempio); non può prescindere da esse e non può fare che rafforzarle. Si prenda, a paradigma, la crisi finanziaria 2007-2013: essa ha messo in luce le storture di un mercato finanziario in cui regna l’asimmetria delle informazioni – gli attori del mercato non sono tutti pienamente ed adeguatamente informati circa i rischi delle operazioni: c’è qualcuno che conosce il meccanismo, qualcuno che lo subisce. Se non ci fosse lo Stato (e il debito pubblico), il sistema finanziario occidentale sarebbe steso ko come un vecchio pugile. Lo Stato ha salvato le banche, l’iniziativa privata ed egoistica della creazione di denaro dal denaro. In questo senso, l’iniziativa individuale ha fallito. Si è trasformata in un potente virus distruttivo, volto soprattutto ad annientare la pacifica convivenza.

Qualcosa circa l’uguaglianza che dovete sapere: http://www.ciwati.it/2013/06/14/un-po-di-uguaglianza/

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Il ballo della Troika e la Slovenia

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Sembra che fra i due milioni di abitanti della Slovenia non siano molto chiare le conseguenze dell’incontro fra il neo Primo Ministro Alenka Bratusek e José Manuel Barroso, avvenuto ieri a Bruxelles. Bratušek è divenuta Premier il 20 marzo 2013, dopo il voto di sfiducia parlamentare al governo di Janez Janša. È la prima donna a svolgere l’incarico di Primo ministro in Slovenia. Le condizioni economiche del paese sono abbastanza gravi tanto da far prospettare il ricorso agli strumenti di difesa della Zona Euro. Ma le due principali testate giornalistiche online, Vecer e Primorske Novice, non aprono le home page con titoloni della famigerata serie ‘Fate presto’ e simili. La politica ha il suo spazio, fra le altre notizie, nelle slide riassuntive degli eventi di giornata, ma nessun allarme rosso. Eppure il paese è prossimo candidato al commissariamento della Troika, poche settimane dopo Cipro. L’edizione cartacea di Primorske Novice apre con un titolo molto rassicurante: “Europa ritiene che non sarà necessario l’aiuto della Slovenia”. Ma noi tutti conosciamo cosa è il “ballo della Troika”[1].

L’incontro con Barroso è stato seguito da una serie di commenti che purtroppo siamo molto abituati ad ascoltare: la Slovenia “non ha chiesto aiuti”, “non ha bisogno di aiuti” ma “siamo molto preoccupati della sua stabilità” e “il nuovo governo non solo dovrebbe attuare riforme, ma deve costruire un consenso nazionale per attuare queste riforme” (sono le parole esatte di Barroso, ndr.). Di cosa si tratta? Ma naturalmente di privatizzazioni, di compressione salariale ottenuta con una maggiore tassazione, di una riforma del sistema bancario, di riforma pensionistica, di riforma costituzionale con l’inserimento della norma sul pareggio di bilancio. Ricetta nota.

I sindacati, scrivono su Primorske Novice, non consentiranno queste riforme ma, aggiungono, i soldi per pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici potrebbero non essere sufficienti a coprire l’intero anno. Vecer riporta – a metà home page – le parole di Olli Rehn secondo il quale la situazione slovena è “grave”. Rehn afferma, tuttavia, che “non si tratta di un passo verso un programma di aiuti ma è necessario intendere il messaggio di oggi come una chiamata necessaria per la Slovenia e gli altri Stati con gravi squilibri di suscitare azioni decisive per invertire la tendenza negativa”. Ma l’Institute of International Finance (IIF), sollecita la zona euro a garantire alla Slovenia un prestito di precauzione, in modo da evitare qualsiasi successivo ampliamento dell’assistenza finanziaria.

La storia slovena degli ultimi mesi ricorda molto i fatti italiani del 2011. Un primo ministro accusato di corruzione (Janša), una veloce crisi parlamentare e un nuovo governo che nasce con una agenda politica scritta a Bruxelles:

Dopo le elezioni del 2011 Janša fu eletto nuovamente Primo Ministro con l’appoggio di 5 partiti, nonostante il parere contrario del Presidente della RepubblicaDanilo Türk dovuto al processo per corruzione in corso contro di lui. Nel gennaio 2013 Janša fu accusato di corruzione da parte della Commissione per la Prevenzione della Corruzione. Gli alleati di governo della Lista Civica chiesero le sue dimissioni da Primo Ministro; dopo il rifiuto di Janša, tre partiti lasciarono la coalizione di governo e il 27 febbraio2013 il governo è stato sfiduciato dall’Assemblea Nazionale. In seguito alla formazione del governo Bratušek il 20 marzo 2013 Janša è tornato membro dell’opposizione (Wikipedia).

La situazione economica e finanziaria è però differente da quella italiana. Lo squilibrio delle finanze pubbliche è stato causato non dal debito pregresso ma dai salvataggi delle banche.  Attualmente il debito/pil è al 52%, ma le scelte di oggi lo spingeranno ben oltre il 100% già nel 2020:

[è previsto] un incremento della disoccupazione che dal valore medio del 5,8% del periodo 2003-2008 è prevista arrivi al 9,8% nel 2014. E il bilancio pubblico segue. Il deficit/Pil a seguito della correzione approvata, dovrebbe arrivare al fatidico 3% l’anno prossimo, a fronte però di un aumento del debito pubblico che arriverà lo stesso anno al 61% del Pil (formiche.net).

[1] Il ballo della Troika è lo stillicidio di dichiarazioni, spesso in contraddizione fra di loro, sull’esigenza o meno di aiutare finanziariamente un paese della Zona Euro.

Il salvataggio di Cipro innesca la nuova crisi dell’Euro?

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Ecofin e FMI salvano Cipro dalla bancarotta con 10 miliardi di Euro condizionati all’approvazione di una nuova tassa una tantum applicata come prelievo forzoso direttamente sui conti correnti delle banche del paese. Si tratta del 9.90% per quei depositi che superano i 100 mila euro e del 6.75% per tutti gli altri conti. La corsa agli sportelli era già cominciata venerdì ma il governo ha disposto la chiusura delle banche fino a martedì. I correntisti potranno ritirare tutti i soldi, a parte il 10% sottoposto a tassazione.

Stando alle informazioni che circolano oggi sui social network, la Banca nazionale Greca avrebbe inviato a Cipro un aiuto di 4/5 miliardi di euro per fronteggiare l’assalto agli sportelli.

http://twitter.com/FGoria/status/313282765040803840

Londra ha annunciato oggi di essere pronta a fornire aiuto ai cittadini inglesi presenti sul territorio cipriota – si tratta soprattutto di militari:

George Osborne: “Quel che posso dire della situazione di Cipro è prima di tutto che non faremo parte del piano di salvataggio, perché David Cameron ci ha chiamati fuori su questi euro-salvataggi quando è diventato primo ministro.

“In secondo luogo, le banche cipriote in Gran Bretagna non saranno escluse da questa tassa sulle banche. Si tratta di una situazione molto difficile per le persone che vivono a Cipro.

“Ma io posso dire che per le persone che servono nella nostra missione militare e per i civili al servizio del nostro governo a Cipro – là abbiamo basi militari – ci accingiamo a rimborsare questa tassa. Le persone che stanno facendo il loro dovere per il nostro paese a Cipro saranno protette da questa imposta cipriota” (Guardian.com).

La nuova tassazione, per essere effettiva, necessita del voto del Parlamento cipriota. Ma su tale provvedimento non sembra esserci comune concordia nelle forze politiche tanto che il voto è stato posticipato a domani:

Schulz, presidente del Parlamento europe, viste e considerate le difficoltà nell’approvare tale durissima imposizione, propone di mettere un tetto alla tassazione, che a suo avviso non deve essere più di 25.000 euro:

L’accordo con le istituzioni europee (Ecofin) e il Fondo Monetario Internazionale prevede anche l’aumento delle imposte sulle imprese di un punto percentuale nonché una ristrutturazione bancaria. Ma se Cipro non vota il pacchetto di provvedimenti, rischia di uscire dall’Euro, con pesanti ripercussioni su tutto il sistema:

Questa pratica, la tassazione una tantum sui conti correnti, potrebbe divenire uno standard nelle operazioni di salvataggio dell’Eurozona. Il presidente dell’Eurogruppo, l’olandese Dijsselbloem, non lo esclude:

Intanto c’è preoccupazione per l’ordine pubblico a Nicosia:

In Germania l’antieuro si fa partito

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Oramai è opinione comune il fatto che la cura tedesca per la crisi del debito è tale da ammazzare il paziente. Le regole che l’Unione Europea si è data per ravvicinare le politiche finanziarie non erano frutto di decisioni prese ‘in prossimità’ del cittadino europeo, bensì nei lontanissimi palazzi a Bruxelles. Il Parlamento Europeo è percepito più come una fabbrica di burocrazia, che come il luogo della rappresentanza popolare. Senza discussione, l’euro è non solo una moneta senza Stato, ma è anche una moneta senza popolo.

A Sud, nei paesi soggetti alle stringenti regole della Trojka, esplode la crisi, la disoccupazione; il malcontento sociale, e addirittura la miseria, riesce a coinvolgere pure il ceto medio. I PIIGS muoiono sotto il peso del loro debito a causa dei tagli alla spesa operati dai governi ‘fedeli alla linea’ di Bruxelles, che è poi quella linea economica che subodora della ideologia tedesca della ‘svalutazione salariale’ (una svalutazione interna eseguita con la compressione dei salari a sua volta ottenuta con una maggiore tassazione – specie quella ‘erga omnes’ come l’IVA – o con dei tagli effettivi alla quota salari, come è avvenuto in Grecia). La cura da cavallo è tale da schiantare le economie dei paesi dell’eurozona. E’ una ricetta profondamente sbagliata. Di base contiene l’idea che l’inflazione sia un male assoluto da combattere con ogni mezzo. La fede nell’indicatore macroeconomico rende ciechi. Nei paesi del sud Europa non c’è inflazione, se non quella importata con i prodotti petroliferi. Senza inflazione, l’economia è costretta a contrarsi. La mano pubblica usa il raccolto della tassazione per coprire un debito garguntesco, non investe e non paga i fornitori. A catena si innesca la chiusura delle aziende e la disoccupazione.

Questa è la realtà in paesi come Spagna, Portogallo, Italia e Grecia. In Germania, invece, l’opinione pubblica è terrorizzata di dover rinunciare alla propria ricchezza per pagare il debito dei ‘maiali’. Così la politica cieca di Merkel e della Buba, che in realtà uccide l’Unione monetaria, in patria è intesa come pericolosamente europeista. Un paradosso. In vista delle elezioni di settembre 2013, la tensione contro l’euro è destinata ad aumentare. Tanto che è nato un partito antieuropeista chiamato ‘Alternativa per la Germania’:

A guidare il nuovo partito tedesco, che raccoglie l’eredità del partito euroscettico “Liberi elettori”, c’è l’economista Konrad Adam e l’ex numero uno della Cancelleria del Lander Assia, Alexander Gauland. Il fondatore di “Liberi Elettori” Hans Olof Henkel è infatti uno dei firmatari del nuovo partito, convinto sostenitore del separatismo, tanto che ha spesso auspicato la creazione di un’Europa del nord ed un’Europa del Sud (L’euroscetticismo approda in Germania. Nasce il partito separatista).

Uno dei fondatori del movimento è un giornalista, Konrad Adam. E’ stato redattore della FAZ. Oppure troviamo l’ex sottosegretario del Primo Ministro democristiano dell’Assia, Alexander Gauland. Adam è nato nel 1942, Gauland nel 1941. E’ un partito di signori attempati, di anziani teorici del nulla. Hans-Olaf Henkel, altro fondatore, ex presidente della Confindustria tedesca e forse figura di spicco del movimento/partito, è anche lui nato nel 1940. E’ stato colui che per primo è giunto a teorizzare, nel Novembre 2010, una suddivisione dell’eurozona a due velocità: un euro forte del nord (per i paesi quali Germania, Benelux, Austria, Finlandia e Irlanda, ritenuti in grado di rispettare la disciplina finanziaria), un euro debole per i paesi del sud, capeggiati dalla Francia (!). Henkel considera i trattati sullo scudo dell’euro come dei veri e propri colpi di Stato, aperte violazioni dei trattati istitutivi dell’eurozona.

E’ evidente anche nel linguaggio la profonda cesura fra nord e sud Europa. A nord le novità in politica provengono da attempati signori che gridano al colpo di Stato per quei deboli tentativi di istituire una politica comunitaria in materia di finanza pubblica; a sud le piazze e le istituzioni sono presi d’assalto (democraticamente e non) dai giovani senza lavoro, prime vittime della crisi. In entrambi i casi chi va in fiamme è la casa comune europea.

Mps, Monti bond e la campagna elettorale

MPS

Infografica ANSA

Lo scandalo Mps ha radici molto profonde. Il sindaco di Siena, Ceccuzzi (PD), si dimise a metà Maggio 2012 dopo esser stato sfiduciato sul voto della legge di bilancio da parte della fazione PD facente capo ai ‘popolari’ della ex Margherita, per intenderci la corrente di Franco Marini. In realtà, la crisi del ‘sistema Siena’ comincia a fine 2011 quando emersero “tutte le difficoltà della Fondazione Mps, schiacciata da un indebitamento allora pari a circa un miliardo di euro e con la quasi totalità delle azioni del MONTE date in pegno alle banche a fronte dei prestiti” (Archivio La Stampa). I mercati finanziari, a inizio 2013, invece tendevano a scommettere sul risanamento di Mps da parte del nuovo management guidato da Alessandro Profumo.

09-01-13: Banca Mps ha chiuso le contrattazioni odierne a quota 0,29 euro, in rialzo del 4,45%, a fronte di un progresso limitato all’2,21% per il Ftse Mib. Segno evidente che, dopo la pausa di riflessione di ieri (-1,24%) hanno ripreso vigore gli acquisti.
Di sicuro, un peso in questo rally lo ha avuto il ritorno di fiducia sulla società grazie al calo del rendimento del Btp, sceso oggi sotto il 4,30% nella versione decennale: a fine settembre la banca registrava titoli di Stato per 25 miliardi di euro, con una forte esposizione sulle scadenze lunghe (huffpost.it).

E’ normale che il calo dello Spread Btp-Bund abbia giovato a Mps, avendo in pancia tutta quella scorta di titoli del Tesoro. Venticinque miliardi di euro che Mps ha dato allo Stato mentre sono 3,9 i miliardi ritornati con i Monti-bond. Il prestito del governo è stato votato a Dicembre con un emendamento alla legge di Stabilità. In precedenza, Mps aveva usufruito anche dei Tremonti-bond, per una cifra pari a 1,9 miliardi di euro. Si tratta di due strumenti diversi, frutto di provvedimenti normativi diversi. In particolare, i Tremonti-bond hanno la caratteristica di poter essere ripagati in forma ‘ibrida’, a scelta con azioni oppure obbligazioni. A seconda delle richieste della banca. E sono perpetui.

Questi aspetti, nei Monti-bond, vengono inizialmente recepiti. Il 17 dicembre scorso, Mario Draghi fa pervenire il proprio parere, nella veste di presidente della BCE, al governo e al ministro Grilli. La censura di Draghi, però, colpisce esattamente quella parte di normativa che i Monti-bond ereditano dai Tremonti-bond: appunto, la perpetuità e la caratteristica ibrida.

L’Eurotower non ha mancato di rilevare entrando nel merito dell’emendamento governativo alla legge di Stabilità per esprimersi a favore della trasformazione degli interessi dei Monti bond, il veicolo dell’aiuto di Stato, in nuove azioni della banca senese invece che in nuove obbligazioni […] il vantaggio del mancato ingresso dello Stato nella banca per gli attuali soci di Mps e, in particolare, il suo principale azionista, la Fondazione Mps di emanazione piddina, che non dovranno diluire le loro quote. A tutto svantaggio, oltre che del contribuente, dello stesso istituto di credito che, emettendo più bond, moltiplicherebbe gli interessi da pagare, limitando la capacità di generare capitale, in una spirale più simile a una catena di Sant’Antonio che a un risanamento (Wall Street Italia).

In sostanza, lo Stato emette il bond pro-Mps, la quale incassa subito promettendo di pagare interessi con tassi crescenti nell’arco degli anni. Solo per il 2012 si parla di 500 milioni di euro. Che Mps può non pagare effettivamente, ma lo farà emettendo un altro titolo di credito che lo Stato non incasserà mai, eccetera. Questa è la ‘formula alluga debito’ di cui parla Draghi e che invece Tremonti spiega in tv come una idea geniale. Il governo ha così corretto il tiro sulla base delle indicazioni della Bce e il Monti-bond prevede che:

Gli eventuali interessi eccedenti il risultato dell’esercizio, come definito al comma 3, sono composti mediante assegnazione al Ministero di azioni ordinarie di nuova emissione valutate al valore di mercato (art. 357, c. 3 – Legge 24.12.2012 n° 228 , G.U. 29.12.2012, altresì detta Legge di Stabilità 2013).

Una parte degli interessi viene monetizzata, l’altra parte, quella eccedente il risultato dell’esercizio, viene trasformata in azioni. Se il risultato dell’esercizio è negativo, tutto l’ammontare degli interessi viene trasformato in azioni ordinarie. Che passano nella mani del Tesoro. Questa è di fatto una ‘nazionalizzazione’ della Banca Mps. Tremonti ieri sera a La7 criticava i Monti-bond ma si diceva favorevole alla nazionalizzazione di Rocca Salimbeni. Una asincronia che è difficilmente spiegabile se non con una intenzione chiara di usare questo argomento per la campagna elettorale. Che Tremonti vuole costruire tutta intorno alla critica a Mario Draghi e a Mario Monti.

Osservate attentamente la scansione temporale. Mentre il governo inserisce l’emendamento salva-Mps nella legge di Stabilità e lo sottopone alla lettura di un Parlamento che subodora le elezioni anticipate, il duo Profumo-Viola, il 13 dicembre scorso, si fa inviare da Nomura la registrazione della conference-call avvenuta il 7 Luglio 2009 fra i vertici di Mps e di Nomura circa l’operazione di ristrutturazione del debito – in termine tecnico uno ‘swap’ – della Banca senese. Tutto ciò lo scrive il Fatto Quotidiano il 22 Gennaio 2013. Il medesimo giorno, Mussari si dimette dalla presidenza dell’ABI.

L’amministratore delegato, Fabrizio Viola, e il presidente, Alessandro Profumo, hanno scoperto solo il 10 ottobre 2012 un contratto segreto risalente al luglio 2009 con la banca Nomura relativo al derivato Alexandria. Quel contratto impone subito una correzione nel bilancio 2012 da 220 milioni, ma i consulenti di Pricewaterhouse ed Eidos stanno studiando per quantificare il buco reale che è certamente più alto: un autorevole ‘uomo del Monte’, sotto garanzia di anonimato, parla al Fatto di 740 milioni di euro. Il contratto (Mandate agreement) di 49 pagine in inglese è rimasto nascosto per tre anni e mezzo in una cassaforte del direttore generale Antonio Vigni, che lo firmò assieme all’ex capo della finanza Gianluca Baldassarri (Il Fatto Q).

Appena scoperto il contratto truffa, Viola chiede al governo di aumentare il prestito da 3,4 a 3,9 miliardi di euro. Il Monti-bond viene approvato in tutta fretta – con un emendamento! –  e Monti cerca addirittura di forzare la mano al Parlamento chiedendo la questione di fiducia (ottenuta in entrambi i rami del Parlamento, con quel giallo – quello della tentata sfiducia del segretario del PdL, Alfano, poi ritirata in maniera goffa con un cambio di rotta finora rimasto inspiegabile).

Draghi, per bocca della Bce – che con la nascita della Vigilanza bancaria unica che si appresta a diventare il principale organo di controllo anche delle banche italiane – fa sapere a Monti e Grilli che il governo avrebbe dovuto consultare Francoforte e tenere conto di questo parere prima di introdurre l’emendamento sui Monti bond nella Legge di stabilità (Wall Street Italia).

Draghi interviene pesantemente in questa vicenda. Nel correggere il governo sul provvedimento dei bond. E ora viene coinvolto nella polemica politica per la ‘mancata sorveglianza’. Ma anche Mario Monti sapeva. Grilli pure. Chi ha suggerito lo scoop a quelli de Il Fatto? Il governo? Monti non avrebbe di certo interesse a rivelare una vicenda che metterebbe in dubbio l’operato di Draghi in seno a Bankitalia.

Allora chi? I vertici di Mps? Profumo? Viola? E a che scopo?

Fiscal Cliff sempre più vicino

Armageddon delle tasse e dei tagli. In Italia potremmo chiamarlo ‘Agenda Monti’. Non è altro che un quadro normativo che impone il rientro dal deficit per gli Stati Uniti; una sorta di cura da cavallo, che però ammazza il cavallo e anche chi gli sta intorno. Il Fiscal Cliff è un complesso di norme che si è attivato automaticamente. Non è però una attivazione casuale. C’è un colpevole e si tratta di una certa commissione di esperti che entro la fine di Novembre doveva fornire le soluzioni normative per la riduzione del deficit di $ 1,2 trilioni in dieci anni. Questa commissione ha fallito il suo obiettivo, e pertanto una parte del Budget Control Act del 2011 ha “preso vita”. La parte che implica questa curva di rientro (parte in rosso):

Deficit_or_Surplus_with_Alternative_Fiscal_ScenarioIl meccanismo prende anche il nome di “sequestro del budget” o “sequestration”. La riduzione della spesa pubblica interesserebbe in parti uguali sia la Difesa che la spesa interna mentre un altro provvedimento legislativo, l’Affordable Care Act impone nuova tassazione per circa 250.000 dollari all’anno. Lo scenario alternativo può essere conseguito solo in seguito alla estensione della effettività del cosiddetto Bush Tax Cuts – il provvedimento che tagliò le tassazioni ai ricchi e che venne già rinnovato nel 2010. Senza accordo politico non si otterrà nulla. Ma è evidente che il disinnesco del Fiscal Cliff lascerebbe irrisolto il problema del debito americano. Guardate il grafico sottostante (indica l’andamento del rapporto debito/PIL federale dal 1940 ad oggi, con la proiezione sino al 2022):

Historic_Federal_DebtIn rosso potete apprezzare l’andamento del rapporto debito/PIL federale con il Fiscal Cliff applicato, in azzurro in caso di estensione del Bush Tax Cuts ed altri (per un elenco esaustivo dei provvedimenti che hanno generato la rupe fiscale, vi rimando alla più estensiva nota su Wikipedia U.S., http://en.wikipedia.org/wiki/United_States_fiscal_cliff pagina dalla quale provengono i grafici soprastanti).

Harry Reid, il leader dei senatori democratici, ha detto stasera che vi sono oramai poche chance per evitare il Fiscal Cliff sono quasi nulle, mentre lo speaker della Camera, John Boener, afferma che le proposte della Casa Bianca continuano a non essere serie.

 

Intanto consiglio questo blog per seguire passo passo gli aggiornamenti della situazione:

OCSE: Italia e la crescita che verrà (nel 2014)

I dati OECD (OCSE) indicano che la crescita economica per l’Italia avverrà, ma un po’ più tardi. Nel 2014! Il dato preso così come è stato divulgato dai giornali lascia un po’ perplessi, anche perché c’è chi (Monti) ha affermato che stiamo vedendo la luce in fondo al tunnel. Ecco, oggi sappiamo che il tunnel durerà per tutto il 2013. Ho scartabellato fra le serie storiche dell’OECD (qui) e ho ricavato il grafico che segue relativo all’andamento del GDP su base annua (Pil) italiano secondo il dato ufficiale (linea blu) e proseguendolo con le proiezioni OECD (linea rossa):

 

Come potete osservare voi stessi, la linea rossa valica lo zero soltanto alla fine del 2013. Se può consolare, l’ultimo trimestre 2012 dovrebbe essere il picco negativo della crisi, dopodiché dal 2013 avremo un trend di ripresa, pur con crescita negativa. Quello che dovrebbe preoccupare maggiormente, a mio avviso, è che l’OECD ha previsto un andamento della curva di crescita con pendenze decrescenti già a metà 2014.

Area arancio: Pil negativo ma con pendenze crescenti; area verde, Pil e pendenze crescenti; Pil positivo e pendenze decrescenti