Allarme sanitario: la Sindrome di Stoccolma ha contagiato il Mondo intero!

FONTE: Liberarchia

Secondo recenti studi dell’ OMS (Organizzazione Militanti Sovversivi) una strana epidemia si sta diffondendo a macchia d’ olio in tutto il pianeta, e credo ti convenga leggere attentamente questo testo, perchè molto probabilmente SEI GIA’ STATO CONTAGIATO PURE TU!

Per chi come me è del tutto ignorante in materia medica, la Sindrome di Stoccolma è una condizione psicologica nella quale una persona vittima di un sequestro può manifestare sentimenti positivi (talvolta giungendo all’innamoramento) nei confronti del proprio sequestratore.
E per quanto possa sembrare incredibile questa patologia è stata riscontrata in intere masse di individui che collettivamente manifestano simili sintomi.
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Ddl Gelmini, l’aiutino dei finiani a Mister Cepu

Fra gli emendamenti approvati ieri durante il dibattito in aula sul Ddl Gelmini di riforma dell’Università, ce n’è uno che viene definito ‘anti-parentopoli’. E’ opera del deputato PD Eugenio Mazzarella, ed è stato votato anche dai finiani. Certo la norma è stata poi in parte disinnescata da un controemendamento del governo che impedisce l’assunzione di parenti di docenti o di personale associato solo nell’ambito del medesimo dipartimento, mentre il testo Mazzarella puntava a escludere l’assunzione all’interno dell’intera facoltà.

Tuttavia, poco dopo, gli stessi finiani che si sono scagliati contro l’ignominia di ‘parentopoli’, hanno impiegato il loro dito per votare a favore di un altra norma che non esclude l’attribuzione di una quota del 20% del fondo ‘meritocratico’ per le università private alle università telematiche: deve essere il Ministero a decidere in merito. Presto pronta l’equazione: fra i finiani siede una certa Catia Polidori, che il giornale ItaliaOggi, per mano di Franco Adriano, ci ricorda essere cugina di tal Francesco Polidori, il presidentissimo di Cepu, fedelissimo berlusconiano ma a quanto pare con un piede in FLI:Conclude il giornalista di ItaliaOggi, media affine al governo, “d’altra parte tutti tengono famiglia”, e i finiani non fanno eccezione. Certo che è veramente difficile per i vari Granata, Briguglio, Bocchino spiegare il loro voto a una norma del genere. Chissà cosa hanno promesso quando sono saliti sul tetto de La Sapienza.

 

Ddl Gelmini, le foto della protesta – occupata stazione Termini a Roma

Stazione Termini, roma - studenti occupano i binari

 

L'assedio di studenti e manifestanti a Montecitorio (foto La Repubblica)

L'assalto ai blindati della Polizia (foto La Repubblica)

Ddl Gelmini al voto della Camera: i finiani si riallineano, gli studenti no

La protesta dei ricercatori raggiunge il CERN di Ginevra

Domani alla Camera è previsto il voto definitivo al DdL Gelmini, che contine norme in materia di riorganizzazione delle Università. In realtà il provvedimento è in larga parte e per aspetti sostanzili un “cavallo di Troia”: all’articolo 5 contiene una delega che incarica il governo di redigere altri ulteriori decreti legislativi “finalizzati a riformare il sistema universitario per il raggiungimento” di una serie di obiettivi quali:

  • introduzione di meccanismi premiali nella distribuzione delle risorse pubbliche
  • revisione della disciplina concernente la contabilità, al fine di garantirne coerenza con la programmazione strategica triennale di ateneo
  • introduzione di un sistema di valutazione ex post delle politiche di reclutamento degli atenei
  • revisione, in attuazione del titolo V della parte II della Costituzione, della normativa di principio in materia di diritto allo studio e contestuale definizione dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP) destinati a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano l’accesso all’istruzione superiore (art. 5, Atto Camera n. 3687).

Per i ricercatori, poi, il medesimo articolo 5 prevede, fra i principi di riordino che il governo è tenuto a seguire, la “revisione del trattamento economico dei ricercatori non confermati a tempo indeterminato, nel primo anno di attività, nel rispetto del limite di spesa di cui all’articolo 25, comma 11, primo periodo” (ibidem). Inoltre, nella predisposizione del piano triennale finanziario-patrimoniale che i senati accademici sono obbligate da questa normativa a preparare, deve essere previsto il riequilibrio dei “rapporti di consistenza del personale docente, ricercatore e tecnico-amministrativo, ed il numero dei professori e ricercatori di cui all’articolo 1, comma 9, della legge 4 novembre 2005, n. 230, e successive modificazioni”; la mancata adozione, parziale o totale, del predetto piano comporta “la non erogazione delle quote di finanziamento ordinario relative alle unità di personale che eccedono i limiti previsti” (ibidem). In poche parole, i Rettori sono obbligati a licenziare i ricercatori, i docenti, il personale tecnico-amministrativo che considerano in eccesso, altrimenti niente finanziamenti dallo Stato.

E gli studenti? Lo studente rappresenta una risorsa per l’Università, ma nel testo della riforma Gelmini, essi compaiono come un costo. Le Università sono obbligate a introdurre un “costo standard unitario di formazione per studente in corso, calcolato secondo indici commisurati alle diverse tipologie dei corsi di studio e ai differenti contesti economici, territoriali e infrastrutturali in cui opera l’università” (ibidem). A questo costo standard è collegata l’attribuzione all’università di una percentuale della parte di fondo di finanziamento ordinario non assegnata.

Le proteste dei ricercatori e degli studenti hanno oggi raggiunto il duomo di Milano e persino il CERN di Ginevra. Domani il dibattito in aula sarà seguito dagli studenti in mobilitazione, riuniti in un sit-in davanti a Montecitorio. Non ci sarà alcuna sorpresa da parte dei finiani: lo stesso Fini ha definito questa riforma come la migliore mai fatta da questo governo, il che la dice lunga sul tenore delle altre riforme.

Su questo blog, la diretta streaming dall’aula della Camera dei Deputati.

Boccia boccia il corteo Fiom, Bersani no: il PD nella bufera

Francesco Boccia è il coordinatore delle commissioni economiche del Pd; è stato l’avversario di Vendola alle primarie in Puglia, perdendo, due volte. Boccia oggi aveva da togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Strano prendersela con il corteo Fiom, lui, che dovrebbe essere un dalemiano doc. Si direbbe che un dalemiano debba avere a cuore le sorti della sinistra, soprattutto del sindacato. Dovrebbe certamente non osteggiare la piazza, poiché là solitamente scendono i lavoratori, e allora è utile non metterseli contro, no? Invece oggi scopriamo che Boccia non è più dalemiano, bensì lettiano: strani effetti delle correnti.

Boccia ha avuto qualche prurito sapendo che i lavoratori non sono stati lasciati soli. La manifestazione Fiom è stata appoggiata, da settimane, da intellettuali (girotondini con Flores D’Arcais e il famoso appello di Hack, Camilleri, Don Gallo), da partiti come SeL, IDV, Rifondazione Comunista, ecc. Il PD ha scelto per “l’appoggio esterno”: in piazza vi era Fassina, il responsabile Economia e Lavoro del PD, braccio destro di Bersani. Insomma, Bersani inviando Fassina ha voluto mandare un segnale chiaro a Fiom e alla CGIL. Anche al suo stesso partito. Il PD c’è, anche se non si vede.

Invece Boccia se l’è presa con “gli intellettuali”, quelli con l’auto blu, i politici con la pensione:

Comprendo i deputati ex sindacalisti ma sono nauseato dalle finzioni, di veder sfilare per qualche ora intellettuali che guadagnano milioni di euro l’anno, exdeputati che vivono con il vitalizio e politici che dopo la sfilata e la passerella davanti alle tv tornano a casa con le loro auto blu (AGI – Diritto Oggi).

Solo stamane, Fassina scriveva su L’Unità “aderire no, ma partecipare si”. Riconoscendo che i “movimenti non violenti e democratici sono linfa vitale per un partito di popolo”, Fassina ci spiega che il PD è “il partito fondato sul lavoro”, ma la rincorsa di domande di rappresentanza parziali (l’appoggio a Fiom) indebolirebbe la funzione di proposta generale (l’essere un interlocutore valido per Confindustria una volta che il PD sarà al governo). Il dilemma è risolto con la formula dell’esserci senza farsi vedere. Un PD in borghese, infiltrato fra gli operai, insomma. Però Boccia è infastidito dall’ipocrisia di questi intellettuali e di ex deputati (Ferrero? Diliberto?) con il vitalizio. Certamente uno sfogo comprensibile e condivisibile, se Boccia fosse sceso in piazza, se Boccia avesse fatto veramente le battaglie insieme alla Fiom. Se Boccia si fosse speso sino al midollo per i diritti dei precari. Ma non mi risulta che questo sia avvenuto. Perciò la sua polemica è sterile. Forse che i lavoratori metalmeccanici dovevano scendere in piazza da soli? Meglio isolarli?

Bersani, come la scorsa domenica con Fassino, è dovuto intervenire per correggere – indirettamente –  la dichiarazione di Boccia:

L’unita’ del mondo del lavoro e’ una energia indispensabile per costruire un’alternativa di governo che davvero metta al centro delle politiche economiche l’occupazione che e’ l’assoluta priorita’ per il Paese (AGI News On).

Il richiamo all’unità, dico io, valga anche per il PD.

 

 

Oui, la Gauche! Italia e Francia sindacati in piazza

La crisi non c’è ma in Europa si riempiono le piazze. E’ un Ottobre rosso. In Italia, la manifestazione della Fiom in difesa del Contratto Nazionale, della democrazia e dei diritti dei lavoratori, conta da sola almeno più di cinquecentomila persone. Un corteo infinito, che Piazza S. Giovanni stenta a contenere. In Francia, la manifestazione generale del sindacato contro la riforma delle pensioni voluta dal governo e dal presidente Sarkozy – pensate, si tratta dell’aumento dell’età pensionabile da 60 anni a 62… Si sono così svolte manifestazioni in tutto il paese: Le Monde parla di tre milioni di persone.

foto di Le Monde e La Repubblica

Collegato Lavoro, il governo ci riprova con l’arbitrato

Il Collegato Lavoro, la legge che modifica la disciplina del licenziamento, già rimandata alle Camere dal presidente della Repubblica Napolitiano, approda al Senato nella sua seconda formulazione con altre modifiche apportate dal Governo in senso peggiorativo rispetto al testo come emendato dalla Camera nella seconda rilettura. In particolare, l’intento del relatore di maggioranza (PdL), Maurizio Castro, è puramente orientato a restaurare il testo originale dell’articolo 31, comma 9, relativo all’Arbitrato, cancellando la modifica ottenuta dal Pd nel passaggio alla Camera con il cosiddetto emendamento Damiano (PD).

Il PD alla Camera, infatti, era riuscito con la piccola modifica di una parola a cambiare di senso l’intero articolo:

L’emendamento si riferi[va] all’articolo 31 del testo e in particolare al nono comma. Nella versione precedente si affermava che “le commissioni di certificazione accertano l’effettiva volontà delle parti di devolvere ad arbitri le controversie che dovessero insorgere in relazione al rapporto di lavoro”; il testo dell’emendamento sostituisce alle parole “che dovessero insorgere” con “insorte”, pertanto la nuova formulazione della norma delimita l’arbitrato solo alle controversie passate e non a quelle eventuali e future, com’era nelle intenzioni precedenti. In questo modo ogni lavoratore potrà o meno scegliere l’arbitrato solo dopo che la controversia sarà sorta e non all’inizio del suo rapporto di lavoro (Emendamento 31.33 al ddl C.1441-QUATER-D [Collegato Lavoro – rinviato dal Presidente).

L’articolo 31, comma 9 diventava così il comma 10, con il seguente testo:

10. In relazione alle materie di cui all’articolo 409 del codice di procedura civile, le parti contrattuali possono pattuire clausole compromissorie di cui all’articolo 808 del codice di procedura civile che rinviano alle modalità di espletamento dell’arbitrato di cui agli articoli 412 e 412-quater del codice di procedura civile, solo ove ciò sia previsto da accordi interconfederali o contratti collettivi di lavoro stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. La clausola compromissoria, a pena di nullità, deve essere certificata in base alle disposizioni di cui al titolo VIII del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, dagli organi di certificazione di cui all’articolo 76 del medesimo decreto legislativo, e successive modificazioni. Le commissioni di certificazione accertano la effettiva volontà delle parti di devolvere ad arbitri le controversie insorte in relazione al rapporto di lavoro. La clausola compromissoria non può essere pattuita e sottoscritta prima della conclusione del periodo di prova, ove previsto, ovvero se non siano trascorsi almeno trenta giorni dalla data di stipulazione del contratto di lavoro, in tutti gli altri casi. La clausola compromissoria non può riguardare controversie relative alla risoluzione del contratto di lavoro. Davanti alle commissioni di certificazione le parti possono farsi assistere da un legale di loro fiducia o da un rappresentante dell’organizzazione sindacale o professionale a cui abbiano conferito mandato (Legislatura 16º – Disegno di legge N. 1167-B/bis).

Castro invece corregge Damiano reintroducendo la formulazione originale del “che dovessero insorgere”; quindi la scelta del lavoratore di optare o meno per l’arbitrato in caso di controversie con il datore di lavoro deve avvenire all’inizio del suo rapporto di lavoro. Secondo il relatore, l’emendamento restaurativo ha l’avvallo del Ministro del Welfare Sacconi. Per il PD e i sindacati è assolutamente peggiorativo e non coglie in alcuna maniera i rilievi del Quirinale. Di fatto il governo, con gran sfoggio di arroganza, pretende di tornare in aula con il Collegato Lavoro nella sua forma originale, con addirittura alcuni cambiamenti ancor più restrittivi per chi intende ricorrere contro un ingiusto licenziamento:

  • Le clausole compromissorie vanno certificate dalle commissioni di certificazione […] Pena l’inefficacia dell’impugnativa
  • Il termine decorre dal deposito del ricorso alla cancelleria del tribunale;
  • [Per il licenziamento orale] il legislatore ha stabilito 90 giorni per rivendicare i propri diritti […] Se non sono indicati i motivi, il lavoratore ha 90 giorni per impugnarlo;
  • Il legislatore, in quest’ultimo caso, inverte l’onere della prova, stabilendo che spetta al datore
  • Co.Co.Co. – disinnescare il contenzioso sorto con la stabilizzazione delle collaborazioni coordinate e continuative: per poter accedere alla “sanatoria”, il datore di lavoro deve aver offerto entro il 30 settembre 2008 la stipula di un contratto subordinato anche a termine; dopo l’entrata in vigore del collegato lavoro, deve offrire di nuovo un’occupazione a tempo indeterminato – qui la novità – «in mansioni equivalenti a quelle accertate» (Ricorso entro 90 giorni sul licenziamento a voce – Il Sole 24 ORE)
l relatore di maggioranza (Pdl) Maurizio Castro ha proposto dicancellare la modifica ottenuta dal Pd nel passaggio alla Camera del Collegato Lavoro con l’emendamento Damiano (Pd).