Iraq | La pulizia etnico-religiosa di Isis

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L’azione di Isis nella provincia di Mosul sta determinando l’esodo di migliaia di cittadini iracheni di religione cristiana. Si tratta di una vera e propria strategia di pulizia etnico-religiosa in quello che – nei piani di Isis – è un processo di formazione di uno nuovo Stato Islamico fra Iraq e Siria. Joseph Thomas, arcivescovo di Kirkuk e Sulaymaniyah, ha riferito al quotidiano online kitabat.com che si tratta di “un disastro”, che la situazione è tragica:

decine di migliaia di residenti terrorizzati sono fuggiti, e nel momento in cui stiamo parlando, la situazione non può nemmeno essere descritta” , ha detto Thomas, “Le città di Qaraqosh e Bartella e Karamles sono state abbandonate definitivamente dalla popolazione dei cristiani, anche a piedi, o con dei veicoli, per raggiungere il checkpoint in Erbil ed entrarvi […] Abbiamo avuto quattro morti, una donna e due bambini e una guardia di sicurezza sono stati uccisi in un bombardamento mortaio (kitabat.com).

Intanto, in serata, le agenzie hanno ribattuto l’indiscrezione secondo la quale Obama starebbe pensando ad un intervento militare. In alcuni casi si parla di un ‘airdrop’ umanitario, non bombe ma viveri e vestiario:

Su twitter circolano immagini di esecuzioni di massa, che non rilancio, stante anche alla loro non verificabilità. Ma l’area nord del paese, sino al confine con il Kurdistan, è nelle mani di Isis. Il gruppo ha detto via Twitter che i suoi combattenti hanno presero la città e la diga di Mosul sul fiume Tigri, base strategica e militare in costante attacco fin dallo scorso fine settimana. I funzionari kurdi dicono che le loro forze sono ancora in controllo della diga. Ma testimoni hanno riferito a Reuters per telefono che i combattenti dello Stato Islamico hanno sollevato la bandiera nera dell’organizzazione sopra la diga, fatto che può consentire loro di allagare le grandi città o tagliare loro acqua ed elettricità. Dalla sconfitta delle truppe curde avvenuta la scorsa settimana, migliaia di bambini della comunità Yazidi sono stati costretti a fuggire dalla città di Sinjar sulle montagne circostanti. Il portavoce dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari ha detto che molti dei ragazzi rifugiatisi sulla montagna soffrono l’assenza di acqua. Ci sarebbero almeno 40 morti.

Secondo Voice of Iraq (tweet seguente) il Capo dell’esercito iracheno avrebbe affermato che i Peshmerga non sono sconfitto e nelle prossime 48 ore si vedranno movimenti significativi per eliminare Daash (Isis).

Mentre accade questo, il resto del paese, specie Kirkuk e Baghdad, è scosso dalle esplosioni di autobomba. E’ sempre Voice of Iraq a darne notizia su twitter: a Baghdad, l’esplosione, nell’area est della città, vicino a negozi, ha causato otto morti.

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Ebola virus, cosa dicono le statistiche

La diffusione del virus Ebola secondo i dati OMS. Grafici:

1) Mappa geografica – OMS, data 4 Agosto 2014

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2) Confronto con epidemie del passato (serie storica OMS – in blu, il numero dei casi; in rosso, il numero dei morti):

virusebola3) Evoluzione dei casi dall’inizio dell’epidemia (fonte wikipedia):

Diseased_Ebola_2014Al di là delle speculazioni e degli allarmismi, il punto fermo è uno solo: la pendenza della curva, per ora, non lascia presupporre un rallentamento nella diffusione del virus. Non significa però che ciò non possa avvenire fra due o tre mesi; nessuno, inoltre, può prevedere quanto sarà lunga la coda.

 

Discorso di Renzi al Parlamento Europeo: le reazioni della stampa estera

Bisogna scavare per trovare le reazioni della stampa estera al discorso di Matteo Renzi al Parlamento Europeo. Nessuna home page è al pari di Repubblica.it, per dire. Niente titoli a 99 pixel.

Le Monde reca in home page un trafiletto il cui titolo rimanda ad una frase detta dal presidente del Consiglio italiano: “la nostra generazione deve ritrovare lo spirito di Telemaco”, e pertanto la nuova Odissea del Telemaco Matteo Renzi inizia fra gli applausi e l’entusiasmo dei deputati: è la renzimania, scrive Alain Salles, scalfita dal presidente del PPE, Manfred Weber, che non intende soccombere ad essa. Weber scalfisce l’entusiasmo del giovane primo ministro: “bei discorsi in quest’aula ne abbiam sentiti tanti, ma noi attendiamo i fatti”, e poi “dobbiamo continuare ad applicare la legge (Maastricht,  ndr.), il debito non è il nostro futuro”, ha detto, citando il 130% del rapporto debito/Pil dell’Italia.

El Pais, in un articolo nascosto fra le pieghe della sezione Internazionale, si dilunga maggiormente sullo scorno fra Renzi e Weber, citando anche la risposta del primo, che si è dichiarato sorpreso dall’attacco di Weber e si è chiesto se stesse parlando per l’Europa o per la Germania. Ma, al di là della mera cronaca della giornata, El Pais non si è spinto in alcuna valutazione. Il giorno prima era stato pubblicato un pezzo di Pablo Oldag intitolato “Renzi leva il suo spirito riformista e modernizzatore al centro dell’Europa”, nel quale veniva di fatto ripreso lo schema narrativo che si è affermato sui media mainstream italiani, ovvero che Renzi ha avuto il pregio di farsi capire dagli italiani (il 40%!). “Gli italiani hanno detto che tra la presa in giro dell’Europa come fatto da Berlusconi e il boicottaggio di Grillo, vi è una terza opzione: prendere l’iniziativa”, ha scritto Oldag, ripetendo l’errore di dimenticare che le ultime elezioni europee hanno fatto registrare un astensionismo record, il vero primo partito italiano. Di questi cittadini, che hanno rifiutato di esercitare il proprio diritto, sembra si sia persa ogni traccia.

 

 

#EP2014 Diretta Elezioni Europee

13.07 Il crollo di voti per Grillo

12.56 Oramai è confermato: eletti fra i civatiani, Daniele Viotti, Renata Briano, Elly Schlein, Elena Gentile. Quindi, per rispondere al quesito di Cerasa di ieri, sì siamo andati bene.

11,03 Preferenze: i civatiani eletti potrebbero essere tre/quattro. Forse due nel NW, quindi Elly Schlein e Elena Gentile.

4,47 Oramai il dato è confermato: successo storico del Pd, che ha riconquistato 3 milioni di voti rispetto al Febbraio 2013. La soglia Italicum è stata superata. La Destra? Quale destra?

23,16 …e visti i precedenti, mi frmo qui. A dopo.

23,11 Tecné invece dà un risultato meno cristallizzato di quello di Masia su La7 PD 27/34 M5S 24/31, con probabilità 58-65%

23,05 Alfano al 4%, in bilico insieme a Lista Tsipras

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23,00 EXIT POLL Italia @TgLa7  PD 33% (+/- 2,5%) M5s 26,5 FI 18

22,50 sì quindi Junker reclama la vittoria – ma i seggi di PPE e PSE potrebbero non bastargli

22,41 L’Ungheria si è smarrita

22,40 Chiaramente è una stima, ma PSE avrebbe 193 seggi

22,23 il paradosso è che il voto antieuropeista avrà l’effetto di rafforzare il partito trasversale del rigore finanziario. Verso Junker?

22,18 Francia: “This result is a shock, an earthquake,” ha detto Manuel Valls, primo ministro socialista. Marine Le Pen chiede nuove elezioni

22,10 Serie storica dell’affluenza, 43,1 dato in linea con 2009

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22,07 scrive Civati: “Come a ogni elezione, tutto il voto minuto per minuto. Tra poco su Ciwati.it: http://www.ciwati.it/2014/05/25/tutto-il-voto-minuto-per-minuto-fino-a-una-certa/

22,05 in Germania affluenza al 47,9% – drammatico il dato in Polonia: 22%

22,00 Jaume Duch-Guillot: è un passaggio storico per l’Unione Europea. L’affluenza al 43,1%

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21,51 sul sito http://electionsnight2014.eu/ la diretta dell’annuncio del portavoce dell’europarlamento Jaume Duch-Guillot sulle prime stime dell’affluenza

21,40 Un riassunto del risultato dei partiti di estrema destra in Europa (Regno Unito, dato del partito di Farage?)

21,30 fra un po’ seguiterò a scrivere ma su twitter @yespolitical – perché si farà tardi..

21,23 Javier Solana, Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza dell’Unione Europea

21,10 Seggi chiusi dappertutto, tranne..

21,07 è già arrivato l’appello a Grillo

Tratto da Huffpost.it – fonte ANSA

“Unitevi a noi! Tutti coloro che sono per la libertà, l’indipendenza e contro l’Unione europea devono unirsi a noi”, ha affermato Le Pen, a margine del suo intervento a Nanterre, nel quartier generale del Front National. “L’Unione europea deve restituire quello che ha rubato, con la debolezza, la viltà e il tradimento delle elite europee, deve restituire al popolo la sua sovranità e dobbiamo costruire un’altra Europa: l’Europa delle nazioni libere e sovrane, l’Europa delle cooperazioni liberamente scelte. Ciò che è stato espresso oggi è un rifiuto massiccio dell’Ue”.

21,05 Ultimi dati dalla Francia ridimensionano leggermente il FN (22%)

21,00 Intanto su Twitter #EP2014 sfiora le 200 mila menzioni

21,00 Bulgaria, partito conservatore del premier Borisov al 30%

20,48 Con la crisi del Partito Socialista francese, a rischio la nomina di Martin Schulz come presidente della Commissione Europea. Il gruppo PSE in Europarlamento sarà guidato da SPD e Partito Democratico. Fatto che rende ancor più importante aver espresso le giuste preferenze.

20,40  delusione forte nei commenti su Twitter #EP2014 dopo gli exit poll francesi:

20,37 – Alba Dorata è pur sempre la terza forza partitica in Grecia, in EP gonfierà le fila degli antieuro

20, 30 – Estrema destra euroscettica vince anche in Danimarca – fortuna che i danesi assegnano solo 13 seggi.

20,30 – Il grafico degli exit poll francesi – qui il PS fermo al 14,2

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20,19 Nel 2009 era al 4%

20,17 – Non stiamo tanto bene…

20,15 – Republica.it pubblica un exit-poll per errore ad urne ancora aperte #fail

20,10 – Marine Le Pen e il Front National al 25%, Partito Socialista al 14,7% – tgLa7

20,05 – Oggi pomeriggio Claudio Cerasa ha fissato alcuni criteri che, a suo dire, dovrebbero permettere di valutare i risultati: 1) Renzi vince se supera Veltroni 2008 (???);

– Sfide da seguire nel Pd: De Luca che prova a sgambettar Renzi appoggiando Caputo per togliere voti a Ferrandino (sindaco renziano di Ischia)

– Per sapere quanto pesa ancora Bersani osservare i voti che prenderanno Caronna (nord-est), Zanonato (nord-est), Panzeri (nord-ovest).

– Per capire quanto peserà Civati osservare i voti di Viotti (nord-ovest), Schlein (nord-est), Bonaccorsi (centro), Gentile (sud).

20,00 – Exit Poll in Austria – People’s Party 27%, Socialist Democratic Party 23.8, Green party 15, Freedom party 19

19,50 – Il dato del 42% mostra chiaramente una flessione rispetto al 2009

In controtendenza la Francia, con un aumento della’affluenza di quasi il 2% alle ore 17 35.07% (33.18% nel 2009)  dati Ipsos

19,45 – Affluenza ore 19, dati ancora parziali, ma pare attestarsi al 42%

18.48 – la suddivisione dei seggi tedeschi nel grafico di @electionista

18,40 – Noi invece dobbiamo aspettare sino alle 23, anche se il macrodato europeo conferma buona prestazione dei partiti di sinistra. Se solo fossero uniti…

18,35 – Sono appena usciti gli exit-poll della Grecia che vedono Syriza largamente in testa (27-30%). E quelli della Germania:

  • CDU/CSU (EPP): 36,1% (36 seggi)
  • SPD (S&D): 27,5% (27 seggi)
  • Grüne (Greens/EFA): 10,6% (10 seggi)
  • FDP (ALDE): 2,9% (3 seggi)
  • Die Linke (GUE/NGL): 7,6 (8 seggi)
  • Alternative für Deutschland (—): 6,5% (6 seggi)
  • others: 8,8% (6 seggi).

18,30 – Comincia il liveblogging su yespolitical.com

Ucraina sospesa fra Mosca e il caos

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Dopo le dimissioni del premier Mykola Azarov, sostituito ad interim dal  vice premier Serhiy Arbuzov, dopo l’abrogazione delle leggi “liberticide”, sembra, e si spera, che l’Ucraina abbia trovato un compromesso che metta fine alla crisi politica e agli scontri violenti  tra i dimostranti più estremisti e la polizia. Per ora solo gli attivisti del movimento nazionalista Spilna Sprava sono stati convinti a lasciare il ministero dell’Agricoltura. Dopo laboriose trattative, il Parlamento (Rada), con l’astensione delle forze di opposizione, ha approvato un’amnistia che permetterà il rilascio di manifestanti antigovernativi.

La Russia terrà certamente conto dei cambiamenti nel governo dell’Ucraina predisponendo, o meno, un calendario per il sostengo finanziario del Paese. Nel contempo, ha confermato l’esecuzione e il mantenimento degli impegni presi, ma l’andamento delle contrattazioni richiede una discussione ulteriore.

L’Ucraina, in occasione del  vertice sul Partenariato orientale, tenutosi a  Vilnius, in Lituania, avrebbe avuto la possibilità di sottoscrivere un accordo di associazione con l’Unione Europea  per la creazione di un’area di libero scambio con Bruxelles e per chiedere l’alleggerimento dei termini di un possibile prestito da parte del FMI. Chiedeva anche la  concessione di  un sostanzioso  pacchetto di aiuti economici per il suo Paese, ma il presidente della Commissione UE, Josè Manuel Barroso, ha rifiutato il dialogo trilaterale tra Ucraina, Russia e Unione Europea ed ha chiesto a Yanukovich di impegnarsi direttamente a firmare un accordo. Nei mesi scorsi Mosca aveva concesso un bailout all’Ucraina: l’offerta della Russia comprendeva gas a buon mercato, finanziamenti per una quindicina di miliardi di dollari, rimozione di tutti i problemi sanitari riguardanti le merci da esportare in Russia. Se l’Ucraina avesse rifiutato, la Russia avrebbe preteso il pagamento dei debiti pregressi per le forniture di gas, oltre ad un ritocco del prezzo a 450 dollari. Putin aveva inoltre minacciato di revocare il proprio appoggio a Yanucovich in occasione delle presidenziali ucraine del 2015.

L’Europa, invece, offriva 500 milioni di euro di risparmi doganali, 186 milioni per portare a compimento le riforme e 610 milioni a riforme avvenute, ma l’adesione al Mercato Comune comportava il rischio che le merci europee inondassero l’Ucraina, penalizzando la sua bilancia commerciale.

Yanucovich,  per non pregiudicare un complesso sistema di relazioni politiche ed economiche che legano il Paese alla Russia, in primis in materia di forniture del gas, ha preferito l’offerta russa, nonostante l’Ucraina aspiri all’indipendenza energetica, che secondo i suoi piani avrebbe in grado di raggiungere solo nel 2020 (negli ultimi anni si sono verificate ben sei crisi del gas tra Ucraina e Russia).

Lo scenario in Ucraina è quindi pieno di variabili.

Negli Oblats (ripartizioni amministrative regionali) della parte occidentale dell’Ucraina, erano in corso occupazioni nelle sedi dei governatori, dove i partiti dell’opposizione hanno il maggior numero di voti. Nuove norme, approvate a gennaio dal Parlamento ucraino, limitavano sia il diritto a protestare che la libertà di stampa, e trasformavano in reato qualunque tentativo di dissentire dal governo, dando alla polizia la possibilità di usare violenza e inasprendo le pene contro chi esprimesse la propria opposizione: leggi che portano alla via dell’autoritarismo e in primis agevolano la discrezionalità di un potere incancrenito.

Yanucovich  è sostenuto da gruppi di estrema destra privi di organizzazione: i cosiddetti Tituski, giovani che sarebbero stati pagati dallo Stato per infiltrarsi nelle manifestazioni e compiere gesti violenti.

La rivolta vive tra le aspettative di una trattativa in corso e la spinta ad un cambiamento radicale. Oggi a Kiev stanno operando molte piccole organizzazioni di milizie semi-clandestine radicali, ognuna delle quali persegue il proprio obiettivo. A scatenare gli scontri erano taluni gruppi estremisti di destra, i cosiddetti Pravij Sector, un gruppo di militanti nazionalisti che si definiscono gioventù rivoluzionaria: non hanno un leader e sono pronti  a passare dalle parole ai fatti senza alcuna discussione o votazione. E’ un gruppo sorto in seno alle manifestazioni di Euromaidan: ha una pagina su Facebook ma non ha alcuna sede fisica.

Il movimento ha cercato di addestrare una milizia organizzata, ma non c’è riuscito per mancanza di disciplina. Non hanno una struttura democratica e non prendono decisioni con il voto.  Questi estremisti sono affiancati dagli ultrà del calcio, anche loro delusi dalla debolezza dell’opposizione.

Coinvolte negli scontri sono anche altre organizzazioni come il “Il Tridente”, “Patriota dell’Ucraina”, “Il Martello Bianco”, l’Assemblea Social-Nazionale, la Una-Unso, e altri. La maggior parte di queste è in pessimi rapporti con le forze dell’ordine; i loro membri sono stati coinvolti in omicidi e nella preparazione di atti terroristici. La più importante organizzazione nazionalista radicale ucraina è “Patriota dell’Ucraina”, cioè la parte militante del partito “Libertà”. Al tempo di Yuščenko, questa godeva del sostegno pubblico, ricevendo ottimi finanziamenti, e i suoi militanti venivano formati ufficialmente in diverse regioni dell’Ucraina, ed erano ben equipaggiati.

Il gruppo “Patriota dell’Ucraina” ha una vasta rete. La cosa più sorprendente è che il suo centro si trova nella parte orientale dell’Ucraina, nella città di Charkov, che è di lingua russa. Desta stupore il fatto che una organizzazione ucraina ultranazionalista sia composta principalmente di nazionalisti ucraini di lingua russa.

Il movimento Euromaidan, esercito insurrezionale ucraino, un gruppo semi-underground, è nato nel novembre 2013 e si compone dei rappresentanti di un numero imprecisato di organizzazioni più piccole che una volta erano unite nella cosiddetta Assemblea Social-Nazionale e sono considerate affini ai nazionalsocialisti, di cui espongono e indossano i simboli.

A Kiev stanno operando molte piccole organizzazioni di milizie semi-clandestine radicali, ognuna delle quali persegue il proprio obiettivo. Nessuno di questi gruppi ha un peso significativo e il coordinamento dei militanti avviene attraverso i social network russi. Spesso, dietro a molte di queste organizzazioni, ci sono uomini d’affari che hanno bisogno di proventi illegali: metodo molto popolare di arricchirsi in Ucraina. Costoro “affittano”, di volta in volta, “mercenari”, per le lotte di potere. Verso il paese vengono indirizzate ingenti quantità di denaro generalmente di provenienza estera che vanno ad alimentare i gruppi estremistici che hanno dichiarato guerra all’establishment.

Oggi, il Consiglio d’Europa ha approvato una risoluzione sull’Ucraina ma il suo contenuto è deludente: L’Assemblea ha deciso di non considerare la possibilità di sospendere il diritto di voto della delegazione ucraina, tuttavia potrebbe applicarlo nella sessione di Aprile, se il movimento di protesta su Maidan verrà sciolto con la forza.

La risoluzione, basata su un rapporto di Mailis Reps (Estonia, ALDE) e Marietta de Pourbaix-Lundin (Svezia, EPP/CD) invita la polizia e i manifestanti ad astenersi da qualunque forma di violenza o azioni che sono chiaramente rivolte a provocare reazioni violente nell’altra parte, e sottolinea che un utilizzo eccessivo e sproporzionato della forza da parte della polizia, e altre presunte violazioni dei diritti umani “devono essere pienamente e imparzialmente indagate, affrontate e risolte, e gli esecutori portati davanti alla giustizia”. L’Assemblea accoglie favorevolmente l’iniziativa del Segretario generale del Consiglio d’Europa di stabilire un gruppo di esperti indipendenti per indagare gli eventi violenti avvenuti durante le proteste Euromaidan (Newsroom Consiglio d’Europa).

La delegazione russa ha votato contro. La risoluzione è unilaterale e superficiale, ha dichiarato il rappresentante russo Slutskij. Un chiaro esempio di politica dei doppi standard.

Alexis Tsipras, il rischio calcolato

Alexis Tsipras

L’Europa è in una impasse.

Essa non è solo un effetto collaterale della crisi, ma è il risultato di un processo perverso che ha avuto come obiettivo la socializzazione delle perdite e la privatizzazione di tutto ciò che può generare profitti. I bail-outs, i piani di salvataggio che impongono “austerità” ai popoli che li subiscono – non si parla solo di PIIGS ma di tutti i Paesi facenti parte della zona euro –  sono in realtà piani di salvataggio delle banche creditrici.

“I leader europei devono abbandonare l’attuale strategia di austerità”, ha scritto recentemente Frank Hollenbeck, docente Finanza ed Economia presso l’Università Internazionale di Ginevra. Questo non è certo un giudizio idealista, tanto è vero che anche il mondo più scettico della finanza internazionale è arrivato a tale conclusione. Così, il nuovo governo tedesco di Larghe Intese si è potuto formare sulla base del presupposto che, senza una progressiva riduzione del debito e un aumento degli investimenti soprattutto nella periferia meridionale d’ Europa, stremata sia dal punto di vista economico che da quello sociale, non si riuscirà a modificare questa tragica situazione di crisi.

L’interventismo della Troika ( FMI, BCE, Commissione europea) con l’ imposizione dei Memorandum di austerità e di riforme strutturali in direzione di privatizzazioni in settori strategici, ha portato alla distruzione dei servizi pubblici e dei diritti dei lavoratori. Ed è sulle macerie dello Stato Sociale che cambiano gli scenari politici. L’ ascesa  del partito Syriza in Grecia, guidata da Alexis Tsipras, è dovuta alla sua  determinazione a lottare per una nuova strategia economica e sociale a livello europeo, rifiutando le politiche neoliberiste ma senza uscire dalla UE, né dall’euro.

Può essere che nelle Elezioni Europee di quest’anno vi sia un forte astensionismo con una contemporanea affermazione degli euroscettici, i quali auspicano  il ritorno alla sovranità nazionale e la reintroduzione delle monete nazionali. L’Europa, però, ormai esiste ed è irreversibile. Nel maggio scorso Alexis Tsipras, in una intervista  alla CNN, aveva detto che, a causa del memorandum e dell’austerità che impone, “i Greci stanno andando direttamente all’inferno”. Tsipras ha anche detto che il suo partito vuole mettere fine all’austerità tenendo la Grecia nell’eurozona e allacciando nuove alleanze per superare la crisi. “Faremo tutto quel che possiamo per muoverci in questa direzione, per trovare la soluzione alla crisi, che non è un problema solo greco, ma europeo”.

Oggi  constatato che  il piano di salvataggio della Grecia è fallito […] Bisogna fermare immediatamente l’austerità e convocare una conferenza europea sul debito, per la Grecia e gli altri paesi della periferia, come quella di Londra del 1953 in cui si ammise che il conto post bellico tedesco era troppo alto. Servirebbe una clausola sui rimborsi legati alla crescita: se il pil è positivo, paghiamo; sennò, no. Infine ci vorrebbe un «new european deal», un grande pacchetto di investimenti per la crescita – soprattutto nel mezzogiorno d’Europa – che finanzi la ripresa (La Stampa.it).

Tsipras ha affermato che vorrebbe trovare partner a questo fine tra i paesi del sud e del centro Europa. Con tale obiettivo, lo scorso 14 gennaio si è svolto a Roma l’incontro tra una delegazione del partito greco Syriza e i dirigenti nazionali del Movimento Federalista Europeo (MFE). La delegazione greca ha condiviso in pieno gli obiettivi fissati dall’ICE (Iniziativa dei Cittadini Europei, promossa dal MFE) nel New Deal 4 Europe – Per un Piano europeo straordinario per lo sviluppo sostenibile e l’occupazione, già presentato alla Commissione Europea. Il progetto prevede la costituzione di comitati promotori nazionali in otto paesi diversi dell’Unione europea, e Syriza  si è impegnata a considerarlo una delle proprie priorità politiche nella prossima campagna per le elezioni europee.

La delegazione italiana ha informato che sono in corso contatti anche con altri movimenti e forze politiche europee per allargare e dare forza alla coalizione per un New Deal 4 Europe. Anche il Partito della Sinistra Europea (SE) ha lanciato la candidatura di Tsipras, leader della Syriza, al Congresso che da poco si è tenuto a Madrid, auspicando che ciò contribuisca alla ricostruzione della sinistra. Oggi la parola “sinistra” è equivoca per molti: se è diventata una forza politica in ascesa in Grecia, in Italia non lo è più.

Tsipras,  che è stato raffigurato come un radicale estremista, è invece un freddo stratega che intende portare avanti con l’Europa un rischio calcolato, in particolare nei confronti di Angela Merkel, il cui governo di Grande coalizione nato dal patto con la Spd, è adagiato su una posizione mediana.  I socialdemocratici avrebbero potuto inserire punti di programma più forti, come quelli del sindacato DGB per un Piano Marshall per l’Europa. Invece  hanno confermato la loro contrarietà a qualsiasi europeizzazione del debito.

Parlando di Tsipras, bisogna far riferimento alla sua intelligenza di  politico e alla sua posizione politica che vuole un’ Europa  radicalmente cambiata: un’ Europa che sia un’unione, un’ Europa non imperiale, ma solidale e democratica. Un’ Europa “che cancelli il Fiscal Compact e modifichi i trattati di Maastricht e Lisbona”. Che riapra il processo costituente e lo rimetta nelle mani dei popoli.

Non  più metodo, ma contenuti […] Un’ Europa che abbia una Banca Centrale interamente pubblica, i cui soci siano le Banche centrali pubbliche dei Paesi membri […] Un’ Europa che svolga un ruolo autonomo e  sovrano nel contesto internazionale e sia una interlocutrice non più  più subalterna con gli USA e promotrice di una posizione strategica nei confronti della Russia (libreidee.it).

L’ Europa attuale, scrive Barbara Spinelli, è invece un equilibrio di potenze  basato sugli egoismi nazionali e sul dominio dei più forti sui più deboli.

Le forze della sinistra italiana nelle elezioni europee del 2009 non hanno eletto alcun rappresentante nel Parlamento perché non hanno raggiunto la percentuale minima richiesta (la legge elettorale italiana ha una soglia di sbarramento del 4%).

Nel corso della giornata del 14 Gennaio, la delegazione di Syriza, guidata da Nikos Pappas, persona molto vicina a Tsipras, ha incontrato personalità appartenenti alla galassia delle forze politiche della sinistra italiana: certamente SEL e Fausto Bertinotti. L’obiettivo esplicito era tastare il terreno onde valutare la praticabilità di una lista italiana che appoggiasse la candidatura di Tsipras alla Commissione Europea.

Il partito di SEL, che da un lato sembra voler costruire una sinistra unita, plurale ed euro-federalista, forse si affiancherà nuovamente all’Alleanza progressista dei Socialisti e dei Democratici , dove sono rappresentati anche la SPD tedesca, il PD e il PS francese, i laburisti inglesi, piuttosto che confluire nella Sinistra Europea unita con la candidatura di Tsipras.

In Italia è stata proposta una Lista civica sovranazionale e transnazionale di adesione alla canditatuta di Alexis Tsipras. La lista autonoma è promossa da personalità della cultura (Barbara Spinelli, Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Luciano Gallino, Marco Revelli,  Guido Viale ) dell’arte e della scienza e da esponenti di comitati, associazioni, movimenti e organismi della società civile che ne condividono gli obiettivi e i contenuti. Non verrà contrattata con alcun partito, per segnare una netta discontinuità con il passato e per marcare  diversamente la proposta: nella volontà dei proponenti, l’adesione a questa lista elettorale non dovrebbe essere confusa con l’apparentamento ad alcuno dei partiti esistenti o di nuova formazione.

Per un’unica Legge Elettorale Europea

Act. React. Impact

Act. React. Impact

La vulgata antieuropeista caratterizzerà il dibattito politico, si presume, almeno sino al voto per le Europee 2014. Si parlerà, senza neanche troppo conoscerli, di Trattati MES e di Unione Bancaria, di Fiscal Compact e di rapporti Deficit/Pil. Si dirà che l’Europa “che vogliamo” è l’Europa dei Popoli e non quella dei Tecnocrati della Bce. Che questa Istituzione comunitaria, il Parlamento Europeo, è distante e vuota, chiusa in sé stessa a parlare la lingua tecnica dei codici.

Giuseppe Civati ha raccolto oggi l’appello di Barbara Spinelli per una riforma della legge elettorale italiana per l’elezione dei nostri rappresentanti a Bruxelles (nella neolingua comunitaria si chiamano MEPs, Members of European Parliament). L’attuale normativa mantiene il carattere di una legge proporzionale pura ma è stata modificata nel 2009 con l’introduzione di una soglia di sbarramento del 4%. Lo sbarramento è uno strumento che i legislatori introducono nelle leggi elettorali al fine da semplificare il quadro partitico e favorire la governabilità dell’Istituzione. Ma tale accorgimento, sebbene sia consentito dai Trattati, non serve nell’ambito del Parlamento Europeo in quanto i gruppi parlamentari sono fissi. Certamente, è anche una soglia che esclude dall’accesso ai rimborsi elettorali, che sappiamo essere il nocciolo di tutto il problema del sistema partitico italiano. Detto ciò, Civati auspica “un unico sistema elettorale europeo, magari associato all’attivazione di quelle forme di consultazione che gli stessi Trattati prevedono”. Qualcosa che, dal punto di vista degli ‘euroconvinti’, sarebbe il viatico naturale per la formazione una opinione pubblica europea e dell’Unione Politica.

Sinora nel TFUE (Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea), in materia di elezione dei rappresentati dell’Europarlamento, è stato inserito solo un catalogo di principi comuni:

  •  La rappresentanza proporzionale basato sul sistema di lista o voto singolo trasferibile o di preferenza come opzione per gli Stati membri;
  • Elezione diretta a universale suffragio con voto libero e segreto;
  • Gli Stati membri decidono circoscrizioni o aree elettorali, senza pregiudicare complessivamente il carattere proporzionale del sistema elettorale;
  • La soglia di sbarramento massima nazionale dei voti espressi è del 5 per cento;
  • E’ possibile inserire un massimale nazionale per le spese elettorali dei candidati;
  • I deputati godono dei privilegi e delle immunità loro applicabili in base al protocollo dell’8 aprile; 1965 sui privilegi e sulle immunità delle Comunità europee;
  • Dalle elezioni europee del 2004 l’ufficio di un deputato è incompatibile con quella di membro del un parlamento nazionale.

Nell’alveo di queste norme, gli Stati hanno prodotto ognuno per sé il proprio sistema elettorale europeo. Va da sé che questa impostazione impedisce un dibattito politico di tipo comunitario. Le campagne elettorali saranno il riflesso del discussione interna e non vi sarà alcuna commistione fra partiti politici nazionali e partiti politici europei (che pure esistono ed hanno una organizzazione – nel caso del PSE, una Presidenza, una Vice Presidenza e un Consiglio).

Una legge elettorale europea unica per tutti gli Stati non è così lontana nel campo dell’idealità. Esiste un progetto che si chiama “Democracy International – More Democracy in Europe” ad opera di associazioni civili europee, fra cui Citizens For Europe e.V.Mehr DemokratieattacBerlinThe Union of European Federalists, con l’obiettivo di fornire al ristretto dibattito europeo il proprio contributo di proposte politiche, non ultima la Legge Elettorale Europea. Il progetto è naturalmente aperto alla collaborazione, come è possibile vedere sul sito (ma è strano non vedere la lingua italiana fra la lista dei documenti tradotti).

Il progetto di legge elettorale unica (qui il pdf) si compone di dieci punti che qui di seguito cerco di riassumere:

  1. Distribuzione dei seggi: 50% sulla base di liste transanzionali; 50% nazionali;
  2. Liste aperte: l’elettore vota per la lista o per il candidato; l’elettore decide l’ordine di lista, il candidato che prende più voti, diventa il primo della lista degli eletti; permessi candidati individuali;
  3. Elettorato attivo: votano i maggiori di 16 anni di età; possibilità di votare dall’Estero; voto elettronico;
  4. Elettorato attivo: tutti i cittadini maggiori di 18 anni;
  5. Voto comunitario nello stesso giorno; negata la possibilità di combinare elezioni nazionali o regionali ed europee (tranne i referendum) – questo punto dovrebbe avere l’effetto, nelle intenzioni dei promotori, di concentrare l’attenzione al voto per l’Europarlamento;
  6. Registrazione delle liste con consegna di firme (proporzionali al fattore demografico); registrazione entro 30 giorni dal voto;
  7. Distribuzione dei seggi: niente soglia di sbarramento e applicazione del Metodo d’Hondt;
  8. Incompatibilità con altre cariche;
  9. Equo trattamento sui media, divieto di sondaggi nell’ultima settimana di campagna elettorale;  per quanto concerne il finanziamento dei partiti transnazionali, s:
    • Garantire un equo accesso finanziario a quei partiti trans-europei che non hanno ancora eletto alcun candidato; in questo senso, i proponenti intendono giungere ad una nuova definizione di Partito Politico Europeo Transnazionale: “in particolare, la qualificazione giuridica del partito europeo deve comprendere quei partiti o coalizione di partiti che hanno presentato candidati in almeno 3 paesi con lo stesso nome e con lo stesso programma”;
    • Una parte del budget europeo dovrebbe essere destinato alla gestione operativa dei partiti, di cui l’20% dedicato ai partiti transnazionali emergenti;
    • Il finanziamento privato dovrebbe essere limitato, a seconda del numero di voti ricevuti;
    • Gli Stati nazionali devono preoccuparsi di promuovere il voto per le europee, con specificazione delle modalità da seguire;
    • Rimborsare gli Stati per garantire un accesso di base a tutte le liste dei candidati per

      Elezioni europee. Tale rimborso è basato sul tasso di partecipazione alle elezioni europee, questo per garantire che

      una partecipazione massima;

  10. Validazione del voto: nazionale, per le liste regionali; europeo per quelle transnazionali.

Naturalmente si tratta di una proposta, ed è migliorabile. Gli aspetti più interessanti sono, in primis, la formula della proposta di legge da parte di associazioni civiche; in seconda battuta, l’idea di dar vita ai partiti europei, sinora simulacri stabili, congelati in forme organizzative che prevedono una dinamica di confronto fra delegazioni nazionali che non sono mai pienamente integrate; in ogni caso, attribuire la conformità di Partito Europeo ai formazioni che siano presenti in soli tre paesi, pare essere aspetto troppo debole. Forse rivedibile la formula prevista per il finanziamento.

Come al solito, il dibattito è aperto.