L’autoriciclaggio ritorna

Civati e Ricchiuti insistono sul reato di auto riciclaggio.

Le puntate precedenti:

http://www.civati.it/autoriciclaggio-basta-un-emendamento/

http://www.ciwati.it/2014/03/06/buona-notizia-presentato-lemendamento-sullautoriciclaggio/

https://yespolitical.com/2014/03/06/autoriciclaggio-abbiamo-lemendamento-ma-il-decreto-non-sta-tanto-bene/

Il governo Renzi aveva quindi ritirato il decreto sulla Voluntary Disclosure, per le troppe incertezze del testo, e con esso era decaduto anche l’emendamento. Ma non l’iniziativa politica, che non arretra di un centimetro:

L’autoriciclaggio ancora non c’è. E noi lo ripresentiamo, come avevamo fatto con l’emendamento al decreto. E come rifaremo in Commissione Finanze, non appena se ne riparlerà.

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Oggi è il #GiornoLegale

unnamedIn home page, su questo blog, la diretta twitter.

 

L’occhio nelle Istituzioni

L'occhio nelle Istituzioni

Pensate che un vicepresidente della Camera, nella posizione che mantiene, dovrebbe non far molta fatica a svolgere quella funzione di controllo e di pressione che il Mov 5 Stelle doveva essere nelle origini (ricordate la campagna dei cittadini con l’elmetto)?
Bene, proprio Luigi di Maio si è mosso, lancia in resta, contro il paventato acquisto di ben duecentodieci nuove auto blu – mentre quel fellone di Renzi ne vende 100 su ebay! Ecco, il bando è scaduto il 27 Febbraio, la Camera non acquista nessun nuovo mezzo, la notizia – per come è stata divulgata – è falsa.
Questo genere di fallimento nella comunicazione politica crea un danno doppio: da un lato, direttamente al 5 stelle e alla credibilità di ciò che dice; dall’altro, all’informazione dei cittadini, che è così compromessa, in buona parte, poiché la smentita non ha mai la medesima forza della denuncia.
Notate che gridare perennemente allo scandalo, al motto di ‘son tutti uguali’, ci spinge irrimediabilmente verso l’abisso.

Qui il bando http://www.consip.it/on-line/Home/Gare/scheda1032.html

Ti rendi conto? E’ la Resa dei Konti!!$$$!!

Ti rendi conto? E’ la Resa dei Konti!!$$$!! SCARICA L’EBOOK sui rendiconti e le retribuzioni dei parlamentari

La retribuzione dei parlamentari – nei discorsi del quotidiano – è quella cosa che rende indegno e indecoroso fare politica. Chi ha avuto il coraggio di dimezzarsi lo stipendio? Perché non fanno tutti come i 5 stelle, che in fondo non hanno niente da perdere?

La risposta è semplice: perché tutti (o alcuni) già fanno come i 5 stelle. Soltanto che i soldi decurtati dalle indennità finiscono al Partito, in linea di massima a finanziarne l’attività e l’organizzazione a livello nazionale e territoriale. Lavorando sui numeri e sforzandosi di lasciar da parte l’armamentario dei discorsi della retorica anti-Casta, è nata l’idea per questo ebook, un documento breve nel quale si riportano i piedi a terra, alla apparente freddezza dei numeri. Così, leggetelo, almeno scoprirete:

  • che i 5 stelle e i parlamentari del Pd guadagnano e spendono le medesime cifre; che dei ventimila euro di cui si narra, il parlamentare conserva per sé circa 3000 euro;
  • che la restituzione si risolve nel devolvere i soldi raccolti ad un fondo di garanzia per le Pmi (e perché non Emergency o la Croce Rossa o la Caritas?); che localmente il 5s trattiene i soldi delle indennità per finanziare attività politica affine (quale differenza con il Pd, quindi?);
  • che c’erano parlamentari a 5 stelle che pubblicavano rendiconti a zero euro (senza accantonamenti) tutti i mesi e che sono stati mandati via;
  • che altri, come Fico, trattengono per sé, con la formula dell’accantonamento, migliaia di euro di rimborsi non spesi (e poi li spendono in un mese circa, per “l’ufficio”).

Tutto questo vi farà arrabbiare. Avevate pensato che i giusti fossero solo da una parte. E invece non è così. E’ molto più complicato di così.

[Comunque, se si volesse davvero, domani si potrebbero ridurre le indennità di 3000 euro senza far danno a nessuno)]

Renzi ritira il Decreto sulla Voluntary Disclosure

Scrive Civati:

il governo ritira il decreto sulla Voluntary disclosure (facendo cadere quindi anche il mio emendamento sull’autoriciclaggio).

Il lavoro per l’introduzione nel nostro ordinamento del reato di autoriciclaggio non verrà messo da parte. Civati e Lucrezia Ricchiuti lo trasformeranno in un progetto di legge. Vedremo se stavolta si ripeterà l’appoggio di tutto il Partito Democratico, come è avvenuto per la proposta emendativa.

Intanto è confermata per il 29 Marzo l’iniziativa di L’Italia Le(g)ale (leggi qui).

Decreto Powerpoint

Ieri l’annuncio in pompa magna. Il tanto agognato pacchetto di misure che Matteo Renzi intende introdurre è pronto. Ci sono le cose arcinote della famosa infografica diffusa a Gennaio. La Svolta buona è l’annuncio dell’annuncio. Ed è incredibile poiché forse per la prima volta un Consiglio dei Ministri approva non un decreto legge o un disegno di legge, bensì una “relazione”: così è scritto nel comunicato divulgato ieri sera. E’ il primo Decreto Powerpoint. Al posto dei commi, il pesciolino rosso nella boccia, il cielo lindo, i compiti a casa con tanto di bambino piegato sul banco. Le parole sono poche e ridotte all’osso, manca il dettaglio, manca l’effettività.

Scrive Massimo Gramellini che la “sua parte snob ha sorriso schifiltosa alla vista dei cartelloni, una via di mezzo tra una pubblicità Esselunga e il catalogo Postalmarket” (Buongiorno del 13/03/2014). Ma è lo stesso Matteo Renzi a rivelare tutta la vacuità dei cartelloni e delle slide: “queste norme”, dice, entreranno in vigore dal 1 Maggio. Trascurabile che non siano affatto norme, bensì pure indicazioni, talune anche errate o difformi da quanto messo in pratica sinora.

Come le due slide dedicate alle riforme, quella elettorale e quella del Senato. La prima:

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Posto che il ddl Italicum è stato approvato alla Camera con l’iter che sappiamo (difesa strenua dell’accordo con Berlusconi, rinuncia alla parità di genere, rinuncia alla norma sul conflitto di interessi), nel testo della legge è fin troppo evidente che la correlazione dei candidati al territorio non esiste affatto, anzi. Liste bloccate, candidature multiple e riparto dei seggi nazionale, fanno sì che un voto espresso in Puglia possa servire ad eleggere un candidato del collegio di Bergamo. Grado di correlazione eletto-elettore pari a zero. Alcune ombre di incostituzionalità, fra l’altro, gravano sulla possibilità per un candidato di presentarsi in più collegi.

In secondo luogo, lo stop ai ricatti dei partitini è del tutto velleitario. Se si riferisce a NCD, ebbene, è proprio quel partitino ad essere la gamba che regge il tavolo sghembo della maggioranza che ha votato il governo Renzi (e prima il governo Letta). L’aiutino che l’amico Alfano fornisce, evidentemente, val bene qualche ricatto. E aggiungo: la genesi di NCD è puramente parlamentare. I partitini, di solito, in periodo elettorale, si alleano con i partiti di riferimento e così riescono a sopravvivere alle durissime soglie di sbarramento. Una volta in aula sono liberi di riprendere la propria autonomia politica.

ImmagineSenato: cosa sarà il nuovo Senato? Quali compiti avrà? Sarà una seconda camera di rappresentanza territoriale, secondo il modello federalista? Se sì, allora dovete sapere che nei modelli federalisti il Senato ha proprio il potere di controllo sulla legge di bilancio, che nel progetto renziano invece si vuole sottrarre. Il Bundesrat tedesco, l’organo federale attraverso il quale i Länder partecipano al potere legislativo e all’amministrazione dello Stato federale:

  1. partecipa al procedimento di revisione costituzionale;
  2. dispone del potere di iniziativa legislativa, al pari del governo federale e del Bundestag; con una differenziazione sulla base del tipo di legge, il suo voto è vincolante oppure no;
  3. legifera, specie per i temi che riguardano i Lander, soprattutto per la parte finanziaria ed amministrativa;
  4. in caso di voto in contrasto con quanto espresso dal Bundestag, può essere attivata la Camera di conciliazione.

L’esempio che vi ho portato è – grosso modo – un esempio funzionante. Ciò che è stato proposto è invece un monocameralismo spurio, in cui la seconda camera interviene con pareri non vincolanti, ed è pertanto del tutto superflua. Ci si vanta della cancellazione di 315 stipendi senatoriali, ma si mantiene aperta la struttura del Senato. Per non votare nulla e non produrre alcun provvedimento. Un mausoleo. A che serve?

Per far funzionare l’iter legislativo si deve intervenire sul bicameralismo perfetto, correggendo il “perfetto” e istituendo procedure semplificate di approvazione delle leggi per un catalogo finito di materie. Per altre – penso ad esempio alle modifiche costituzionali – il procedimento rafforzato previsto dal 138 deve rimanere com’è.

Tutto questo non è stato detto altrove, se da Civati, in un post in cui parla fra l’altro della pericolosa “ghigliottina parlamentare” che la riforma costituzionale vorrebbe assegnare nientemeno che al governo: http://www.ciwati.it/2014/03/13/o-me-o-il-senato/

 

 

Showbiz e le 5 Stelle

ImmaginePrendete due signore. Magari vostre conoscenze, oppure no. Le portate in piazza Montecitorio e dite loro di interpretare il ruolo delle passanti arrabbiate con la politica. Definite l’obbiettivo e glielo spiegate. Bisogna far vedere che la piazza è contro la scissione dei 5 Stelle. Nei pressi stazionano sempre le telecamere. E’ lo show businness della politica. Il circo mediatico. Ora, le due signore devono occupare il piccolo squarcio di realtà che la telecamera intercetta. Lo devono fare possibilmente impiegando i pochi istanti per veicolare un messaggio. Il messaggio è: bravi i 5 Stelle ‘fedeli alla Linea’ del duo Comico (Grillo-Casaleggio). Cattivi gli altri: i criticoni espulsi, e Civati. Lui, l’ispiratore, il cane da riporto di Bersani. Lui deve essere colpito sul voto di fiducia al governo Renzi. Pippo che non lascia il Pd per fare un nuovo partito (ma non erano tutti morti, i partiti? come si concilia l’odio verso il partitismo con questa ansia affinché Civati ne fondi uno tutto suo? non è forse irrazionale?) e che quindi, scanzianamente, non ha le palle. Una narrazione che piace ai duri e puri, diciamo. Ne fai un video, poi lo pubblichi sul web, cominciando dalla tua infrastruttura. Così accade. La sera del 5 Marzo, i tweet più popolari in materia erano questi tre, un indicatore del flusso che ha prodotto la notizia:

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Il video – scrivono su Il Fatto Q – è diventato virale in poche ore. Civati contestato da due donne. Te ne dovevi andare, dice quella più esagitata. Rivolta saggiamente verso la telecamera, poco prima che Civati venisse intervistato dai giornalisti, al momento più opportuno, ovvero all’apice rossiniano della sua filippica, lancia la velenosa insinuazione. Tu non ha le palle. Punto, set, partita.

Il video compare dopo poche ore sul sito del giornale di Padellaro. La donna con il cappello rosso diventa la “nuova Annarella”. Fantastico, questo popolo. Così espressivo, così immediato e informato e attento. E soprattutto arrabbiato. Un ritratto perfetto.

Peccato che, chi ha ideato la messinscena (sì, questa è pura mimesis), deve essersi trovato a corto di imitatori di passanti. E allora, il giorno dopo, quando c’era invece da far percepire il favore del popolo verso i 5 Stelle fedeli, viene ripresentata la stessa signora, Annarella bis, curandosi solo di cambiarle abito. Ma è sempre lei, ed è sempre lo stesso modus operandi: interruzione di una intervista, occupazione dell’inquadratura, mandando il messaggio richiesto. Il video, questa volta, fuoriesce dalla bolla consueta dell’area 5 Stelle e contamina niente meno che il sito de Il Corriere. Un altro punto a loro favore.

Il video de Il Corriere: http://video.corriere.it/d-inca-m5s-non-sono-espulsioni-ora-lascino-posto-ad-altri/bc641904-a537-11e3-8a4e-10b18d687a95

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Annarella bis ha il cappello blu. Cattura l’inquadratura del Corriere lanciandosi in una accorata difesa del capogruppo dei 5 Stelle alla Camera, D’Incà. Questa volta si dichiara elettrice del Movimento. E sul sito del Corriere viene definita sostenitrice dei 5 Stelle. “Al sig. Campanella e ai suoi alleati, volevo dire che se ne devono andare”, “siete la vergogna”, “traditori”, dice la signora rivolta agli espulsi a 5 Stelle. Non manca una stoccata a Civati: “i gongoloni facciamoli fare a Civati, a Renzi, a Letta che c’ha le palle d’acciaio”.

Stasera, il Fatto Tv ha rettificato con un filmato che evidenzia la strana compresenza della donna, come contestatrice di Civati, e come sostenitrice di D’incà. Basta questo aspetto per rendere manifesta la superficialità con la quale accettiamo un certo tipo di informazione, e come questa informazione sia subdolamente influenzata. Rappresentare un consenso/dissenso così viscerale, non equivalente alla realtà, è un sordido trucco da quattro soldi.

Autoriciclaggio, abbiamo l’emendamento ma il decreto non sta tanto bene

Se ci fosse la possibilità di introdurre una norma di assoluto buon senso, richiesta sia dagli ambiti giudiziari che dall’Agenzia delle Entrate, ovvero il reato di autoriciclaggio (il codice penale contempla soltanto il riciclaggio, “fuori dei casi di concorso nel reato”, art. 648-bis, primo capoverso; ne ho parlato in dettaglio qui), questa andrebbe colta al volo da tutte le forze politiche sane.

Stamane, Civati annunciava il raggiungimento dell’accordo in seno al Pd – fatto più che storico – sull’emendamento proposto da lui medesimo e da Lucrezia Ricchiuti: il documento è stato fatto proprio dal deputato Marco Causi, le cui dichiarazioni sono comparse in seguito su tutti i giornali. Durante l’audizione, in commissione Finanze alla Camera, del direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, che solo qualche ora fa chiedeva l’inserimento della norma, Causi è intervenuto per annunciare la proposta emendativa.

Ma su diverse testate online, specie Milano Finanza e Italia Oggi, venivano altresì riportate indiscrezioni circa l’intenzione del Ministero dell’Economia di prendere il Decreto 4/2014 e gettarlo nel cestino. Il decreto, che dispone talune misure per il rientro dei capitali dall’estero in forma volontaria, senza depenalizzazioni né grossi sconti se non in termini di sanzioni amministrative, non piacerebbe agli esperti e professionisti del settore, scrivono i tipi di Italia Oggi.

Secondo il presidente della Commissione Finanze della Camera, Daniele Capezzone, il nuovo governo deve chiarire il percorso che avranno le norme del decreto sul rientro dei capitali dall’estero. Per questo, in attesa di una risposta, Capezzone ha annunciato che intende soprassedere per ora nel fissare il termine degli emendamenti (milanofinanza.it).

Da un lato, quindi, Capezzone, con l’alibi dell’incertezza del governo, contribuisce a ritardare i tempi nell’iter di approvazione del decreto; dall’altro, l’Antimafia e l’Agenzia delle Entrate spingono verso il miglioramento dell’impianto attuale, la cui parte migliore – dice Befera – è certamente lo scambio di informazioni (“più importante far sapere a chi porta fuori denaro che noi siamo in grado di conoscere quel valore”), una innovazione rispetto al più tradizionale approccio dell’inasprimento delle pene.

Sarebbe pertanto quantomeno inopportuno che, dinanzi a tale convergenza (anche in merito all’autoriciclaggio, l’Agenzia delle Entrate ha espresso parere favorevole, definendo il decreto, privo del nuovo reato, come una “tenaglia monca”), il governo preferisse la strada del ritiro del decreto e di ricominciare tutto daccapo. La volta buona che il Pd era d’accordo su un provvedimento, il governo (del Pd!) sceglie un’altra strada. Troppo irrazionale per essere comprensibile.

[Sarebbe inoltre interessante sapere quale è la posizione dei deputati a 5 Stelle presenti in Commissione VI Finanze in merito all’emendamento sull’autoriciclaggio. Se, per una volta, potranno esprimersi a favore di un provvedimento necessario ma non scritto dal loro gruppo].

Grillo scarica Pizzarotti

Con un PS, un post scriptum, stesso modus operandi scelto per i vari Ballestrazzi, Tavolazzi, Favia, e via discorrendo, Beppe Grillo ha liquidato l’iniziativa politica di Federico Pizzarotti, sindaco di Parma, prevista per questo mese e che dovrebbe radunare a Parma sindaci e aspiranti tali del Movimento 5 Stelle.

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La grave colpa è non aver concordato l’iniziativa con lo staff del Comico. Un presupposto banale per giustificare questa presa di posizione in un momento in cui Pizzarotti ha osato esprimersi a volte in contrasto con la linea perseguita da Grillo-Casaleggio.

In particolar modo, Pizzarotti si sarebbe esposto in almeno due circostanze: la prima, in occasione dell’espulsione di Orellana, Battista, Campanella e Bocchino, esprimendo alla stampa e in tv le proprie perplessità sul metodo seguito (M5s, Pizzarotti: “Non ho capito il motivo delle espulsioni dei senatori dissidenti”Il Fatto Quotidiano); in secondo luogo, Pizzarotti si è certamente reso colpevole di aver partecipato alla presentazione del libro che narra della sua esperienza come sindaco, tenutasi a Milano venerdì scorso alla presenza di Giuliano Pisapia e persino di Giuseppe Civati, l’uomo delle cene (qui l’inequivocabile video http://bcove.me/y2bq19x5 che dimostra la compromissione del sindaco con il dissidente deputato del Pd).

#M5s | Di Battista e l’estetica dell’espulsione

Per il Movimento, scrive Di Battista, “stare fermi è la morte assoluta”. Che significa stare fermi? Stare fermi è il contrario del fare. Stai fermo se pensi, se ti soffermi a pensare, a tentare di capire. Non puoi stare fermo. Devi agire (devi fareeh!) e fidarti di chi sta sopra di te. Il Movimento è militanza nel senso estremo del termine: chi milita, in un certo senso, compie un atto di fede (lat. militare, da mìles, esercitare la milizia, fare il soldato – via etimo.it).

Il soldato Di Battista accusa i quattro dissidenti (Battista, Orellana, Bocchino, Campanella) di aver esercitato “in modo organizzato, [virgola aggiunta n.d.r] la logica del dolo, la malafede, il sabotaggio di tutte le grandissime battaglie che abbiamo portato avanti come gruppo”. I dissidenti, non fidandosi, sono in malafede. Ogni volta che c’era da lanciare una battaglia (il soldato è sempre pronto), uno dei quattro si interponeva con la propria “zavorra professionale” (virgolettato nel testo). La critica argomentata è zavorra, è sovrappeso. Il soldato è leggero, corre verso la morte per la causa, non può permettersi di avere dubbi prima di immolarsi. Il dubbio, esattamente come la discussione nella dottrina del Fare, è perdita di tempo, è pericoloso. Poiché mette a rischio il progetto, esso deve essere espulso dall’orizzonte fenomenico.

Nello stato di eccezione è la legittimità dell’opinione altrui ad essere sospesa. Non si tratta più solo di disobbedienza rispetto alla linea di partito. Non è più solo contestazione per una decisione imposta dalla maggioranza. In questo caso si previene il dissenso, eliminandolo in potenza. Dissenso è anche solo permettersi di contribuire con la propria “zavorra professionale”. “Quando perdo”, scrive Di Battista, “so che la decisione dell’assemblea è sacra in quanto frutto di un vero processo decisionale, frutto dell’intelligenza collettiva”. La decisione della maggioranza, in quest’ottica, diventa coercitiva. Non può essere manifestata, ergo non può esistere, opinione divergente. Quando la decisione è presa, la minoranza è annientata e il movimento-partito si muove come un sol uomo.

Siamo in guerra, una guerra democratica, fatta di informazione, partecipazione, amore per la politica. Ma di guerra si tratta (Pagina Fb Alessandro Di Battista).

La guerra non è mai democratica. La guerra è soppressione dell’alterità. In questo caso, è l’opinione a essere fuoco amico: “io non posso lasciare la trincea sapendo che mentre sferro un attacco (ripeto, le nostre armi sono e saranno solo informazione, impegno, studio e partecipazione alla politica) qualcuno mi sparerà, scientemente e volutamente alle spalle”. Le armi di Di Battista non possono essere usate per dissentire contro Di Battista. Ma, inevitabilmente, l’arma dell’informazione, usata contro un nemico politico, non è più tale ma è mera propaganda.

La trincea è anch’essa immobilismo. Nella trincea muori senza combattere. E chi combatte la Casta, freme di trovarsi a tu per tu con il nemico. La Casta è sempre pronta ad arruolare nuovi politicanti (“Il palazzo è una vasca di squali, trasforma cittadini in onorevoli, in statisti da 4 lire”). I 4 statisti da quattro lire vanno sacrificati in vista della missione speciale, le Elezioni Europee. E’ duro e doloroso lasciare sul campo quattro ex compagni, ma la loro dipartita è male necessario. Il sacrificio di un compagno è quindi giustificato con il prospettarsi di un traguardo politico prestigioso. La causa (elettorale) prevale sul buonsenso e il dialogo. Appunto, da ideologica (la guerra contro la Casta), la causa si fa meno nobile (prender più voti). Sembrerebbe un paradosso e forse lo è.

Governo Renzi 1 | Il Senato e il suo Carnefice

Vorrei essere l’ultimo a dover chiedere la fiducia al Senato. L’Alieno entra nel Palazzo e la narrativa giornalistica raggiunge l’apice del pathos. Ezio Mauro, su Repubblica.it, sceglie di esaltare il lato naif: il discorso del Segretario-Premier-Sindaco è diretto ai cittadini (e non all’aula che lo deve votare):

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Un “discorso inconsueto”, poiché scritto, preparato negli uffici, che lui – così esperto per via della prassi informale impiegata nei lunghi anni di Firenze – abbandona sul tavolo per continuare a braccio. “E’ sembrato voler comunicare tutto quello che da tempo aveva accumulato sulla sua idea di paese”, dice il direttore. Sì, il Sindaco che sfoga gli infiniti pensieri del tempo andato, passato lontano da Palazzo Chigi a immaginare il Paese del futuro. Povero quell’uomo a cui è stata negata questa possibilità, la possibilità di prestarsi per la causa. Renzi ha iniziato questa “sfida personale” (sono sempre parole di Ezio Mauro): per tutto il discorso è sempre stata evocata la fine del “piagnisteo” italiano, l’alba dell’età del fare contro la chiacchiera del parlamento, che nulla fa, specie il Senato. “Vedo che vi divertite”, dice apposta il Premier-Segretario-Sindaco. I senatori, questi discoli, a cui non interessa la vita del cittadino medio. “Ha sentito la maestà delle istituzioni e si è in qualche modo inchinato”, ricorda Mauro, ma poi “ha sfidato il Senato”: datemi una mano, ha detto (a farvi fuori).

In questa narrazione, Renzi è l’anticasta. Lui affronta i temi che “toccano” i cittadini; il premier vuole mettersi in “sintonia con i cittadini”. Andrà ogni fine settimana nelle scuole. E’ il premier-sindaco, si occupa di noi. Lui conosce ciò che è meglio per noi poiché è in sintonia con il Popolo (l’antitesi della Casta politica). Lui sa di aver preso una scorciatoia verso il potere, ma è “convinto di potercela fare”. L’acrobata è sul filo (che coraggio!). Se cade è solo colpa sua, ha avvertito. Non accamperà scuse. Non rivolgerà la colpa ai senatori, per esempio. L’aula è gelida. Senato stai sereno.

Governo Renzi 1 | La fiducia mi fa ridere

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Votarla o non votarla, questo è il dilemma. Se sia meglio per l’uomo sopportare i sassi e i dardi di un’avversa fortuna, o prender armi contro un mare di guai.

Idealmente, potrei dirvi che il governo Renzi mal si confà con l’idea di politica che da queste pagine ho cercato di raccontarvi, più o meno dal 2009. Se dovessi spendere dieci minuti del mio tempo per scegliere il dà farsi, non avrei dubbi e punterei all’obbiettivo più grande. Che non è esser leoni oggi. Ma reinventare e ricostruire la politica di sinistra in Italia, al di là dei progetti di puro marketing (di cui vi narravo qualche giorno fa). Senza, sia specificato, ripetere gli errori del passato e cadere nella spirale del frazionismo. Poiché a sinistra trovi sempre qualcuno che è a sinistra più di te. E poi ti chiedi, ma dove è stato sinora? Dove è stato mentre tutto crollava? Forse, pensi, ha fatto esattamente le tue stesse cose. Forse si è rifugiato nella sfera individuale, ha messo avanti sé stesso, il proprio quotidiano, rispetto all’impegno sociale e politico. Scelte legittime, che hai condiviso, specie dopo Genova 2001 e le botte in piazza e il cadavere del compagno Carlo.

Ma ecco, il tempo si è fatto talmente eccezionale che l’impegno pubblico diventa imprescindibile. La Nuova Sinistra non è un partito, non è una somma algebrica di potenzialità elettorali. E’ una cultura politica. E’ un metodo, un modo di fare la politica. Qualcosa che ha in vista il principio dell’uguaglianza e che lo vuole riproporre come faro dell’azione pubblica.

Per questo il voto di fiducia al governo Renzi mi fa ridere. Quando mi ricordo quale impegno ci siamo dati, insieme a Pippo Civati, e poi guardo alle risibili vicende del governo Letta bis, altrimenti noto come Renzi I, sorrido. Noi siamo altro e questo altro non sarà più altrove perché abbiamo decisamente intenzione di metterlo al posto del modus operandi – tutto tranne che trasparente – visto all’opera negli ultimi giorni.

La Nuova Sinistra non può cominciare con un atto di scissione bensì con una manifestazione, nel senso letterale, ovvero nel rendersi manifesta e uscire dalla anonimia. Mostrate il volto, domani, a Bologna. Ci vediamo alle Scuderie, in Piazza Giuseppe Verdi 2, dalle ore 10. Prendiamo armi contro il mare di guai.

Nuova Sinistra

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E’ un titolo provocatorio, lo so. Guardando alle cose reali, non c’è niente di nuovo a sinistra. Se ne sono accorti in molti che la sinistra in Italia è scomparsa. Se ne sono accorti specialmente gli esperti del marketing politico. C’è un mercato. C’è un bisogno frustrato. Il prodotto politico è tutto da costruire e qualcuno intenderebbe costruirlo a partire da una personalità, poiché partire dal contenuto (la proposta politica) è sempre un po’ pericoloso e mette a rischio l’investimento.

Invece la personalità funziona bene come proxy di contenuti che ancora non esistono: una personalità forte, che appaia “di sinistra” – nel linguaggio, nella microstoria personale – aiuta a creare immedesimazione e, nel lungo periodo, conformismo. La personalità accelera il processo di coagulazione di una rete politica: se carismatica, determina la cancellazione del contenuto nonché la sua totale sostituzione. La personalità diventa contenuto politico.

Questo, diciamo, è il lato patologico. Una Nuova Sinistra non potrebbe però nascere senza personalità politiche e al tempo stesso dovrebbe tendere alla dimensione collettiva organizzata e orientata al raggiungimento di obbiettivi. Per questo, quando sento parlare di operazione DiBa (che sarebbe poi un’operazione di marketing messa in opera da Casaleggio, tramite Di Battista, per intercettare la fetta di mercato elettorale che il Pd di Renzi starebbe per consegnare definitivamente al proprio destino), il senso di ‘imballo vuoto’ si fa massimo.

Sinistra non è una etichetta che si possa applicare su confezioni industriali. La nuova Sinistra, se mai nascerà, è il recupero di una identità politica condivisa. E’ un metodo. Non è retorica del fare, e certamente non tende alla poiesis, alla mera produzione di cose, obbligata in rigide pianificazioni ove la discussione è minaccia, è perdita di tempo. La nuova Sinistra dovrebbe nascere in un contesto di confronto onesto e trasparente. E’ ideologica, nel senso che detiene un logos della idealità. Certamente non pone la meta in un futuro idealtipico, bensì la integra in un progetto discorsivo e insieme immanente.

Cos’è invece Di Battista?

Duemiladiciotto

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Continuando di questo passo, nel 2018 avremo fatto meglio dei piromani nello Yellowstone Park. Non scherzo. La cosa peggiore è che tutto ciò è frutto del più grande fraintendimento elettorale della storia (recente, recentissima e fors’anche miserrima). Perché molti degli enne-milioni elettori di Matteo Renzi, alle primarie dell’8 Dicembre scorso, erano mossi dal desiderio di riscatto, un riscatto politico ma soprattutto elettorale. Erano – hanno detto – stanchi di perdere. Di perdere contro Berlusconi.

Invece l’Uomo della Pioggia ha portato una siccità improvvisa. Dice: “via dalla palude”, ma rischia di fare il deserto intorno. Il futuro Renzi I sarà quindi il terzo governo derivato dalle alchimie di palazzo dal Novembre 2011, momento della rottura dell’ordine berlusconiano. Le elezioni, questo spauracchio, sono posticipate al mitico 2018, anno in cui tutte le riforme saranno compiute e non ci sarà più bisogno di questo commissariamento della volontà popolare.

Le riforme che ci attendono saranno fortemente punitive nei confronti dell’assetto costituzionale del 1948, inteso – secondo questa voluntas riformatrice – causa di tutte le inefficienze del paese. Via il Senato, via le Province, sostituite da assemblee di nominati. E poi, cos’altro ci attenderà? Quale dovrà essere il nostro nuovo nemico da abbattere?

Il metodo della velocità, dell’energia, della immediatezza di Matteo Renzi e della sua capacità di intercettare la volontà popolare, ha soltanto provocato la sua ulteriore compressione. Quale democrazia nella scelta di continuare una legislatura caratterizzata dalla ingovernabilità e che si è avviata solo e soltanto con una formula parecchio difforme dal progetto presentato alle urne ai propri elettori?

Tutte le criticità delle Larghe Intese ritorneranno, insolute, nel Renzi I. E allora “non ti servirà l’inglese” (F. Battiato).

 

Analisi dell’attività legislativa del Parlamento Italiano – anni 1996-2013

Dati Senato.it http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Statistiche/index.html

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https://infogr.am/analisi-dellattivita-legislativa-1996-2013?src=web