Immunità parlamentare, pronto il disegno di legge. Il tempo della Restaurazione.

E allora, dichiarato illegittimo il Lodo Alfano, non resta che rispolverare la vecchia immunità:  ci ha pensato il sen. Lucio Malan, del PdL, con l’intenzione di rifarsi al vecchio art. 68 della Costituzione, emendato con referendum nel 1993, senza cambiarne una virgola. Questo il senso della sua proposta di legge, come descritto nella relazione introduttiva (ripresa dal sito del sen. Malan):

<< Onorevoli Senatori ! – Il presente disegno di legge esprime la volontà di riportare l’equilibrio e l’armonia tra le istituzioni. La stessa volontà che animò i membri dell’Assemblea Costituente nel 1947 quando scrissero l’articolo 68 della Carta fondamentale della Repubblica.

Modificarlo sull’onda della piazza nel 1993 fu un errore, determinato da una temperie che non deve tornare. Come era stato un errore, negli anni precedenti, farne quell’uso indiscriminato che contribuì al determinarsi di tale temperie.

È venuta l’ora di cancellare quell’errore. Coloro che intendessero opporsi a questa iniziativa dando fondo all’arsenale del becero antiparlamentarismo e del giustizialismo forcaiolo, sono invitati ad andare a rileggere gli atti del dibattito in Assemblea Costituente e i nomi di coloro che approvarono l’articolo 68.

Per questo si propone qui, senza alcuna modifica, il medesimo testo di allora. Se fosse possibile, lo si vorrebbe stampare sulla stessa carta e negli stessi caratteri usati allora. Ma credo sia possibile e doveroso provare a tornare allo spirito di quei tempi, preoccupandosi non di ciò che nell’immediato può parere conveniente all’una o all’altra parte politica, ma di ciò che è bene per la Repubblica.

I senatori che lo sosterranno e lo voteranno, a cominciare dal proponente, assumono contestualmente l’impegno a vigilare in ogni modo affinché questo strumento sia usato esclusivamente a salvaguardia delle istituzioni democratiche.>>

 Roma, 10 ottobre 2009

 ECCO IL TESTO PROPOSTO PER L’ARTICOLO 68


I membri del Parlamento non possono essere perseguiti per le opinioni espresse e per i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.

Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a procedimento penale; né può essere arrestato, o altrimenti privato della libertà personale, o sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, salvo che sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è obbligatorio il mandato o l’ordine di cattura.

Eguale autorizzazione è richiesta per trarre in arresto o mantenere in detenzione un membro del Parlamento in esecuzione di una sentenza anche irrevocabile.

Per contro, l’attuale art. 68:
I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.

Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza.

Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza.

Già la legge costituzionale n. 3 del 1993 aveva ritoccato forzatamente l’art. 68, colpito dal referendum popolare che abrogò l’istituto dell’autorizzazione a procedere in giudizio: allora si estese l’immunità nell’esercizio delle funzioni, il cosiddetto principio di insindacabilità delle opinioni di un parlamentare, modificando il primo comma da "non possono essere perseguiti", a "non possono essere chiamati a rispondere", fatto che estese la prerogativa a ogni tipo di responsabilità (civile, penale, amministrativa, ecc.).
Malan, nel recuperare il testo originario, tralascia la modifica del 1993. In secondo luogo, non dispone alcunché per limitare il fenomeno della reiterazione del diniego all’autorizzazione a procedere, fatto che aveva creato i presupposti per l’abrogazione dell’immunità stessa. Quindi, l’operazione nostalgia di Malan non si pone in alcun modo il problema dell’abuso della pregogativa immunitaria né si pone alcun quesito sulla necessità di aver un parlamento pulito, i cui deputati e senatori non siano corruttori, corrotti, concussi, associati con la mafia, bancarottieri e quant’altro. Malan non sente di dover dare risposte in merito. Sostiene di voler riequilibrare il rapporto fra i poteri dello stato – nella fattispecie, Magistratura e Parlamento – quando l’aspetto problematico per eccellenza è la selezione della classe dirigente stessa.

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    • Il se­natore Lucio Malan ha presentato ieri un disegno di legge per rein­trodurre l’istituto che, ricorda, fu voluto dai padri Costituenti e «mo­dificato nel ’93 sull’onda della piazza». «Un errore», secondo Ma­lan, la cui iniziativa si propone «di riportare l’armonia e l’equilibrio tra le istituzioni».

    • Il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cic­chitto, da parte sua, mette l’immu­nità tra i temi di un’organica rifor­ma della giustizia e come il Guar­dasigilli ipotizza di aprire dopo il congresso del Pd il dialogo con le opposizioni.

    • ridisegnare quei rapporti tra politica e magistratura che so­no stati devastati nel ’92-’94 dal circolo mediatico-giudiziario

    • La di­sponibilità del senatore del Pd Marco Follini resta una caso isola­to: dopo la netta chiusura di Dario Franceschini, ieri anche Pier Luigi Bersani ha detto che più che l’im­munità è il caso di affrontare altre riforme, come quella della legge elettorale.

    • Mentre il leader Udc Pier Ferdinando Casini taglia cor­to: «Ripristinarla è pura follia»

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    • Riguardo l’ipotesi di reintrodurre l’immunità parlamentare, Ignazio ha dichiarato che “i parlamentari non hanno bisogno di immunità per portare avanti il proprio mandato. In ogni sistema democratico moderno è previsto un bilanciamento tra i poteri dello Stato. La giustizia costituisce un sistema di controllo per il rispetto della legalità e non può essere additata come un intralcio. Credo sia sbagliato continuare a ragionare con l’approccio di una casta, che sopravvive aumentando al contempo i suoi privilegi e la distanza con il paese reale. E’ necessario invece nutrire e crescere una nuova classe politica pronta a governare, a livello locale come nelle aule parlamentari. Per far questo penso si debba ripartire dai territori e dalla promozione di persone rispettose delle regole, con le mani libere da gruppi di potere e pressioni di lobbies”.

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E non ha ancora parlato Ciancimino… Il Lodo Provenzano, anni 1992-93.

Stasera a Annozero Sandro Ruotolo intervisterà Massimo Ciancimino. Ruotolo nei giorni scorsi è stato oggetto di minacce di morte. Lo hanno pedinato sino a casa. Forse solo a scopo intimidatorio. Forse per dissuaderlo dall’intervistare il figlio dell’ex sindaco di Palermo, don Vito, il palazzinaro del sacco di Palermo, esponente della DC per la corrente andreottiana.
La bocciatura del Lodo Alfano s’interseca con questo altro passaggio fondamentale, l’indagine sui mandanti occulti delle stragi del 1992-1993 che dovrà spiegare come è nata la cosiddetta Seconda Repubblica. L’intervista di stasera potrebbe far tremare il Palazzo.
Perché negli anni seguenti alla Strage di Capaci, che rese visibile una guerra cominciata mesi prima con l’omicidio Lima, qualcuno condusse in gran segreto una o più trattative con la mafia al fine di giungere a un nuovo armistizio che ribadisse il patto di non belligeranza fra stato e mafia stabilito negli anni seguenti al 1943, quando lo Stato Italiano abbandonò la Sicilia occupata dagli alleati. Una sorta di Lodo Provenzano, dal nome di colui che la spuntò e che ottenne il dovuto dallo Stato sconfitto. Impunità, indebolimento del pentitismo, revisione dell’art. 41 bis, molti appalti, fondi pubblici, in cambio dell’appoggio politico.
Tutto ciò che è stato dopo le stragi del 1993 è per forza di cose contemplato in quel rinnovato patto: tutto, proprio tutto. E l’emergere di questa verità ostile spaventa. L’Italia bipolare, nata dopo Tangentopoli, è in realtà tripolare, e il terzo non si è quasi mai fatto vedere.

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    • Secondo lei non é cambiato quasi nulla dal 1992, quando la mafia ha assassinato i giudici Falcone e Borsellino.

    • Sono andata a vivere in Italia nel 1989, in un momento di grande speranza per l’Italia. Vi erano buoni motivi all’epoca. I giudici Falcone e Borsellino, attraverso il loro lavoro, riuscivano a trasmettere il messaggio che la mafia non era invincibile. Ma la mafia ha tappato loro la bocca.

    • i mafiosi avevano complici influenti. La legislazione antimafia in Italia é stata indebolita un pò alla volta negli ultimi quindici anni. I pentiti ricevono ora sconti di pena minori di prima, e devono confessare tutto in 180 giorni. Ciò che si ricordano dopo, non conta più. Per vari motivi, ad un mafioso non conviene più collaborare con la giustizia.

    • Mafia e politica vanno mano nella mano in Italia. I processi politici alla mafia diventano sempre più difficili. È già stato impossibile condannare l’ex premier Giulio Andreotti. Marcello dell’Utri, il braccio destro di Berlusconi , é stato condannato a 9 anni per associazione con la mafia siciliana. Solo che in Italia non ti fai neanche un giorno in cella finchè le due procedure di appello, molto lunghe, non si sono concluse. Quindi il pregiudicato Dell’Utri non solo può muoversi liberamente, ma é tuttora senatore ed é stato per anni al Parlamento Europeo.

    • In Italia nessun partito, di sinistra o di destra, può permettersi di andare contro la mafia. Perché essa continua ad influenzare pesantemente il comportamento elettorale.

    • Non cambierà mai niente, finché il problema non verrà affrontato alla radice. E per questo deve prima avere fine la politica dell’impunità in Italia.

    • E non crede che ciò succederà presto?

      ‘Non finché l’Italia viene lasciata sola.

    • Il resto dell’Europa considera con piacere la mafia come un misto di folklore italiano e un fenomeno criminale proveniente da un Paese mediterraneo e retrogrado. Questa mentalità é ipocrita. Le famiglie mafiose italiane investono miliardi nel mio Paese, la Germania, ma anche qui in Belgio e nel resto del mondo

    • fino a quando qualcuno non viene assassinato, sembra che per la Germania e per il Belgio non stia succedendo nulla. Quindi l’influenza politica non è pericolosa? Cosa pensa che uno come Marcello Dell’Utri abbia realmente combinato al Parlamento Europeo? Questo tipo di uomini ha avuto accesso per anni ai fondi con le sovvenzioni per la Sicilia, ma anche per l’Europa Centrale e dell’Est. Tutti soldi che anche lì poi giungono nelle mani della mafia grazie ai contratti pubblici.

    • Grazie al giudice Borsellino Rita Atria arrivò a capire che suo fratello e suo padre erano dei criminali infami. È per questo che si è suicidata? O aveva paura che, dopo la morte di Borsellino, sarebbe toccato a lei?

    • Gli assassinii dei giudici di mafia ed il suicidio di Rita Atria hanno portato a qualcosa?

      ‘Non lo so, ma ho paura di no. Dobbiamo evitare di lavare le nostre coscienze sporche con le loro morti.’

    • Stranamente la mafia mi ha minacciato per la prima volta solo recentemente, alla pubblicazione del mio libro Mafia. La mafia calabrese in Germania ha perfino censurato il mio libro. I vertici della ‘ndrangheta calabrese sono riusciti, con una causa in tribunale in Germania, a fare cancellare i loro nomi dal mio libro.

    • È raro che un mafioso sia concreto, la minaccia rimane sempre sottile ed implicita. Per esempio dice: “Ha veramente dei bei bambini. Ne ho anch’io, e la famiglia è l’unica cosa che conta veramente . Non potrei sopravvivere se qualcosa dovesse accadere ai miei figli…

    • Moltissimi giornalisti italiani sono inoltre molto più coraggiosi di me. Rosaria Capacchione per esempio non esce più di casa senza la scorta. (Ride relativizzando) Poi è una fortuna che io abiti a Venezia – lì almeno non mi possono seguire in auto.

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    • Mentre attendeva la sentenza decisiva di ieri, Silvio Berlusconi si è comportato come se niente fosse. Ha discusso di Medio Oriente con Mahmoud Abbas, il Presidente palestinese, e secondo i collaboratori era di “ottimo umore”. Ma la situazione è ben lungi dall’essere normale e il verdetto precipita l’Italia nel caos politico. Per il Presidente del Consiglio italiano e i suoi nemici si aprono diversi scenari.

    • Berlusconi va avanti senza considerare la sentenza

      Un’opzione difficile. Alcuni processi contro di lui sono stati congelati quando lo scorso anno ha varato la legge che gli concedeva l’immunità parlamentare e gli inquirenti senza dubbio li riapriranno.

    • Si accusa Berlusconi di aver versato a David Mills, ex consulente fiscale britannico ed ex marito di Tessa Jowell, una tangente di 600 000 dollari per testimoniare il falso nei processi per corruzione negli anni ‘90. Mills è stato condannato a 4 anni e mezzo a marzo per aver commesso il reato. L’appello inizierà a Milano venerdì prossimo e la difesa di Mills ha chiesto a Berlusconi di comparire come testimone. Ora è probabile, invece, che il Presidente del Consiglio italiano si ritrovi imputato nel processo.

    • Ci sono altre indagini che possono sfociare in processi, tra cui un presunto tentativo di convincere senatori di centro-sinistra a disertare lo scricchiolante governo di Romano Prodi due anni fa. Per non parlare delle accuse sui presunti legami con la mafia.

    • Il Presidente rassegna le dimissioni e chiede elezioni anticipate

      Il suo portavoce ha dichiarato che non lo farà, ma può esserne tentato

    • La sua popolarità è scesa nel corso dell’ultimo anno dal 63% al 47% a causa degli scandali sessuali e del divorzio pubblico, ma la coalizione di centro-destra non ha perso il vantaggio nei sondaggi.

    • Berlusconi potrebbe dimettersi a favore di un governo tecnico e potrebbe indire le elezioni insieme alle regionali che si terranno a marzo. Se vincesse, potrebbe reintrodurre la legge sull’immunità.

    • Accade un golpe interno al partito, contro di lui

      I nemici di Berlusconi all’interno della sua coalizione potrebbero sostenere che la sentenza della Consulta è l’ultima goccia dopo mesi di rivelazioni imbarazzanti e dannose.

    • L’ovvio leader di una rivolta interna è Gianfranco Fini, l’ex neofascista, ora conservatore e co-fondatore del Popolo delle Libertà al governo.

    • Ieri Fini si è unito a Luca Cordero di Montezemolo, capo della FIAT, in occasione del lancio di un nuovo comitato di esperti. Ha negato le voci secondo cui potrebbe formare una grande coalizione o un governo di emergenza con imprenditori, come di Montezemolo, ed elementi di sinistra. Ma potrebbe arrivare il momento di Fini, se non immediatamente, nei prossimi mesi, mano a mano che si deteriora la posizione di Berlusconi.

    • Il premier si ritira

      Improbabile, dato che si considera come l’ammirato, addirittura adorato, salvatore dell’Italia.

    • Se i problemi legali si accumulano o se gli si prospetta la prigione, potrebbe anche essere tentato di andare in esilio, come fece il suo mentore Bettino Craxi, un altro discreditato Presidente del Consiglio, nel 1994, l’anno in cui Berlusconi entrò in politica. Craxi morì in esilio in Tunisia.

  • Mediaset/ Svizzera verso inchiesta formale per riciclaggio Fondi neri, coinvolti 4 manager; congelati 150 mln franchi svizzeri.

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    • Quattro manager della Mediaset saranno presto oggetto di un’inchiesta formale in Svizzera per riciclaggio. Lo ha riferito la portavoce del ministero della Giustizia Walburga Bur, secondo cui lo scorso 2 settembre i pm hanno chiesto alla Procura federale di aprire un’indagine

    • l’ipotesi di reato sarebbe riciclaggio di denaro, in collegamento con la compravendita di diritti televisivi per importi ‘gonfiati’

    • Secondo quanto riporta l’Associated Press, dopo anni di indagini su Mediaset, ora i giudici svizzeri potrebbero formalizzare le accuse, e le prove raccolte oltreconfine potrebbero aiutare le inchieste italiane parallele che stanno per ripartire dopo la bocciatura del lodo Alfano

    • L’inchiesta in Svizzera è infatti un filone di quella sui fondi neri Mediaset, relativa all’acquisto di diritti Tv su film americani prima del 1999 attraverso società offshore, con importi modificati in modo da frodare il fisco

    • Le autorità elvetiche avevano cominciato a collaborare con i magistrati italiani nel 2002, e tre anni più tardi hanno congelato conti in banca per oltre 150 milioni di franchi svizzeri (circa 100 milioni di euro)

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1992-1993-1994. Una verità che terrorizza. Il bavaglio si stringe su Annozero e Report.

Per darvi l’idea dell’entità delle parole dette fra i denti oggi da Mr b sulle procure che stanno complottando, si potrebbe pensare all’onda di uno tsunami. La vedi e non capisci cos’è. Ma quando arriva, cancella tutto. Azzera tutto. Le parole di Mr b solo le parole di uno che sa che sta per abbattersi l’onda dello tsunami. Sa che arriva. E’ solo una questione di tempo.
A Milano indagano sia sul caso Mediatrade e le compravendite dei diritti tv fra le sue società occulte, sia sull’attentato di Via Palestro del 1993. L’anno della destabilizzazione. E’ possibile che la Boccassini riapra il fascicolo e riprenda il filone d’inchiesta che vedeva coinvolto Dell’Utri. Ciò è reso possibile dagli sviluppi intercorsi sull’altra sponda, a Palermo e a Caltanissetta, dove il quadro s’è fatto più chiaro fra le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza e Massimo Ciancimino e il famoso papello e lo stralcio di lettera minatoria scritta da Provenzano a Mr b e inviatagli non a mezzo posta ma a mezzo di amici (Vito Ciancimino-Dell’Utri).
Il fatto che oggi Mr b abbia attaccato le procure, quando invece dalle stesse non sembrano giungere ulteriori novità, è segno che Berlusconi è terrorizzato dalla verità che ne potrebbe emergere. Ciò non sarebbe se queste stesse verità non lo vedessero coinvolto nei fatti del 1992.
Intanto dalla RAI provengono segnali ulteriori di censura. E’ una censura non manifesta, bensì burocratica, tesa a ostacolare la realizzazione di certe trasmissioni televisive a carattere giornalistico. I casi: Annozero con Travaglio e altri redattori senza contratto; Report senza assistenza legale. Questi fatti mostrano come “Loro” abbiano messo in pratica una strategia ad ampio raggio: uso dei media di proprietà per bastonare e diffamare, per fare propaganda diretta senza alcuna vergogna (vedi il caso della telefonata a Mattino Cinque, e l’intervista riparatoria a Noemi su SkyTG24); cooptazione dei vertici RAI, nessun editto ma impoverimento dei mezzi della tv di Stato, da una parte facendo saltare il tavolo di trattative con SKY, dall’altra non mettendo sotto contratto e riducendo le tutele legali (manleva).

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    • le Procure di Milano e di Palermo “cospirano contro di noi”
    • Lui sa, per esempio, che la Procura di Milano sta chiudendo non una cospirazione, ma un’indagine giudiziaria che lo vede indagato dall’aprile del 2007 per appropriazione indebita (con conseguente evasione fiscale) insieme al presidente Mediaset Fedele Confalonieri e ad altre sette persone.
    • è uno stralcio del processo che vede imputati Berlusconi e altri dinanzi al Tribunale di Milano per le “creste” sugli acquisti di diritti televisivi e cinematografici in America da parte di una miriade di società offshore del gruppo Fininvest-Mediaset. In quel processo (congelato dal lodo Alfano in attesa che dal 6 ottobre la Consulta si pronunci sulla costituzionalità o meno del Salva-Silvio) il premier è imputato per appropriazioni indebite da 276 milioni di dollari
    • L’inchiesta-stralcio che sta per chiudersi, invece, riguarda l’accusa – come ha scritto Luigi Ferrarella sul Corriere il 25 giugno scorso – di avere “mascherato la formazione di ingenti fondi neri” dirottati dalle casse Fininvest-Mediaset su “conti esteri gestiti dai suoi fiduciari
    • Un replay della vicenda già approdata in Tribunale, solo che quella si riverbera sui bilanci del gruppo fino al 2001, mentre questa si spinge anche negli anni successivi per via dell’ammortamento pluriennale dei diritti tv
    • L’inchiesta-stralcio prende nome da Mediatrade, cioè dalla società berlusconiana che dal 1999 è subentrata alla maltese Ims per l’acquisto dei diritti tv, e riguarda una serie di conti esteri dai nomi variopinti (“Trattino”, “Teleologico”, “Litoraneo”, “Sorsio”, “Pache” e “Clock”)
    • Il Cavaliere sa bene che, scaduti in estate i termini per indagare, la Procura sta per depositare alle difese “l’avviso di conclusione delle indagini e deposito degli atti”: una mossa che, in mancanza di una richiesta di archiviazione, prelude alla richieste di rinvio a giudizio che lo trasformeranno da indagato a imputato.
    • Poi c’è Palermo. Qui il presidente del Consiglio ha voluto essere più preciso: “E’ una follia che ci siano frammenti di Procura che da Palermo a Milano guardano ancora a fatti del ’92, del ’93, del ’94”
    • In realtà non c’è niente di folle a indagare sulle stragi politico-mafiose che hanno insanguinato l’Italia fra il 1992 e il 1993. L’unica follia è che, a 17 anni dalle bombe di Palermo, Milano, Roma e Firenze, non se ne siano ancora smascherati e ingabbiati i mandanti occulti, nonché gli autori e gli ispiratori delle trattative fra pezzi dello Stato e Cosa Nostra
    • le indagini paiono a buon punto, grazie alle rivelazioni di persone molto informate sui fatti, come il mafioso pentito Gaspare Spatuzza (dinanzi alle procure di Caltanissetta, Firenze, Milano e Palermo) e il figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo, Massimo Ciancimino
    • su Libero, Gianluigi Nuzzi parlava di importanti acquisizioni da parte di Ilda Boccassini, che indaga sulla strage di via Palestro del 27 luglio 1993, e della possibile riapertura del filone investigativo che aveva portato all’iscrizione di Marcello Dell’Utri (ma anche di Silvio Berlusconi) per concorso in strage
    • riparte per il rush finale davanti alla Corte d’appello di Palermo il processo di secondo grado a carico di Dell’Utri
    • la Corte dovrà decidere se ammettere nel fascicolo processuale la lettera che – secondo Ciancimino jr. – Provenzano inviò a Berlusconi tramite Vito Ciancimino e Dell’Utri nei primi mesi del 1994, in cui prometteva appoggi politici in cambio della disponibilità di una rete televisiva
    • Una possibile prova regina del ruolo di cerniera fra Cosa Nostra e Berlusconi svolto per decenni da Dell’Utr
    • Nulla di segreto: tutto noto e stranoto, almeno nelle segrete stanze (giornali e telegiornali non si occupano di certe quisquilie). Noto, soprattutto, al Cavaliere. Il quale ha deciso di giocare d’anticipo. Così quando gli atti di Mediatrade saranno depositati a Milano e quelli di Palermo saranno acquisiti al processo Dell’Utri, lui potrà dire: ve l’avevo detto che stavano cospirando. Quella di oggi è un’esternazione preventiva. A orologeria
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    • Aria sempre più tesa su due dei programmi di punta di Rai 2 e Rai 3. Da una parte Michele Santoro denuncia i ritardi che stanno mettendo a rischio Annozero, dall’altra il direttore di Rai 3 Paolo Ruffini, si schiera per sollecitare l’assistenza legale ai giornalisti di Report.
    • “E’ un programma che si base su una squadra di freelance. A questi giornalisti la Rai ha garantito copertura legale negli anni passati. Ora l’azienda vuole rivedere la clausola, nonostante il parere contrario della rete. Report è un patrimonio e quindi è utile alla Rai”, dice Ruffini.
    • A due settimane dalla partenza di AnnoZero, nessuno dei contratti dei collaboratori del programma è stato ancora firmato. Compreso quello di Marco Travaglio, uno dei nomi di punta del programma di Rai 2
    • Per questo Michele Santoro, che conduce la trasmissione, ha scritto una lettera al direttore generale della Rai, Mauro Masi e al direttore di Raidue, Massimo Liofredi. Santoro ricorda come gli spot non siano ancora partiti e sottolinea che “non intende rinunciare a quanto le sentenze stabiliscono”. Un chiaro riferimento alla sentenza con cui Santoro è stato reintegrato alla Rai.
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    • la lettera che Michele Santoro oggi ha inviato al direttore generale della Rai Mauro Masi, al direttore di Raidue Massimo Liofredi e ai copnsiglieri di amministrazione
    • a due settimane dalla partenza di Annozero nessuno dei contratti dei miei collaboratori è stato ancora firmato. Allo stesso modo, con grave pregiudizio del lavoro preparatorio del programma,  non sono stati resi operativi gli accordi con operatori e tecnici che sono essenziali per le riprese esterne e le inchieste
    • non sono stati diffusi gli spot che annunciano la data di inizio di Annozero
    • una simile situazione non si era mai verificata da quando lavoro in televisione, né  era mai accaduto che obiezioni e perplessità in materia editoriale si presentassero sotto forma di impedimenti burocratici
    • Mi risulta che anche altri programmi di punta del servizio pubblico, in particolare di Raitre, abbiano gli stessi problemi e si trovino a dover superare ostacoli pretestuosi per la messa in onda. Si tratta di pezzi pregiati che offrono al pubblico importanti motivazioni per continuare a pagare il canone e contemporaneamente risultano tra i più appetibili per la pubblicità in un momento assai difficile del mercato.
    • siamo una delle pochissime trasmissioni della Rai ( credo si contino su una sola mano) che con le entrate degli spot  supera abbondantemente i costi del programma.
    • un’eventuale soppressione del programma aprirebbe un buco difficilmente colmabile nella programmazione, arrecando un danno ai bilanci della Rai valutabile in decine di milioni di euro.
    • giornali e agenzie vicini al Presidente del Consiglio continuano a diffondere notizie su vostre intenzioni che a me non risultano ma che voi non provvedete a smentire, sono costretto a ricordare, a voi prima di tutto ma anche al Presidente della Rai e ai Consiglieri di amministrazione, che io sono in onda non per le decisioni di un partito ma per una sentenza della magistratura interamente confermata in appello
    • Perciò pende un procedimento presso la Corte dei Conti che vorrebbe attribuire a responsabilità individuali i costi che la Rai ha dovuto accollarsi per le condanne subite.
    • io non intendo rinunciare a quanto le sentenze stabiliscono; e, nell’interesse dell’Azienda, mi aspetto che si recuperi il tempo perduto siglando tutti i contratti (e tra essi quello di Marco Travaglio), da noi predisposti più di due mesi fa, prima che Annozero fosse presentato a Milano agli investitori pubblicitari come un punto di forza del palinsesto autunnale

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