Gli USA armano i droni italiani in Afghanistan

Perché armare i droni italiani? Obama, ex premio Nobel per la Pace (molto ex), a Marzo, aveva proposto al Congresso di vendere all’Italia il kit di armamento degli aerei senza pilota “made in USA”. Lo scopo? Schierarli in Afghanistan per uccidere senza farsi uccidere. Un modo come un altro per tener dentro alla palude afghana il nostro paese, che da quell’avventura ha avuto solo guai e morti.

L’Italia è stata il primo paese a disporre di aerei drone. I primi acquisti di questi robot della guerra sono datati 2001, mentre un secondo acquisto fu completato nel 2008. Si trattava di droni Reaper e Predator-A, non armati. La loro utilità in guerra è straordinaria. Sono stati impiegati dagli USA in Yemen, in questi giorni, ed hanno seminato il panico fra la popolazione (per saperne di più leggete di #NoDrones qui).
Il solo altro paese alleato degli USA che può “beneficiare” di questa tecnologia di morte e distruzione è la Gran Bretagna. La discussione in Congresso si è aperta all’insegna della estrema polarizzazione: alcuni deputati sono contro, altri a favore.
I deputati che avevano messo in discussione l’accordo previsto per la "militarizzazione" dei droni italiani affermavano che ciò potrebbe rendere più difficile per gli Stati Uniti di negare funzionalità simili ad altri alleati della NATO, e obbliga gli USA a dover re-impostare nuovamente gli sforzi per limitare la vendita da parte di altre nazioni, come Israele, che producono droni piuttosto sofisticati. I sostenitori dicono che tali vendite consentirebbero ad alleati di fiducia di condurre missioni militari in proprio; inoltre, per i produttori di droni USA potrebbero aprirsi le porte di mercati finora inaccessibili.

Il periodo di valutazione da parte del Congresso è terminato il 27 Maggio scorso senza che il Congresso medesimo facesse alcuna mossa per bloccare l’accordo. Il Congresso è ancora in grado di bloccare la vendita se approva una risoluzione congiunta di disapprovazione sia alla Camera che al Senato entro 15 giorni, anche se alcuni membri del Congresso di entrambe le parti dicono che tale mossa è improbabile.

Post tratto e parzialmente riadattato da http://tolonews.com/en/afghanistan/6393-us-plans-to-arm-italys-reaper-drones-deploy-to-afghanistan

Osama Bin Laden muore prima su Wikipedia

L’annuncio della dipartita del guru del terrore in franchising, tale Osama Bin Laden, corre sul web più veloce dell’annuncio del suo aguzzino, tale Barack Obama, presidente degli Stati Uniti d’America. Succede che in anticipo di qualche minuto, la notizia della morte di Osama divenga storia scritta, “profetica”, su Wikipedia. Nessuno ancora poteva immaginare la portata storica dell’annuncio di Obama, dato alle 22.30 ora di Washington, 4.30 ora italiana: le tv USA recavano la scritta generica – sottopancia – di un discorso del presidente alla Nazione. Per dire dell’attendibilità dell’enciclopedia più famosa del web: precorre persino i tempi.

Miotto ucciso da insorti afghani, non fu un cecchino: perché mentire?

Ministro della Difesa La Russa, oggi, 05/01/2011, ai giornalisti italiani: [Matteo Miotto] “E’ stato ucciso da un gruppo di insorti durante un vero e proprio scontro a fuoco e non da un cecchino isolato” spiega il ministro parlando con i giornalisti. L’uccisione di Miotto, aggiunge La Russa, è opera “di un gruppo di terroristi, di ‘insurgent’, non so quanti, che avevano attaccato l’avamposto” (Repubblica.it).

L’operazione Glasnost di La Russa, pur degna di nota, manca di spiegare perché, nei minuti e nei giorni immediatamente successivi alla morte dell’Alpino, sia stata divulgata una versione radicalmente diversa da quanto detto oggi. Forse si sta nascondendo qualcosa? I militari italiani vengono descritti come nell’atto di difendersi da un attacco. Dislocati “in villaggi come Bala Murghab o nel Gulistan”, ogni giorno devono difendersi dagli attacchi. Spiega La Russa che ora siamo lì, prima “ci passavamo e basta”, “ora siamo negli avamposti con turni che durano anche 14 giorni di fila”. Capito? Avamposti. Non retrovie. I nostri militari non svolgono attività di addestramento, ma difendono avamposti del fronte americano. Non soccorrono bambini. Non si tratta di alcuna operazione umanitaria. E pertanto, qualcuno, almeno inizialmente ha rilasciato una prima ricostruzione dei fatti nella quale si fa specifica menzione di un cecchino isolato che colpisce Miotto. La figura del cecchino ritorna anche nella versione del Ministro,che però è di fatto incompatibile con la presenza di cecchini. Un cecchino è un tiratore scelto nascosto in una buona posizione dalla quale può far mira con facilità senza essere tuttavia immediatamente rintracciato. Posizioni tipiche sono palazzi abbandonati (l’esempio tipico è quello di Sarajevo, laddove i tiratori sui tetti miravano ai passanti per la strada). Nel caso di Miotto non è così:

Il caporal maggiore, in base a una prima ricostruzione, faceva parte di una “forza di reazione rapida” ed era salito sulla torretta di guardia, dove poi è stato colpito, a dare man forte. Erano in due sulla torretta e sparavano a turno: uno sparava e l’altro si abbassava. Proprio mentre Matteo si stava abbassando è stato colpito da un cecchino che ha puntato un fucile di precisione, ex sovietico, degli anni ’50, un Dragunov, reperibile anche al mercato nero di Farah” (Republica.it, cit.).

Miotto è sulla torretta. Se l’attacco, come si presume, è avvenuto frontalmente alla base degli italiani – tanto che i nostri militari si difendono tirando dalla torretta, quindi dall’alto verso il basso – la presenza di un cecchino piazzato pare alquanto improbabile, tanto più che Miotto è stato colpito alla base del collo, mentre si abbassava all’interno della torretta. Insomma, la dinamica come descritta, non convince. E’ presumibile che gli italiani siano stati colpiti da un attacco ben più massivo, durato – secondo il medesimo La Russa – alcune decine di minuti. Il Ministro della Difesa si è poi affrettato a precisare che “la versione sulla morte di Matteo Miotto non e’ cambiata ma solo integrata”. Certamente, quanto rivelato oggi dal Ministro dovrebbe porci dinanzi alla domanda del perché sia stata divulgata la versione del cecchino solitario. Che cosa è stato nascosto per sei lunghissimi giorni?

Afghanistan, Fassino apre sulle bombe. Ma a nome di chi parla? Bersani lo smentisce

Il caso scoppia (è proprio il caso di dirlo) durante il programma di Lucia Annunziata, In 1/2 h. Presenti il ministro della Difesa, La Russa e Piero Fassino (PD). La Russa pare colto da dubbi etici, è giusto o non è giusto negare ai militari italiani in Afghanistan l’uso dei bombardieri? Così il ministro:

In Afghanistan tutti i contingenti internazionali presenti hanno i bombardieri con l’armamento previsto, cioè le bombe. L’Italia no, per mia decisione. Ora, di fronte a quello che sta accadendo, non me la sento più di prendere questa decisione da solo e chiedo alle Camere di decidere (fonte L’Unità).

Il dibattito, anziché orientarsi sulla discussione circa il chiaro malcontento dei militari italiani – “cosa ci stiamo a fare qui”, ha scritto il militare ferito – è incentrato sul solito rimpallo maggioranza-opposizione. Ma Fassino cade nel medesimo errore di sempre, errore che dovrebbe consigliargli una diversa occupazione, piuttosto che questa dannosa perseveranza. Il responsabile Esteri del PD sembra appoggiare La Russa:

È giusto che il Parlamento valuti se l’attuale livello di sicurezza dei nostri soldati in Afghanistan è adeguato o meno (L’Unità, cit.).

Immediata la semplificazione: il PD apre sulle bombe.

Repubblica – Bombe sugli aerei: il PD discutiamone

L’Unità – Fassino: è giusto che il Parlamento valuti la cosa

Corriere della Sera – Disponibilità del Pd: «Pronti a confrontarci, ma vanno esclusi provvedimenti propagandistici»

La Stampa -Fassino: “Sì a dibattito serio in Parlamento”

Possibile che Fassino non abbia pensato prima di parlare? La Guerra in Afghanistan è così incomprensibile per l’opinione pubblica. Si avverte solo che in Afghanistan si muore perché là c’è la guerra. E noi che ci stiamo a fare, che la guerra dovremmo ripudiarla? In Afghanistan non si può parlare più di missione di pace. Basta con questa ipocrisia. Per La Russa non si può nemmeno parlare di ritiro anticipato, poiché si tratterebbe di sciacallaggio politico. Fassino si guarda bene dall’assumere su di sé l’onta dello sciacallaggio, così offre la guancia a La Russa. Ma è davvero così irresponsabile chiedere al governo di rivedere la nostra posizione in Afghanistan? Lo ha detto, con parole non tanto dissimili, ieri Bersani:

Afghanistan/ Bersani:Situazione difficile,riflettere su strategia

Fassino forse durante la diretta si è accorto di aver commesso una grave leggerezza. E cerca invano di correggersi, addirittura ammettendo la sua insipienza in fatto di “cose” belliche:

non essendo in grado di fare una valutazione tecnica non essendo un militare o un esperto di cose militari, mi propongo assieme al mio gruppo parlamentare di fare tutte le valutazioni di merito. Sulla base di queste valutazioni assumeremo in Parlamento al decisione che riterremo più giusta (L’Unità, cit.).

E allora ci è voluto Bersani, intervistato da Fazio per Che Tempo Che Fa, a correggere la mira sbilenca di Fassino. Il rilancio di agenzia è di soli tre minuti fa:

AFGHANISTAN: BERSANI, INVECE CHE BOMBE CHIARIAMO NOSTRO RUOLO

Vorrei che l’Italia invece di decidere su una bomba cercasse di capire meglio la questione e cercasse di decidere l’anno prossimo cosa succede […] I punti fondamentali secondo Bersani sono quattro:

  1. “Quanta credibilita’ ha il ritiro annunciato a meta’ del 2011”
  2. “Cosa succede in Pakistan anche in vista della stabilizzazione dell’Afghanistan”
  3. “Come si coinvolgono i Paesi che in questo momento se ne lavano le mani come la Russia e la Cina”
  4. “Quali sarebbe i compiti degli italiani in una nuova fase di transizione” (AgiNews).

Pur ribadendo che “non si può fuggire dall’Afghanistan”, la posizione espressa dal segretario pare più ragionevole e articolata, più prudente e scettica nei confronti del governo di quella manifestata in maniera scellerata da Fassino, oggi pomeriggio. Il distinguo con le posizioni di Vendola (ritiro subito) rimane, ma con una migliore esposizione comunicativa che invece è mancata a Fassino. Possibile che il PD non riesca a parlare con una sola voce?

Io sto con Emergency: dalle 14,30 la diretta streaming della manifestazione

Diretta conclusa (credo…).

Dalle ore 14.30/15, Yes, political! seguirà la manifestazione Io sto con Emergency che si svolgerà a Roma a Piazza S. Giovanni per chiedere la liberazione immediata dei tre cooperanti italiani nelle mani della polizia afghana, arrestati la scorsa settimana e privati di ogni più elementare diritto di difendersi e di conoscere le accuse che sono loro contestate.

Nell’attesa, per riflettere, trovate le differenze fra le fotografie che seguono. Per la serie strani parallelismi:

Genova, Luglio 2001, la polizia mostra le armi rinvenute all’interno della Scuola Diaz:

La polizia mostra le molotov della Scuola Diaz

Dettaglio delle pericolosissime bottiglie molotov in mano ai no-global

Ospedale di Emergency di Lagars-Kah, Afghanistan, la scorsa settimana:

Polizia afghana e militari inglesi mostrano le armi sequestrate nell'ospedale

Le armi erano custodite in anonimi scatoloni

(Per gli smemorati: le spranghe e le molotov della Diaz erano state poste ad arte all’interno della scuola per giustificare l’intervento della Polizia all’interno dell’edificio scolastico adibito a centro stampa durante le manifestazioni anti-G8. Seguì una vera e propria mattanza che spedì all’opsedale decine di ragazzi, e altri furono ingiustamente detenuti presso la caserma di Bolzaneto, dove subirono pestaggi, molestie e ingiurie gravi dai medesimi ‘tutori dell’ordine’).

Facebook si mobilita per Emergency. Io sto con Emergency, manifestazione nazionale, sabato a Roma.

Vignetta di Vauro I medici di Emergency arrestati ieri dalle forze di polizia afghane e dai servizi segreti inglesi ‘non hanno confessato’ un bel nulla. Il referente afghano, che è la fonte su cui il Times ha imbastito la notizia di ieri sera, ha smentito. Anzi, la notizia sul Times non è neppure stata corretta; su The Guardian non ci sono aggiornamenti rispetto alle notizie date ieri.

La rete si mobilita, in primis Facebook, con la creazione di decine di pagine in sostegno dei tre medici. Fra tutte, Io sto con Emergency, già a quota 12861 membri, con un messaggio di solidarietà ogni minuto o quasi.

Emergency organizza la mobilitazione: qui sotto i dettagli della manifestazione nazionale che si terrà a Roma sabato prossimo per chiedere la liberazione di Matteo Dell’Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani. Emergency invita tutti ad “evitare azioni personali o di gruppo che offendano chicchessia o che possano mettere a rischio i contatti che Emergency sta attivando per far liberare i 3 operatori”. Intanto Frattini torna a contestare le dichiarazioni di Gino Strada, ‘sono attacchi politici’. Ma a chi giovano gli arresti di sabato scorso? Strada non è ben visto da Karzai, già dal caso Mastrogiacomo, il giornalista del CorSera rapito in Afghanistan anni or sono. All’epoca dei fatti i due giunsero ai ferri corti per l’arresto da parte delle autorità afghane di Hanefi, il funzionario locale di Emergency che mediò per la liberazione di Mastrogiacomo. La politica di Emergency di soccorrere entrambe le parti in conflitto non va giù al presidente afghano. Forse neppure agli USA.

sito di emergency: http://www.emergency.it
profilo su facebook: http://www.facebook.com/#!/emergency.ong?ref=nf
profilo su twitter: http://twitter.com/emergency_ong/

Questi i dettagli della manifestazione di sabato e il link dove firmare la petizione a favore della liberazione dei tre medici.

SABATO 17 – ore 14,30
Appuntamento in piazza Navona ROMA

Sabato 10 aprile militari afgani e della coalizione internazionale hanno attaccato il Centro chirurgico di Emergency a Lashkar-gah e portato via membri dello staff nazionale e internazionale. Tra questi ci sono tre cittadini italiani: Matteo Dell’Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani.

Emergency è indipendente e neutrale. Dal 1999 a oggi EMERGENCY ha curato gratuitamente oltre 2.500.000 cittadini afgani e costruito tre ospedali, un centro di maternità e una rete di 28 posti di primo soccorso.

IO STO CON EMERGENCY

Emergency, per il Times gli italiani hanno confessato

Secondo il Times, i medici chirurghi italiani Matteo Dell’Aira, dirigente medico di Milano, Marco Garatti, chirurgo, e Matteo Pagani, capo della logistica, arrestati ieri dalle forze di sicurezza afghane, con il contributo di agenti segreti inglesi, avrebbero confessato il loro ruolo nella preparazione di una serie di attentati che dovevano portare all’omicidio del governatore Gulab Mangal, governatore dell’Helmand, provincia meridionali dell’Afghanistan.

Sempre secondo il Times, gli agenti segreti avrebbero posto sotto osservazione i tre da un mese, scoprendone gli intrecci con le forze talebane ribelli: il progetto di attentato avrebbe dovuto concludersi proprio con l’uccisione del governatore nell’ospedale di Emergency, una volta creato un massacro in uno dei mercati di strada. Uno dei medici italiani avrebbe percepito 500.000 $ per aiutare l’organizzazione di questo massacro. Il dubbio era sul ruolo svolto da questi sedicenti ‘agenti segreti’: inizialmente era stato smentito un loro intervento nella cattura dei tre medici. Era stato detto che l’irruzione in ospedale era stata condotta soltanto dalla polizia afghana, ma stasera il Times afferma il contrario:

“Afghan police and intelligence agents stormed the hospital – which specialises in providing accident and emergency treatment to war victims – on Saturday afternoon” (The Timesonline).

Le Forze Speciali Inglesi e il Secret Intelligence Service con sede a Helmand non fanno parte della missione della NATO, ma lavorano a fianco delle forze afghane a Helmand. A che titolo queste forze speciali stiano operando in Afghanistan questo è un mistero. Nell’articolo del Times, addirittura si parla di una manifestazione svoltasi oggi a Helmand, nel corso della quale duecento dimostranti avrebbero intonato cori del tipo ‘Morte all’ospedale di Emergency’.

Naturalmente le dichiarazioni di Gino Strada sono state durissime, e soltanto l’ipotesi che medici chirughi, i quali hanno abbandonato da anni carriere sicure in Italia per fare il medico di guerra, si siano bruciati per sostenere degli attentatori, pare alquanto bizzarra. L’ambasciatore italiano non è ancora riuscito a raggiungere i tre detenuti, né si conoscono le condizioni in cui sono trattenuti. Le presunte confessioni certamente sarebbero state raccolte calpestando ogni diritto della persona. Il Ministro degli Esteri, Frattini, anziché alzare la voce affinché siano fornita loro l’adeguata assistenza legale, oggi ha affermato che:

“In attesa di poter conoscere la dinamica dell’episodio e le motivazioni dei fermi, il governo italiano ribadisce la linea di assoluto rigore contro qualsiasi attività di sostegno diretto o indiretto al terrorismo, in Afghanistan così come altrove […] Le persone in stato di fermo lavorano in una struttura umanitaria non riconducibile né direttamente né indirettamente alle attività finanziate dalla cooperazione italiana”.