Chi decide di trattare sulla RU486? La Finocchiaro?

Sì, è esploso l’effetto Marino. Nel senso che quello che Marino diceva e dice dall’inizio della sua campagna per la segreteria, è che gli altri sfidanti non sono in grado di mantenere una posizione unitaria sui temi etici. La realtà, ahimè, ha superato "l’immaginazione" – intuizione –  di Marino: il caso della RU486 si è generato da una decisione della segreteria, quindi anche di Franceschini, di lasciar decidere il gruppo parlamentare, guidato dalla Finocchiaro. La quale si è messa in contatto con – badate bene – il sen. GASPARRI, proprio lui, e gli ha proposto un sì bipartisan in commissione purché sia pronunciato dopo il congresso Pd, e qui è chiaro che la Segreteria e la Finocchiaro non volevano scoperchiare il pentolone dei temi etici, quando già è in atto la discussione alla Camera sul famigerato DDL Calabrò che istituisce il sondino di Stato per tutti noi gioiosi prossimi morenti comatosi.
Invece il mefistofelico Gasparri ha teso un trappolone e il castello di carte è crollato: Dorina Bianchi si è dimessa da relatrice ed è scoppiato il secondo bubbone (il primo è quello calabro dei brogli nei circoli).
Franceschini sta tremando. Teme di perdere al Nord. Allora da una parte cerca di dipingersi come novello laico, fautore di una politica dei diritti civili; dall’altro si attiva per sottrarre il partito da una divisione certa sugli aspetti cogenti del testamento biologico e dell’aberrante disegno di legge del governo, sul quale sta per scatenarsi un dibattito furente di cui la pillola abortiva ne è solo il prologo.
C’è chi scrive sul web – lo riporto in coda a questo post – di Marino come di colui che cerca solo lo scontro e non ha niente da dire. Ci si chiede se questo fantomatico autore di articoli sia connesso con la realtà fattuale oppure sia deviato in mondi paralleili: è esattamente chi difende quelli da cui deve guardarsi. Tale sedicente cronista avrebbe per esempio fatto una cosa giusta dare una risposta alla seguente domanda: quando un confronto pubblico fra dei candidati è una inutile rissa cercata solo per avere un po’ di visibilità? Perché continuare a stigmatizzare chi vuole incrementare il livello – basso –  di democraticità di questo partito? Di cosa hanno paura tutti?

A un mese dal voto per le primarie, letti e riletti quei numeri, lunedì sera Dario Franceschini alla fine si è deciso: «Nei congressi delle grandi città e al Nord, Ignazio Marino è troppo alto. Bisogna intervenire». E’ proprio così. Inatteso ma oramai lampante, è esploso l’«effetto Marino». Certo per ora nei congressi di sezione ha votato circa il 37% dei tesserati, ma nelle realtà urbane del centronord va decisamente forte il semisconosciuto chirurgo, campione dei temi etici: a Milano è attestato al 30%, allo stesso livello di Franceschini, a Torino è al 19%, a Firenze al 14%, mentre a Roma, col 25,2%%, ha preso più voti del segretario in carica. A questo punto Franceschini lo ha capito: Marino, il candidato anti-appa-rato se alle Primaire sfonda nell’elettorato «intransigente», il segretario è spacciato. Perché il suo progetto è quello di provare a ribaltare il risultato delle sezioni (favorevoli a Pier Luigi Bersani), proponendosi al più vasto popolo delle Primarie come l’outsider, come l’interprete del rinnovamento possibile.

E’ per questo motivo che lunedì sera Franceschini ha deciso una vera e propria svolta laica, uscendo allo scoperto con un’intervista all’«Espresso» da «cattolico molto adulto». La Chiesa? «Non può dire ad un parlamentare come deve votare». Il Pd e i temi etici? «Fino a poco tempo fa c’era solo la libertà di coscienza, poi c’è stata la posizione prevalente, ma ora il Pd dovrà avere una sola posizione». L’eutanasia? «La sospensione delle cure deve essere decisa del diretto interessato o di chi l’ha amato. Lo Stato deve fermarsi fuori dalla camera di quella persona». La pillola anti-abortiva? «La legge sull’aborto nessuno la mette in discussione e dunque se esiste un modo meno invasivo per la donna perché opporsi?». Gay assenti nelle feste del Pd? «Nessuna discriminazione».

Una svolta laica corroborata anche con un intervento molto netto sulla querelle che si stava aprendo nel Pd attorno alla cosiddetta pillola abortiva. Due giorni fa la senatrice pd Dorina Bianchi, cattolica vicina ai Teodem, aveva votato sì ad un’indagine conoscitiva sulla pillola RU486 decisa dalla Commissione Sanità del Senato e aveva anche accettato di fare la relatrice. Sembrava un’iniziativa a titolo personale della Bianchi, impressione rafforzata da una lettera di ieri mattina di Franceschini alla capogruppo Anna Finocchiaro («Sull’indagine conoscitiva decide il Gruppo»), fino a quando, riunita l’assemblea dei senatori, si è scoperto come stavano le cose. La Finocchiaro ha raccontato che il Pd aveva concordato col Pdl il sì all’indagine, ma a condizione che questa si svolgesse «dopo il congresso del Pd». Una ricostruzione dei fatti che ha spiazzato e sorpreso diversi senatori: l’esperta Finocchiaro aveva pubblicamente ammesso di aver trattato col capogruppo Pdl Maurizio Gasparri e con Antonio Tomassini, uno dei medici di Berlusconi, sulla base di un singolare scambio: sì alla indagine, in cambio di una tempistica che non interferisse nel dibattito congressuale. E ricevendo in cambio una decisione velenosa: l’inchiesta si concluderà due giorni dopo la conclusione della conta del Pd. In serata, per effetto delle polemiche suscitate, l’unica che si è dimessa è stata Dorina Bianchi, che ha rinunciato all’incarico di relatrice.

Con gli altri sfidanti che provano a convergere sul suo terreno preferito, Ignazio Marino fa ironia: «Franceschini e Bersani? Poverini, non possono avere posizioni chiare sui temi etici perché sono bloccati dalle posizioni inconciliabili di coloro che li sostengono».

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    • Sì al confronto con la gente, su internet e soprattutto nelle piazze. Ma no al confronto-scontro con un avversario che in passato non ha esitato a strumentalizzare tristi vicende di cronaca per danneggiare la reputazione del PD e di tutti i suoi militanti, a favore di un proprio tornaconto di visibilità.
    • Dunque Bersani e Franceschini, che a questo partito hanno dato concretamente molto, non devono accettare questo invito da chi insegue e pensa di utilizzare i riflettori esclusivamente per cercare la rissa, la bagarre, l’insulto gratuito, o peggio l’offesa personale. E poi questa smania di Marino la trovo quantomeno sospetta. Tipica di chi non ha un serio programma alle spalle.

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Dorina Bianchi rinuncia al mandato di relatore di minoranza.

Così alla fine Dorina bianchi, che per Marino è ormai un problema oggettivo per tutto il PD, ha rinunciato al mandato di relatore di minoranza nell’indagine conoscitiva sulla pillola abortiva RU486.
Ancora una volta il PD non parla a una sola voce, che è riconosciuto come il suo problema storico. Inoltre, la Bianchi ha votato in opposizione alle indicazioni del suo gruppo parlamentare. Questo voto "ribelle" non è un merito. E’ un danno per il partito stesso. Oggi Marino si è espresso con toni duri ma consapevoli del fatto che così facendo si mette il PD nelle condizioni di mostrare tutta la sua ambiguità nella direzione politica. Si mette il PD nella condizione di non saper esprimere alcuna posizione chiara rispetto ai temi etici che investono in pieno la sfera dei diritti individuali.

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    • Dorina Bianchi ha rinunciato al mandato da relatore nell’indagine conoscitiva della commissione Sanità del Senato sulla pillola Ru486. Lo ha annunciato la stessa senatrice nel corso della riunione del gruppo del Pd al Senato, che ha salutato le sue parole con un applauso. "Nessuno di noi consentirà – ha commentato la presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro – che Dorina Bianchi venga utilizzata per ipotizzare divisioni nel Pd, e non lo consentirà neanche lei". 
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    • La presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, ha convocato una riunione del gruppo alle 13 per discutere la posizione di Dorina Bianchi, in seguito alla sua decisione di votare ieri in modo difforme in commissione sanitàsull’indagine conoscitiva sulla pillola Ru486. Lo ha riferito il senatore Ignazio Marino a margine di una conferenza stampa.
    • La senatrice radicale eletta nelle liste del Pd, Donatella Poretti, ritiene «un atto dovuto» quello delle dimissioni di Dorina Bianchi da capogruppo Pd in commissione Sanità
    • Dorina Bianchi ha rinunciato al mandato di relatore di minoranza nell’indagine conoscitiva sulla pillola RU486. La capogruppo del Pd in commissione Sanità lo ha annunciato durante la riunione dei senatori democratici a Palazzo Madama.
    • «La gestione politicamente suicida della vicenda del testamento biologico – dice Poretti – avrebbe dovuto insegnare che stare sui giornali non equivale sempre ad ottenere risultati politici per il gruppo che si dice di rappresentare, e nemmeno per le idee che si dice di voler sostenere
    • Oggi ci risiamo: la senatrice Bianchi si fa nominare relatrice di una indagine conoscitiva su cui i componenti della commissione e la presidenza del gruppo avevano manifestato forti perplessità su modalità e tempi
    • Poretti: rischio revisione 194. Secondo Poretti, però, nella migliore delle ipotesi l’indagine si chiuderà «con la messa all’indice della donna che non può essere lasciata da sola ad affrontare l’aborto, e rafforzerà la tesi secondo la quale l’aborto farmacologico è un metodo che per le donne italiane non va bene, come fossero una specie a parte rispetto al resto del mondo»
    • «Nella peggiore delle ipotesi – prosegue Poretti – l’indagine si chiuderà aprendo la strada ad una modifica alla legge 194 in senso restrittivo prostrandosi alle richieste della Chiesa. Questa è la posizione del Pd o di Dorina Bianchi? La fase delle primarie del Pd potrebbe risultare utile proprio a dibattere i temi, anche quelli più scomodi»
    • «Dorina Bianchi ormai è un problema oggettivo per il Pd». Così Ignazio Marino ha commentato il voto dato ieri in commissione Sanità del Senato da Bianchi in difformità dalle indicazioni del gruppo sull’indagine conoscitiva sulla pillola RU486
    • Al di là del merito del voto di Dorina Bianchi sull’indagine conoscitiva, ha aggiunto Marino, «c’è un problema di democrazia interna nel Pd. Il capogruppo in commissione non può imporre la sua posizione, ma deve essere il portavoce degli altri componenti. E Dorina Bianchi ha più volte portato il suo voto su una posizione difforme rispetto a quella del gruppo del Pd»
    • I cronisti hanno domandato a Marino se lui, qualora divenisse segretario del Pd, prenderebbe provvedimenti disciplinari contro Bianchi: «la presidente Anna Finocchiaro ha già convocato il gruppo per discutere la posizione di Dorina Bianchi. Certo, fa sorgere dei dubbi che un capogruppo in commissione ad ogni votazione importante non riesca a rappresentare il proprio gruppo».
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    • ”Non capisco come una commissione del Senato che ha compiti legislativi abbia deciso di trasformarsi in uno strumento per giudicare sperimentazioni cliniche gia’ effettuate i cui risultati sono stati approvati da tempo dalla Fda (l’organismo americano di controllo sui farmaci) e dall’Aifa”. Cosi’ Ignazio Marino commenta la decisione presa oggi dall’ufficio di presidenza della Commissione Sanita’ del Senato di istituire una commissione di indagine sulla pillola RU486.
    • ”Mi chiedo – continua Marino – se e’ davvero questo il modo piu’ corretto di utilizzare le risorse del Senato. Con quale obiettivo si avvia un’indagine superflua dato che il Governo ha altri strumenti per elaborare le linee guida? Che ci faremo di questa indagine? Chiederemo di pubblicare un articolo scientifico? Certo, questa situazione non si sarebbe determinata se la capogruppo del Partito Democratico Dorina Bianchi non avesse dato il suo voto a favorevole e se, piu’ prudentemente, avesse fatto in modo di aprire un dibattito all’interno della commissione, in maniera collegiale”.
    • ”Non sono certo infatti, che il gruppo del PD – conclude – sia convinto di questa decisione mentre certamente non lo sono io”.

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