Caos PD e Matrimonio Gay: il testo del documento della Commissione Diritti di Rosy Bindi

Si potrebbe dire, tanto rumore per nulla. Il caos dell’Assemblea Nazionale del PD non è grave per i contenuti bensì per l’intrinseca volontà di annichilire l’area liberale del partito, quella che ha prodotto nel corso del tempo i terzomozionisti, poi i rottamatori; l’area che ha fornito tanti punti di appoggio alla volontà di leadership di Matteo Renzi. Ecco, il voler impedire il voto sui tre ordini del giorno, due su matrimoni gay e uno sulle primarie, a firma dei vari Marino, Concia, Scalfarotto, Civati e via discorrendo, suona come un voler rimettere in riga questa disobbediente moltitudine.

Dico questo perché la storia del Documento finale prodotto dalla Commissione Diritti Civili costituita in seno alla Direzione del PD, è una storia travagliata e fatta di trattative e tentativi di mediazione che hanno prodotto decine di revisioni del medesimo documento. Uno degli estensori di tal documento è Michele Nicoletti, segretario Pd di Trento, ordinario di Filosofia politica nella stessa città. Nicoletti, in una intervista a L’Unità di un mese fa circa, spiegava come per realizzare questa difficilissima opera è stato scelto di non prendere una precisa “posizione politica, un sì e un no, sui temi presi in esame”. Questo perché altrimenti la mediazione era impossibile. Troppi distanti, l’ala liberal e quella cattolica. Occorreva trovare una formula più estesa, che impedisse in questa fase di incappare in elementi di divisione. Alla fine è stata scelta “la via dei principi fondamentali che devono essere terreno comune del Pd rispetto al tema dei diritti”. Il documento quindi contiene solo linee guida generali, svuotate della carica politica, dei valori. Si tratta solo di circonlocuzioni molto tecniche ma prive della necessaria concretezza e franchezza.

Il documento sui diritti civili cerca di affrontare, con la modalità sopra specificata, due temi principali: testamento biologico e unioni civili. Sul testamento biologico, e in generale sul potere biomedico, si afferma che:

  1. è essenziale incoraggiare, sostenere e rispettare il libero esplicarsi della scienza e dell’arte, ma al tempo stesso è del tutto evidente che tale immenso potenziale non possa essere lasciato alla nuda regolazione del mercato;
  2. L’integrità della persona deve essere rispettata;
  3. Occorre darsi gli strumenti, anche legislativi, affinché la persona possa esprimere, anticipatamente e con forme e modalità adeguate e consapevoli, i propri convincimenti e la propria volontà per le situazioni nelle quali potrebbe non essere più in grado di esprimerli
  4. occorre adoperarsi per estendere la tutela delle libertà personali a chi, versando in stati magari anche solo transitori di incapacità ad esprimersi, è, come soggetto debole, maggiormente esposto al rischio di manipolazione e bisognoso di protezione e di rispetto.

In sostanza, il punto 2 afferma che l’integrità personale deve essere rispettata, il punto 4 tende invece a prefigurare un “potere sopra la persona” – che quindi non ha più l’ultima parola su sé medesima – un potere opera in regime di sostituzione quando la persona risultasse incapace. Più avanti si specifica il divieto assoluto di eutanasia: “va assicurato il diritto ed il dovere del medico di non impartire al paziente stesso, il quale pure solleciti o acconsenta, trattamenti finalizzati a sopprimere la vita”.

In fatto di unioni civili, il testo di Nicoletti afferma che:

  1. non si può ignorare che nella società contemporanea le dinamiche sociali ed economiche, da un lato, e, dall’altro, le libere scelte affettive e le assunzioni di solidarietà hanno dato vita a una pluralità di forme di convivenza [no, non si può ignorare, questo lo sappiamo];
  2. esse appaiono meritevoli di riconoscimento e tutela sulla base di alcuni principi fondamentali.
    • principio della centralità del soggetto rispetto alle sue relazioni
    • principio del legittimo pluralismo, che implica il riconoscimento dei diritti e dei doveri che nascono nelle diverse formazioni sociali in cui può articolarsi la vita personale affettiva e di coppia;
  3. Tale riconoscimento dovrà avvenire secondo tecniche e modalità rispettose:
    • della posizione costituzionalmente rilevante della famiglia fondata sul matrimonio ai sensi dell’art. 29 Cost. e della giurisprudenza costituzionale;
    • dei diritti di ogni persona a realizzarsi all’interno delle formazioni sociali, che si declinano oggi in un orizzonte pluralistico secondo quanto espresso dalla Corte Costituzionale: «per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico. In tale nozione è da annoverare anche l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri» (138/2010).
  4. Il PD quindi opera dunque per l’adeguamento della disciplina giuridica all’effettiva sostanza dell’evoluzione sociale, anche introducendo, entro i vincoli della Costituzione e per il libero sviluppo della personalità di cui all’art. 2, speciali forme di garanzia per i diritti e i doveri che sorgono dai legami differenti da quelli matrimoniali, ivi comprese le unioni omosessuali.

Questa formulona in giuridichese è stata studiata per evitare di dire “no ai matrimoni gay” e spaccare il partito, e nemmeno a dire “sì ai patti civili per le coppie di fatto” che avrebbe altrettanto spaccato il partito (Fioroni e la corrente cattolica, già molto critici in fase di elaborazione del documento). Devo però riconoscere a Nicoletti di esser stato più realista del Re:

Questa è solo una tappa, non il punto di arrivo finale. Un contributo che offriamo al partito e ai circoli come piattaforma di discussione. Nessuno ha mai pensato che questo documento esaurisse il tema dei diritti. Siamo partiti da una situazione in cui nell’Assemblea nazionale si erano votati documenti che riguardavano la scuola, la sanità, il lavoro ma non questo su questi temi. Ora c’è una riflessione che si sforza di inserire i diversi problemi all’interno di un quadro complessivo e non credo che questo lavoro vada banalizzato (L’Unità).

Testo Documento Diritti Civili – L’Unità

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Marino a colpi di bisturi. Anche Il Sole 24 Ore riconosce la sua vittoria nel confronto.

Ancora oggi l’onda lunga del confronto fra i tre candidati alla segreteria del PD che corre sottotraccia alle altre notizie: Marino ribadisce che la laicità è un metodo da praticare non solo a parole, riferendosi esplicitamente alla mozione Franceschini e alla sua improvvisa conversione, che occorre fare un secondo incontro a tre – non nella versione delle interviste separate, ma uno scontro puro, leale, faccia a faccia sugli argomenti. “Da oggi è evidente che è una corsa a tre”, titola un lancio di agenzia che racconta di un Marino alla carica anche verso Repubblica, ancor ieri prudentemente ancorata al concetto del duello fra i due principali candidati solo ora appena infastiditi dal cosiddetto terzo incomodo.E’ dura a morire questa impostazione giornalistica che ha messo fin dall’inizio il senatore in disparte, collocato in una zona d’ombra dalla quale ha fatto emersione nel tempo stesso del palesarsi delle contraddizioni del PD e del suo segretario. Ora il voto dei non iscritti è fondamentale, deciderà il match, e Franceschini arranca su per la salita.

Paola Concia in una intervista a il Corsera ha detto che la Binetti non deve essere cacciata, è il PD che deve dire con chiarezza quali sono i suoi valori fondanti e identitari, e solo allora la Binetti chiederà a se stessa se è il caso di rimanere in un partito che non la contempla nel quadro dei riferimenti valoriali. E poi ha attaccato Franceschini, definendolo Sor Tentenna, rivelando di aver meglio lavorato sui temi dell’omosessualità e dell’omofobia con Gianfranco Fini che con lui. E’ evidente che Franceschini non abbia mai espresso una posizione chiara in merito e anche qualora lo facesse, sarebbe solamente guidato da un principio di opportunità politica e non già da precise ed esplicite convinzioni. Franceschini non crede a nulla, se non alla legge della convenienza.

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    • ”Per ‘La Repubblica’ il confronto si e’ concluso alla pari? Non male per chi fino a poco tempo fa veniva considerato come uno sconosciuto o quasi”. Per il Comitato nazionale a sostegno della candidatura di Ignazio Marino per la segreteria del Pd , le considerazioni da fare al termine del confronto con Pierluigi Bersani e Dario Franceschini svoltosi oggi all’Acquario di Roma, debbono essere improntate all’ottimismo.
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    • “Sarebbe un’esagerazione fare 25 confronti come Obama e Hillary ma un altro sarebbe giusto farlo. Poi dobbiamo sapere che dal 26 ottobre dobbiamo essere tutti uniti”. Lo dichiara Ignazio Marino a margine del faccia a faccia televisivo su YouDem Tv tra i tre candidati alla segreteria del Pd, da poco terminato all’Acquario romano di piazza Fanti.
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    • “Nel Pd i problemi sono grossi, ci sono molti sostenitori di Franceschini che voterebbero come la Binetti sul testamento biologico. Devo fare i nomi: Fioroni, Bianchi, Bosone…E’ facile dire laicita’ e riempirsi la bocca a parole. Bisogna praticare la laicita’”. Lo ha detto Ignazio Marino nel faccia a faccia tra aspiranti segretari del Pd.
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    • In America o in qualunque paese europeo la notizia del dibattito tra i 3 candidati alla segreteria del più grande partito di opposizione avrebbe aperto i giornali.
    • invece, da noi, il confronto corre solo sul web ed è già un miracolo che sia stato fatto
    • Curioso, un partito che ha sempre chiesto a gran voce un confronto pubblico in tv con Berlusconi oggi si mostra reticente nell’offrire ai suoi stessi elettori un vero dibattito democratico
    • Il giudizio dei presenti a sentire il dibattito dal vivo a Roma è che Ignazio Marino sia andato molto bene, molto meglio degli altri 2. Oggi sui giornali questo commento a caldo, condiviso da quasi tutti i presenti ieri, si legge meno ma emerge comunque (Goffredo De Marchis su Repubblica, Zoro su Il riformista).
    • Il chirurgo, invece, ha dato il meglio di sè, soddisfatto di esserci per la prima volta. Marino si è seduto al centro del tavolo e si è divertito. Ha gestito bene i temi. Ad ogni domanda lo stesso schema che funziona: dati, visione del mondo, proposta concreta. Chiaro e puntuale.

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Omofobia, Franceschini scarica la Binetti: “non fa parte della mia mozione”. Paola Concia: “si volevano liberare tutti di questa legge”.

Franceschini getta la Binetti dal treno. Questo in sintesi. L’ha definita – con le parole che furono di Marino – il signor problema. Ha detto che non c’entra nulla con la sua mozione e le sue liste. Ma il caso Binetti-legge omofobia è la cosiddetta ultima goccia che fa traboccare il vaso degli errori del gruppo parlamentare alla Camera del PD. Era una legge da difendere a tutti i costi, l’hanno esposta a un voto di costituzionalità che di fatto era un’imboscata tesa dai banchi dell’UDC. Pessima strategia. Anna Paola Concia era su tutte le furie. E’ chiaro che è mancata, ancora una volta, nel gruppo dei deputati PD una certa dose di lungimiranza parlamentare. Il segnale che le cose stavano cambiando lo si poteva raccogliere dal cambiamento di voto della maggioranza già in commissione affari costituzionali, dove i delegati del PdL si erano astenuti. E nonostante l’assist fornito dall’avvocato Giulia Bongiorno, dal voto contrario alla pregiudiziale dei finiani, il PD è andato sotto.
Marino si è espresso in serata con toni abbondantemente critici verso il segretario che a suo dire non è in grado di far tener al gruppo parlamentare una linea politica condivisa e che le sue sono solo parole. Franceschini, nella tripla intervista alle Iene andata in onda stasera, prima dichiara di essere completamente d’accordo con Marino, poi dice d’esser contrario alle adozioni per i single e al matrimonio fra i gay, pur ammettendo la possibilità di introdurre le unioni civili. Chiaro, no?

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    • Paola Concia esce dall’aula come una furia. «I froci sono quelli da buttare al macero in 30 secondi», grida la deputata del Pd in mezzo al Transatlantico

    • Poco distante c’è Paola Binetti che ha appena votato (unica nel gruppo democratico) a favore della pregiudiziale di costituzionalità che ha di fatto ’uccisò il testo della collega

    • un nuovo caso sulla Binetti

    • «È un signor problema. Una scelta intollerabile», scandisce il segretario Dario Franceschini sul voto della deputata teodem, che è già stata tra i 6 che hanno ricevuto la lettera di richiamo dal capogruppo Antonello Soro per aver disertato il voto finale sullo scudo fiscale

    • Binetti non si scompone: «Capisco che il mio voto diverso è problematico, ma io non leggo il problema dell’omofobia in chiave di appartenenza partitica, ma come rappresentazione di un valore e di un modello di società. Anche due anni fa in Senato ho sostenuto le stesse tesi». E a chi le chiede se ha intenzione di lasciare il gruppo del Pd, Binetti risponde che valuterà il da farsi dopo le primarie.

    • In serata Franceschini è tornato sul caso Binetti e al ’signor problemà di cui aveva parlato nel pomeriggio, aggiunge parole più dure: «La scelta della Binetti in aula è intollerabile. Contro l’omofobia c’è una sola linea del Pd e la liberta di coscienza non c’entra nulla»

    • Poi Franceschini coglie anche l’occasione per rispondere a Ignazio Marino che lo aveva attaccato in quanto incapace di allontanare Binetti perchè bloccato da logiche di corrente. «Ignazio, vedo che usi sempre la Binetti contro di me. Cerca di essere onesto: sai bene che non c’entra nulla con la mia mozione e le mie liste», ribatte Franceschini

    • Lasciando l’aula, Concia aveva detto infatti ai cronisti: «Il mio gruppo ha votato incautamente. Era meglio il rinvio in commissione. Io sto qui da un anno e l’ho capito prima di loro come funzionano le cose. Ma lo sapevano, la verità è che se ne volevano liberare tutti di questa legge. Erano tutti in cattiva fede, lo sapevano tutti che finiva così.

    • Bressa e Sereni hanno spiegato che le cose non sono andate così e che la responsabilità della bocciatura del testo è tutta della maggioranza. «Il problema non è la costituzionalità del provvedimento, ma la volontà politica di affossarlo. Chi ha tradito l’accordo è stato Cicchitto: se si voleva migliorare davvero il testo nello spirito del Trattato di Lisbona, bisognava accogliere la nostra proposta di tornare subito in commissione e a novembre in aula. Questo non si è voluto fare»

    • La rassicurazione dei colleghi del Pd hanno calmato Concia fino a un certo punto. Durante la riunione del gruppo Pd è infatti intervenuta con parole accalorate, tanto che anche Pier Luigi Bersani è andato a rassicurarla: «Non ti preoccupare che gli torniamo sotto»

    • Sereni ha garantito l’impegno del Pd sulla materia: «Presenteremo nei prossimi giorni un nuovo testo, più avanzato e armonizzato con il trattato di Lisbona

    • al termine della riunione del gruppo Pd, è stato approvato all’unanimità un documento in cui si dice che «la maggioranza, in modo del tutto strumentale, invocando argomenti pretestuosi, ha voluto affossare la proposta di legge contro l’omofobia del nostro gruppo»

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    • Ignazio, riferendosi alla bocciatura del testo sull’omofobia avvenuta alla Camera dei Deputati, ha affermato di essere”veramente indignato per la bocciatura della legge contro l’omofobia alla Camera. Il Governo e l’Udc hanno voluto negare i diritti alle persone omosessuali e lo hanno fatto dopo averci fatto credere che avremmo potuto votare insieme su un tema che sembrava così trasversalmente condiviso. È  stata una decisione irresponsabile, data l’incredibile escalation di aggressioni di questo periodo nei confronti dei gay. Ma sono sconcertato anche perché la pregiudiziale di costituzionalità è passata con il voto di Paola Binetti. Ancora una volta risulta evidente quanto Franceschini non sia in grado di praticare ciò che predica: è inutile che ci racconti che è favorevole al testamento biologico, è inutile che ci dica che la bocciatura della legge Concia è una vergogna.”

    • Ignazio ha poi concluso , affermando che si tratta solo di “parole, parole, parole. Nei fatti Franceschini è bloccato da Paola Binetti e dalle correnti che questa presenza rappresenta nella sua mozione. Che partito e che opposizione può permettere a Paola Binetti di continuare a sedere nei banchi del Pd, votando con la destra?”

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La legge sull’omofobia è carta straccia! Votata dalla maggioranza la pregiudiziale di costituzionalità.

Questo parlamento decide che il disegno di legge sull’omofobia a firma di Anna Paola Concia ha elementi di incostituzionalità, ma anziché emendarli, boccia la legge nel suo complesso. Il provvedimento è ora carta straccia. Grazie alla pregiudiziale promossa dall’UDC e dalla Lega e votata dalla Destra e – udite! udite! – dalla Binetti, che ora Franceschini vorrebbe non avere in mozione. La grave colpa del PD risiede nel fatto di non aver difeso il provvedimento facendolo tornare in commissione, come era stato richiesto da Giulia Bongiorno del PdL.
Di seguito le primissime reazioni, fra le quali quelle di Anna Paola Concia, la prima firmataria e relatrice del disegno di legge.
In sostanza il Parlamento ha avallato di fatto il clima di intimidazione verso le coppie omosessuali che si respira a Roma e in altre parti del paese. L’aggravante sta nel aver trattato un tema delicatissimo solo nella logica perversa del correntismo. L’imboscata l’hanno fatta dai banchi dell’UDC, ma proveniva da altrove. E’ un sospetto, o forse più di un sospetto, visto il clima di lunghi coltelli che si respira nel PD.

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    • «Io su questa legge per un anno ci ho buttato il sangue». È furiosa e amareggiata Paola Concia, la parlamentare del Pd promotrice del testo di legge sull’omofobia affondato dalla Camera

    • La bocciatura di oggi non era affatto scontata: in commissione, infatti, tante osservazioni del centrodestra erano state accolte e il testo era stato approvato quasi all’unanimità.

    • C’era grande speranza

    • Poi la proposta di Giulia Bongiorno di far tornare il decreto in commissione viene bocciata, la legge torna in aula e la Camera approva una pregiudiziale di costituzionalità proposta dall’Udc e votata da tutto il centrodestra

    • «Mi vergogno di questo parlamento», questo il primo commento di Paola Concia dopo il voto. «Questo testo – ha ricordato – era stato votato quasi all’unanimità in Commissione, lo avevano appoggiato sia il Pd che il PdL. Nelle ultime ore erano emersi dei problemi e noi, per salvare il provvedimento eravamo disposti a rinviarlo in Commissione per limarlo. Ma il Pd non ha appoggiato la richiesta di rinvio, che avrebbe permesso di salvare il testo e così si è proseguito in aula e poi il PdL lo ha affossato votando a favore delle pregiudiziali presentate dall’Udc». «Era una cosa di civiltà – ha aggiunto Concia – e in questo parlamento le cose di civiltà non si possono fare»

    • non manca una critica al comportamento del Pd e alla strategia adottata alla Camera. «Il rinvio era meglio. Il Pd ha sbagliato tattica, non doveva votare contro, si sapeva che nel voto sulle pregiudiziali finiva così. Il gruppo ha sbagliato e non mi stupirei se per ragioni congressuali»

    • «In 30 secondi – ha attaccato Concia – hanno buttato al macero i gay. Diciamo la verità: se ne volevano liberare tutti di questa legge. Ma questa non era la legge Concia, era la legge del Pd che è finita così. Ora mi rivolgerò alla Corte di Giustizia
      europea»

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    • La "legge Concia" sull’omofobia è stata affossata alla Camera. La maggioranza ha votato l’incostituzionalità del provvedimento dopo essere stata sconfitta sul tentativo di rinviare tutto in commissione

    • La pregiudiziale di incostituzionalità, sollevata dall’Udc, ha ricevuto 285 voti favorevoli, 222 contrari e 13 astenuti. Decisione che ha aperto una scia di polemiche tra maggioranza e opposizione, ma anche nello stesso Pd

    • Otto deputati del Pdl, in un testo congiunto, avevano espresso la loro disapprovazione per il testo, che vorrebbe introdurre l’aggravante della discriminazione sessuale per le aggressioni personali. Lega, Pdl e Udc avevano chiesto che il testo tornasse in commissione per una serie di "limature al testo"

    • Ma la proposta non ha ottenuto la maggioranza alla Camera, che prosegue così l’esame del provvedimento

    • Contro il rinvio in Commissione giustizia hanno votato non solo i deputati di Pd e Idv, ma anche numerosi deputati del Pdl

    • Poi la svolta. A sorpresa. Basta leggere la dichiarazione della stessa relatrice: "Mi vergogno di far parte di questo Parlamento". Anna Paola Concia esce furibonda dall’aula della Camera

    • bocciato per incostituzionalità la proposta di legge sull’omofobia

    • il Pdl, che "ha detto bugie", ma anche per il suo gruppo, che "senza avvertirmi ha cambiato idea e ha votato contro la possibilità di tenere in vita questa legge con il suo ritorno in commissione"

    • denunciano i parlamentari Pdl – era stato raggiunto un accordo "per rimediare ai vizi di costituzionalità della norma, rinviandola all’esame della commissione e arrivando in tempi brevissimi a riportare il testo in aula". Violato il patto, "anche noi abbiamo votato contro"

    • Una ricostruzione contestata dal segretario Pd Franceschini: "Il dato politico è che la destra e

      l’Udc hanno affossato il provvedimento contro l’omofobia

    • Noi abbiamo votato contro il
      rinvio perchè non ci è stato garantito dalla maggioranza un impegno su tempi"

    • Polemica cui si aggiunge quella con la deputata Pd Binetti che ha votato insieme alla maggioranza, cosa che Franceschini commenta: "E’ un problema, un signor problema".

    • I nove deputati del Pdl che hanno votato contro la pregiudiziale di costituzionalità sono ex membri di Alleanza Nazionale molto vicini al presidente della Camera Gianfranco Fini. Tra questi Italo Bocchino, Giuseppe Calderisi, Chiara Moroni, e Adolfo Urso. Nel Pdl si sono registrate anche dieci astensioni tra cui quelle dei ministri Elio Vito e Gianfranco Rotondi e della presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno.

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Omofobia e Ronde nere. Mozione Marino per il mondo LGBT.

Sembra che il clima romano sia particolarmente turbolento. Attacchi a locali gay e ronde nere. Il sindaco Alemanno si appella al Prefetto, ma quale vera attività preventiva ha applicato il Comune? Da un lato, quello pubblico, si mostra la faccia critica e contraria a questo genere di eventi criminosi, dall’altra parte, quella privata, forse si continuano a mantenere rapporti con aree politiche contigue con le frange estremiste di destra.

Il dibattito congressuale interno al PD relativamente alla parte dei diritti civili – sia LGBT che etero – è condotto ancora una volta e soltanto dagli esponenti della mozione Marino. Ieri sera in Puglia, alla presenza di Paola Concia e di Ignazio, il candidato regionale Enrico Fusco è tornato ad esprimersi sulla necessità di assegnare eguali diritti alle coppie di fatto, siano esse coppie etero, siano esse dello stesso sesso.

Al di là della controversia sulle Civil Partnership che divide il mondo LGBT – CP ghetto oppure no? – quello che conta è mantenere viva la discussione su questi argomenti affinché si affermi l’istanza di uguaglianza dei LGBT.  L’impegno di Ivan Scalfarotto, Anna Paola Concia, Enrico Fusco dovrebbe motivare tutto il mondo LGBT a mobilitarsi in favore della mozione terza, anziché dividere. Se non altro questa unità intorno al gruppo di Ignazio Marino dovrebbe avere il senso di portare alla luce della scena pubblica la cogenza del problema dell’omofobia e dell’esclusione dai diritti.

Nuovo attacco omofobo a Roma – Molotov contro locale gay

  • Ancora un atto intimidatorio al “Qube”, sede storica degli eventi organizzati da Muccassassina
    Si tratta dell’ennesimo episodio di intolleranza omosessuale nella Capitale
  • Un ordigno molotov è stato lanciato poco prima delle sette di questa mattina contro la serranda della discoteca Qube
  • la bomba molotov ha causato un principio di incendio ma nessun ferito.
  • Una persona che ha avvertito i carabinieri avrebbe riferito di aver visto due giovani a bordo di una moto che lanciavano il rudimentale ordigno
  • Solo a Roma dal 19 agosto scorso sono stati numerosi gli episodi di intolleranza omofoba, espressa con aggressioni a ragazzi gay o atti intimidatori verso luoghi e locali frequentati dalle comunità omosessuali

In città debuttano le ronde nere- Alemanno: “Intervenga il prefetto”

  • Tra i volontari la presidente dell’Msi Maria Antonietta Cannizzaro e uno dei promotori delle ronde, il presidente del Partito Nazionalista Italiano Gaetano Saya
  • Hanno fatto la loro prima uscita pubblica romana a Piazza della Repubblica e da qui hanno inscenato una mini-parata fino a via Nazionale. Sono i volontari della Guardia Nazionale che, oggi pomeriggio, in attesa di organizzare ‘ronde notturne nelle periferie’, hanno fatto una prima azione dimostrativa nella Capitale
  • Iniziativa subito condannata dal sindaco di Roma Gianni Alemanno, che ha chiesto “ufficialmente al prefetto e al questore di
  • Divisa color ocra, tricolore e aquila appuntata sul petto, sei volontari delle cosiddette ‘ronde nere’ hanno percorso le vie centrali di Roma in schiera e con il braccio destro alzato in segno del saluto del legionario.
  • Ad accoglierli reazioni di incredulità, sdegno e risa da parte dei passanti e un’azione dimostrativa “carnevalesca” (con lancio di coriandoli e stelle filanti), da parte di un consigliere provinciale della Sinistra, Gianluca Peciola.
  • Alla guida dei militanti, il presidente del partito nazionalista Gaetano Saya, rinviato a giudizio nel 2004 per propaganda di idee fondate sull’odio razziale e nel 2005 ai domiciliari per aver creato all’interno del dipartimentimento studi strategici antiterrorismo una sorta di polizia parallela.
  • Chi li ha incontrati questo pomeriggio nella prima loro parata a braccia tese ha avuto reazioni contrastanti. “All’inizio ho creduto che fossero un corpo dell’esercito straniero – ha commentato una signora
  • “It’s possible only in Italiy!”, ridevano alcune turiste di passaggio.
  • tra di loro c’è chi si prende molto sul serio: “Siamo pronti a morire e a scendere in armi per difendere l’Italia contro chiunque attenti alla sua unità e alla sua Costituzione – ha detto Saya prima di ‘sciolgliere le legioni’ – E mi riferisco in primis a Bossi. Sappia che nel corso di una prossima grande iniziativa a Roma crocifiggeremo il suo fantoccio”.
  • Tante le manifestazioni di condanna da vari esponenti del Pd, da Michele Meta a Roberto Morassut

ENRICO FUSCO HA PRESENTATO LA MOZIONE MARINO A PUTIGNANO. IL 25 OTTOBRE IL CONGRESSO DEL PD.

· Grandi temi civili: testamento biologico e coppie di fatto. Fusco: “Ignazio Marino è il vero democratico”.

·        Domani, alle 18, il PD di Putignano discute in pubblico le mozioni.

·        Ieri sera a Polignano, cena di finanziamento alla Tana Marina con la deputata Paola Concia, il candidato alle primarie Ignazio Marino (di rientro entrambi da Bari: il 25 ottobre Marino sfiderà Franceschini e Bersani per la segreteria del Partito Democratico) e Enrico Fusco, candidato alla segreteria regionale del PD (sostiene la mozione Marino).

· “C’è in atto un oscuramento della mozione Marino, ritenuto il terzo incomodo”.Fusco accusa pure la stampa: “Dobbiamo inventarci qualcosa per essere sui giornali…”.”PD: PARTITO DI COOPTATI, MARINO E’ IL VERO DEMOCRATICO” –

·        Il candidato denuncia scorrettezze all’interno del partito stesso, tra i candidati alla segreteria regionale, in particolare Blasi per la mozione Bersani: “Lui manda sms e email, a noi, invece viene impedito di entrare in contatto con gli iscritti”.Fusco fa notare come, stranamente, nell’ultimo periodo il numero degli iscritti si sia raddoppiato: “Si parla di interi pacchetti di tessere acquistati. Chi governa il partito si divide equamente le due mozioni avversarie. E’ in corso una lottizzazione correntizia di un partito di cooptati.

·        La presenza di Marino a Bari non è stata diffusa, nonostante abbia inviato un testo alla sede regionale del partito

· LA MOZIONE MARINO – Enrico Fusco parla di laicità dello Stato e ne ha pure per la senatrice teodem Paola Binetti: “C’è una contraddizione interna al partito per la quale i clericali hanno impedito di decidere sul testamento biologico. La dignità della morte è un obiettivo al quale bisogna avvicinarsi con laicismo…come recita il vocabolario Devoto-Oli, il laico non è succube di alcuna morale religiosa. Franceschini non rappresenta il nuovo, mentre Bersani ha al suo interno lettiani che votano al centro-destra”.

· COPPIE DI FATTO – Nella mozione Marino c’è spazio per i grandi temi civili; si discute su coppie di fatto per le unioni etero e omosessuali“E’ un problema che un paese civile -spiega Fusco- deve affrontare. La Costituzione italiana stabilisce il principio di uguaglianza. Se il nostro ideale è quello di una società civile, il Partito Democratico non può fingere che questi problemi non esistano”.

·        L’Italia è uno dei pochi paesi in Europa dove alcuni diritti delle coppie di fatto sono sistematicamente negati, senza che finora si sia mai aperto un serio dibattito a tal proposito:

– se uno dei due partner ha bisogno di un intervento medico urgente e rischioso, l’altro non può autorizzarlo, visto che non figura come parente;

– il convivente non può chiedere permessi di lavoro se il partner si ammala;

– il convivente che collabora all’impresa dell’altro non ha nessun diritto. Meglio, quindi, premunirsi con un regolare contratto di società o di lavoro dipendente;

– se la convivenza termina, il convivente in stato di bisogno non ha diritto a nessun sostegno economico da parte dell’altro;

– se dalla convivenza sono nati dei figli e questi sono ancora minorenni nel caso in cui la convivenza cessi, l’affidamento è stabilito in base al criterio dell’interesse del minore. Se vi è disaccordo, l’affidamento è deciso dal tribunale per i minorenni. Anche dopo la cessazione della convivenza, il genitore ha l’obbligo di mantenere il figlio che conviva con l’altro partner;

– in caso di maltrattamenti di un convivente nei confronti dell’altro si configura il reato di maltrattamenti in famiglia;

– se uno dei conviventi sconta una pena detentiva, il partner ha lo stesso diritto a colloqui e permessi di un coniuge;

– se cessa la convivenza il proprietario o l’intestatario del contratto d’affitto ha diritto a restare nell’abitazione, salvo un diverso accordo tra le parti. Tuttavia non è lecito “cacciare” l’altro convivente e ogni contrasto dovrà essere risolto dal giudice;

– se uno dei due conviventi muore e l’appartamento era di sua proprietà, quest’ultimo spetta agli eredi legittimi del defunto. Il convivente potrà continuare ad abitarlo solo se l’altro ne aveva disposto con testamento in suo favore;

– se invece la casa era in locazione, il convivente ha diritto di subentrarvi nel contratto;

– se uno dei partner è extracomunitario non può chiedere il rilascio/rinnovo del permesso o carta di soggiorno per convivenza con il partner italiano.

Contro il DDL Calabrò, per il testamento biologico. Mina Welby, Anna Paola Concia, Ignazio Marino.

Mina Welby, a un dibattito – Alessandria, ieri.

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Dopo il discorso di Fini pronunciato a Gubbio, i sostenitori di una legge sul testamento biologico hanno una speranza in più di veder mutato il testo becero del DDL Calabrò, il disegno di legge approvato in Senato nei giorni di Eluana, il testo di matrice santa romana ecclesia dove si ingiunge all’individuo in fin di vita il trattamento sanitario obbligatorio.

Alla imminente ripresa dei lavori parlamentari, forse in Parlamento ci sarà occasione di veder comparire la cosidetta “fronda” finiana, l’opposizione interna al governo, e forse di rimettere al centro del dibattito del congresso PD la questione della bioetica, affrontata a viso aperto e con parole chiare solo dalla mozione terza, la mozione Marino, e che invece vede in agguato un pericoloso papocchio fra i teodem binettiani, i franceschiniani loro alleati, l’UDC prossima alleata, e il PDL governativo. L’approvazione del DDL Calabrò alla Camera nello stesso testo rischia di ridurre ulteriormente i gradi di democrazia di questo paese. Nonché di privare l’individuo del diritto fondamentale della libertà di cura.

di Anna Paola Concia – deputata PD.
Caro direttore, mi spaventa questo momento della nostra vita politica e, per tante ragioni, mi inquieta. Mi spaventa perché siamo in un momento di grande confusione, di guerre senza esclusioni di colpi tra potere politico e mondo dell’informazione (guerre con responsabilità diffuse).
In un momento in cui dopo tanto tempo sembra incrinarsi il rapporto tra l’attuale maggioranza e le gerarchie ecclesiastiche torna alla ribalta la legge sul testamento biologico che deve essere approvata in seconda lettura alla Camera. Arriva dal Senato un testo controverso, un testo che ha diviso il Paese, un testo liberticida e che va contro la Costituzione.
II testamento biologico affronta problemi che ci riguardano tutti, ma proprio tutti: la malattia, la libertà di cura, i limiti della scienza, i più elementari diritti individuali, il rapporto tra naturalità della morte e artificiosità della vita. Niente di più materiale insomma. Eppure, con la “sciatteria” che contraddistingue questo nostro disgraziato Paese, questo argomento così delicato viene trattato come merce di scambio ora dagli uni ora dagli altri, sbandierato come sigillo della fedeltà del Governo alle gerarchie ecclesiastiche e ovviamente di tutti quelli e quelle che dentro il Parlamento rispondono alle stesse. Merce di scambio tra un Governo e una Chiesa che vuole avere il potere di regolare le scelte private dei cittadini. Perché, ci ricorda Chiara Saraceno, mai come oggi è evidente quanto la Chiesa non sia interessata ai comportamenti privati dei politici (in linea di massima neanche noi) bensì alle loro azioni politiche nei settori che le stanno a cuore.
Eccolo il baratto più becero che ci apprestiamo a vedere sotto i nostri occhi tra governanti e Chiesa: e in questo baratto verrà fatta a pezzi la nostra libertà, le nostre scelte fondamentali che devono rimanere solo nostre, queste sì, private come quella di cura, di chi amare, se mettere al mondo un figlio. Ecco il pessimo clima in cui si inserisce la legge sul testamento biologico. Ecco la mia inquietudine: e sale quando leggo che la mia compagna di partito Paola Binetti addirittura afferma che al centro del congresso del Pd «deve esserci libertà di coscienza». Esagerata. Abbiamo scoperto che è davvero una donna di vedute larghe e secolarizzata sui comportamenti umani delle persone, basta che siano eterosessuali e che seppure omosessuali non pratichino. Qualche giorno fa. sempre su questo giornale, ci ha regalato perle di saggezza su Boffo. Alla domanda: «Può un omosessuale dirigere Avvenire?» ha risposto paragonandolo al cleptomane che non ruba. Non ce l’ha fatta stavolta a dire che siamo malati: forse Franceschini le ha sconsigliato di fare queste affermazioni. Anche lei è in pieno congresso come gli altri. Ma la sua natura è più forte di qualsiasi diktat congressuale e ieri si è spinta fino al punto di dire che Berlusconi sarebbe capace di fare cose buone se mandasse avanti il testo Calabro sul testamento biologico.
Berlusconi sarà felice che anche la Binetti gli possa perdonare le scappatelle in cambio di una legge ideologica che le permetterà di portare a termine le sue crociate!
Contro tutto questo mi batterò, invece, insieme a quell’altro cattolico che si chiama Ignazio Marino. Perché come ci dice Claudia Mancina nel suo ultimo libro “La laicità al tempo della bioetica”, chi fa leggi non può rendere conto in modo esclusivo alla sua coscienza: nella sua coscienza deve trovare posto anche la necessità di evitare di imporre la sua visione del mondo a concittadini che non la condividono. Lotterò con tutti quelli che interpretano il mandato parlamentare in questo modo, perché possiamo diventare la maggioranza che approvi una legge sul testamento biologico rispettosa della costituzione, della vita, della morte e della coscienza altrui.

  • La dichiarazione di Ignazio sul testamento biologico | Ignazio Marino

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    • Ignazio ha oggi detto, facendo seguito alle parole di Fini, di “sperare che le parole del Presidente della Camera facciano riflettere il Parlamento e in particolare il Popolo della Libertà”
    • “c’è bisogno di un dibattito approfondito, di ascoltare gli esperti della materia, i medici, le associazioni dei pazienti. E poi serve un confronto politico libero dai pregiudizi e dalle logiche di appartenenza ad un partito o a uno schieramento. La legge sul testamento biologico interessa ogni individuo e per questo il Parlamento deve tenere conto anche dell’orientamento generale della popolazione.
    • non si può ignorare quello che pensa la gente, altrimenti ci ritroveremo con una legge che non servirà a nessuno.
    • mi auguro davvero che alla Camera si riesca ad avviare un dibattito pacato e costruttivo, che si riprendano i principi generali contenuti nel mio disegno di legge e che si riesca a migliorare il pessimo testo di legge votato a Palazzo Madama

L’omosessualità attenzionata dalla polizia e le bombe carta. Una sottile congiunzione.

Il cattivismo feltriano del Giornale che sbatte l’omosessuale Boffo in prima pagina e il terrorismo omofobo che circola nelle strade di Roma: che cosa li congiunge? Un sentore che si può percepire dalle parole di un articolo scritto per attaccare politicamente un avversario possiede una similarità con la violenza contro gli omosessuali che in questi giorni riemerge dalle colonne della cronaca.
Dare dell’omosessuale e scrivere che il tale è addirittura attenzionato dalla polizia, equivale a scrivere che gli omosessuali sono pericolosi. L’omosessualità viene mostrata come un disvalore. Una pecca. Un fatto dequalificante. E’ un omosessuale quindi non può occupare il posto che occupa. Deve essere rimosso in quanto anomalia. Non può esistere che un omosessuale diriga un giornale della CEI.
Implicitamente si afferma che un omosessuale non debba esistere, non debba respirare, non possa andare nei locali, a ballare, a divertirsi; non possa baciarsi in pubblico, né attraversare la strada mano nella mano con il proprio partner. Di fatto, si legittima questa violenza. Che non è altro che un tentativo di cancellare la diversità, stabilendo prima che questa è diversità, stabilendo una normale che promana da un presunto ordine naturale.

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    • Davanti all’ennesimo attacco contro la comunità GLBTQ bisogna a questo punto fondersi, ricompattare le fila. Dobbiamo pretendere che la vergognosa situazione che vede l’Italia fanalino di coda in tema di diritti civili sia sanata, e l’unico modo per arrivarci è che l’intera comunità gay italiana si compatti e finalmente si unisca mettendo da parte i particolarismi e le divisioni che fino ad oggi l’hanno tenuta occupata assai di più del raggiungimento dell’obiettivo
    • siamo non solo vittime ma corresponsabili di questa situazione
    • Come diceva Eleanor Roosevelt “Nessuno può farci sentire inferiori senza il nostro consenso”, e se siamo qui lo dobbiamo anche al fatto che i nostri trent’anni di lotta sono stati oggettivamente meno efficaci di quelli dei nostri compagni di ventura degli altri paesi europei.
    • Basti guardare cosa succede anche nel PD, dove il tavolo GLBT del partito decide inspiegabilmente di mantenersi equidistante tra le mozioni nonostante una soltanto sia apertamente schierata e impegni l’intero partito sul fronte dell’uguaglianza e della piena dignità dei cittadini GLBT e le altre due non dicano una sola parola sull’argomento,
    • Quale altro fragoroso rumore stiamo aspettando per rimetterci in ascolto?
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    • ‘E’ arrivato il momento che i cittadini romani, tutti, facciano sentire la loro voce contro chi sta cercando di distruggere una storia millenaria di accoglienza. La citta’ di Roma deve reagire a chi vuole darne un’immagine omofoba, razzista e violenta’. Cosi’ la deputata del Pd Paola Concia
    • ‘L’incredibile e intollerabile attentato della notte scorsa a Gay Street – aggiunge – e’ l’ennesima conferma che l’omofobia vive una reale escalation, non solo nei sempre piu’ frequenti episodi di violenza, ma anche nelle forme, che sono delle vere intimidazioni, volte a innescare la paura negli omosessuali e transessuali italiani’.
    • A questa violenza si impone una reazione, pacifica e di massa. Per questo invito tutti i romani, di destra e di sinistra – conclude – le forze politiche tutte e le istituzioni ad essere vicini agli omosessuali e transessuali che si riuniranno in un presidio-assemblea questa sera alle 22 a Gay Street, e partecipare alla fiaccolata prevista venerdi’ alle 21, in via San Giovanni in Laterano
    • I violenti devono sapere di essere una miserabile minoranza, ne va del diritto di tutti a vivere in un Paese civile
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    • Dopo l’enensima aggressione alla comunità omosessuale, Ignazio si dichiara indignato e preoccupato: “Ma che Paese è quello in cui si verificano episodi di questo genere? E’ inaccettabile rimanere inerti e non poter agire per contrastare i reati di omofobia, di discriminazione e di odio fondati sull’orientamento sessuale “.
    • Ignazio apprezza l’apertura di Bersani e conferma l’urgenza della discussione sulla proposta di legge contro l’omofobia depositata in Parlamento
    • riprendere i  temi del rispetto, della libertà e dei diritti dei singoli individui
    • Sono soddisfatto che la nostra proposta  di legge sull’omofobia  sia largamente sostenuta sia dall’opposizione che da parte del Governo.
    • richiediamo che la discussione del testo proposto dall’on. Paola Concia, prima firmataria e sostenitrice della mozione Marino, sia inserita il più presto possibile nel calendario dei lavori dell’aula della Camera

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