Dove vedere la diretta di Servizio Pubblico

3 Novembre 2011, la televisione di Santoro prova a fare la rivoluzione con un prodotto televisivo multipiattaforma- che brutta parola… In ogni caso, in mancanza di una strategia diversa, per esempio di compartecipazione di blogger e webtv, quello che rimane è pur sempre la nuova edizione di Annozero, questa volta fuori dalla Rai, quindi fuori dai tentativi di censura. Non dite che è poco.

Se volete donare 10 euro a Santoro, che a sua volta vi donerà questa trasmissione, visitate questa pagina: http://www.serviziopubblico.it/donazione.html

Pertanto questi sono i canali dove vedere Servizio Pubblico:

  1.  webtv:

http://bit.ly/tMzbJp

http://bit.ly/u0KaWu

http://www.serviziopubblico.it

http://www.ilfattoquotidiano.it

http://www.repubblica.it

http://www.corriere.it

2. Tv tradizionali:

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Dal Canone Rai al Canone Santoro e la webtv che non c’è

L’entusiasmo per Annozero finalmente scevro da censure e presunte tali, un Annozero diventato webtv senza padroni, che parla una lingua libera e sceglie la forma ‘social’ per condividere temi e destino con quello che sino ad ora è un pubblico passivo che guarda e paga, si può dire che finisce qui.

Nel pomeriggio ha fatto il suo debutto il sito Servizio Pubblico, sorta di piattaforma di raccolta fondi per finanziare il progetto di ‘Comizi d’Amore’, la nuova trasmissione di Santoro. Compare, in apertura sito, un messaggio di Santoro ai netizen, una preghiera riassumibile in una parola: finanziatemi. E Michele chi? chiede 10 euro a testa come contributo volontario. Lui afferma che la sua trasmissione è servizio pubblico e non doveva essere cancellata. Fa rivivere attraverso le parole quel sentimento di indignazione che si insinuava in ognuno di noi nei giorni delle trame di Saxa Rubra e Via Teulada fra Mauro Masi e i ‘cani’ del padrone, volti a zittire la scomoda trasmissione televisiva. Santoro osa spingersi sino a paragonarsi a Bouazizi, “quel tunisino da cui è nata la rivolta nel maghreb”, una esagerazione come sottolinea Fabio Chiusi, un peccato di vanagloria che l’eroe antiberlusconiano poteva anche risparmiarCi.

Ma ciò che veramente dà da pensare è la forma della nuova creazione. Che pretende di comunicare sul web ma che ignora le sue regole, che sono la partecipazione e la condivisione. Nel sito serviziopubblico.it, Santoro vi appare in un videomessaggio, esattamente come accade sul vituperato forzasilvio.it. Santoro ha soltanto adesso cercato di comunicare con il web, a parte per qualche striminzito messaggio su Facebook. E la prima cosa che si ha chiesto non è di partecipare alla creazione dei contenuti, bensì di pagare una specie di canone per i “cacciati dalla tv pubblica”.

Il nuovo Comizi d’Amore avrà una sua redazione di (certamente ottimi) giornalisti professionisti – seppur precari – che lavorerà esattamente come ha lavorato per anni in Rai; una redazione a cui hanno installato il telefono da “appena due ore” (!). E allora vien da credere seriamente che il web per Santoro sia un elettrodomestico surrogato della tv, un canale di comunicazione unidirezionale, l’esatto opposto della filosofia 2.0, dove il singolo è occhio e al tempo stesso voce (ovvero spettatore passivo e attore) di una dinamica discorsiva che è molteplice e si disloca su innumerevoli e infiniti piani.

Santoro invece è rimasto fermo alla vecchia tv di denuncia nella quale il ruolo di attore spetta al giornalista, colui che confeziona il pacchetto informativo – che è insieme racconto del fatto e giudizio – e lo sottopone allo spettatore, senza però riceverne alcun ritorno se non in termini di ascolto, di ‘auditel’. La tv che cerca di finanziare è la solita ‘tivvù’ , scritta così, come la pronuncerebbe un qualsiasi Pippo Baudo.

La webtv è altro: è creatività senza budget e senza finanziatori, è apertura al contributo a alla condivisione. Santoro aveva in mano l’occasione per fornire la sua professionalità alla webtv e invece preferisce convogliare il già visto – seppur nella forma corretta di Raiperunanotte – piuttosto che osare. Osare è il verbo del futuro, direbbe lo Steve Jobs che si nasconde in tutti noi. Ma in questo paese il futuro si è smarrito, o si annoia profondamente.

[Naturalmente possa sbagliarmi. Voi cosa ne pensate?]

Santoro, La7: “Interrotte trattative”

“Sono state interrotte le trattative con Michele Santoro a causa di inconciliabili posizioni riguardo alla gestione operativa dei rapporti tra autore ed editore”. Lo comunica, in una nota, Telecom Italia Media. Dopo la conclusione del rapporto con la Rai, si era avviata una trattativa tra il giornalista e la società per la conduzione di un programma su La7.

Tratto da Il Fatto Q

Tutti in piedi! 110 anni di FIOM: rivedi la manifestazione in streaming

Vodpod videos no longer available.

oppure sul canale youtube: http://www.youtube.com/playlist?p=PL185A2BDDDF014B25

Saint Lucia nel porto delle nebbie. L’ordine di B.: insabbiare

Saint Lucia, l’isola del mistero. Il porto delle nebbie. Ora nessuno più ne parla. Il Giornale e Libero hanno ricevuto l’alt di Berlusconi. Lavitola? Una felice interpretazione, la sua. Quasi da Oscar.

Un breve riassunto: ricorderete l’Attorney General di Saint Lucia, tale Lorenzo Rudolph “Doddy” Francis, rintracciato in Svizzera dai cronisti de Il Fatto precipitarsi con il primo volo a Castries per gestire la “crisi” internazionale che potrebbe scaturire da quel documento “patacca” che portava lo stemma del governo di St. Lucia e attribuiva la proprietà dell’appartamento di Montecarlo, al centro dello scandalo italiano, a tale Giancarlo Tulliani. Francis non può negare l’autenticità: nella prima – brevissima – conferenza stampa dice che il documento è vero e che non sa proprio come possa essere stato reso pubblico. E’ imbarazzato e imbarazzante, assediato dai giornalisti italiani, lasciato incomprensibilmente da solo dal suo premier e dal ministro degli Esteri.

Che fare? La sera stessa – era giovedì – ad Annozero, Italo Bocchino rivela il nome del pataccaro: Walter Lavitola, sedicente direttore dell’Avanti!, ciò che resta del glorioso giornale socialista; è da quel momento che Lavitola si impossessa della scena, in un irrazionale scarto narrativo in cui una comparsa diventa protagonista. Bisogna rassicurare Francis sulla correttezza dell’approccio seguito sino ad allora. Lavitola finge di lavorare a un’inchiesta giornalistica su un presunto riciclaggio di denaro proveniente anche dall’Italia, inchiesta che lo ha fatto imbattere nel caso Tulliani come per “caso”. Dice di lavorarci da sei mesi. Francis, messo ancora alle strette dai giornalisti italiani, rivela che l’inchiesta su Timara e Primtemps è stata avviata tre o sei mesi fa. Un’inchiesta avviata non già su impulso di un’autorità giudiziaria, né nazionale né internazionale, bensì “governativa”. Un atto illegale, secondo l’esponente dell’opposizione. Un atto che mette a pregiudizio il segreto sulla proprietà di due società off-shore, un atto che minerebbe alla base tutta l’economia dell’isola.

Francis temporeggia, poi la conferenza stampa delle ore 22.30 italiane: presente anche Lavitola. Casualmente la troupe al seguito del giornalista di Annozero, Corrado Formigli, riprende un potente aereo privato atterrare quello stesso giorno sulla pista dell’aeroporto di Castries. E’ un Cessna Citation XL. Da esso, capirà poi il giornalista, scendono proprio Lavitola, Torres, il giornalista di el Nacional che pubblicò il documento contraffatto  di St. Lucia, e un interprete. Lavitola, in un primo momento sostiene di esser giunto sull’isola il giorno prima su un aereo di linea American Airlines. Oggi su Il Fatto, Formigli rivela che l’aereo non è di proprietà di tale Rogelio Oruna, imprenditore amico di Lavitola, ma del miliardario spagnolo Pablo Pinero, proprietario della catena alberghiera Bahia Principe, e di un certo Malmonado, leader del Partito Rivoluzionario Dominicano (PRD, di area socialista, come Lavitola). Le bugie di Lavitola fanno acqua da tutte le parti. Sabato scorso, in un dramma che subodora di operetta (“a Saint Lucia mi stanno incriminando”), l’Avanti! pubblica l’email che sarebbe agli atti dell’inchiesta di Francis, email che lo stesso Francis ha confermato durante l’ultima estemporanea conferenza stampa. L’ennesimo scoop che indica in Tulliani il proprietario dell’apprtamento monegasco.

La smoking gun di Lavitola dovrebbe creare delle polemiche fuori dal normale. E invece il silenzio. Tutti tacciono. Compresi Il Giornale e Libero. E’ il 2 Ottobre. Lo strascico polemico dura sino a ieri ma è sottotraccia, lasciato a figure comprimarie. In precedenza, durante le repliche al dibattito sulla questione di fiducia al Senato, Berlusconi ha parlato male de Il Giornale, spingendosi ad affermare che forse le sue inchieste giornalistiche non giovano affatto al PdL. Un segnale? O un bluff?

Di fatto la lunga serie di copertine anti-Fini con epicentro la casa di Montecarlo è terminata. Qualcuno ha forse ordinato la “ritirata”. Il caso Tulliani stava per avere ripercussioni a livello internazionale considerevoli. Guastare uno dei paradisi dell’off-shore per far fuori un avversario politico. Roba da matti. A conferma di questo, la telefonata anonima ad Annozero. La voce è di un certo David. Racconta Formigli:

Chi è David? Per ora, una voce e nulla più. Telefona due volte alla nostra redazione, la prima mentre siamo in diretta con la puntata di Annozero e ci occupiamo del caso Fini. La seconda dopo aver visto -dice lui – l’inchiesta che abbiamo realizzato a St Lucia mostrando il jet di Lavitola. Sostiene di essere molto vicino alla moglie del ministro degli Esteri di St. Lucia, Rufus Bousquet. Questa è la sua testimonianza: “Qualcuno ha fabbricato un documento falso sulla casa di Montecarlo. Falso perché non proviene dal governo di St Lucia. Noi abbiamo visto il documento i primi di giugno e ci siamo chiesti: cosa diavolo sta succedendo? Chi l’ha fatto? Il nostro primo ministro ha fatto un sacco di telefonate in giro, a Santo Domingo e altrove. È proprio allora che compare mister Lavitola. Lui dice a Bousquet che questo documento deve venire autenticato, garantito come vero dal governo di St Lucia, perché se non fosse stato autenticato, l’isola avrebbe potuto subire ingenti danni economici perché l’Italia ha molto denaro custodito a St Lucia” (C. Formigli per Il Fatto Quotidiano, 05/10/2010).

Poi, oggi, alle 17.51, una agenzia dell’AGINews rilancia le dichiarazioni dell’avvocato Ellero al settimanale Oggi:

“Il mio cliente [secondo Ellero] e’ inattaccabile perche’ tiene in pugno qualcuno di molto importante” ha raccontato Ellero nell’intervista […] Il direttore dell’Avanti ha dovuto correre perche’ qualcuno gli ha mandato a dire: ci hai cacciato nei guai, adesso vieni a tirarci fuori. Il mio cliente non lo conosce ma se dovesse raccontare quel che sa su Lavitola succederebbe un finimondo. Se poi rivelasse il nome dell’uomo politico al quale e’ legato?” (AGI News On – CASA MONTECARLO: ELLERO, MIO CLIENTE HA IN PUGNO UOMO IMPORTANTE).

Quindi Lavitola orchestra una messinscena: toglie le castagne dal fuoco a Francis con la storia della email, mentre in Italia scatta l’ordine di fermare il linciaggio. Cosi cala il sipario su Saint Lucia. Qualcuno dice che B. vuole trattare con i finiani sulla giustizia (leggasi immunità). Forse è una interpretazione sbagliata. L’attacco ulteriore alle toghe sopraggiunto dal palco di Milano, domenica scorsa, ha messo la pietra tombale su ogni tentativo di dialogo con FLI. Berlusconi invece muove chiaramente le truppe per le elezioni. Perché allora disinnescare la bomba di Saint Lucia? La possibile risposta: la faccenda è sfuggita di mano. A rischio l’identità di uomini ombra. Forse centra anche il rinnovo delle concessioni delle slot machine. La vicenda è approdata in aula, alla Camera, per mezzo di una interrogazione a risposta scritta fatta dai deputati di IDV al Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti. Ecco cosa scrivono:

BARBATO, DI PIETRO, DONADI, CAMBURSANO, ZAZZERA, RAZZI, PALADINI, MESSINA, ROTA, ANIELLO FORMISANO, PIFFARI, GIULIETTI, BORGHESI, PALAGIANO, MURA, EVANGELISTI, PORCINO, FAVIA, PALOMBA, DI STANISLAO, CIMADORO, DI GIUSEPPE, LEOLUCA ORLANDO e MONAI. – Al Ministro dell’economia e delle finanze

  • [la] società Atlantis World Gioco Legale Ltd con sede in Inghilterra, attraverso una propria stabile organizzazione in Italia, risulta concessionaria per la gestione telematica degli apparecchi da intrattenimento (cosiddette slot machines) di cui all’articolo 110, comma 6, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza
  • tale società è controllata attraverso una complessa struttura da società off- shore dei Caraibi
  • Solo il 5 per cento è di soci italiani identificabili (Sapamet, consorzio riferibile ai dirigenti dei gestori del sindacato delle slot-machines) mentre nessuno sa veramente chi è la persona fisica proprietaria del restante 95 per cento
  • la Hoshi Okara Corporation ltd controlla l’82 per cento mentre il restante 13 per cento è nelle mani della Uk Atlantis Holding Plc
  • Hoshi Okara è una società delle Antille che secondo alcune notizie di stampa sarebbe riferibile a Francesco Corallo
  • La società UK Atlantis Holding Pie che detiene il 13 per cento è invece controllata da società con sede nello Stato caraibico di Saint Lucia (la Corporated Management St. Lucia possiede il 99,9 per cento mentre la Corporate Management Inc. ne ha una minima quota dello 0,01 per cento)
  • Entrambe le società sono riconducibili al signor James Walfenzao, professionista che, secondo notizie recentemente riportate dalla stampa, agirebbe in nome e per conto di un trust appartenente a Francesco Corallo
  • l’unico nome di una persona fisica che sostiene di essere socio in proprio della Atlantis Gioco Legale Ltd concessionaria dell’Azienda autonoma dei monopoli di Stato AAMS nel controllo del gioco legale, è quello di Francesco Corallo, il figlio di Gaetano Corallo, il quale è stato condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso in primo e secondo grado, accusa che è stata trasformata – dopo una serie di monunciamenti della Cassazione – in associazione a delinquere semplice: la condanna a sette anni e mezzo era legata proprio alla scalata dei casinò italiani da parte di soggetti legati al clan mafioso di Nitto Santapaola, boss di Catania che sarebbe stato fotografato con Gaetano Corallo a Saint Marteen, Antille olandesi, dove allora Gaetano gestiva un casino e dove oggi il figlio Francesco gestisce altri tre diversi casino
  • il predetto Francesco Corallo sarebbe stato a sua volta indagato più volte dalla procura di Roma per traffico di droga e riciclaggio e – anche se le indagini sono state archiviate – negli atti sarebbe comunque definito più volte come soggetto legato al clan di Benedetto Santapaola, capo assoluto della mafia catanese
  • la convenzione per la concessione ad Atlantis World Rti (che vale da sola decine di milioni di euro e permette di incassarne altrettanti alla società, che stava quotandosi in borsa a Londra proprio grazie alla concessione medesima) è stata siglata senza richiedere alla prefettura gli accertamenti ai fini della cosiddetta informativa interdittiva antimafia che solitamente viene chiesta per appalti superiori ai 5,2 milioni di euro mentre in questo caso si parla di centinaia di milioni se non di miliardi di euro
  • la concessione è stata prorogata due volte (ultimamente fino al maggio 2011) sempre senza alcuna richiesta della cosiddetta informativa interdittiva antimafia
  • la procura della Corte dei conti ha citato in giudizio la Atlantis World, assieme ad altri nove concessionari, contestando violazioni degli obblighi del concessionario, che non aveva provveduto a collegare le macchinette per permetterne il controllo in tempo reale, come previsto dalla legge e che non aveva versato all’Erario ingenti somme relative al prelievo erariale dovuto sui proventi dei citati apparecchi di gioco. Ad Atlantis Word e ai suoi controllori inadempienti dell’AAMS, la Corte dei Conti contesta un ammontare pari a circa 32 miliardi di euro complessivi per inadempimenti degli obblighi relativi ai livelli di servizio previsti dalle convenzioni di concessione (Camera.it – Lavori – Resoconti Assemblea – Allegato).

Insomma, il clamore di stampa conseguente alla faccenda Montecarlo-St. Lucia rischia di mettere a pregiudizio la concessione governativa sulle slot machine. E non sono pochi soldi. Possibile che una concessione governativa sia stata assegnata a una società off-shore? E se adesso cominciassimo ad occuparci di questa vicenda più seriamente, che accadrebbe?

Aggiornamento del 06/10, ore 7.30: questa la prima pagina de Il Giornale di oggi. Sembra contraddire quanto affermato prima:

L’articolo di apertura, a firma di Chiocci e Malpica, i due giornalisti che hanno il “merito” (?) di aver aperto l’inchiesta giornalistica, rappresenta un ritorno alle origini dell’inchiesta: i mobili, i lavori di ristrutturazione, le interviste ai vicini. Roba ferragostana. Per giunta non opera loro ma di Bruno Vespa, che arriva così in cospicuo ritardo sulla vicenda contribuendo a far spegnere i riflettori su Saint Lucia. Di quel pasticciaccio nessuna menzione. Il logoramento continua, ma la rotta è stata abbondantemente corretta e porta lontano, molto lontano, dai Caraibi.

La circolare-bavaglio di Mauro Masi: niente applausi in Rai

I palinsesti e i programmi di informazione Rai potranno andare in onda previa approvazione del Direttore Generale. Parola di Mauro Masi. L’hanno definita Circolare-Bavaglio, in special modo per il punto 2 della medesima, ove si minaccia la chiusura del programma qualora la sua realizzazione si discosti anche solo parzialmente dalla scheda programma proposta, la quale deve essere preventivamente approvata da Masi stesso. I Direttori di Rete sono esautorati, i conduttori posti sotto tutela. Tanto più che, d’ra in poi, il pubblico in sala – vale per Ballarò, per Annozero (che spesso pesca nel pubblico persone per interventi in diretta), per Porta a Porta, non potrà avere parte attiva alla trasmissione. Trattasi di un vero e proprio divieto di applausi. Ieri Floris, durante la prima puntata di Ballarò, si è prontamente adeguato annunciando l’assenza degli applausi, la fine delle cosiddette claque che contraddistinguono il pubblico in sala, spesso equamente diviso in quote fra i diversi politici presenti. Che dire: anche il pubblico televisivo è lottizzato.

Si parla intanto di un voto – inedito, molto inedito – di sfiducia contro Masi:

«L’Assemblea dei Cdr -si legge nel documento- dà mandato all’esecutivo di valutare, sulla base dell’esito di una illustrazione più dettagliata del piano industriale e degli atti di gestione delle prossime settimane, l’operato del Direttore Generale Masi, sottoponendolo – se del caso – a un inedito voto di fiducia» (La Stampa.it).

Eppure dovrebbe esistere una Commissione di Vigilanza Rai. Che fine ha fatto?

Le reazioni? Solo da IDV, PD e FLI. Vanno da “atto intimidatorio” (Rosa Calipari, PD) all’invocazione di Flavia Perina ad ascoltare Masi in Commissione Vigilanza. Dal Direttore Generale nessun commento. Il documento doveva essere probabilmente tenuto – se non segreto – almeno in un certo grado di riservatezza. Invece è divenuto di pubblico dominio.

Questa è infatti la lettera di Masi nel suo testo completo. Un documento esclusivo che viene da NonLeggereQuestoBlog:

APPUNTO PER: DIRETTORI DI RETE
DIRETTORI DI TESTATA
e p.c Avv. Gianfranco COMANDUCCI
Vice Direttore Generale per gli Affari Immobilliari, gli approvvigionamenti e i servizi di funzionamento
Dott.ssa Lorenza LEI
Vice Direttore Generale per l’Area
produttiva e gestionale
Dott. Giancarlo LEONE
Vice Direttore Generale per lo transizione
al Digitale Terrestre e le Strategie multipiattaforma
Dott. Antonio MARANO
Vice Direttore Generale per il Coordinamento
dell’Offerta radiotelevisiva

Signori,
1.    Sono a significare che si registra con sempre maggiore frequenza il mancato inserimento nelle schede proposta programmi degli elementi costitutivi e, in particolar modo, si registra l’incompletezza relativa alla sinossi ed alle connesse informazioni editoriali sul progromma da realizzare e/o da acquistare.
In tale contesto, al fine di consentire alla Direzione Generale ed alle Vice Direzioni Generali competenti l’approvazione delle schede proposta programma avendo piena conoscenza di tutti gli elementi editoriali, si invitano le Direzioni in indirizzo a predisporre le schede in questione complete dei dati e delle informazioni necessarie, con l’obiettivo di evitare che l’incompletezza o l’assenza delle informazioni richieste possa comportare la mancata approvazione delle medesime.
E’ inutile sottolineare che le schede devono essere puntualmente ed integralmente coerenti con i palinsesti approvati (peraltro all’unanimità) dal Consiglio di Amministrazione.
2.    E’ inoltre da precisare che la realizzazione concreta dei programmi dovrà poi essere integralmente corrispondente alle schede approvate. In caso contrario il programma potrà essere sospeso d’ufficio.
3.    Si richiama inoltre ad una concreta e fattiva attenzione per il rispetto delle fasce orarie di tutela dei minori come da normativa vigente. Anche in questo caso nell’ipotesi di ripetute ed acclarate violazioni, si potrà procedere d’ufficio alla sospensione del programma interessato.
4.    Inoltre, come già richiamato più volte, sia dalla scrivente Direzione, che dal Direttore Generale Cappon che dal Direttore Generale Cattaneo, a partire dal prossimo palinsesto autunnale nei programmi di approfondimento non dovrà essere consentito l’utilizzo del pubblico presente in salo come “parte attiva” del programma stesso.
Cordiali saluti (Mauro Masi)

L’Operazione Memoria la facciamo noi, 2a parte: le manovre per bloccare Annozero

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Intercettazioni Inchiesta Trani

(Immagini tratte da Raiperunanotte)

Operazione Memoria, parte seconda: quando B. voleva far chiudere Annozero, nessuno ne ha mai chiesto le dimissioni, certo non dalle colonne de Il Giornale, che oggi parla di ‘par condicio’. Lui, B., presidente del Consiglio, telefona al commissario Agocom Giancarlo Innocenzi, suo fedelissimo dai tempi della prima Finivest, per sollecitare interventi da parte del presidente Calabrò in forma preventiva contro la trasmissione di Santoro, che si accingeva a parlare del processo Mills, a fare – secondo B. medesimo – un processo mediatico senza contradditorio.
Naturalmente Berlusconi non vuole che si parli del processo Mills. Fa pressione su Innocenzi al fine di agire su Mauro Masi, il dg Rai, il quale alla fine sbotta, “queste cose neanche nello Zimbawe”. Berlusconi non ha mai spiegato questo particolare interessamento per Santoro, ma ha giustificato in pubblico le sue azioni. Non contento, ha chiesto al Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, di inviare gli ispettori a Trani (ispettori guidati allora da un certo Arcibaldo Miller, un signore che cena con Flavio Carboni, Dell’Utri, Verdini e Alfonso Marra, architettando come intervenire sulla Consulta in procinto di pronunciarsi sul lodo Alfano).
A vostro giudizio, tutto quanto descritto sopra, è più grave o meno grave di una casa a Montecarlo?