Calderoli: Bossi sapeva tutto. I festeggiamenti insieme a Brancher

Calderoli, è vero, è uscito dall’inchiesta AntonVeneta senza esserne coinvolto. La sua posizione era stata archiviata. Restano i verbali del 2006 in cui Fiorani fa i nomi: Brancher, Romani (sì, proprio lui, il viceministro con delega alla telecomunicazioni), Calderoli e Giorgetti della Lega. Ci sono anche le dichiarazioni di Donato Patrini, ex funzionario BPL (Banca Popolare di Lodi, poi BPI). Poi entra in scena il Gip Clementina Forleo, e la storia più o meno la conosciamo tutti. Le intercettazioni disposte dal Gip finiscono sui giornali – ovvero su Il Giornale; tutti possono ascoltare la voce di Fassino dire a Consorte (UNIPOL) “allora abbiamo una banca?”. Tutti si indignano e la sinistra diventa casta, esattamente come il resto della truppa. Peccato che quel nastro fu offerto in dono a Berlusconi la notte di Natale del 2005, fatto che cambierà le sorti delle elezioni del 2006, che dovevano essere vinte da Prodi a manbassa. Sappiamo come è finita. Ne parla oggi Travaglio su Passaparola, con dovizia di particolari. Vi invito a leggere il suo commento.

Calderoli ne esce a testa alta? Bé, la sua unica fortuna è stata quella di essere prudente. Sempre secondo quanto disse Fiorani, Calderoli ha preferito il contante. Niente tracce. Così il pm Eugenio Fusco, dopo averlo ascoltato, non avendo sufficienti prove a suo carico, ne ha archiviato la posizione:

Denaro puntualmente consegnato, «durante un convegno a Lodi» nelle mani dell’ attuale sottosegretario. Se poi, metà di quella somma sia effettivamente arrivata nelle mani di Calderoli, non c’ è conferma. Ascoltato a verbale a fine maggio, il ministro leghista ha respinto ogni accusa, circostanziando quell’ incontro avvenuto a Lodi, ormai 4 anni fa. Una tesi, quest’ ultima, che ha spinto il pm Fusco a chiedere al gip l’ archiviazione del ministro (Archivio Repubblica.it – 3 ottobre 2009).

Leggete ora il Calderoli di stamane su il Corriere: «La sera prima del giuramento [di Brancher a ministro] festeggiammo insieme io, Bossi, Tremonti e Brancher» (Calderoli: Bossi sapeva tutto Festa prima del giuramento – Corriere della Sera). Ci racconta anche che Berlusconi e Bossi erano entrambi d’accordo alla nomina di Brancher. Che il legittimo impedimento era preferibile farlo per via legge costituzionale, “per evitare conflitti”. E soprattutto che “da tempo si lavorava a far diventare ministro Brancher”. Le mancate deleghe? “Un errore”. E sul fatto che fosse indagato nel processo AntonVeneta proprio insieme al suo amico Brancher? “Io sono incensurato e da indagato sono andato a farmi interrogare e mi sono fatto fare tutti gli accertamenti personali e patrimoniali”. Certo, lui prendeva i contanti. Mica pirla. Mentre sull’ipotesi che nella Lega si sia levata una fronda contro di lui, risponde, candido: «La Lega è un partito leninista, come dice Maroni: ma c’è un ampio confronto interno. Tutte le cose importanti non sono mai condivise solo da me e Bossi ma da tante altre persone». Certo, il leninismo è fondato sulla discussione.

Infine, date un’occhiata al comunicato della Presidenza del Consiglio dello scorso 18 Giugno:

18 Giugno 2010 –  La Presidenza del Consiglio dei Ministri comunica:
il Consiglio dei Ministri si è riunito oggi, alle ore 12,30 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente, Silvio Berlusconi. Segretario, il Sottosegretario di Stato alla Presidenza, Gianni Letta.
Il Presidente Berlusconi ha annunciato al Consiglio di voler proporre al capo dello Stato la nomina a Ministro senza portafoglio dell’onorevole dottor Aldo BRANCHER, già Sottosegretario alla semplificazione normativa. Dopo l’esame dei provvedimenti all’ordine del giorno, il Consiglio si è interrotto alle ore 13,05. Il Presidente Berlusconi, il Sottosegretario Letta e l’onorevole Brancher si sono quindi recati al Quirinale, dove il neonominato Ministro ha giurato innanzi al Capo dello Stato.

Ripresi i lavori alle 13,50, il Presidente Berlusconi ha informato il Consiglio delle sue intenzioni di conferire al neoministro Brancher la delega per tutti gli adempimenti relativi alla pratica e concreta attuazione del Federalismo amministrativo e fiscale. il Consiglio ha condiviso l’iniziativa e gli ha espresso le più vive felicitazione ed auguri. (Governo Italiano – Comunicati stampa del Consiglio dei Ministri)

La sera prima festeggiano fra di loro: Bossi, Tremonti, Calderoli e Brancher. Il giorno dopo, all’ora di pranzo, brunch da Napolitano che manda giù il groppone con un buon bicchiere di Sauvignon del 2008. Allegria!

Sitografia:

Brancher, il ministero è un regalo di Lega e Berlusconi. L’ombra di Fiorani fa tremare il Carroccio

Aldo Brancher: favorì la Finivest con De Lorenzo per gli spot anti AIDS

Così Bossi da Pontida: io l’unico ministro per il federalismo. Poi c’è anche Calderoli. Sembra a parole molto seccato per la nomina di Brancher a ministro senza portafoglio del federalismo. Napolitano, in una nota del Quirinale, oggi, ha fatto sapere che essendo ministro senza portafoglio, Brancher non ha alcun ministero da organizzare. Contrariamente a quello che Brancher avrebbe detto ai giudici per potersi avvalere del legittimo impedimento. Precedentemente Bossi era stato ricevuto al Quirinale, ufficialmente per mostrare la sua contrarietà a tale nomina.

Contrarietà? Siete sicuri? Brancher è riconosciuto unanimemente come l’ambasciatore di ‘Forza Italia’ nella Lega. Brancher è l’uomo che ha ricucito i legami fra Bossi e Berlusconi dopo il ‘ribaltone’ del ’94. Sì, se non ci fosse Brancher, la Lega sarebbe all’opposizione. Brancher, insomma, è il gate dell’entourage berlusconiano nel Carroccio. E’ un fedele al (finto) premier sin dalla prima ora; da ex prete se ne intende, di fede.

Nel 1993, Di Pietro lo sbatte in carcere per questioni di mazzette: coinvolti lui, l’ex ministro della Sanità De Lorenzo e il segretario di De Lorenzo, tale Giovanni Marone.

Brancher finisce a San Vittore perché è coinvolto almeno in due episodi: uno, ormai noto, è quello di aver consegnato 300 milioni al segretario dell’ ex ministro della Sanità Francesco De Lorenzo per far ottenere alla Fininvest un maggior numero di spot anti-Aids da trasmettere […] l’ altro, di aver dato soldi al Psi (TOCCA ALLA FININVEST – Repubblica.it » Ricerca).

Brancher era l’assistente di Confalonieri. Dal 1983 si occupava per Publitalia dei rapporti con i partiti (e perché mai? – fonte, archivio storico di Repubblica). La questione dei soldi al PSI non è mai confluita in una condanna. Ci fu solo l’indagine del pool di Mani Pulite. Brancher diede soldi a Vincenzo Balzamo, tesoriere PSI, per gli stand al 45° Congresso del PSI all’Ansaldo nel 1989, e come forma di ‘contributo’:

Balzamo chiede a Brancher 300 milioni iva esclusa, il prezzo di sei stand. Confalonieri acconsente ancora, Brancher assicura il ritorno d’ immagine per gruppo, parla di prezzo congruo per lo spazio occupato. Ma non si ferma qui: sostiene che aggiungeva un contributo al congresso, alle mostre e alle altre iniziative organizzate in quella sede (ibidem).

Nel corso degli interrogatori per le due vicende, Brancher ammise di “aver acquisito clienti non solo per la “Nea” socialista [Nuova Editrice Avanti], ma anche per la Edit della Dc, la Sop del Pri, l’ Eipu del Pci, l’ Alfa uno del Pli, il Secolo d’ Italia del Msi. Insomma, Brancher ha contatti con numerosi partiti, ma vi collaborava in nome della sua società, la Promogolden” (ibidem). Un vero ambasciatore delle segreterie di partito. Naturalmente, i pm di Mani Pulite cercavano il legame con Confalonieri, e con Berlusconi. Ma Brancher, da “eroe” (alla Mangano) resiste, si fa il carcere preventivo, si becca la condanna (non più di tre anni), aspetta in silenzio. Si narra che, durante la detenzione, Berlusconi e Confalonieri giravano in Mercedes intorno a San Vittore per “far sentire la loro presenza a Brancher” (Tra Silvio, Fedele e San Vittore le cento vite di Aldo l’ ex seminarista – Repubblica.it » Ricerca).

Poi arrivano la candidatura con Forza Italia, le riduzioni di pena, le depenalizzazioni di reato. Egli è sempre presente sin dal 1999 negli organismi di Forza Italia. E nel 2001 diventa finalmente parlamentare. Questo il suo pedigree parlamentare:

Incarichi parlamentari

XIV Legislatura

  • Sottosegretario di Stato per le riforme istituzionali e la devoluzione (Governo Berlusconi II, Governo Berlusconi III)
  • Membro della I Commissione (Affari costituzionali della Presidenza del Consiglio e Interni)

XV Legislatura

  • Membro della VI Commissione (Finanze)

XVI Legislatura

  • Ministro per la Sussidiarietà e il Decentramento (Governo Berlusconi IV)
  • Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con delega alle riforme (Governo Berlusconi IV)
  • Membro della XIV Commissione (Politiche dell’Unione Europea) (sostituito da Isidoro Gottardo)

Il suo silenzio con i magistrati del 1993 gli ha permesso di guadagnarsi il “paradiso” del legittimo impedimento. Pensate ancora che la Lega non abbai acconsentito a tale regalia? Brancher è inquisito per la vicenda di Antonveneta e della scalata fallita del fallito banchiere Fiorani. Fiorani avrebbe dovuto deporre al Tribunale di Milano proprio domani, 26 Giungo, se Brancher non avesse reclamato il legittimo impedimento (forse il processo proseguirà ugualmente nei confronti della moglie di Brancher, con lo stralcio della posizione del neo-ministro). Cosa avrebbe detto di tanto interessante al giudice?

«Fiorani, spiega Patrini nel verbale del 10 gennaio 2006 – d’ accordo con Brancher, mi diede disposizioni di provvedere ad istruire pratiche di fido. Preciso, però, che il fido di 150 milioni di vecchie lire al Calderoli non fu erogato in quanto il Brancher comunicò al Fiorani che il Calderoli preferiva contanti. Dopo alcuni giorni andai, verso marzoe aprile 2000, su incarico di Fiorani da Spinelli (funzionario di Bpl, ndr) a ritirare una busta e con quella, accompagnato da un autista, di cui non ricordo il nome, la portai al Brancher che mi attendeva all’ autogrill di San Donato Milanese. In quell’ occasione consegnai la busta al Brancher il quale senza scendere dalla sua autovettura la prese salutandomi» (Inchiesta politici-Antonveneta stretta su Brancher e Calderoli – Repubblica.it » Ricerca).

Calderoli? Il deus ex machina del federalismo fiscale? Il ministro per la semplificazione? Sono due gli episodi in cui Calderoli fa la sua comparsa al capezzale di Fiorani, accompagnato da Brancher, che per lui interloquisce con la “banca”. E sempre, stando ai riassunti dei verbali pubblicati nel 2008, Calderoli preferisce il ‘contante’:

Il secondo episodio avviene tra febbraio e marzo del 2005 e lo racconta Fiorani nel verbale del 19 giugno 2007 reso ai pm di Lodi. «Brancher nel corso di un incontro a Roma, mi aveva detto che lui e Calderoli avevano bisogno della somma di 200 mila euro per le spese della campagna elettorale». Fiorani fa preparare i contanti sempre a Spinelli. «Brancher – prosegue Fiorani mi comunicò la data in cui lui e Calderoli sarebbero stati a Lodi per un convegno. Nella tarda mattinata del giorno comunicatomi dal Brancher, lui e il Calderoli si sono presentati nel mio ufficio. Spinelli che io avevo preavvertito era anche lui nei pressi del mio ufficio con una busta gialla contenente la somma di 200mila euro. Quindi vi è stato un dialogo tra me Spinelli e Brancher nel corso del quale Spinelli ha consegnato la busta a Brancher senza dire nulla al riguardo. Ricevuta la busta, Brancher ha raggiunto Calderoli che si trovava in un’ altra sala. Non ho assistito alla divisione della somma tra di loro ma ho potuto notare che il Calderoli era visibilmente entusiasta, tenendo in seguito un accalorato discorso in favore di Bpl» (ibidem).

Credete ancora alla favola di Bossi indignato contro la nomina di Brancher?

Io no. E soprattutto, attenti a Fiorani.

Sitografia: