Mali, la lunga guerra francese del caos

Lawrence Freeman è editorialista della rivista Executive Intelligence Review, edita dalla casa editrice di proprietà di un senatore democratico americano, tale Lyndon LaRouche (un signore che, fra l’altro, ha fondato il Partito Laburista americano). Freeman è specializzato in questioni socio-politiche africane ed è spesso intervistato sui siti esteri per commentare la politica occidentale in Africa.

Sul Mali, Freeman ha le idee chiare: la guerra della Francia sarà lunga, volutamente lunga, e non ha un obiettivo preciso. Alcune di queste sue considerazioni sono state raccolte dal sito Press Tv. Secondo il giornalista americano, la guerra è un disegno francese e inglese:

Le dichiarazioni del governo francese mostrano che non stanno in realtà pensando affatto agli interessi dei Mali o una qualsiasi delle nazioni africane. Cioè è entrata in quello che ci si poteva aspettare – io l’ho fatto io – e verrà trasformata in una guerra a lungo termine usando un asimmetrico conflitto di qualche gruppo di insorti e ribelli e non è qualcosa che può essere vinto.

E’ un disegno politico che ha le sue origini nell’occupazione da parte di Francia e Gran Bretagna della Primavera Araba per tramite del conflitto libico e della uccisione di Gheddafi.  Quella guerra ha contribuito a innescare le attività dei ribelli tuareg e dei jihadisti, soprattutto delle cellule di al-Qaeda. L’assassinio dell’ambasciatore americano Christopher Stephens deve essere inquadrato in questa escalation. Alcune reti di al-Qaeda erano state coinvolte nel rovesciamento del Rais e dopo la guerra queste si sono rivoltate contro gli americani. Probabilmente i francesi stanno operando nell’area anche per difendere gli interessi delle proprie corporations, in primis di AREVA, che estrae uranio nella valle del Niger. Freeman parla più in steso di élite finanziarie della city di Londra che è al collasso e sta cercando comunque di controllare il Medio Oriente (la Siria) e il Nord Africa tramite le proprie guerre destabilizzanti, tramite le guerre del caos. Questo è un nuovo fronte della guerra commerciale con Russia e Cina. “Il Nord Africa sta andando in fiamme e potremmo essere sull’orlo di una guerra fra superpotenze”, il risultato della politica di Cameron e Sarkozy e Obama.

Il conflitto intanto si sta orientando verso l’Algeria. La Spagna ha suggerito ai suoi connazionali presenti nel paese di dirigersi verso il confine con la Mauritania. C’è un rischio elevato di essere soggetti a sequestri di persona. I ministri degli esteri di Spagna, Portogallo, Francia e Marocco si incontreranno a Rabat per discutere della stabilità dell’area. Spagna e Portogallo temono di esser coinvolte in emergenze umanitarie e in fughe di profughi dall’Algeria e dal Marocco.

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Mali: infine arrivarono le bombe francesi

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Le aspettano da quasi un anno, a Timbuctu, le bombe francesi. L’immobilismo di Ecowas e dell’Onu (che scelse Romano Prodi come mediatore dell’area del Sahel) anche di fronte all’escalation della guerriglia jihadista era troppo anche per uno come Francois Hollande. Da ieri le truppe francesi, per aria e per terra, guidano l’offensiva contro Ansar El Dine e il suo capo, Iyad Ag Ghali (nella foto). I quali avevano soltanto qualche giorno fa conquistato la città di Konna (o Kuna), di fatto violando quel confine immaginario che il traballante governo di Bamako considerava come soglia di allarme per l’intervento francese.ImmagineImmagine

La Francia si sarebbe messa alla testa di una disorganizzata truppa di soldati tunisini, algerini, di forze militari fornite dall’Ecowas, nonché dell’esercito maliano. Laurent Fabius, il ministro degli esteri francese, ha affermato che l’iniziativa francese ha avuto inizio ieri con l’intervento dei caccia-bombardieri. Hollande ha detto che “i terroristi dovrebbero sapere che la Francia sarà sempre presente quando sono in discussione i diritti delle persone, di quelli che in Mali vogliono vivere liberamente e in democrazia” (AGI News).

Sahara Medias ha raccolto una indiscrezione da parte di un funzionario del ministero della difesa maliano secondo la quale le forze armate maliane avrebbero ripreso il controllo di Konna, appena dopo il contrattacco degli aerei francesi. Come detto, Ansar el Dine aveva conquistato la città giovedì scorso, quando, dopo durissimi scontri, l’esercito maliano si era ritirato nella città di Sévaré, ultimo baluardo prima della città di Mopti, sul fiume Niger, e sede di un aeroporto internazionale.Immagine

Al Qaeda nel Maghreb Islamico (AQMI) ha condannato l’intervento francese. AQMI ha in ostaggio otto cittadini francesi e comanda il Sahel insieme a Ansar el Dine. Fabius ha detto che verrà fatto tutto il possibile per salvare gli ostaggi. Ma non è chiaro se AQMI si lascerà semplicemente accerchiare dai francesi o si invece provvederà a usare la vita degli otto ostaggi come minaccia per fermare l’interventismo di Hollande. Al momento attuale non è chiaro se AQMI sia coinvolta pienamente nell’escalation verso sud dei jihadisti. AQMI ha condannato duramente l’attacco alla città di Konna. Ha detto che il bombardamento è avvenuto anche per opera di un elicottero delle milizie di Amadou Toumani Touré, l’ex presidente deposto con il golpe militare di Marzo 2012. Si tratterebbero di milizie ucraine, una sorta di contractors, di combattenti mercenari. Il loro attacco avrebbe causato “la morte di una donna e terrorizzato la popolazione locale” (AQMI come riportato da Sahara Medias).

Nel Mali è guerra aperta fra Tuareg e Jihadisti

Da venerdì scorso sono scoppiati violenti scontri fra il Movimento Nazionale per la liberazione dell’Azawad e i gruppi jihadisti di AQMI e Mujao, nel nord del Mali, presso la città di Menaka. I guerriglieri di Mujao sono riusciti a bruciare tre vetture appartenenti al MNLA e sembra che i tuareg abbiano dovuto abbandonare la città di Menaka. Proprio da Menaka era partita la loro rivolta, lo scorso Gennaio. Le tensioni erano aumentate anche in corrispondenza della cittadina di Anhengyu, che si trova a 100 km dal Gao, verso nord, dopo che il MNLA aveva arrestato otto membri del Mujao, uccidendo uno di loro in circostanze misteriose, considerate da Mujao un vero e proprio “atto di vendetta”. Secondo l’ANSA, “nella battaglia [di Menaka] avrebbero prevalso i guerriglieri del Mujao, grazie anche all’aiuto di miliziani di al Qaida nel Maghreb islamico, che avrebbero avrebbero dato man forte agli alleati”. Saharamedias.net rivela che gli scontri sono andati avanti per ore e che MNLA avrebbe avuto perdite gravi. AQMI avrebbe attaccato il gruppo dei Tuareg con ben sedici auto dotate di armi pesanti. Dal proprio canto, il portavoce del MNLA, riporta Sahara Medias, ha negato che i tuareg hanno perso il controllo della città, ha rivendicato il successo della battaglia di Tagrengbuet, che si trova a 50 km dalla città di Anhengyu, vicino al confine con il Niger e che AQMI avrebbe subito pesanti perdite, e ciò sarebbe testimoniato dai medici della città di Gao, secondo i quali sarebbero arrivati più di 100 feriti combattenti di Mujaoe di AQMI all’ospedale della città.

Intanto, il primo ministro del governo provvisorio di Bamako, Modibo Diarra, ha detto, mentre era in visita nella capitale del Burkina Faso, che il dialogo con le parti ribelli “non è inevitabile”. Essi sono nostri cittadini, ha detto.

Anche la Germania alla guerra in Mali

Angela Merkel ha annunciato oggi che le truppe tedesche della Bundeswehr parteciperanno alla missione Onu nel Mali del nord. Vi ricordo che il paese centrafricano è spaccato a metà dalla rivolta Tuareg di marzo poi seguita da un golpe militare nella capitale Bamako e dalla progressiva sostituzione del debolissimo MNLA con i gruppi jihadisti di Ansar Edine, AQMI e Mujao. Recentemente, il segretario generale dell’Onu, Ban Ki Moon, ha scelto l’ex presidente della Commissione Europea Romano Prodi quale mediatore dell’area per ottenere il più largo consenso possibile per una missione Onu che – contrariamente a quel che si dice – non sarà di pace ma di guerra e avrà l’obiettivo di spazzar via le organizzazioni jihadiste. Prodi ha incontrato la scorsa settimana il presidente della Nigeria e sarà in questi giorni a New York. In discussione non è se intervenire militarmente o meno, ma come e con chi. Quasi certa la partecipazione francese, che schiererà i propri cacciabombardieri e i droni. La Germania fornirà sostegno tecnico e formativo alle forze di Bamako, sostiene John Leithauser sulla Faz.

Intanto nell’area intorno a Timbuctu e Gao si stanno concentrando gruppi di volontari jihadisti provenienti dal resto del Sahel e dal Sudan. I portavoce di alcune organizzazioni islamiste non coinvolte nelle occupazioni, avvertono che nessuno sarà al sicuro dalle fiamme della guerra e che sperano ancora in una mediazione pacifica. Essi credono che la guerra franco-tedesca sarà mossa soltanto dagli interessi sulle ricchezze minerarie dell’area, non già da concrete preoccupazioni sulla pericolosità jihadista.

Invece, il gruppo MNLA, il movimento di liberazione nazionale dell’Azawad, ha stretto un accordo con il Gruppo Islamico Armato. Il GIA controlla alcune consistenti aree del nord del paese. MNLA era stato ricacciato ai confini con il Niger dalla violenza degli jihaidisti di Ansar Edine. L’accordo ricalca un trattato simile firmato – poi disatteso – dal medesimo MNLA e dalla più temibile Ansar Edine.  Non è chiaro come il MNLA si possa collocare nel quadro generale del conflitto, ma certamente l’intervento ECOWAS-Onu sarà rivolto a restaurare il potere di Bamako sull’area, quindi a cancellare il sogno tuareg della indipendenza del Sahel.

Mali: Francia, USA e Regno Unito preparano la guerra contro Al Qaeda

Sarà una nuova guerra contro il Terrore qaedista, almeno nella retorica giornalistica occidentale. La Francia si è messa alla guida della diplomazia occidentale e sta preparando una bozza di risoluzione da sottoporre al Consiglio di Sicurezza dell’Onu entro il 15 di Ottobre. Ma Parigi si sta organizzando in proprio ed ha già disposto forze speciali nel nord del paese oltre ad aver pre-allertato le proprie basi presenti in Burkina Faso e Costa d’Avorio. Indiscrezioni della stampa locale, maliana e mauritana, rivelano che almeno due elicotteri francesi sarebbero atterrati a Ouagadougou, capitale burkinabè.

Johnny Carson, capo della divisione Africa del Dipartimento di Stato USA, ha detto che gli Stati Uniti sono disponibili a sostenere un intervento militare nel nord del Mali purché “ben preparato” e condotto sotto l’egida delle Nazioni Unite dall’esercito del Mali con il sostegno di tutti i paesi della regione, compresi la Mauritania e l’Algeria. Nella proposta di Carson, l’ECOWAS deve avere ruolo fondamentale di raccordo e coordinamento. Non è chiaro se gli USA intendano partecipare all’intervento mediante il dispiegamento di forze di terra o di aria. Il capo del governo provvisorio di Bamako, Diarra, ha chiesto sabato ai paesi occidentali di intervenire al più presto nel Sahel mandando forze armate e aerei. Francia e Germania hanno risposto affermativamente, ma la Francia ha precisato ipocritamente che non manderà truppe di terra quando invece, secondo Le Figaro, ha già provveduto a dispiegare truppe speciali nel nord del paese. Una delle possibili ragioni della presenza di queste unità d’avanguardia potrebbe essere legata all’aggravarsi della situazione degli ostaggi francesi in mano ad AQMI. E’ stato inviato nuovamente un messaggio registrato alla testata online Sahara Media, un video in cui i quattro ostaggi pregano il presidente francese Hollande di fare quanto richiesto dai rapitori per ottenere la loro liberazione.

Ma la Francia non è interessata al Mali per la sola questione dei rapimenti. In ballo c’è l’egemonia francese dell’area e il contrasto all‘influenza economica cinese mediante una strategia di occupazione che collide con il Beijing Consensus (per approfondire si legga A. Gallia, 2010, citato nel link precedente; di fatto il Beijing consensus tende a promuovere l’integrità sovrana degli stati africani laddove il Washington consensus tende a sostituirla).

la Francia, già da tempo, sta pianificando l’intervento armato nel nord per rafforzare la propria supremazia nell’Africa sub-sahariana. La concorrenza, in quella zona, è infatti molto alta. Parigi, come del resto Washington, sta cercando di arrestare l’espansione economica della Cina in Africa. La guerra in Costa d’Avorio e in Libia rientra in questo contesto. In un’intervista a Jeune Afrique, il ministro dell’Economia e della Finanza, Pierre Moscovici, ha detto ieri che “la Francia non ha paura di Pechino” (Rinascita).

Le terre rare sono l’elemento nascosto di questo nuovo conflitto. Tanto che il presidente di un paese come l’Australia ha inviato una delegazione in Mauritania per discutere di interessi comuni quali “l’agricoltura e il settore minerario“. Durante l’incontro, l’inviato speciale Lowell Williams ha speso alcune parole su un possibile intervento militare in Mali. Su Saharasmedia.net è comparsa, a corredo di questo commento, una infografica che spiega grosso modo come si procederà con l’intervento militare:

Il confronto avverrà presumibilmente a sud, mentre verso nord agiranno le unità speciali e i cacciabombardieri francesi. Il governo di Bamako ha intanto assegnato al generale golpista Amadou Haya Sanogo la presidenza della commissione di riforma dell’esercito maliano. Il Comitato ha in particolare il compito di “partecipare alla supervisione delle operazioni militari e di contribuire allo sviluppo di un piano di formazione della difesa e delle forze di sicurezza in un’ottica di rafforzamento della capacità operativa” dell’esercito. La notizia ha dell’incredibile, se si pensa che Sanogo è stato per molti mesi capo provvisorio del governo di Bamako, dopo aver organizzato il golpe militare dello scorso 22 Marzo, e fonte di instabilità politica.

 

Mali, l’Azawad e l’escalation jihadista

Questo post rimanda a un eccellente articolo di Anna Mahjar-Barducci pubblicato su Agenzia Radicale, semplicemente molto illuminante sulla situazione attuale nel Mali, dopo l’aggravarsi del predominio di Iyad Ag Ghali, del suo Ansar Dine e degli jihadisti salafiti di AQMI.

AQIM vuole disperdere MNLA e prendere il controllo dell’area. AQIM non ha interesse a negoziare con il Mali, vuole che Azawad diventi un paese senza abitanti, un’area strategica in Africa, in cui poter espandere le proprie attività. Il 27 giugno il quartier generale del consiglio di transizione dello stato di Azawad (CTEA, stabilito il 7 giugno e guidato dal MNLA), è stato attaccato a Gao da AQIM, MUJAO (che è un gruppo con base a Gao) e Boko Aram. In seguito a questa battaglia, il MNLA ha forzato la ritirata dai principali centri in Azawad e sta rivedendo i propri piani politici e militari. Durante la battahlia, però, il MNLA ha dato un doloroso colpo ad AQIM uccidendo il suo presunto capo, Moktar Belmoktar. Il giorno della battaglia, il MNLA ha compreso che Ansar Dine non ha il controllo della situazione, ma piuttosto AQIM e che non si sarebbe raggiunto nessun accordo con Iyadh, che ora è vicino ad AQIM.

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I retroscena della liberazione di Rossella Urru

Saharamedia.net rivela in un articolo che la liberazione di Rossella e dei cooperanti spagnoli è avvenuta soltanto dopo la liberazione dei due presunti rapitori, arrestati a Dicembre 2011 presso la località di Nouadhibou, nel nord-ovest della Mauritania. Si tratta di Maminna Alaaguir Ahmed Baba, nato nel 1982, che attaccò direttamente il campo" nei pressi di Tinduf e aveva prelevato i tre cooperanti; il secondo uomo, Hamady Aghdafna Ahmed Baba, nato nel 1979, secondo le autorità mauritane, diede"un grande aiuto durante il rapimento". I due sarebbero entrati clandestinamente in Mauritania, provenienti dal fronte Polisario, nel sud dell’Algeria, probabilmente a fine Novembre 2011. I servizi di sicurezza della Mauritania ritennero il loro comportamento – durante il soggiorno in Nouadhibou – particolarmente sospetto. In sostanza i due avrebbero eseguito il rapimento, quindi avrebbero venduto gli ostaggi a AQMI o Mujao. Una volta concluso “l’affare”, si sarebbero spostati in Mauritania. La liberazione dei due è stato l’elemento che ha appianato le ultime difficoltà nelle trattative.

Le autorità spagnole avevano inviato già Martedì pomeriggio un aereo alla volta della capitale mauritana. Poi il luogo del ritiro degli ex ostaggi è stato spostato nella capitale del Burkina Faso, Ouagadougou, dove i tre dovevano arrivare già ieri sera, ma una tempesta di sabbia ha imposto ai mediatori italiani e spagnoli il ritorno nella città di Gao.