Regionali 2010, Candidati Coraggiosi: area Marino, Civati e Abonante materiale resistente.

La breve galleria dei Candidati Coraggiosi che Yes, political! ha organizzato a cominciare da Luisa Capelli nel Lazio (Indie IDV), non può non proseguire senza far cenno ai protagonisti della stagione delle primarie PD dell’area Marino, ora candidati alle Regionali. Due, in special modo, i volti che chiedono di essere (di)svelati, raccontati, portati alla luce della pubblico: Giuseppe Civati per la Lombardia, Giorgio Abonante per il Piemonte.
Civati è un volto noto, è uno dei “piombini”, uno dei mariniani, uno dei quattro guitti che hanno firmato l’esposto contro il Governatore Seriale (ah che dolori di fegato, eh Penati…), l’ineleggibile Roberto Formigoni. Civati scrive insieme a Carlo Monguzzi il “Libro Grigio” su Formigoni (download dal sito di Monguzzi), testo che ci fornisce in un sol colpo tutti i capi d’accusa contro il fumus formigonis che da quindici anni sosta sui cieli della Lombardia.
Impegnatissimo nelle battaglie sulla legalità, sull’ambiente, sulla democraticità della propria regione, del proprio paese, del proprio partito soprattutto, è autore di una campagna elettorale alquanto sui generis, con soluzioni idee slogan frutto del suo talento creativo letterario e visionario.

Il video che segue ha influenzato altre menti e ora – non senza suscitare il risentimento dello stesso Civati – è stato ripreso paro paro da Abonante Giorgio, altro mariniano, sponda Piemonte, Provincia di Alessandria, violando in senso buono la prassi del copyleft che prevede di “citare le fonti”:


Il programma di Civati? Civati è in cerca della conferma a consigliere regionale, naturalmente il suo programma è l’antitesi del Formigoni pensiero. Eccolo riassunto in cinque grandi punti:

  • Ambiente e Traffico: Mandar via Formigoni, che è una fonte fossile e ormai emette un sacco di Co2! La Lombardia ha visto aumentare la produzione di Co2 del 15% negli ultimi 15 anni” […] Partirei da una revisione significativa della partita urbanistica. Il territorio si sta trasformando senza criterio e solo perché alcune  scelte come quella di abolire l’Ici ci hanno fatto passare dalla tassa sulla casa alle case nuove come tassa per far quadrare i bilanci;
  • Immigrazione: riservare un’attenzione maggiore su un territorio come quello monzese dove c’è grandissima integrazione dal punto di vista lavorativo, ma ancora scarsa dal punto di vista sociale […] Al di là delle ronde di qualche  scalmanato, bisogna mandare gli ispettori sul luogo di lavoro. I controlli devono essere spietati, come dice la Lega: voglio vedere se poi i leghisti saranno contenti di farli, quei controlli.  Questo al fine di interrompere  la “creazione”  di clandestini […] proposte pratiche, con ispettori del lavoro, semplificazione delle procedure burocratiche per chi richiede il permesso di soggiorno, perché molti sono clandestini ma sono in attesa del permesso di soggiorno e sono confusi coi clandestini veri […] cambiare la legge Bossi Fini che crea clandestini, e tramite i clandestini si prendono i voti;
  • Rifiuti: contro il raddoppio degli inceneritori, a partire da quello di Desio, Trezzo e una novità come quello di Paderno per i rifiuti speciali;
  • Autonomie Locali: a me piace il federalismo della Lega, ma da quando c’è la Lega i Comuni hanno sempre meno soldi
  • Criminalità Organizzata: è innegabile la presenza della ‘ndrangheta, in modo diffuso in diversi settori dell’economia, ma è soprattutto sul versante ambientale, dal movimento terra alle attività immobiliari che la sua presenza si esprime (fonte : Giuseppe Civati vuole la riconferma | La rivista che vorrei | Monza, la Brianza e tutto il resto).

Abonante ha scelto di dare risposte, seguendo l’indicazione mariniana dei sì e dei no chiari:

Chi volesse conoscere Abonante e forse chiedergli di rispettare il copyleft di Civati, Venerdì 26 Marzo alla Camera del Lavoro presso la sede della CGIL, in Via Cavour ad Alessandria, Giorgio chiuderà la campagna elettorale insieme a Ignazio Marino (sì, il chirurgo).

  • Ho 34 anni, sono sposato da circa un anno e papà di un bimbo di cinque mesi. Faccio politica da quando avevo 20 anni sia all’interno del partito democratico (allora PDS) sia con l’associazione Tempi Moderni. Dall’esperienza di Tempi Moderni nacque il Gruppo Universitario e l’idea di organizzare Etnomosaico, festival interculturale che quest’anno vivrà a Cassine la sua decima edizione. Dal 1998 al 2001 sono stato rappresentante degli studenti nel Consiglio di Facoltà di Scienze Politiche e nel CdA dell’Università del Piemonte Orientale avanzando proposte come le fasce di contribuzione appositamente dedicate agli studenti lavoratori e le attività di sostegno allo studio realizzate con il Progetto Maieutica. Dal 2007 sono consigliere comunale di Alessandria eletto nella lista DS, oggi membro del gruppo consigliare del Partito Democratico. Con lo stesso gruppo di amici e attivisti che ha dato vita ad Etnomosaico organizzo dal 2008 ad Alessandria la rassegna teatrale “Martedì all’Ambra”. Sono candidato per il Partito Democratico nella lista proporzionale (collegio di Alessandria) per il Consiglio Regionale a sostegno di Mercedes Bresso. Voglio impegnarmi in particolare per dire no al nucleare, per contribuire ad uno sviluppo più sostenibile e per rendere la politica più accessibile e più aperta al rinnovamento.

(Motivazione piccola piccola sul perché del titolo: Civati e Abonante sono materiale resistente, in primis perché trentaquattrenni – basta con gli ottuagenari; secondo, perché resistono come icone del diverso nel mediocre paesaggio del pressapochismo e del tiriamo a campare che si estende a tutto il PD. Scusate se è poco).

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Paradosso PD in Calabria. Primarie per lestofanti.

Fernanda Gigliotti: DIFENDIAMO L’ISTITUTO DELLE PRIMARIE NON ANDANDO A VOTARE: un paradasso tutto calabro.

Appello ai Democratici della Calabria dell´Area Marino
Anche Bersani lo sostiene che non sempre e non dappertutto le primarie rappresentano uno strumento di innovazione e che a volte “l’innovazione ha bisogno di impulso che non sempre puo’ venire dal basso”. E tutti noi ci auguravamo un saggio intervento dal vertice nazionale del Partito che non c´è ancora stato, per come l´emergenza politica calabrese, sotto gli occhi di tutto il Paese, necessitava e che non ci sarebbe apparso né come una violazione dell´assetto federale del PD, né come una violazione della democrazia partecipata, ma come un saggio intervento arbitrale in una partita palesemente truccata ed il cui esito, annunciato, è ancora, ad oggi, una drammatica sconfitta.
Il partito democratico calabrese, nato nelle primarie del 2007, infatti, è una “proprietà privata” inespugnabile, già oggetto di un´OPA che ne ha blindato proprietà e ipotecato la gestione, attraverso l´accaparramento di tessere ed il controllo sistematico dei cacicchi. Ecco perché in Calabria, ancora una volta, forse anche a causa di una nostra storica immaturità democratica, l´innovazione non può venire dal basso perché quelli che voteranno nei circoli del PD saranno i soliti proscritti non gli iscritti al PD, saranno i soliti clientes. E se anche il popolo del centrosinistra intervenisse in massa, non potrebbe fronteggiare la forza ed i muscoli di chi governa da 5 anni una Regione in cui si vince non tanto perché hai ben amministrato e presentato un bilancio positivo dell´operato di una giunta, ma soprattutto perché hai imparato a “gestire il bisogno”, a riconoscerne le profonde sacche e a nutrirle, rendendole dipendenti da un benevolo ed arbitrario voucher, sussidio, contributo, consulenza.
Domenica 14 Febbraio in Calabria si vorrebbe emulare la Puglia. Ma qui non solo non c’è un Vendola, ma non c´è neanche un Boccia. E non ci sarà né un D´Alema né un Bersani, né altri, che vi inviteranno alle urne. Qui c´è soltanto una casta che si ri-candida e che si ri-vota per dimostrare, qui ed altrove, che è il popolo che la reclama. E sarà per questo che il “registro” dei votanti sarà pieno di adesioni dirette a certificare un´affezione alla casta e a trasformare una primaria di “mozione”, un derby (il cui risultato è stato già scritto, con inchiostro simpatico, nell´assemblea regionale del 2 febbraio in quel di Capo Suvero, con tanto di percentuali di votanti e di voti da attribuirsi ai singoli sfidanti), nella più alta legittimazione popolare di un “inciucio” che ha deciso di affidare la Calabria al peggiore centro destra possibile! Ma si sa che per la casta che “vince anche quando perde”, l´importante non è nè vincere nè partecipare, ma sopravvivere!
Ecco perché noi non andremo a votare perché intendiamo salvaguardare e proteggere l´istituto delle primarie da un uso eversivo, diretto a raggiungere obiettivi falsamente democratici, e ci appelliamo a tutti i democratici liberi della Calabria affinché contribuiscano alla salvaguardia di un metodo di selezione della classe dirigente, che tenta di rendere effettivo l´art. 49 della Costituzione, non partecipando alle primarie di domenica 14 febbraio perché svuotate di significato, invocate e convocate per non cambiare nulla, ma solo per conservare! E´ la triste storia della Calabria: tutto ciò che altrove funzione e porta ricchezza da noi non funziona o fallisce! Penso ai depuratori, agli impianti eolici, alle società miste, alla raccolta differenziata….e alle primarie! Ecco perché noi, domenica 14 Domenica, difenderemo, insieme a tutti voi, l´istituto delle primarie restando a casa!
10 febbraio 2010
Il coord. Regionale Area Marino – Cambialitalia – Fernanda Gigliotti

Il Laboratorio Lazio: nasce l’Area Marino. Popolo Viola: nuova mobilitazione contro l’illegittima impunità.

Ieri a Orvieto si è ufficializzata la nascita di un nuovo soggetto politico, tutto interno al PD, che non si chiama "corrente" ma laboratorio: è l’Area Marino che prende il nome di Cambia l’Italia. Riuscirà a cambiare il PD?
Dalla fuoriuscita di Chiamparino, critico in maniera esplicita alla alleanze elettorale PéD-UDC che in Piemonte si è veramente concretizzata e farà da asse portante alla ricandidatura di Mercedes Bresso, alla giornata di ieri si è vagheggiato su giornali e blog della cosiddetta "Terza Via": il progetto di ulivismo partitico di stampo dalemiano, nella sola ottica elettorale e antiberlusconiana, uscito vincente dalle primarie, è miseramente fallito alla prova dei fatti. E dove? Proprio in Puglia e nel Lazio, laddove la segreteria ha mostrato le maggiori difficoltà, dove l’asse PD-UDC si è rivelato sin da subito alieno alla base elettorale.
E allora, alla debolezza della segreteria si è sostituita la risolutezza della base, allargata ai fuori-partito (Bonino, Vendola). L’Area Marino già sapeva tutto ciò. Ignazio Marino si era già espresso negativamente sull’accordo elettorale a "scatola chiusa": prima di tutto vengono i contenuti e i programmi. Lo ha ribadito ieri, al workshop di Orvieto, direttamente in faccia a Bersani.

  • il senatore-chirurgo […] contesta «lo sguardo privilegiato all’Udc, anziché ai contenuti e ai programmi», che è poi quel che serve per «rendere chiara la missione del Pd», mentre oggi «non è chiaro quali siano le priorità del partito». E con il segretario dei Democratici che contesta la lettura dei fatti. «Non stiamo privilegiando l’Udc», risponde Bersani citando a conferma di questo il rapporto con l’Idv e il sostegno del partito alla candidatura nel Lazio di Emma Bonino […] di fronte ai rischi che corre la democrazia italiana io tutti quelli che non sono d’accordo con quel che sta succedendo li vado a cercare, e lavoro per accorciare le distanze. Questa è la sfida, e non si può banalizzarla con minuzie».
  • «Chiediamo maggior ascolto e coinvolgimento – attacca l’ex candidato alla leadership del Pd – e mi domando come possa essere plurale un partito se in segreteria, che è l’organismo dove si prendono le decisioni, non è rappresentata la componente che per noi è la più innovatrice». IWBIil oltre ad avere una rappresentanza in segreteria (il nome su cui punta è quello del consigliere milanese Ettore Martinelli) chiede un partito «trasparente» ma anche dal profilo più netto, concentrandosi sulle «idee»
  • Al segretario non piace un Pd nato «con meccanismo di anarchismo e microfeudalizzazione, trascurando il fatto che senza meccanismo di coesione nessuna associazione può esistere». Ammette anche che le candidature per le regionali «hanno fatto venire i nodi al pettine» e che dopo il voto proporrà una riflessione in particolare sui casi Umbria, Calabria, Puglia («e sul caso D’Alema», gli urla uno dalla platea, e lui: «e vabbè’, possiamo anche semplificare così»).
  • Ma Michele Meta, pur apprezzando le «aperture» ascoltate nell’intervento del segretario, fa notare che la candidatura di Bonino nel Lazio e la vittoria di Vendola alle primarie pugliesi «non sono due incidenti di percorso». Dopo le regionali, per il coordinatore dell’area Marino «si dovrà far tesoro di queste opportunità e lavorare per aprire e accogliere, per costruire un "maxiPd", abbandonando un progetto che allo stato è soltanto una riedizione in miniatura del compromesso storico». (l’Unità – 07-02-2010 – Pagina 3)

Che si parli di maxiPD o di Terza Via poco importa. La realtà è che si formando un bacino politico interessante, un vero e proprio laboratorio che trova nel Lazio il suo fulcro. Qualcosa che va al di là del semplice movimentismo. Si sta creando una nuova cultura politica verso la quale il PD non può che procedere con le braccia aperte. Il PD dovrebbe includere e non escludere, dovrebbe allargarsi, magari con una struttura federativa, che implementi in sé la costellazione post-partitica e movimentista. Bersani non faccia come Di Pietro: abbia la lungimiranza di guardare al futuro e di immaginare un Partito Democratico senza più confini. Dia almeno il segnale, dia il sostegno alla nuova manifestazione del Popolo Viola contro l’Illegittima Impunità.

    • Manifestazione nazionale contro il legittimo impedimento e a sostegno degli organi di garanzia costituzionale

      Siamo persone libere, autonome dai partiti, decise a rilanciare il rinnovamento culturale e politico in questo Paese.
      Rinnovamento gioioso, pacifico e determinato che nasce con il No B Day: l’imponente manifestazione che ha riempito Piazza san Giovanni a Roma il 5 dicembre 2009. La grande festa di democrazia che ha colorato di viola strade e piazze in Italia e nel mondo.

      Noi crediamo che l’approvazione della norma sul legittimo impedimento eleverebbe di fatto un cittadino italiano al di sopra degli altri, e dei principi di legalità: violazione palese della nostra Carta Costituzionale.

      Non è più tempo di indugiare: è ora che tutti ci mettano la faccia. Per questo invitiamo tutti gli esponenti della cultura e dell’informazione, della scienza e dello spettacolo, delle forze democratiche e del lavoro, ad
      aderire e partecipare alla nostra uova iniziativa. 

    • Per questo invitiamo tutti i cittadini alla grande manifestazione di Roma, in Piazza del Popolo, sabato 27 febbraio 2010 dalle ore 14.30.

      A due mesi dal No B Day il rischio per la democrazia è ancora più grande. Perciò torniamo nella piazza, affianco alla Costituzione e a sostegno degli organi di garanzia che essa prevede:

      Nessuna legittimazione per chi attacca i principi della civile convivenza!

      Questo appello è promosso da: Popolo Viola Roma, Presidio Permanente Monte Citorio, Bo.Bi., Blog San Precario, LiberaCittadinanza, pagina Facebook del Popolo Viola

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IDV, gli applausi a De Luca e la nuova linea politica di Di Pietro. Ma nel PD si apre la “Terza Via”.

Così Di Pietro cambia marcia e mette IDV sulla scia del PD di Bersani. Mentre il segretario PD gioca su due sponde (a Orvieto, dove si è riunita l’Area Marino per un workshop che ne rinnova l’attività portata avanti durante le primarie, si spreca in sorrisoni al fianco di Emma Bonino e Ignazio Marino, quando al congresso IDV si pregia di aver fatto “digerire” alla platea la candidatura di De Luca in Campania), Di Pietro smorza i toni della sua politica e consegna IDV, senza apertamente manifestarlo, al progetto di ulivismo partitico che aveva vinto al congresso PD.
IDV era alla svolta: doveva mettersi alle spalle quella gestione familistica, personalistica, patrimonialistica del partito mostrata in questi anni e oggetto di pesanti critiche dalla Base IDV. Lo stesso Travaglio, pur rinnovando la sua predilizione per l’ex pm di Mani Pulite, ultimo baluardo alla prepotenza berlusconiana, così si è espresso alla vigilia del congresso:

Su De Luca ha “vinto” la linea dei paletti. Di Pietro ha suggerito tre condizioni: non votarlo, votarlo, o porre dei paletti. Non ha nemmeno provato a aggiungere la quarta opzione, ovvero quella di chiedere al PD di proporre un altro nome. O così, o consegnare la Campania ai Casalesi. Con il terrore è riuscito a fare esplodere la platea nell’applauso. A completare l’opera ci ha pensato lo stesso De Luca, ben conscio di parlare a un pubblico sensibile sui temi cari alla sinistra, come il lavoro:

  • Ma De Luca evidentemente ha scelto le parole giuste. “Sono pronto a sottoscrivere un codice etico. Io sono un altro Sud, quello che combatte e non ha paura della legalità. La mia accusa per truffa e concussione è dovuta al fatto che ho chiesto la cassa integrazione per 200 operai licenziati, ma sono orgoglioso. C’è chi tra le frequentazioni ha gli operai; altri invece che le hanno con i casalesi, i camorristi e gli estorsori”
  • i delegati applaudono il loro presidente. “La magistratura indaghi a 360°”. “Che nessuno si difenda dai processi ma nei processi”. “Chi è condannato metta la firma sotto le dimissioni”. La vulgata è quella del Tonino nazionale: “Basta con i primari che non sanno distinguere un bisturi da un cavatappi”
  • L’Idv è con De Luca. Lui ha il volto provato: “Oddio, e che è! – dice uscendo dalla sala – Gli esami non finiscono mai, mi hanno catapultato qui come la Madonna pellegrina”
  • Luigi De Magistris invece è furibondo. In sala ad ascoltare l’imputato nemmeno c’è andato. “Che è, il processo breve? L’applausometro? No, non mi interessa. Di Pietro è il leader, ma io sono campano e conosco i problemi, che non sono le favolette che ha raccontato De Luca. E poi magari sarà condannato tra dieci anni, quando avrà già finito di governare” (fonte: L’Idv “assolve” De Luca con standing ovation – Politica&Palazzo | l’AnteFatto | Il Cannocchiale blog).

Con De Luca, Di Pietro comincia la fase della “costituzionalizzazione” dell’IDV. Non sarà più il partito della piazza, non sarà più il partito che scende nelle piazze, accanto a Grillo, a Flores D’Arcais, al Popolo Viola. Dall’opposizione, all’alternativa, questa la transizione che compierà IDV. Come qualcuno ha intelligentemente rilevato, le stesse parole d’ordine di Bersani alle primarie PD:

    • molti non capiranno e altri si metteranno di traverso. Come Luigi De Magistris – ala «sinistra» del movimento e gelosissimo custode di quel giustizialismo tanto caro all’Idv – che non fa mistero di non apprezzare la svolta proposta da «Tonino» e si dice apertamente indisponibile, per esempio, a sostenere il candidato Pd (De Luca) alla presidenza della Regione Campania; o come il discusso ma onnipresente Gioacchino Genchi, che ha voluto spiegare ai congressisti come e perché l’aggressione milanese a Silvio Berlusconi sia del tutto inventata (salvo dover poi dire, causa il putiferio scatenatosi, che il suo ragionamento era stato frainteso)
    • evidente delusione da parte delle diverse anime del network presenti nella platea del Marriot, da ex girotondini al «popolo viola», da giustizialisti tutti d’un pezzo a ex comunisti in cerca di nuove certezze

Nessuno spazio, nessuna parola, nessuna visibilità per il dissenso interno a IDV. Francesco Barbato, l’esponente della Mozione “Itinerante” Base IDV-Barbato-Parole Civili, è stato relegato in secondo piano. Nemmeno ha trovato menzione sul sito ufficiale del congresso. La mozione di opposizione praticamente non è mai esistita, per Di Pietro, cliccate per credere:

In definitiva, IDV rischia di trovarsi in opposta direzione alla linea di tendenza interna e limitrofa al PD: ieri, l’Area Marino si è ufficialmente concretizzata come laboratorio politico del PD e diventa la testa di ponte di quella che è stata chiamata “Terza Via” dell’ulivismo popolare, l’alter ego dell’ulivismo partitico, quello sconfitto alle primarie in Puglia e dalla real politik di Bersani nel Lazio. Se da un lato, si assiste al fallimento della politica delle alleanze partitiche, dei cosiddetti cartelli elettorali, privi di una reale coesione interna e all’affermarsi di una coscienza collettiva omogenea della sinistra, dall’altro lato avviene l’accodamento di IDV alla logica della convenienza elettorale. Una scelta sbagliata e fuori tempo che rischia di svuotare IDV di tutto il carico di buoni auspici che gli si erano affastellati addosso.

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    • è arrivata la Terza Via per il Pd. Anche se per la verità sarebbe la primissima, la via originaria, quella che coltivavano oltre dieci anni fa Prodi, Parisi, Veltroni
    • La fa intravedere (in maniera un po’ vaga in verità) Sergio Chiamparino. Ne scrivono in diversi su Europa, sul Foglio. Proverà a farne suo manifesto politico la mozione di Ignazio Marino, a convegno questo fine settimana
    • Tutto si deve all’avventura parallela di Nichi Vendola e di Emma Bonino. Che sono accomunati non dalla prospettiva di una rinascita della sinistra radicale/antagonista (evento fantapolitico che nulla ha a che vedere con quanto accade in Puglia e nel Lazio), bensì dal dato mascroscopico evidenziato ieri su Europa da Elisabetta Ambrosi: entrambi sono diventati immediatamente catalizzatori delle speranze, delle passioni e del consenso della stragrande maggioranza di iscritti, militanti ed elettori del Pd. Pur senza essere, né Vendola né Bonino, non solo iscritti al Pd, ma neanche tanto amici visti numerosi precedenti a dir poco conflittuali.
    • il successo della coppia Vendola-Bonino fa venire in mente è quella di un maxi-Pd (Nuovo Ulivo, lo chiama Chiamparino, Grande Pd lo chiamò Giuliano Ferrara tempo fa) che abbatta gli steccati dei partiti fondatori del 2007 e si espanda a rappresentare l’intera area del centrosinistra, travolgendo naturalmente anche la cristalleria degli attuali rapporti di forza interni fra correnti e nomenklature: cocci peraltro già tutti in terra, dopo le fuoriuscite più o meno eccellenti, la frammentazione di Area democratica, il ruolo di battitrice libera di Rosy Bindi, la dimostrata impossibilità per Bersani di tenere le propaggini territoriali sotto controllo, la sua prevedibile autonomizzazione rispetto a D’Alema
    • la suggestione di Bettini, Chiamparino, Marino eccetera non travolge solo la chincaglieria: travolge la linea politica sulla quale Bersani ha stravinto primarie e congresso.
    • Noi chiamiamo quest’ultima ipotesi Terza Via – in sfregio alla scaramanzia – perché un Pd così allargato non era né il Pd di Veltroni (che forse avrebbe voluto farlo in questo modo, ma venne chiamato alla segreteria in un contesto molto diverso, rigido, post-fusione Ds-Margherita) né tanto meno il Pd di Bersani.
    • vorrebbe essere l’esatto contrario: un partito più compatto nell’identità, di ambizioni proprie più ridotte, che lascia spazio a sinistra e al centro a forze autonome, diverse da sé e coalizionabili in un “nuovo centrosinistra”
    • questa idea di sovvertire dopo appena quattro mesi l’esito politico del congresso
    • la logica coalizionale di Bersani e D’Alema ha mostrato gravi limiti al primo impatto con la realtà, in questa fase di preparazione alle Regionali. Mettere insieme sigle e siglette, non c’è niente da fare, non funziona
    • sulla scena si sono affacciati personaggi con una dote personale di credibilità e consenso
    • il risiko delle geometrie variabili è saltato e tutti i partiti si sono dovuti regolare di conseguenza: non è ancora venuto il momento della loro ripristinata centralità, semmai verrà. D’Alema non ha smesso di dover soffrire per colpa di quelli che chiama cacicchi.
    • non sarebbe solo il Pd a dover dimostrare una insospettabile verve rifondativa: radicali, vendoliani, verdi, tanti altri dovrebbero abbandonare le logiche ristrette nelle quali si sono sempre mossi. E anzi sarebbe per loro particolarmente difficile farlo se le avventure personali di Vendola e Bonino dovessero andar bene
    • l’avvio della campagna elettorale regionale restituisce l’immagine arcinota di un popolo di centrosinistra con un fortissimo senso di appartenenza unitaria, del tutto indifferente alle tattiche di partito e pronto, appena gliene si dà l’occasione, a capovolgerle

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Area Marino, il PD che resiste.

Il PD calabrese dimostri coraggio, generosità, discontinuità e lungimiranza politica..Chiediamo troppo?

La scelta del candidato Presidente della coalizione è ormai una questione di sopravvivenza e non solo di credibilità del PD! E oggi, alla vigilia di un’assemblea regionale carica di tensioni e di preoccupazioni, avvertiamo l’esigenza di riaffermare l’unico modo per rimettere in piedi un PD che in Calabria è ormai agonizzante: il coraggio di una scelta chiara, pulita, trasparente e in discontinuità rispetto al recente passato, che dia la possibilità e la libertà a tutti noi, e a chi ci ha creduto, di batterci a viso scoperto e con ritrovato orgoglio.
Non possiamo consegnare i nostri destini al Club Scopelliti/Gentile/Trematerra, né ad una conta tutta interna al PD di Bersani, dove il niet a Loiero lo afferma con protervia incomprensibile l´altra metà di Loiero, e cioè quelli che più di Loiero hanno incarnato il Loierismo e che ciò nonostante, si propongono come sua alternativa!
Ma la Calabria non ha più bisogno dell’autoreferenzialità di una classe dirigente che ha già dato e preso tanto, che spesso ha fallito e che si trova in avanzato stato di decozione!!
La Calabria ha bisogno di ricevere ossigeno e sostegno da una classe dirigente nuova e alternativa, credibile ed affidabile, capace di incarnare la sintesi di una proposta di governo innovativo e autorevole in una regione che è in piena emergenza morale, criminale ed economica.
E noi insistiamo, rilanciamo, e chiediamo all’assemblea regionale di avere il coraggio di togliere immediatamente quel tappo che tiene in ostaggio il PD calabrese e che impedisce alla Calabria di vivere una stagione nuova, fatta di slanci, di vitalità e di freschezza politica, individuando subito, all’interno del PD o nella società civile, una persona da candidare presidente capace di ottenere il consenso dei partiti della coalizione e di allargare anche a IDV, partito di coalizione con il PD già in 11 regioni su 13 e che in Parlamento siede nelle stesse fila dei nostri senatori e deputati.
E qualora miseramente dovessimo fallire anche in questo, e non dovesse esserci nemmeno l’ombra di una persona NORMALE capace di farci intravedere un percorso politicamente sano e condiviso, abbia l’assemblea il coraggio e la responsabilità di prendere atto della nostra fiacchezza e dichiari di appoggiare senza ritardo la candidatura Callipo.
Se qualcuno ha una proposta migliore la faccia ora o taccia per sempre!!!!
Avvertiamo, infine, l’esigenza di informare tutti i componenti dell’assemblea del PD che, mentre tutti stanno preparando liste e contro liste, proponendo candidature e sostegni politici, la segreteria regionale del PD è latitante e alle promesse mancate di costituzione di esecutivi condivisi e di coinvolgimenti in dipartimenti e forum di discussione, ha aggiunto la deliberata scelta di isolare quanti di noi non fanno parte delle due bande costituitesi all’interno della mozione Bersani.
Ebbene chiediamo a questo proposito che l’assemblea si esprima e impegni la segreteria e il Direttivo regionale all’applicazione pedissequa e severa dello statuto e del codice etico che tutti, dico tutti, ci siamo obbligati a rispettare nel momento in cui ci siamo iscritti al partito!
E quindi:
1) fuori dalla lista del PD tutti coloro che hanno superato il limite dei 2 mandati o si trovino in condizioni statutarie di incandidabilità;
2) assoluto divieto di sostegno o consenso a liste presidenziali o civetta dirette ad eludere i precetti statutari.
Solo così possiamo ancora sperare nel processo di radicamento del PD e ci sentiremo moralmente, idealmente e politicamente impegnati a sostenere il compimento del sogno democratico anche in Calabria.
Nocera Terinese, 1 febbraio 2010
Fernanda Gigliotti
Consigliere Nazionale PD e Coordinatrice Regionale Area Marino