La circolare-bavaglio di Mauro Masi: niente applausi in Rai

I palinsesti e i programmi di informazione Rai potranno andare in onda previa approvazione del Direttore Generale. Parola di Mauro Masi. L’hanno definita Circolare-Bavaglio, in special modo per il punto 2 della medesima, ove si minaccia la chiusura del programma qualora la sua realizzazione si discosti anche solo parzialmente dalla scheda programma proposta, la quale deve essere preventivamente approvata da Masi stesso. I Direttori di Rete sono esautorati, i conduttori posti sotto tutela. Tanto più che, d’ra in poi, il pubblico in sala – vale per Ballarò, per Annozero (che spesso pesca nel pubblico persone per interventi in diretta), per Porta a Porta, non potrà avere parte attiva alla trasmissione. Trattasi di un vero e proprio divieto di applausi. Ieri Floris, durante la prima puntata di Ballarò, si è prontamente adeguato annunciando l’assenza degli applausi, la fine delle cosiddette claque che contraddistinguono il pubblico in sala, spesso equamente diviso in quote fra i diversi politici presenti. Che dire: anche il pubblico televisivo è lottizzato.

Si parla intanto di un voto – inedito, molto inedito – di sfiducia contro Masi:

«L’Assemblea dei Cdr -si legge nel documento- dà mandato all’esecutivo di valutare, sulla base dell’esito di una illustrazione più dettagliata del piano industriale e degli atti di gestione delle prossime settimane, l’operato del Direttore Generale Masi, sottoponendolo – se del caso – a un inedito voto di fiducia» (La Stampa.it).

Eppure dovrebbe esistere una Commissione di Vigilanza Rai. Che fine ha fatto?

Le reazioni? Solo da IDV, PD e FLI. Vanno da “atto intimidatorio” (Rosa Calipari, PD) all’invocazione di Flavia Perina ad ascoltare Masi in Commissione Vigilanza. Dal Direttore Generale nessun commento. Il documento doveva essere probabilmente tenuto – se non segreto – almeno in un certo grado di riservatezza. Invece è divenuto di pubblico dominio.

Questa è infatti la lettera di Masi nel suo testo completo. Un documento esclusivo che viene da NonLeggereQuestoBlog:

APPUNTO PER: DIRETTORI DI RETE
DIRETTORI DI TESTATA
e p.c Avv. Gianfranco COMANDUCCI
Vice Direttore Generale per gli Affari Immobilliari, gli approvvigionamenti e i servizi di funzionamento
Dott.ssa Lorenza LEI
Vice Direttore Generale per l’Area
produttiva e gestionale
Dott. Giancarlo LEONE
Vice Direttore Generale per lo transizione
al Digitale Terrestre e le Strategie multipiattaforma
Dott. Antonio MARANO
Vice Direttore Generale per il Coordinamento
dell’Offerta radiotelevisiva

Signori,
1.    Sono a significare che si registra con sempre maggiore frequenza il mancato inserimento nelle schede proposta programmi degli elementi costitutivi e, in particolar modo, si registra l’incompletezza relativa alla sinossi ed alle connesse informazioni editoriali sul progromma da realizzare e/o da acquistare.
In tale contesto, al fine di consentire alla Direzione Generale ed alle Vice Direzioni Generali competenti l’approvazione delle schede proposta programma avendo piena conoscenza di tutti gli elementi editoriali, si invitano le Direzioni in indirizzo a predisporre le schede in questione complete dei dati e delle informazioni necessarie, con l’obiettivo di evitare che l’incompletezza o l’assenza delle informazioni richieste possa comportare la mancata approvazione delle medesime.
E’ inutile sottolineare che le schede devono essere puntualmente ed integralmente coerenti con i palinsesti approvati (peraltro all’unanimità) dal Consiglio di Amministrazione.
2.    E’ inoltre da precisare che la realizzazione concreta dei programmi dovrà poi essere integralmente corrispondente alle schede approvate. In caso contrario il programma potrà essere sospeso d’ufficio.
3.    Si richiama inoltre ad una concreta e fattiva attenzione per il rispetto delle fasce orarie di tutela dei minori come da normativa vigente. Anche in questo caso nell’ipotesi di ripetute ed acclarate violazioni, si potrà procedere d’ufficio alla sospensione del programma interessato.
4.    Inoltre, come già richiamato più volte, sia dalla scrivente Direzione, che dal Direttore Generale Cappon che dal Direttore Generale Cattaneo, a partire dal prossimo palinsesto autunnale nei programmi di approfondimento non dovrà essere consentito l’utilizzo del pubblico presente in salo come “parte attiva” del programma stesso.
Cordiali saluti (Mauro Masi)

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3 Ottobre contro il bavaglio! La diretta streaming della manifestazione su RED.tv

Dalle ore 15.00 anche su Yes, political!

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Bavaglio a internet e stampa. Ritorna il DDL contro i blog.

E’ approdato in Commissione alla Camera uno dei famosi DDL che tentano di mettere il bavaglio alla Rete: il testo Pecorella-Costa, C.881, che vuole estendere la normativa sulla stampa a tutti i siti internet aventi carattere editoriale. Punto Informatico ne parla in questi giorni con un articolo molto dettagliato che vi invito a leggere. Lo spirito censorio di questa legge farebbe in un attimo cadere nel silenzio tutti i blogger di internet.

Questo scrivo Pecorella e Costa come giustificativo del loro atto:

  • L’articolo 1 della presente proposta di legge interviene sulla legge sulla stampa, la legge 8 febbraio 1948, n. 47, specificando che essa si applica anche ai siti internet aventi natura editoriale, ampliando l’ambito applicativo dell’istituto della rettifica, prevedendolo anche per la stampa non periodica, come, per esempio, i libri, riformulando il reato di diffamazione con il mezzo della stampa per fatto determinato e disciplinando il risarcimento del danno.
  • L’articolo 2 interviene sul codice penale, modificando il regime dei delitti contro l’onore, l’ingiuria, la diffamazione e la diffamazione con il mezzo della stampa, in maniera coerente rispetto alle scelte effettuate per il delitto di diffamazione con il mezzo della stampa per fatto determinato.
  • Si modifica, inoltre, il codice di procedura penale (articolo 3), prevedendo la sanzione pecuniaria in caso di querela temeraria. Si tratta di una norma che potrebbe sembrare ultronea rispetto al contenuto della proposta di legge, ma che in realtà è strettamente connessa alla ratio del provvedimento. Infatti, essa e volta a ridurre il rischio di querele presentate solamente come forma di pressione psicologica in vista di un risarcimento civile, fenomeno che vede proprio i giornalisti quali principali vittime.

In sostanza, i blogger sarebbero soggetti alla disciplina sulla stampa, la loro opera avrebbe conseguenze penali e pertanto, dinanzi alla prospettiva di essere querelati e di vedersi ingiunto un risarcimento milionario, molti siti verrebbero chiusi o non più aggiornati. E’ la chiusura della rete. Tutto questo, è scritto per tutelare “la libertà di stampa e il diritto di cronaca”. Assurdo.

Allora la manifestazione indetta dalla FNSI – spostata al 3 Ottobre, non senza polemiche – per difendere la libertà di stampa, deve porre in rilievo questo gravissimo rischio: il bavaglio che si vuol mettere alla rete è altrettanto pericoloso di quello che cercano di sottoporre a stampa e televisione. La libertà di espressione dei blogger verrebbe irrimediabilmente compromessa.

La FNSI ha deciso di rimandare la protesta in segno di lutto per i soldati morti in Afghanistan: c’è chi è andato lo stesso in piazza, a piazza Navona per la precisione, dove si sono ritrovati alcuni gruppi della sinistra; c’è chi ha scritto che la protesta non è anti-nazionale, ma la contrario, dal momento che è fatta per difendere un principio costituzionale, è pienamente patriottica, mentre invece chi cerca di soffocare l’art. 21 è fondamentalmente contro la libertà quindi contro l’Italia democratica. Ma forse il 3 Ottobre si avrà ancora più rilevanza. Si crea così involontariamente un incrocio di date. Negli stessi giorni riprende la discussione alle Camere del DDI sulle intercettazioni. Il 4 Ottobre è attesa la decisione sul lodo Alfano. Il 5 Ottobre la caduta del nano-duce?

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    • Il 14 settembre scorso è stato assegnato alla Commissione Giustizia della Camera un disegno di legge a firma degli Onorevoli Pecorella e Costa attraverso il quale si manifesta l’intenzione di rendere integralmente applicabile a tutti i “siti internet aventi natura editoriale” l’attuale disciplina sulla stampa.
    • Sono bastati 101 caratteri, spazi inclusi, all’On. Pecorella per surclassare il Ministro Alfano che, prima dell’estate, aveva inserito nel DDL intercettazioni una disposizione volta ad estendere a tutti i “siti informatici” l’obbligo di rettifica previsto nella vecchia legge sulla stampa e salire, così, sulla cima più alta dell’Olimpo dei parlamentari italiani che minacciano – per scarsa conoscenza del fenomeno o tecnofobia – la libertà di comunicazione delle informazioni ed opinioni così come sancita all’art. 11 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino e all’art. 21 della Costituzione.
    • l’On. Pecorella intende aggiungere un comma all’art. 1 della Legge sulla stampa – la legge n. 47 dell’8 febbraio 1948, scritta dalla stessa Assemblea Costituente – attraverso il quale prevedere che l’intera disciplina sulla stampa debba trovare applicazione anche “ai siti internet aventi natura editoriale”
    • Quali sono i “siti internet aventi natura editoriale” cui l’On. Pecorella vorrebbe circoscrivere l’applicabilità della disciplina sulla stampa?
      Il DDL non risponde a questa domanda, creando così una situazione di pericolosa ed inaccettabile ambiguità.
    • l’unica definizione che appare utile al fine di cercare di riempire di significato l’espressione “sito internet avente natura editoriale” è quella di cui al comma 1 dell’art. 1 della Legge n. 62 del 7 marzo 2001 – l’ultima riforma della disciplina sull’editoria – secondo la quale “Per «prodotto editoriale» (…) si intende il prodotto realizzato su supporto cartaceo, ivi compreso il libro, o su supporto informatico, destinato alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, anche elettronico, o attraverso la radiodiffusione sonora o televisiva, con esclusione dei prodotti discografici o cinematografici“.
    • una definizione troppo generica
    • Tutti i siti internet attraverso i quali vengono diffuse al pubblico notizie, informazioni o opinioni, dunque, appaiono suscettibili, in caso di approvazione del DDL Pecorella-Costa, di dover soggiacere alla vecchia disciplina sulla stampa
    • Il DDL Pecorella Costa, infatti, si limita a stabilire con affermazione tanto lapidaria nella formulazione quanto dirompente negli effetti che “le disposizioni della presente legge (n.d.r. quella sulla stampa) si applicano altresì ai siti internet aventi natura editoriale“.
    • La vecchia legge sulla stampa, scritta nel 1948 dall’Assemblea Costituente, naturalmente utilizza un vocabolario e categorie concettuali vecchie di 50 anni
    • significa che attraverso la nuova iniziativa legislativa si intende rendere applicabili ai siti internet tutte le disposizioni contenute nella legge sulla stampa, occorre prepararsi al peggio ovvero ad assistere ad un fenomeno di progressivo esodo di coloro che animano la blogosfera e, più in generale, l’informazione online dalla Rete.
    • I gestori di tutti i siti internet dovranno, infatti, pubblicare le informazioni obbligatorie di cui all’art. 2 della Legge sulla stampa, procedere alla nomina di un direttore responsabile (giornalista) in conformità a quanto previsto all’art. 3, provvedere alla registrazione della propria “testata” nel registro sulla stampa presso il tribunale del luogo ove “è edito” il sito internet così come previsto all’art. 5, aver cura di comunicare tempestivamente (entro 15 giorni) ogni mutamento delle informazioni obbligatorie pubblicate e/o richieste in sede di registrazione (art. 6), incorrere nella “sanzione” della decadenza della registrazione qualora non si pubblichi il sito entro sei mesi dalla registrazione medesima o non lo si aggiorni per un anno (art. 7), soggiacere alle norme in tema di obbligo di rettifica così come disposto dall’art. 8 che il DDL Pecorella intende modificare negli stessi termini già previsti nel DDL Alfano e, soprattutto, farsi carico dello speciale regime di responsabilità aggravata per la diffusione di contenuti illeciti che, allo stato, riguarda solo chi fa informazione professionale.
    • vuol dire aprire la porta ad azioni risarcitorie a sei zeri contro i proprietari delle grandi piattaforme di condivisione dei contenuti che si ritrovino ad ospitare informazioni o notizie “scomode” pubblicate dai propri utenti
    • Blogger e gestori di siti internet, infatti, da domani, appaiono destinati ad esser chiamati a soggiacere allo speciale regime aggravato di responsabilità previsto per le ipotesi di diffamazione a mezzo stampa o radiotelevisione.
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    • Il cordoglio e l’umana pietà per i militari italiani morti a Kabul sono incompatibili con la difesa della libertà di stampa? Solo a chi coltiva una follia del genere poteva venire in mente di spostare la manifestazione di sabato, quasi che essa, in quanto di denuncia dell’attuale governo (anzi regime) debba essere vissuta come ipso facto anti-nazionale, anziché in sommo grado patriottica, come in effetti era, poiché con l’obiettivo di salvare il paese dall’abiezione in cui il berlusconismo lo sta precipitando.
    • la manifestazione era stata indetta controvoglia
    • Nella Federazione della Stampa convive di tutto, infatti, dai giornalisti-giornalisti agli aficionados del killeraggio mediatico contro gli oppositori del regime (o anche i sostenitori del governo che solo accennino alla fronda), passando per tutte le gradazioni del giornalismo d’establishment
    • La verità è che la manifestazione avrebbero dovuto indirla i partiti dell’opposizione, dispiegando tutte le loro forze organizzative e comunicative, affidando poi ai tre giuristi dell’appello che sta sfiorando 400 mila adesioni, Cordero, Rodotà e Zagrebelsky, tre tra le figure più alte dell’Italia di oggi, ogni decisione sugli interventi dal palco e lo svolgimento della manifestazione.
    • Rinunciando alla manifestazione non si dimostra un maggior cordoglio per i soldati italiani uccisi a Kabul. Si confessa solo il timore per il linciaggio mediatico che il regime avrebbe scatenato proprio con questo aberrante pretesto.
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    • Lo spostamento della manifestazione nazionale sulla libertà di informazione dal 19 settembre al 3 ottobre ha creato tanta solidarietà e qualche malumore.

    • Entrambe le posizioni sono legittime e Articolo 21, nel suo complesso, ha scelto la via dell’Italia solidale con i ragazzi morti in Afghanistan.
    • La scelta della Fnsi è giusta, comprensibile e doverosa.
    • La protesta a difesa dell’articolo 21 della Costituzione è sacrosanta. Il diritto ad informare e ad essere informati merita di essere proclamato, in piazza, in tutta la sua potenza e non può rischiare di essere oscurato da strumentalizzazioni e scarso risalto mediatico.
    • Oltre ad una scelta di opportunità (manifestare nei giorni del lutto nazionale è di cattivo gusto) c’è anche lo spazio per protestare alla luce di due scadenze che, se vogliamo dirla tutta, porteranno maggiore attenzione sull’appuntamento del 3 ottobre. Proprio in quei giorni ci sarà la decisione della Corte sul Lodo alfano. E subito dopo tornerà in discussione la legge che mina alla base il diritto di cronaca attraverso nuovi divieti sulle intercettazioni telefoniche.
    • dopo quel che è accaduto in Afghanistan, un nuovo tema: quello dell’informazione dimenticata, come quello della guerra Afghana. Tra i temi dell’informazione nascosta, infatti, ci sta anche la cattiva informazione su quel che succede in Afghanistan
    • l’aumento delle truppe non aumenta la sicurezza del popolo Afghano
  • Sara Menafra – Pochi ma buoni per la libertà di stampa

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    • Non era facile intercettare in poche ore tutti quelli che avrebbero voluto mantenere la manifestazione per la libertà di stampa, convincerli ad andare in strada lo stesso e spostare l’appuntamento in piazza Navona.
    • Nell’angolo di piazza Navona assediato dai turisti del sabato si sono avvicendate alcune centinaia di persone per tutto il pomeriggio. Non molte, ma sufficienti per far dire alle redazioni di Liberazione, Terra, Radio città aperta, Left ed Erre che sì, «ne valeva la pena».
    • Quotidiani periodici e radio – insieme a Rifondazione comunista, Pdci, Sinistra critica, Partito comunista dei lavoratori e Sinistra popolare (l’organizzazione fondata da Marco Rizzo, ex pdci)- venerdì sera hanno deciso di confermare l’appuntamento fissato da settimane per il pomeriggio di ieri. Poco convinti della scelta fatta dalla Federazione della stampa, che ha invece scelto di spostare la propria iniziativa due settimane più in là, per preservare il lutto nazionale di queste ore
    • nonostante le divergenze di queste ore, sono già pronti a tornare in piazza il 3 ottobre, assieme alla Fnsi. «Siamo partecipi del cordoglio per le vittime dell’attentato – dice il direttore di Radio città aperta Marco Santopadre – ma in noi resta la rabbia per una informazione ostaggio dei poteri forti».
    • L’emergenza c’è, dice il regista Citto Maselli, pure lui in piazza: “Siamo in un momento terrificante ed è per questo che annullare la manifestazione è stato uno sbaglio. Davanti all’impressionante atmosfera repressiva che si respira in queste ore, possiamo solo tentare di renderci visibili”
    • era stato lui, Citto Maselli il principale bersaglio del ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta. Accusato, assieme a Michele Placido, di aver intascato denaro pubblico per realizzare film «che al botteghino incassano 3 o 4mila euro»
    • «Mi sembra di essere tornato all’epoca di Scelba, quando il piccolo teatro di Strehler non poteva andare all’estero per non dare un’immagine negativa del paese»

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Cronache del dopo Boffo. L’oscuramento prossimo venturo.


foto – RadioGold – Vox Populi

Il circo mediatico messo in piedi da Crudelia Feltri che è scaturito nella defenestrazione del Boffo, un comune omosessuale attenzionato dalla polizia a detta loro, non si spegne e ha provocato alla stregua di una eruzione vulcanica l’oscuramento del cielo della cronaca politica.
Il caso Fondi, dopo la tiepida denuncia di Walter Veltroni, neofita dell’antimafia, è passato direttamente dai trafiletti al cestino della carta. I rilanci ANSA? Ce ne sono stati? Eppure a Fondi un attentato dinamitardo ha distrutto auto e case. Avete sentito bene. Un attentato come nello stile Via D’Amelio, per capirci, solo in scala ridotta. Chi ne ha parlato? Nessuno. La realtà, questa sconosciuta. Impegnati nella pratica dello schizzo di fango, che avrebbe coinvolo nell’ordine, cominciando dai vivi: De Benedetti, Eugenio Scalfari, Enrico Mentana, Gustavo Zagrebelsky, Concita De Gregorio, Dino Boffo, Ezio Mauro; per chiudere con i morti: Ted Kennedy e Gianni Agnelli, avrebbero ottenuto l’effetto cercato: la distrazione di massa.
A Venezia una manifestazione contro i tagli al fondo spettacolo – il FUS – viene soffocata dalle manganellate della polizia? Non c’è traccia. Il tubo catodico invece informa dell’imminente passaggio al digitale. Dal 24 Settembre il TG5 sarà visibile solo con il decoder. Un primo tassello per la futura libertà d’informazione.

  • Articolo 21 – Fondi: il governo tace, le mafie usano il tritolo – di Antonio Turri
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    • A Fondi, mentre il Governo si ostina a non voler sciogliere il Consiglio Comunale, nonostante la richiesta del Prefetto che già un anno fa aveva individuato pesanti infiltrazioni mafiose  nell’amministrazione municipale, le mafie consolidano la strategia del fuoco e dell’esplosivo. L’inchiesta della DDA di Roma e le indagini delle Forze di Polizia provocano la reazione dei clan che inviano messaggi con le bombe ai loro referenti politici. Ma il mancato scioglimento indebolisce le attività di contrasto e danno il segno dell’impunità per mafie e camorra. Intanto su Fondi sembra sceso di nuovo il silenzio della stampa nazionale e della maggioranza delle TV: anche per questo ha un senso l’adesione alla manifestazione nazionale per la libertà di informazione in Italia, cui hanno intenzione di aderire i cittadini e le associazioni libere di Fondi.

    • A Fondi sono le 2,30 del 3 settembre 2009, una bomba di elevata potenza deflagra nella centralissima via Spinete.
      Lo scenario che si presenta ai soccorritori  della polizia e dei carabinieri è impressionante. Un autocarro furgonato, appartenente ad una ditta per la fornitura di caffè  a bar ed a ristoranti del sud  Pontino,  oggetto dell’attentato, è andato completamente distrutto. Vi sono  rottami di autovetture,
      cornicioni,serrande,finestre e portoni divelti sparsi a decine di metri  sull’asfalto.

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    • In occasione dell’inaugurazione della 66esema  Mostra del Cinema di Venezia, quella che voleva essere una determinata, ma pacifica contestazione dei precari della cultura e dello spettacolo contro i tagli al FUS, è stata violentemente sedata. Un corteo di un centinaio di ragazzi, tra cui il movimento per i diritti dei lavoratori dello spettacolo- O.3, è stato caricato più volte dalla polizia in tenuta antisommossa all’altezza dell’Hotel des Bains, ferendo 4 ragazzi(2 di loro medicati in ospedale e poi rilasciati).
    • Immagini registrate da una telecamera privata testimoniano la gratuità delle azioni delle forza dell’ordine.
      Una decina di persone, tra cui 2 di noi e per la maggior parte donne, sono riuscite a passare e a avvicinarsi alla sede della mostra del cinema.
    • L’intenzione era quella di alzare dei fogli di carta con su scritto:”Precario dello spettacolo” e “Precario della cultura”, di gonfiare palloncini neri
    • Al primo foglio alzato al passaggio del Ministro Bondi da una delle ragazze, le forze dell’ordine sono intervenute massicciamente, strattonandoci, isolandoci e scortandoci fuori dall’area.

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Marino risponde. Sulla sanità. Sul caso Boffo. Sull’Istituto Montalcini.

Le risposte di Marino: oggi su LA7 due interventi diversi per ribadire il suo giudizio sul caso Boffo e sulla possibile chiusura della Fondazione Ebri, l’istituto di ricerca creato dalla Montalcini.

Dice Marino, “così si umilia la ricerca”. “Non c’è spazio per il merito in Italia con questo governo”. Intanto, la Presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, ha invitato la Fondazione e la Montalcini a trasferirsi a Torino (leggi: Ricerca. Bresso invita Rita Levi Montalcini e Fondazione Ebri a Torino).

Sulla sanità, Marino risponde in maniera molto schietta e precisa al sen. Gramazio (PDL) il quale lo aveva criticato di un certo lassismo al cospetto dei recenti casi di malasanità. Marino ha ricordato al collega che la commissione non ha chiuso per ferie ed è sempre attiva.

“La fascia rossa”, dice Marino a Omnibus sulla questione della libertà d’informazione, è perché vi è un “allarme rosso”. L’attacco a Boffo? E’ necessario risolvere il conflitto d’interesse. E’ squadrismo. Colpirne uno per educarne cento. Ora un giornalista che troverà qualcosa che non va bene sulla vita di Berlusconi, si sentirà tranquillo di poterlo fare?

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Marino a Gramazio: la Commissione è sempre attiva

  • L’attività della Commissione d’inchiesta sul Ssn, che mi onoro di presiedere, non si mai fermata, neppure nel corso della sospensione dell’attività parlamentare.

  • “Al senatore Gramazio, che ne chiede l’immediata convocazione – sottolinea pertanto Marino in una nota – rispondo ricordando gli ultimi atti della Commissione: la relazione sulla tragica morte, la scorsa settimana, di un giovane a Mazzarino, nel nisseno, stata inviata prontamente a tutti i membri della Commissione e sarà oggetto di discussione nel corso del prossimo Ufficio di presidenza”.
  • “Ricordo al senatore che i sopralluoghi non sono mai stati sospesi: lunedì e martedì prossimo in programma una delicata missione della quale, per ovvie ragioni di riservatezza, non posso rivelare la destinazione. E non voglio dimenticare l’efficacia della nostra inchiesta nelle cliniche del gruppo Villa Pini, a Pescara: nel mese di agosto siamo riusciti a far trasferire in strutture dignitose, decine di pazienti psichiatrici che venivano trattati in condizioni disumane”.
  • “Sottolineo – incalza Marino – che il regolamento del Senato consentirebbe anche a un terzo dei componenti della Commissione di chiederne la convocazione, ma non mi è giunta in tal senso alcuna richiesta. Pertanto non mi pare che l’allarme del senatore Gramazio sia stato considerato tale da altri componenti dell’organismo parlamentare”.

In piazza contro il bavaglio. In piazza contro la lottizzazione?


Questo il logo lanciato oggi da Ignazio Marino sul sito e su Facebook.
Il 19 il PD scenderà in piazza insieme a Articolo 21, a FNSI, ai sindacati. Per la libertà di stampa. Sarà forse occasione per una risposta unitaria sulle nomine di Raitre? Sul respingimento della lottizzazione come metodo? Vedremo.
Intanto in Europa sghignazzano: Almunia, il commissario europeo agli Affari economici ha risposto sarcasticamente alla domanda di un cronista sulle minacce di censura di Mr b.
Immagini che i soliti principali tg non hanno trasmesso (i coraggiosi, RaiNews24 e SkyNews):

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    • Due bombe a mano scagliate contro la libertà di stampa (quella avvocatesca per le dieci domande di Repubblica sulle vicende del porno-Stato e quella giornalistica per i “moralismi” di Avvenire), e quelle minacciate contro i commissari europei da Danzica, fanno un unico botto
    • Dimostrano l’incapacità del regime berlusconiano di sopportare critiche
    • Siamo al 1923, quando Mussolini preparò le leggi speciali contro la libertà di stampa, divenute operative il 3 gennaio 1925, dopo il delitto Matteotti : che aveva fatto traballare il regime delle camice nere e spinto gli estremisti – i consoli della Milizia più teppisti- a imporre la “controffensiva”: parola tornata molto di moda nella strategia della destra
    • la Federazione della stampa, l’Ordine, Articolo 21, partiti dell’opposizione e sindacati, abbiano deciso di portare in piazza, a giorni, il problema dell’informazione, prima che la ghigliottina cada anche sul Tg3 e sulla Terza Rete, coi suoi programmi di denuncia, “incompatibili” col consenso unanimista preteso dalla morente satrapia
    • oggi la situazione è assai più grave per le libertà, perché siamo all’epilogo: o si ferma la mano liberticida o si finisce alle leggi speciali
    • La mia modesta e personale proposta è che giornalisti, lavoratori, artisti dello spettacolo, intellettuali, docenti, precari, vadano alla manifestazione e offrano a chi ne avrà titolo un euro : fino al milione chiesto da Berlusconi a Repubblica.
    • Da tener pronti in un fondo di solidarietà (chiamiamolo “Soccorso costituzionale”) per ogni aggressione alla libertà di stampa: mi dicono che ce ne sia un’altra contro l’Unità, un’altra contro Di Pietro.
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    • La regione Sicilia, governata da Lombardo, attraverso CineSicilia, ha concesso un finanziamento di 4 milioni e mezzo di euro per l’attività cinematografica della Medusa film, controllata dal presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, attraverso il gruppo Mediaset che detiene il 100% della major cinematografica del gruppo e la holdilng Fininvest. Trattasi del contributo più alto finora concesso dalla regione ma il film, contrariamente a quanto lasci dedurre il titolo, Baaria, cioè Bagheria, ci spiega Pignatelli dell’agenzia Pignatelli-Lucherini, Ufficio Stampa del film, è stato girato interamente a Tunisi per esigenze di spazio legate alla ricostruzione ecc… esattamente come si legge nel sito dell’agenzia: girato in Tunisia. Notizia che, invece ci viene, in parte, smentita da Trionfera, ufficio stampa Medusa Film, che spiega che sì è vero ma una parte è stata anche girata a Bagheria.
    • Sicuramente il film è un capolavoro, ma che a promuoverlo sia il Presidente del Consiglio che ha prodotto e distribuito il film, è davvero sconcertante tanto che le sue parole, rimbalzate al festival del Cinema di Venezia, dove alla presentazione c’erano Carlo Rossella, Presidente di Medusa e Gianfranco Micchichè, ex dipendente Publitalia esponente di Forza Italia siciliana legato a doppio filo a Dell’Utri,hanno imbarazzato non poco Giuseppe Tornatore:”Berlusconi ha recensito la mia opera? In verità, non credevo che lui fosse un critico cinematografico; ma non sono per nulla sorpreso, vista la sua personalità complessa e articolata.
    • cosa significa avere per Premier un signore proprietario dei mezzi di comunicazione, di case di produzione e chi più ne ha più ne metta.
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    • “Se i commissari della Unione Europea o i loro portavoce continueranno a farci domande sulle politiche per la immigrazione, bloccherò l’Unione Europea…”,
    • “Non ho risposto alle domande di Repubblica perchè l’editore è svizzero e il direttore è un evasore..”
    • Non si tratta più di battute, ma di un vero e proprio proclama sovversivo, che rientra in quel sovversivismo delle oligarchie così lucidamente descritto da Antonio Gramsci.
    • Non c’è più tempo da perdere, la si faccio subito, dovunque, con chiunque, si porti come unica bandiera quella tricolore e come slogans gli articoli della Costituzione.
    • Si scelga un solo oratore che parli a nome di tutti e che, già nella biografia, rappresenti una testimonianza vivente di amore per la libertà e di fedeltà alla democrazia repubblicana.
    • Si chieda persino a quei cittadini che hanno votato per questa destra di scendere in piazza di ribellarsi ad una repubblica presidenziale a reti unificate che rischia di annullare qualsiasi diversità
    • Chiunque fosse interessato a dare la sua adesione potra farlo sia su questo blog sia scrivendo al sito di Articolo21 dove è stato aperto uno specifico forum.

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Libertà d’informazione: dire no alla lottizzazione.

Ignazio Marino oggi su La Stampa torna sul tema della libertà d’informazione e del conflitto d’interesse: mette in evidenza la scomparsa dei fatti, sostituiti da una meta realtà frutto dell’opera narrativa dei media posti sotto controllo. L’obiettivo è il controllo, non già dei corpi, bensì del pensiero. Fomentare la paura per non essere vittime della paura.

L’azione del PD, secondo Marino, deve essere chiara, sibillina: auto-estromettersi dalla corsa all’oro, sottrarsi al mercimonio delle poltrone RAI, impegnarsi per mettere fuori legge chi ricade in conflitto d’interesse con una normativa che non lasci spazio a interpretazioni di qualsivoglia Authority.

Si esprime inoltre in maniera critica sul tema del Partito del Sud, e in fatto di RU486 ribadisce l’esigenza che la politica non occupi gli spazi della sfera della scelta individuale fatta secondo coscienza.

  • L’intervista a Marino su La Stampa.

    • Per essere credibili bisogna restare fuori dalla spartizione
    • Berlusconi confonde servizio pubblico con tv di Stato. Il servizio pubblico non può essere un mezzo di propaganda del governo, chiunque sia al governo
    • Ignazio Marino, senatore e candidato alla segreteria del Pd, chiede a Franceschini e Bersani un passo indietro nella lottizzazione della Rai, e di fare della libertà d’informazione un tema centrale del congresso, «una manifestazione da sola non basta»
    • L’informazione è cruciale in una democrazia, i diritti sono oltre ogni criterio di opportunità. Il Pd deve avere questo coraggio
    • Il coraggio che non ha mai avuto, se Veltroni deposita oggi un disegno di legge sul conflitto d’interessi, tema mai risolto dal centrosinistra quando era maggioranza.
      «Il centrosinistra non l’ha affrontato negli anni in cui era al governo, quando sia Franceschini che Bersani ricoprivano ruoli di rilievo, ed è importante che oggi Franceschini riconosca l’errore. Bene sarebbe guardare non solo al conflitto d’interessi di 10 anni ma anche a quello del futuro: in Italia può accadere ad Internet e alla banda larga quello che accade oggi in Rai. Perché la non ancora legge Alfano sulle intercettazioni mette ai blog le regole che riguardano l’informazione, e perché il digitale terrestre già dal 2012 libererà frequenze che passeranno probabilmente alla banda larga. Non si diffonderà democrazia, ma ulteriori bavagli. E l’unica strada per essere efficaci e credibili è proprio fare un passo indietro in Rai».
      • mentre la proposta veltroni sottoporrebbe i casi di conflitto di interesse all’AGCOM, l’autority per le garanzie nel settore delle comunicazioni, che è di nomina governativa! – post by cubicamente
    • In questo Paese controllare i media è diventato sinonimo di successo politico. Il capo del governo è il primo editore del Paese, e il controllo sull’informazione per la destra è una strategia. Mi ricordo gli anni della guerra in Iraq quando, attraverso la Fox, Bush orientava la pubblica opinione. Io stavo all’università di Jefferson e lì vicino, nel Delaware, c’era una base militare nella quale mettevano tutte le bare dei soldati caduti, quelle bare che in tv non si erano mai viste.
    • Finché una donna soldato di quella base non le fotografò, e quelle foto non dilagarono su Internet. Fino a quel momento i morti americani in Iraq non esistevano, perché nessuno poteva vederne le bare. Ecco cosa può accadere quando si manipolano i media, ed ecco perché il servizio pubblico non può essere al servizio del governo, chiunque sia al governo.
    • Berlusconi ha paura della libertà e degli effetti della propria politica. Come Bush con i soldati morti, ha paura degli 8 milioni di italiani in povertà, della caduta di 6 punti di Pil, dei disoccupati. Credo sia strategico che il tema dell’informazione sia centrale nel congresso del Pd, perché è centrale per la democrazia italiana
      • è il tema della realtà sostituita dalla non-realtà, dalla non fattualità, della fine dei fatti e dell’iimpossibilità di scrivere la Storia, che sia una e non molteplice – tema più volte richiamato anche qui su Yes, Political! – leggasi “Il Grande Ossimoro”, in Pensiero Divergente. – post by cubicamente
    • dobbiamo avere la forza di non stare al gioco solo per poter nominare i direttori dei tg, di dire con chiarezza che l’obiettivo è la democrazia nell’informazione. Per la Rai vanno cambiate le regole. Deve tornare ad essere un’azienda regolata dal codice civile, con un amministratore delegato e un cda nominato da una fondazione, com’è per la Bbc in Inghilterra
    • Cosa pensa del dibattito interno al Pdl? Il partito del Sud?
      «Hanno tolto i fondi al Sud per poter finanziare il taglio dell’Ici, e un milione di cittadini del Mezzogiorno ogni anno va a farsi curare negli ospedali del Nord. Secondo lei quei cittadini dallo Stato si aspettano il Ponte sullo Stretto?».
    • L’attacco alla RU486 nasconde un attacco alla legge sull’aborto?
      «La politica non dovrebbe entrare nel rapporto tra medico e paziente. Di fronte a una donna che arriva alla drammatica decisione dell’aborto, e che ha avuto magari precedenti complicanze da anestesia generale, un medico non deve spiegare che esistono alternative non chirurgiche? E questa è cosa che compete al Parlamento, o a quella donna e al suo medico?».

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