Regole Primarie, domani l’Assemblea PD non deciderà nulla

Se pensate che domani, 6 Ottobre, giorno in cui si aprirà l’Assemblea Nazionale del Partito Democratico, verranno finalmente decise le regole delle primarie di coalizione in vista delle Politiche 2013, vi sbagliate di grosso. Preparatevi ad una assemblea di enunciazioni vuote, di ordini del giorno preclusi, di proposte di referendum ignorate/accantonate/eluse (o deluse).

Un’ora fa, circa, il responsabile dell’organizzazione del PD, Nico Stumpo, ha dichiarato che domani si voterà sulla deroga all’articolo 18 dello Statuto del PD al fine di permettere la candidatura di altri esponenti del partito, nonché verrà assegnato al segretario Bersani il “mandato di definire la coalizione e le regole per le primarie” (Asca).

Ne consegue, ed è una considerazione che avremmo potuto fare noi tutti senza aver bisogno di leggere le parole di Stumpo, che: 1) vi è ancora da definire la coalizione; 2) non è chiara la politica che questa coalizione dovrà perseguire né è chiaro di quale proposta il PD si è fatto portatore; 3) le regole delle primarie non verranno discusse con metodo democratico ma saranno oggetto di trattativa fra segretari di partito.

Qualcosa di simile emerge dalle indiscrezioni riportate dal blog di Claudio Cerada, Cerazade, secondo il quale Marco Di Lello (Psi), Ferrara (Sel) e Migliavacca (Pd) sarebbero i tre sherpa impegnati nella definizione delle regole delle Primarie. Lo ha confermato lo stesso Di Lello, raggiunto telefonicamente da Cerada.

“Lunedì prossimo torneremo a riunirci per discutere delle regole delle primarie del centrosinistra ed entro una settimana presenteremo tutto: non solo le regole ma anche il comitato dei saggi e la carta dei valori della coalizione. Stiamo partendo da quella presentata tempo fa dal Pd, ma quella carta lì non potrà essere la carta d’intenti della coalizione: ci stiamo lavorando, ed entro domenica prossima avremo tutto pronto. Sulle regole cosa c’è da discutere? Mi sembra che grosso modo l’accordo sia quasi su tutto: doppio turno se i candidati non superano il 50 per cento al primo turno, albo degli iscritti, pre-iscrizione non irrinunciabile. L’unico vero nodo che dobbiamo discutere e sul quale ancora non mi sento di dare certezze è la partecipazione al secondo turno per chi non ha votato al primo. Qui nulla è ancora certo, lunedì però faremo sicuramente qualche passo avanti” (Cerazade).

La questione che si pone ora è: per quale ragione il segretario Bersani deve ottenere dall’Assemblea Nazionale un mandato per definire coalizione e regole per le primarie se già ora, in questo stesso istante, esiste un tavolo aperto con il Partito Socialista e Sinistra Ecologia e Libertà per la medesima ragione?

Non ho idea di come sarà gestita l’Assemblea. Se la presidente Bindi permetterà ai civatiani di mettere in opera il piano di #occupyprimarie. Con l’aria che tira, sarà un successo se si riusciranno a depositare le firme dei 6 referendum. Il clima è quello della resa dei conti. Il PD è un partito che è attraversato da molteplici fratture e questa Assemblea Nazionale rischia di essere quella definitiva in cui le fratture diventeranno separazioni o scissioni. Bersani vs. Renzi è in realtà la consueta riproposizione del confronto fra ex DS e Popolari rinnovata nella versione Vecchi vs. Giovani. Questo confronto non avviene sul terreno della politica bensì ha nuovamente i connotati della contesa fra identità. La politica, anche in questo frangente, il PD l’ha lasciata da parte. Forse consapevoli che l’unica politica possibile in questo paese è l’agenda Monti (che è notoriamente una pagina bianca, per dire che la scrivono altri e altrove), Bersani e soci non possono che giovarsi dello scontro con Renzi poiché evita loro di specificare agli elettori quale è la posizione del partito in materia economica, sociale, in materia di diritti civili eccetera. E figurarsi, per Renzi la politica è ridotta ad uno show con proiezioni di filmati. Naturalmente da lui condotto.

Ignazio Marino, un manifesto per il PD.

L’Assemblea nazionale di oggi è stata l’occasione per Ignazio Marino di tornare a parlare ad una platea. Il suo discorso ha un valore intrnseco che forse pochi hanno colto: in esso ha elencato sei punti e sei proposte attraverso le quali il PD può diventare una avanguardia per il paese e essere effettivamente una forza che ha risposte per il futuro e, per questa ragione, diventa credibile come forza di governo.

Ambiente, diritti civili – sui quali Marino ha chiesto maggior chiarezza e respinto l’ipotesi della libertà di coscienza per i parlamentari PD, almeno per quanto concerne la legge sul testamento biologico – merito, sapere, cultura e lavoro. Marino ha riportato al centro della scena gli argomenti della politica, che non sono e non possono essere le discussioni di questi ultimi quindici giorni concentrate esclusivamente sulla suddivisione delle cariche partitiche fra le diverse correnti, sulla svolta a sinistra, le defezioni di Rutelli e i rutelliani, le alleanze partitiche e il ritorno dell’ulivismo.

Marino è estraneo a questa squadra di chiacchieroni completamente slegata dalla realtà: il suo ruolo, così come quello di tutti i sottomarini, è di chiamare il PD alle proprie responsabilità e di spostare l’attenzione sulla concretezza degli argomenti. Marino e i sottomarini devono continuare a dettare l’agenda del PD, riprendendo le armi della campagna elettorale, in primis quella del web. In rete, i sottomarini devono continuare a mobilitare e a mobilitarsi. L’obiettivo è costringere il Partito a guardare alla realtà e a farlo decidere, prendendo una direzione politica chiara e univoca.

Il discorso completo di Marino cliccando su widescreen:

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    • No alla liberta’ di coscienza e referendum tra gli iscritti su temi come le unioni civili, il testamento biologico e il nucleare. E’ la ricetta che Ignazio Marino, ospite di Youdem, consiglia al segretario del Pd, Pier Luigi Bersani
    • “il metodo deve prevedere: discussione, decisione e, se non si raggiunge l’unanimita’, si vota e poi ci si deve sentire lealmente vincolati a sostenere il voto dato a maggioranza”
    • Sei i temi
    • l’ambiente, la cultura del merito, il lavoro, il sapere, la ricerca e la cultura
    • Consegniamo le nostre idee a Bersani e a Bersani dico: ora facci vincere“. Ignazio Marino, si rivolge così al segretario
    • Marino sottolinea come “i 400 mila che hanno votato per la mia mozione sono persone legate a idee, principi, valori e solo se si sapranno trasferire questi valori nell’identita’ del Pd, questi voti potranno essere triplicati”
    • sei temi che a suo parere dovrebbero essere centrali nell’agenda del partito
    • l’ambiente e l’energia perché nessuno può proporsi come alternativa del governo se non mette al centro la questione ambientale
    • i diritti civili. Vorrei che su questo piano si faccia qualche precisazione in piu’ e non si facciano leggi speciali ma si garantiscano diritti per uguali tutti
    • cultura del merito che è l’unica strada per garantire la libertà individuale. Pierluigi ha parlato anche di lavoro e imprese, io dico che si deve puntare su lavoro e innovazione perché non c’è un’impresa moderna senza l’innovazione
    • il sapere, la ricerca, la cultura e poi la difesa della scuola pubblica e della sanita’ pubblica che garantiscono l’uguaglianza di tutti i cittadini
    • sei proposte: “La prima riguarda un metodo laico di affrontare i temi” piu’ spinosi che riguardano ad esempio la bioetica. “Se non c’è una posizione unanime -sottolinea- si vota e poi ci si sente tutti vincolati a rispettare quel voto”
    • il mantenimento dello strumento delle primarie, un sistema “informativo per la partecipazione” di tutto il partito a partire dalla base, l’apertura dei circoli, l’istituzione di un ufficio per la scienza e la tecnica
    • regole che possano consentire all’assemblea di non avere solo la funzione di alzare una tessera ma avere la possibilità di partecipare con un’agenda vera alle decisioni del partito
    • “Il discorso di Bersani e’ stato estremamente solido soprattutto sui temi economici, ha affrontato nodi estremamente importanti come le misure per le pensioni e gli aiuti ai redditi medio-bassi. Sono molto soddisfatto soprattutto perche’ ha ricordato molti temi della mozione Marino”. Cosi’ Ignazio Marino ha commentato con i giornalisti il primo discorso da segretario del Pd di Pierluigi Bersani, durante l’assemblea nazionale che si sta svolgendo alla Nuova Fiera di Roma.

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Bersani segretario, Bindi presidente. Il PD che non cambia.

C’è posto per tutti, sembra rassicurare Bersani. Fioroni? Rimanga dov’è. Bindi, meglio lei come presidente. Franceschini? Già capogruppo alla Camera. La strategia inclusivista di Bersani è basata sulla dispersione di cariche di partito a pioggia, così, per accontentare tutti. Se Rutelli avesse pazientato, forse gli sarebbe scappato un posticino nel Direttivo, magari la presidenza stessa, ora ceduta alla Pasionaria per controbilanciare la svolta a sinistra emersa col voto delle primarie. Neanche minimamente si discute di temi a carattere politico o sociale che sia. Chi si chiede come opererà Bersani come presidente del consiglio, può trovare la risposta ai propri dubbi osservando come il neo segretario sta gestendo il partito: il suo inclusivismo non è altro che una versione minore del futuro ulivismo, l’accozzaglia partitica, litigiosa, che viene mantenuta a colpi di sottosegretariato. Che miseria.
L’unica incognita la possono rappresentare i 130 delegati appartenenti alla mozione Marino. Accetteranno di sottomettersi al gioco delle regalie di cariche partitiche messo in moto da Bersani? Accetterà Rosa Villecco Calipari la vicepresidenza del gruppo alla Camera?

  • Ignazio Marino, il comunicato:

Domani l’assemblea nazionale eletta il 25 ottobre si riunisce per confermare la nomina di Pierluigi Bersani a segretario del Partito Democratico. Ci aspetta un percorso ancora appassionante di proposte, discussioni, sfide dedicate al futuro del PD e dell’Italia.

Non vi ringrazierò mai abbastanza per il risultato che abbiamo raggiunto, per il coraggio che mi avete trasmesso, ogni volta che ho incontrato lo sguardo di qualcuno di voi o ogni volta che vi ho incrociato sul web.

Sono orgoglioso, ora che lo stupore di questa avventura lascia spazio ad emozioni più riflessive, di aver suscitato speranza, di aver acceso in voi la convinzione di poter cambiare le cose, di aver trovato tantissimi pronti ad accettare e rilanciare la sfida per un’Italia migliore.

378.211 persone hanno sostenuto e votato per me e per la mozione: un numero incredibile per chi solo pochi mesi fa era un semplice e poco esperto senatore.

Ancora grazie. Oggi sento la forza e la responsabilità di questo risultato, so che abbiamo davanti a noi ancora molta strada da fare e che nessuna energia va sprecata.

Continueremo a lavorare sulle idee che hanno unito la mozione, continueremo a spenderci per un Partito democratico più aperto, laico, attento alle persone. Continueremo a fare di tutto per cambiare le cose che in Italia non funzionano.

Non smettete di far sentire la vostra opinione, scriveteci i vostri suggerimenti: stiamo raccogliendo le idee per rilanciare la nostra sfida, per individuare nuovi spazi e nuovi modi per far pesare la nostra voce. So che siamo in tanti, ascolto i vostri messaggi e vi dico che sì, andremo avanti.

Sorprendiamo l’Italia, abbiamo detto. Ora abbiamo molto da fare.

    • «Non esiste incompatibilità. All’Assemblea nazionale sarà uno ilnome che verrà proposto per la presidenza del partito». E quel nome è Rosy Bindi

       

    • Il segretario Pierluigi Bersani anche ieri ha sentito al telefono la vicepresidente della Camera e le ha ribadito che sull’incariconon ha cambiato idea.

       

    • Gestione plurale, la linea, perché «non possiamo mica ragionare “abbiamo vinto e ora alla conquista”», ha risposto a chi gli rimproverava un’eccessiva apertura alla minoranza. In questa direzione «inclusiva », anche l’incontro di ieri con Piero Fassino

       

    • è probabile anche che Beppe Fioroni continui ad occuparsi di Scuola e Formazione e Gentiloni di Comunicazione

       

    • E forse è in questa ottica che Rosa Villecco Calipari o Sandro Gozi (mozione Marino) saranno nominati per una delle due vicepresidenze del gruppo alla Camera

       

    • Mancano 24 ore all’assemblea dei mille che lo investirà ufficialmente come segretario del Pd e Pier Luigi Bersani stringe i tempi e tira le somme di questi primi dieci giorni da leader del Partito democratico

       

    • Ha aperto un dialogo sulle riforme istituzionali specie con Gianfranco Fini e Renato Schifani, dicendosi disponibile a collaborare su legge elettorale, regolamenti parlamentari, Senato federale

       

    • sta lavorando a una difficile impresa: coinvolgere quanto più possibile le minoranze del partito nella nuova gestione, contenendo le perdite conseguenti al suo insediamento e al ritorno alla strategia ulivista di inclusione delle sinistre

       

    • Dopo l’uscita di Francesco Rutelli e il ritiro dalla politica di Massimo Cacciari ieri si è aggiunto l’annuncio di Massimo Calearo – ex presidente di Federmeccanica e uno dei fiori all’occhiello delle candidature veltroniane – che ha comunicato di non riconoscersi in una svolta a sinistra come quella che si sta consumando nel Pd

       

    • A Dario Franceschini, ad esempio, è stata proposta la guida del gruppo alla Camera, e, sia alla sua componente che a quella di Ignazio Marino, verrà chiesto di assumersi la responsabilità di qualche dipartimento nell’esecutivo del Pd, mentre Piero Fassino potrebbe essere confermato nel suo ruolo di responsabile Esteri.

       

    • Per la presidenza del partito c’è da sciogliere il nodo collegato al nome di Rosy Bindi

       

    • ha il problema della doppia carica, essendo anche vicepresidente della Camera. Il Codice Etico del Pd prevede all’articolo 3 l’incompatibilità tra cariche istituzionali e di partito. C’è, però, chi vorrebbe procedere a colpi di deroghe come fa ad esempio Livia Turco

       

    • Quanto alle regionali, la prima posizione in discussione, un po’ a sorpresa, è quella di Mercedes Bresso in Piemonte. Il rutelliano Lorenzo Dellai preferirebbe puntare sul nome di Sergio Chiamparino

       

    • gli ex Popolari dopo l’uscita di Francesco Rutelli dal Pd saranno al centro di un “conclave” in vista dell’assembela di domani al quale sono attesi anche esponenti del mondo associativo e sindacale. Alla riunione parteciperà l’ex ministro Giuseppe Fioroni

       

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