Verso Epifani: il Caminetto vince su #OccupyPD?

Sul nome di Epifani, è scritto, si sarebbe raggiunto un accordo fra le varie componenti del Partito Democratico. Quali siano le suddette componenti è – e resterà – un fitto mistero. Non è chiaro, per esempio, se quei famosi 101 del killeraggio prodiano siano una squadra coesa o – per così dire – a geometria variabile. Non è chiaro affatto se essi diventeranno fieri sostenitori dell’ex segretario CGIL oppure siano mandati in ordine sparso, irriconoscibili fra i tanti, a seminare il dubbio dopo aver palesato in pubblico la propria approvazione per il nome del ‘traghettatore’.

In ogni caso il traghettatore è stato indicato preliminarmente contando sul fatto che gli altri, gli oppositori della linea del governissimo, che sono quasi certamente più di uno ma non quei 101, non sono pienamente allineati intorno a un nome che possa essere condiviso dalla restante parte. Di fatto non c’è e non ci sarà una candidatura alternativa a quella di Epifani, pertanto i giochi si possono dire già fatti. Ancora una volta la decisione è presa altrove, non dagli organismi deputati, in questo caso l’Assemblea Nazionale, ma dalle riunioni del cosiddetto Caminetto, il gruppo ristretto dei dirigenti prescelti.

Solo il dibattito di domani potrà chiarire definitivamente se e come il PD andrà a congresso in autunno. Epifani viene etichettato come traghettatore ma l’impressione è che la scelta del suo nome sia stata molto ragionata anche se non è detto che sia ragionevole. Se l’obiettivo era quello di ricompattare il partito, in realtà la sua nomina potrebbe avere l’effetto di accentuare la polarizzazione interna fra la sinistra e i neo-democristiani.

Può il PD fondare la propria esistenza sulla dicotomia Letta-Epifani? Può Epifani rappresentare una discontinuità con la segreteria dimissionaria? E che fine ha fatto il metodo democratico?

Domani i ragazzi di #OccupyPD presidieranno il Padiglione 10 della Nuova Fiera di Roma. Proporranno 4 punti, fra i quali il congresso subito. Ma il Padiglione 10, domani, potrebbe essere sufficientemente impermeabile alle loro richieste.

PD | Segretario subito con Congresso Postdatato

Bersani, da segretario dimissionario, ha cambiato improvvisamente rotta e dice di voler spingere per risolvere lo stallo nel PD: il congresso si farà subito e non serve un segretario reggente. L’Assemblea Nazionale, sabato, deve decidere la data del congresso ma, secondo una vasta vulgata che va da Bersani, passa per Cuperlo e raggiunge persino i fioroniani (specie perniciosa, secondo i manuali di Scienza – si scherza), deve anche votare un nuovo segretario, un segretario a tutti gli effetti. Un nome autorevole. Che poi andrà al congresso per farsi legittimare da una specie di plebiscito “intimo” fra gli iscritti. Per darvi l’idea della irragionevolezza del segretario dimissionario, soltanto qualche giorno fa dichiarava che la riunione di sabato non dovrà giammai esser trasformata in un mini congresso. Ora afferma che la stessa deve votare il nuovo segretario e che il nuovo segretario deve essere autorevole: non uno che passa di lì per caso, insomma.

Matteo Renzi ha incontrato Bersani stamattina, in una sorta di antipasto del Caminetto serale. Secondo Bersani l’incontro sarebbe “andato molto bene”. Renzi ha confermato che “non sono io che faccio problemi o correntizzo il partito”, “non voglio mettermi di traverso”, eccetera. Secondo Repubblica, l’idea di votare un segretario pro tempore è però ancora sul campo e i due candidati sarebbero nientemeno che Anna Finocchiaro e Roberto Speranza. Ma se un nominativo aveva ricevuto dai renziani il niet per la seconda carica dello Stato, potrebbe essere diversa la scelta se quel medesimo nome venisse proposto in Assemblea come candidato segretario?

A posteri l’ardua sentenza.

Congresso vero, Congresso falso

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L’intervista a Pierluigi Bersani pubblicata oggi su L’Unità sgombra ogni dubbio sulle intenzioni che l’attuale dirigenza del PD ha circa la strategia da mettere in atto sabato durante l’Assemblea Nazionale che eleggerà il segretario-reggente.

Bersani ha più volte ripetuto che il congresso dovrà essere affrontato con una discussione seria, vera, eccetera, sulle regole: a questo dovrebbe servire il suo sacrificio, a “decidere delle correzioni profonde riguardo il nostro modo di essere”. Eh già, il PD non ha perso le elezioni, ha incontrato delle difficoltà dopo. “Messi di fronte alla prima vera responsabilità nazionale da quando siamo nati, non siamo riusciti a saltare l’asticella. Abbiamo mancato la prova”, ripete l’ormai ex segretario. Nessun cenno su una campagna elettorale disastrosa, specie nel mese di Gennaio, quando i sondaggi ‘sentivano’ – ma senza percepirlo in tutta la sua interezza – il calo della coalizione Italia Bene Comune. No, il disastro è colpa dell’immaturità dei parlamentari del PD, i quali non sono in grado di “distinguere tra funzioni istituzionali, come è quella del Presidente della Repubblica, e funzioni politiche e di governo”, ma tutti sapevano che la scelta del Quirinale avrebbe influito pesantemente nella scelta dell’incarico.

Bersani non dimentica di ripercorrere le tappe decisionali: la direzione che gli ha conferito mandato per ricercare un candidato presidente della Repubblica “largamente condiviso”; la scelta di Marini (“Mi piacerebbe piuttosto chiedere a Grillo e tutti gli altri perché hanno detto no a uno come Marini” – il no è stato detto innanzitutto dal suo stesso partito e Marini è stato lo stesso portato in aula, agnello sacrificale sull’altare del governissimo); la convergenza unanime sul nome di Romano Prodi, poi vigliaccamente killerato nel segreto dell’urna.

“Nell’inconsapevolezza di tanti di noi, lì è tramontata la possibilità di un governo di cambiamento, la possibilità di aprire la legislatura con una terapia d’urto capace di riconnettere il governo e noi stessi con la società”.

Questo tema dell’inconsapevolezza, come se il parlamentari del PD fossero degli ingenui intenti più che altro a farsi le scarpe l’un l’altro, è una ipotesi che Bersani spaccia per verità. Come se i 101 franchi tiratori non sapessero affatto quel che stavano facendo e il governissimo, per loro, non fosse certamente l’obiettivo finale.Tutto ciò viene affermato da un segretario dimissionario, che ha quindi ammesso di non esser stato in grado di formulare iniziative politiche chiare e vincenti. Figuriamoci se ora è in grado di prefigurare una linea politica per il futuro.

Eppure, ostinatamente abbarbicato sul proprio scoglio, lo fa. E sostiene, con una allarmante limpidezza di linguaggio, che:

  1. ci vuole un congresso vero, che sia svincolato dalla scelta di un candidato premier, visto che per la prima volta da quando esiste il PD un presidente del Consiglio lo abbiamo;
  2. è possibile avviare una procedura per arrivare a una modifica dello statuto tale per cui non ci sia più coincidenza tra la figura del segretario e quella del candidato premier;
  3. che l’Assemblea di sabato non deve essere un mini-congresso. Però poi dice che deve eleggere un segretario (alla domanda segretario o reggente, risponde, testuale:  “E’ una discussione formalistica”!), ovvero che deve “dare un mandato pieno a qualcuno che dovrà condurci nella fase congressuale e intanto rappresentare il PD di fronte al Paese”, e questo non è affatto formalismo, è svolgere il congresso in un pomeriggio, senza discussione alcuna, vidimando una decisione presa altrove e da chissà chi.

In queste tre condizioni, ovviamente, le primarie non sono più contemplate né sono contemplabili. L’assunto generale è “non disturbate il manovratore Letta” e perciò il prossimo congresso eleggerà non un candidato premier poiché il premier il PD già ce l’ha. Se vi sembrano ragioni durevoli. Il premier Letta nasce con la scadenza (18 mesi, ma potrebbe essere una “etichettatura errata” e potremmo scoprire una ‘frode’ sulla genuinità del governissimo). E non nasce secondo il principio democratico ma in virtù del giogo dei 101 occulti manovratori. I quali hanno agito consapevolmente – beata ingenuità – per suggerire la via unica dell’accordo con il Pdl.

Il congresso vero secondo Bersani sarà quello in cui ci sarà discussione sulle deroghe alle regole dello statuto. Il congresso falso è quello che le vuole applicare?

In Francia il Matrimonio è per tutti

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La nuova legge che estende il matrimonio a tutti, e quindi alle coppie omoosessuali, dovrà ancora passare il vaglio del Consiglio Costituzionale. Il provvedimento è stato approvato dall’Assemblea Nazionale oggi pomeriggio, alle ore 17 05, con 331 voti favorevoli e 225 contrari. Naturalmente è una legge che divide l’opinione pubblica, così come ha diviso il parlamento francese. Il dibattito è stato tra i più accesi. Appena saputo l’esito del voto, i deputati socialisti, comunisti e verdi si sono alzati come un sol uomo a cantare “égalité, égalité”. Nei loggioni aperti al pubblico, che si aprono su due livelli, vi era frigida Looney , il leader anti-matrimonio gay, che aveva assistito alle dichiarazioni di voto in religioso silenzio, rivelano le cronache parlamentari de Le Figaro. Dall’altro lato della Camera, tre visitatori avversari al matrimonio gay invece hanno cercato di mostrare uno striscione su cui era scritto la parola “referendum”, che è una delle rivendicazioni degli oppositori al testo, specie dell’Ump, il partito di Sarkozy. Allora si è innescata un po’ di bagarre, i due protestanti sono stati fatti uscire e un deputato della Gauche alza il braccio esibendo una V di vittoria.

E’ un giorno storico per l’Assemblea Nazionale. C’è anche il primo ministro Jean-Marc Ayrault. Una volta visto l’esito favorevole, si è alzato ed ha abbracciato il ministro della Giustizia, Christiane Taubira, che a sua volta viene applaudita fragorosamente dai banchi della sinistra. Ci sono altri nove ministri seduti al banco del governo e circondano festanti il ministro della Giustizia. Quando Christiane Taubira si è detta commossa per lo storico voto, tutto l’UMP ha lasciato la Camera. Faranno una durissima opposizione nelle piazze, ora, quelli dell’Ump. Depositeranno il ricorso alla Corte Costituzionale. Faranno campagna per il referendum.

Le Monde, diversamente da Le Figaro, non apre sullo storico voto ma direttamente sui contenuti del ricorso Ump. E’ scritto che in ogni caso, la ‘censura’ totale del testo è impossibile. Jean-Louis Debré, il presidente della Corte, si è già espresso sul merito lo scorso gennaio: “il profilo del matrimonio, è il Parlamento a definirlo […] E responsabilità del Parlamento, non può far parte della giurisdizione del Consiglio costituzionale”. Secondo Debré, la Corte non può sostituirsi al Parlamento nell’interpretare il cambiamento sociale (il che suggerisce l’esistenza di un confine netto fra potere legislativo e potere giudiziario, cosa a cui in Italia non siamo tanto abituati).

Secondo l’Ump, invece, esisterebbe alcuni profili di incostituzionalità. In primis la mancanza di chiara lavori preparatori: non sono stati sentite le cosiddette parti sociali, e qui si intendono in special modo i leader religiosi.

In secondo luogo, il provvedimento sul matrimonio per tutti sarebbe in conflitto con le norme del diritto pubblico internazionale, specie le Convenzioni sui diritti del bambino.

Ci sarebbe inoltre un problema di sproporzione, poiché il matrimonio è principio fondamentale riconosciuto dalla Costituzione della Repubblica e ciò non può essere modificato da una legge semplice. Inoltre, data “l’ampiezza” della legge, si dovrebbe in ogni caso ricorrere al referendum.

Il ‘matrimonio per tutti’ estende il diritto di filiazione anche alle coppie omosessuali, ma per l’Ump ciò violerebbe insieme il principio del diritto al rispetto della vita privata familiare, il principio della dignità umana e l’uguaglianza degli individui, tutti i principi fondamentali riconosciuti dalle leggi della Repubblica.

Infine, sono state messe in discussione le regole per il passaggio del nome di famiglia: l’Assemblea ha di fatto cambiato le regole dell’assegnazione dei nomi, fatto che ha dato luogo a molte polemiche tra destra e sinistra. In sintesi: un articolo della legge prevede che in caso di disaccordo tra i genitori o di non-scelta, sarà dato al bambino il nome di ogni genitore. In ordine alfabetico.

Assemblea Nazionale PD, il discorso conclusivo di Bersani

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‘Nuoterai senza salvagente’, dice oggi Bersani. Forse il PD va Oltre.
In apertura di congresso, il segretario si era espresso in termini in parte nuovi, ripresi forse dalla critica più forte che gli era sin qui giunta, quella della componente laica facente riferimento a Ignazio Marino. Bersani ha parlato di idee concrete; un discorso nuovo che spinge sull’idea di federalismo italiano e soprattutto europeo, nel senso della più sempre crescente integrazione delle nazioni e di devoluzione solidaristica nel quadro istituzionale interno. Bersani dice, bando ai litigi incomprensibili, ci si confronti sui temi concreti. Basta ‘primarie o non primarie’, l’essenza del PD è che questo mondo non ci piace, non ci piace Milano governata dalla logica affaristica. Bisogna discutere, non chiudersi.

Non ci aiuterebbe discutere solo di noi e con parole che solo noi comprendiamo e che ci allontanano dal senso comune. Credo che noi riusciremo a rispondere a quella domanda centrale, credo che troveremo quello che cerchiamo dall’inizio della nostra storia (cioè una più precisa identità, una vera coesione, un radicamento forte, una strada buona per l’alternativa) se ci porteremo direttamente al cuore dei problemi degli italiani e se porteremo lo sguardo all’altezza delle responsabilità che competono ad una delle più grandi forze progressiste europee, quale noi siamo. Mentre conduciamo la nostra battaglia di opposizione ci mettiamo a lavorare per proporre giorni migliori agli italiani, aprendo canali larghi di partecipazione su proposte e iniziative non astratte ma assolutamente attuali che si rivolgono ai problemi veri. Vogliamo farcene carico scegliendo tre precisi criteri:

  1. La Magistratura deve poter operare nella pienezza degli strumenti e con norme rafforzate;
  2. In ogni campo bisogna restringere l’intermediazione amministrativa nei fatti economici secondo principi di automatismo, di trasparenza, di concorrenza;
  3. Ci vuole una legge sui Partiti in applicazione della Costituzione che preveda codici deontologici e sanzioni con evidenza pubblica.

In attesa di una simile normativa il Partito Democratico con le decisioni statutarie di oggi si impone regole ulteriormente stringenti a proposito della moralità pubblica e soprattutto introduce strumenti che rendano applicabile ed esigibile davvero il suo codice etico.

Nemmeno può essere sottaciuto un secondo tema, ben diverso dal primo, che tuttavia determina fortissimo disagio nell’opinione pubblica: il tema cioè dei costi e dei privilegi della politica. Non è certo difficile contrastare a questo proposito le alterne demagogie della destra. Sappiamo infatti che senza preservare la dignità della politica non ci può essere una risposta ai problemi e tanto meno una risposta progressista ai problemi.

Cari amici e compagni,in questi giorni eventi drammatici ci hanno di nuovo portato il mondo in casa. Da anni ormai le cose viaggiano così e in quei dati non c’è più solo della quantità: ci sono grandi correnti di innovazione che promettono una divisione internazionale del lavoro totalmente nuova, un cambio di paradigma, una strada da riprogettare per le nuove generazioni. Non ci può essere senso del collettivo, della comunità, dello sforzo comune al di fuori di una prospettiva riformista, al di fuori di un rigore che sappia incorporare equità, solidarietà, civismo, lavoro. Questo nostro Paese sta vivendo un dramma silenzioso. Noi convergiamo verso le economie più deboli d’Europa e ci allontaniamo dalle economie più forti mentre all’interno il Sud si allontana dal Nord. Due volte la destra ci ha caricati su un traghetto verso al Grecia, due volte noi l’abbiamo riportato indietro perdendoci anche le elezioni. Ripetiamo ancora e ripeteremo sempre, senza mai stancarci: quando due anni fa il Governo tolse l’ICI alle fasce alte, finanziò Alitalia, tolse misure antievasione, incentivò gli straordinari noi proponemmo in alternativa un grande piano di piccole opere attraverso una deroga al patto di stabilità dei Comuni ed una operazione fiscale sui redditi medio-bassi per stimolare occupazione e consumi, chiediamo: chi aveva ragione?

Da allora e per due anni il Governo minimizzò la crisi. Noi dicemmo che sarebbe stata lunga e pesante, chiediamo: chi aveva ragione?Adesso diciamo a chi ci ha portati fin qui: Caro Berlusconi, caro Tremonti, bisogna che vi convinciate che senza un po’ di crescita in più non terremo i conti a posto e alla lunga non convinceremo i mercati perché a ritmi di crescita così bassi il debito non si assorbirà mai. Un percorso che deve aiutarci a definire il nostro Partito come Partito del lavoro e della nuova generazione, come Partito della Costituzione e della democrazia, come Partito di una nuova unità della Nazione.

Battaglie:

  • Discuteremo di lavoro, innanzitutto, contrastando l’idea che il problema di oggi sia quello dei costi o dell’ulteriore flessibilità e rivendicando invece l’esigenza di creare lavoro e dargli via via regole uguali a cominciare dalle nuove generazioni. Salutiamo con soddisfazione i risultati delle elezioni per il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari che hanno visto una netta affermazione delle liste di centrosinistra e salutiamo il lavoro dei giovani democratici che stanno dando avvio alla loro campagna di adesioni
  • Discuteremo di Economia verde come chiave d’impulso per una crescita sostenibile mentre confermiamo la nostra opposizione al piano nucleare del Governo
  • Discuteremo di Giustizia con proposte prese dal lato del funzionamento di un servizio fondamentale per i cittadini e le imprese contrapponendoci in modo così più concreto ed evidente ad ogni deformazione ad personam di questo tema cruciale. Discuteremo di Istituzioni, con proposte orientate a rinvigorire la nostra democrazia costituzionale e di metterla più in grado di rappresentare e di decidere
  • Discuteremo d’Europa nel pieno del passaggio d’epoca cui ho fatto cenno
  • E ci occuperemo di scuola alla ripresa dell’anno scolastico, denunciando ancora il disastro provocato dal Governo , e riprendendo la questione del tempo pieno e dei moduli, dell’obbligo scolastico, dell’autonomia scolastica, dall’apertura della scuola per tutto il giorno, della formazione tecnica tradita dalla riforma delle superiori
  • Ci impegneremo nel campo dell’informazione e della comunicazione per una legislazione antitrust nei diversi ambiti della comunicazione, mentre prevediamo nel nostro progetto istituzionale la costituzionalizzazione del tema del conflitto di interessi. Una grande forza come la nostra tuttavia ha sentito il dovere di predisporre una riforma vera e organica che è pronta e sulla quale raccoglieremo il sostegno dei cittadini

Alleanze: siamo interessati a confrontare le nostre proposte con le forze di opposizione parlamentare, l’UDC e l’Italia dei Valori, i Radicali ai quali voglio rispondere positivamente da qui alla richiesta di confronto che ci è venuta nei giorni scorsi.

Il federalismo ciò a cui ognuno attacca il suo bengodi (più soldi, meno tasse, più servizi, più nord, più sud, più centro e più isole). Le chiacchiere abbondano ma i risultati non ci sono e si prepara anzi a quanto è dato sapere una ulteriore stangata. Con le chiacchiere e con l’ideologia non si mangia: vogliamo ricordarlo alla Lega, dicendole ancora che l’autonomismo non si può mistificare e strumentalizzare e che il colore del Comune è quello del suo Gonfalone, non è il verde. E aggiungiamo che in nome del federalismo delle chiacchiere non ci si può più sottrarre alle proprie responsabilità. E’ matematico che senza la Lega non ci sarebbe Berlusconi, non ci sarebbero stati i condoni, le leggi ad personam, i ripiani di Catania e Palermo mentre Comuni virtuosi piangono, le leggi speciali sugli appalti così utili ai ladroni di Roma.

Il federalismo europeo: noi crediamo ad un’Europa federale, con istituzioni pienamente democratiche, orientate alla crescita, al lavoro e ai diritti, con un adeguato sviluppo del mercato interno; condizioni queste indispensabili per qualificare il rigore finanziario. Un’Europa costruita con adeguate cessioni di sovranità e che trovi nell’area dell’Euro la sua locomotiva, anche attraverso cooperazioni rafforzate. Cinque punti da proporre in sede europea:

  1. Una regolazione stringente ed una vigilanza federale dei mercati finanziari (hedge funds, fondi sovrani e attività speculative);
  2. Piano europeo per il lavoro finanziato con eurobonds per ricerca e innovazione, politiche industriali, infrastrutture strategiche;
  3. Apertura del mercato interno secondo linee guida predisposte nel rapporto Monti;
  4. Coordinamento delle politiche fiscali, lotta ai paradisi fiscali, tassa sulle transazioni finanziarie speculative;
  5. Apertura in sede WTO di una iniziativa per introdurre standards sociali ed ambientali minimi negli scambi di merci e servizi.

Il Partito Democratico: i nostri difetti, i nostri limiti li conosciamo e vogliamo superarli sapendo che comunque senza debolezze non saremo mai, sicchè il problema è essere più forti delle nostre debolezze e cioè affidarci alla battaglia politica, al progetto, ai rapporti reali con il Paese. Voglio pensare che con l’aiuto di tutti la discussione di oggi ci aiuti ad essere più efficaci nella battaglia politica, più capaci di dare impulso alla vita del Partito, e che possa aiutarci in particolare a metterci più vicino agli italiani.

Fra Convenzione e Assemblea, la confusione dello Statuto PD.

L’articolo 12 del Regolamento per l’elezione del Segretario e dell’Assemblea Nazionale, approvato il 26 Giugno scorso dalla Direzione Nazionale del Pd, parla chiaro. Ad eleggere il Segretario, qualora non si raggiungesse il 50+1% dei voti, sarà l’Assemblea Nazionale stessa, a scrutinio segreto. Non è la Convenzione, ma è l’organo che aiuteremo a comporre con il voto alle primarie del 25 Aprile. L’Assemblea sarà l’espressione del voto degli isciritti e degli elettori insieme.

Questo forse non l’ha capito nessuno. Nemmeno a La Repubblica, che ancor oggi scrive:

Il ruolo della convenzione nazionale potrebbe invece tornare centrale qualora alla primarie nessuno dei tre candidati dovesse raggiungere il 50% più uno dei consensi. In quel caso, sarà l’assemblea congressuale a dover scegliere il leader nel ballottaggio tra i due candidati che avranno ottenuto più voti nelle primarie. E se questo si dovesse verificare Bersani avrebbe sicuramente molte possibilità di diventare segretario. I dati ufficiali dei 7.221 congressi periferici (a cui hanno partecipato 467 mila iscritti), lo accreditano del 55,13% dei consensi. Seguono Franceschini con il 36,95% e Marino con il 7,92%.

Non è assolutamente vero.  L’articolo 12 del succitato Regolamento, che disciplina la Proclamazione dei risultati e la nomina del Segretario, spiega bene come l’elezione del Segretario, mancato il quorum, sia a carico dell’Assemblea Nazionale, non della Convenzione.

Questo è scritto, e a questo dovrà attenersi la Convenzione.

(Domanda: ma a che è servito tutto il meccanismo del voto nei circoli e lo sbandieramento delle percentuali?).

Articolo 12

(Proclamazione dei risultati e nomina del Segretario)

1. La Commissione nazionale, acquisiti tutti i verbali circoscrizionali, comunica i risultati del voto e convoca la prima riunione dell’Assemblea nazionale entro 14 giorni.

2. L’Assemblea nazionale, sotto la presidenza provvisoria della Commissione nazionale, elegge il proprio Presidente. Le modalità di presentazione delle candidature alla carica di Presidente dell’Assemblea Nazionale e le relative modalità di voto, vengono proposte dalla Commissione nazionale e approvate dall’Assemblea.

3. Il Presidente dell’Assemblea Nazionale proclama eletto alla carica di Segretario il candidato che, sulla base delle comunicazioni della Commissione nazionale, abbia riportato la maggioranza assoluta dei membri dell’Assemblea Nazionale eletti nelle liste a lui collegate.

4. Qualora nessun candidato abbia riportato tale maggioranza assoluta, il Presidente  dell’Assemblea nazionale indice, in quella stessa seduta, il ballottaggio a scrutinio segreto tra i due candidati collegati al maggior numero di componenti l’Assemblea e proclama eletto Segretario il candidato che ha ricevuto il maggior numero di voti validamente espressi