#CaroSenatorePd, una Mailbombing al 416-ter

Pare che giungano migliaia di e-mail ai senatori del Partito Democratico, da parte del Movimento 5 Stelle, in cui si chiede loro di votare gli emendamenti che lo stesso ha presentato al Senato per riportare la pena prevista per questo reato ai limiti previsti dal 416-bis c.p. (Associazione Mafiosa). A darne notizia è Lucrezia Ricchiuti, via Facebook:

Schermata del 2014-04-13 20:37:14Il motivo del contendere sono gli emendamenti, a firma Felice Casson, volti a ripristinare l’originaria pena da 7 a 12 anni come era stata votata al Senato lo scorso 28 Gennaio. Tuttavia, Casson ha ritirato gli emendamenti pur definendo il testo un “compromesso al ribasso”. Oggi è partita la propaganda dei 5 Stelle, con HT #CaroSenatorePd. Posto che la riduzione di pena incide maggiormente sui minimi della pena edittale che non sul massimo (ridotto del 20%), è necessario tornare ai testi per capire quale sia la verità. I 5 stelle hanno presentato ben 105 emendamenti su 106 e sono giunti persino a chiedere la sospensiva del dibattimento in aula nonché l’intervento del guardasigilli sostenendo che la norma pone “un problema interpretativo in ordine alla possibile sovrapposizione con il vigente comma dell’articolo 416-bis”. Di fatto, i grillini dicono che lo sconto di pena aiuta i mafiosi e i politici collusi con la mafia. Non è proprio così.

Partiamo dall’inizio.

Norma approvata dal Senato in seconda lettura:

«Art. 416-ter. — (Scambio elettorale politico-mafioso). — Chiunque accetta la promessa di procurare voti mediante le modalità di cui al terzo comma dell’articolo 416-bis in cambio dell’erogazione o della promessa di erogazione di denaro o di qualunque altra utilità ovvero in cambio della disponibilità a soddisfare gli interessi o le esigenze dell’associazione è punito con la stessa pena stabilita nel primo comma dell’articolo 416-bis.

Norma approvata dalla Camera in terza lettura:

«Art. 416-ter. – (Scambio elettorale politico-mafioso). – Chiunque accetta la promessa di procurare voti mediante le modalità di cui al terzo comma dell’articolo 416-bis in cambio dell’erogazione o della promessa di erogazione di denaro o di altra utilità è punito con la reclusione da quattro a dieci anni.

Va da sé che la cancellazione del termine disponibilità renda la norma meno dubbia da un punto di vista interpretativo, mentre la formulazione promessa di erogazione può porre in essere dei problemi circa la specificazione del momento in cui inizia il reato (il momento in cui si promette o quello in cui si eroga effettivamente la prestazione? può una promessa – che non ha quindi seguito nello scambio concreto – essere reato? Secondo Mattiello è corretto porre l’origine dell’illecito nell’accordo). La Camera aveva semplificato il testo ma non aveva del tutto espunto l’incertezza della formulazione come votata dal Senato. I 5 stelle si sono soltanto focalizzati sulle pene, mentre non spiegano che la portata innovativa della norma risiede nella assimilazione dello scambio di altra utilità al mero scambio di denaro. La riduzione di pena, inoltre, riguarda evidentemente i soggetti che accettano la promessa (nel testo originario, approvato in prima lettura, al posto di promessa si impiegava un più specifico procacciamento) di voti, mentre la fattispecie prevista dal 416-bis, terzo comma (procurare voti a sé o ad altri) prevede l’adesione all’organizzazione mafiosa (coloro che ne fanno parte).

416-bis cp. – L’associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgano della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri, ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali.

Quindi, la riforma istituirebbe due livelli di pena, a seconda che:

  1. il soggetto che accetta la promessa di voti non è affiliato all’organizzazione mafiosa > si applica il 416-ter con pena da 4 a 10 anni;
  2. il soggetto che accetta la promessa di voti è in realtà facente parte dell’organizzazione mafiosa > si applica il 416-bis con pena da 7 a 12 anni.

Il discriminante è l’affiliazione, che il solo scambio di denaro o di altra utilità in cambio di voti non può presupporre.

Una volta spiegato questo, è chiaramente auspicabile che il legislatore aumenti le pene per tale reato anche entro limiti superiori a quanto previsto dal 416-bis, per rendere assolutamente deprecabile l’accettazione dello scambio con un mafioso da parte di un uomo politico. In ogni caso, stiamo parlando di un provvedimento che è giunto alla quarta lettura al Senato e sarebbe opportuno approvarlo. L’innovazione sta tutta in due parole (altra utilità), e basterebbe poco per capirne la portata storica.

Il decreto Alfano anti-scarcerazioni e le motivazioni della Corte di Cassazione.

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto anti-scarcerazioni, l’atto del governo che evita l’annullamento di 338 processi di mafia a causa di una norma della legge ex Cirielli interpretata dalla Corte di Cassazione nel senso del passaggio di competenza dei processi di mafia dai Tribunali alle Corti di Assise. Secondo il Guardasigilli Angelino Alfano con questo decreto si è “posto rimedio a un errore compiuto non dal legislatore ma di chi ha interpretato la norma”. L’art. 2 del predetto Decreto – n. 10/2010 – introduce la deroga per cui “i processi in corso riguardanti reati di associazione mafiosa, comunque aggravata, resteranno di competenza dei Tribunali”, mentre all’art. 1 si provvede alla attribuzione a regime dei delitti di 416 bis esplicitamente ai Tribunali, annullando quindi la possibilità di diversa interpretazione (fonte: Arriva il decreto anti-scarcerazioni – LASTAMPA.it).

Vediamo però perché Alfano mente sulla responsabilità della diversa interpretazione giudiziale. Alfano parla di errore da parte della Corte di Cassazione. Ma il giudice è stato altresì abbastanza chiaro su come e quando si sia generata la fattispecie e perché:

Ciò premesso, deve, anzi tutto, osservarsi che la questione, ruotante – come si diceva – attorno a dette disposizioni, ha origine recente. Essa è nata allorquando la pena, per l’ipotesi aggravata di associazione armata di cui al quarto comma dell’articolo 416-bis c.p., è stata fissata, ad opera dell’articolo 1 della legge 5 dicembre 2005, n. 251, nella reclusione da sette a quindici anni, per i partecipi, e da dieci a ventiquattro anni, per promotori, direttori e organizzatori (il minimo edittale della pena è stato, poi, ulteriormente aumentato, nei termini indicati — v. supra dalla legge 24 luglio 2008, n. 125). […] E’, dunque, dall’8 dicembre 2005, data di entrata in vigore della menzionata legge n. 251, che il reato, aggravato nei termini visti (e tenuto conto delle regole di cui all’articolo 4 c.p.p.), é diventato -secondo quanto afferma il Tribunale di Catania – di competenza della corte di assise (per “connessione” o “collegamento” con riguardo ai meri partecipi).

Il giudice è chiaro: la questione non sussisteva sino all’aggravio di pena introdotto con la legge 251/2005, la legge ex Cirielli. Ovvero, l’aggravio di pena per i promotori e gli organizzatori di associazione per delinquere armata. Reato di gravità sociale elevata, si disse. Il mutamento della competenza costituisce effetto riflesso della modifica della norma penale: se l’attribuzione art. 5 comma 1, lett. a, cpp, è determinata dalla entità della pena edittale, la sua modifica è modifica della competenza:

Nel caso di successione di leggi penali più severe, qualora la permanenza si protragga sotto il vigore della nuova legge, è questa soltanto che deve trovare applicazione […] è, pertanto, da escludere, in assenza di disposizioni transitorie, che la competenza[…] continui ad appartenere al tribunale; non è applicabile, in altre parole, nel caso in esame il principio che questa Corte ha affermato (cfr. Cass. I 18 novembre 1996, Confi, comp. in proc. Giansante, RV 206255) in materia di falsa testimonianza per i fatti commessi prima dell’entrata in vigore della disposizione che aveva elevato la pena massima di cui all’articolo 372 c.p., determinando lo spostamento della competenza dal pretore al tribunale.

In definitiva, il reato di associazione mafiosa – nella fattispecie presa in esame dalla Corte – perdura oltre la data dell’entrata in vigore della ex Cirielli (aggravio di pena), ovvero la condotta non è messa in atto ed estinta prima della nuova legge, bensì persiste, continua a sussistere; pertanto, è la nuova legge a trovare applicazione , a discapito del principio della irretroattività.

Sentenza n. 4964 ud. 21/01/2010 – deposito del 08/02/2010