Bomba a Riyadh, la notizia fantasma

Segnalata da @ItalianPolitics e da @crislomb

In Arabia Saudita un’esplosione avrebbe devastato la sede dell’intelligence del paese e ucciso il vice capo dell’intelligence saudita.

Al-Fajr, un sito di notizie arabo segnala dall’Arabia Saudita che il vice capo dei servizi segreti dell’Arabia Saudita è stato ucciso nell’esplosione. Nessun rapporto ufficiale è stato ancora rilasciato sull’incidente. Giovedì sera il principe Bandar bin Sultan è stato nominato capo dei servizi di sicurezza dell’Arabia Saudita. Il principe Bandar, 63 anni, scomparso dalla vista del pubblico quando è stato richiamato da Washington dal re Abdullah nel 2005, dopo esser stato per 22 anni ambasciatore del regno, è stato immediatamente spinto in una crisi del Medio Oriente.

Viene indicato come uno “stretto alleato arabo degli Stati Uniti”, come “un sostenitore dei ribelli siriani”  e il suo ruolo dovrebbe essere quello di riparare le relazioni con Washington dopo il disaccordo sulle rivolte arabe.

Vedi http://english.farsnews.com/newstext.php?nn=9104250954

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#Brindisi, l’attentatore era vicinissimo alla zona dell’esplosione

Se davvero le telecamere citate dal Procuratore Generale di Brindisi, Di Napoli, sono quelle nelle fotografie pubblicate da Repubblica.it, allora l’attentatore che ha ucciso Melissa era molto vicino al luogo dell’esplosione, anzi era dall’altro lato del marciapiede, nei pressi del chiosco verde. Era lì ed è probabile che qualcuno lo abbia notato.

Notate nella foto sopra il bidone giallo della raccolta differenziata e il tubo pluviale di scarico delle acque piovane. Tramite questi due particolari ho rintracciato l’area del chiosco verde sulle fotografie di Google Street View. Ecco cosa ne è uscito (cliccate sulla prima immagine e fate scorrere la foto sequenza):

In sostanza ho puntato la zona dell’esplosione (vi ricordo che le immagini di Google Street View risalgono al 2009) riconoscibile per la presenza del cartellone pubblicitario, ed ho compiuto una rotazione di180 gradi. Alle spalle di chi guarda c’è il bidone giallo (penultima immagine). Siamo ancora all’angolo di Via Oberdan. Il chiosco evidentemente nel 2009 non era stato ancora costruito (se qualcuno di Brindisi legge queste parole, può darne conferma nei commenti).

L’uomo, con tutta probabilità, era lì, ed ha potuto fuggire indisturbato lungo Via Giuseppe Maria Galanti, che poco più in là, curva leggermente a sinistra, dove ci sono le piante.

Agguato a #Musy: ipotesi terrorismo?

Alberto Musy è il leader torinese del Terzo Polo. E’ stato candidato sindaco alle elezioni amministrative di Torino del 2011. E’ un avvocato, docente di diritto comparato all’Università del Piemonte orientale, lavora presso Exor, una delle principali società d’investimento europee, controllata dalla Famiglia Agnelli. Liberale e cattolico, per sua stessa ammissione.

Stamane, fra le otto e le otto e trenta è stato raggiunto da tre/quattro colpi di pistola, sparati nel portone della casa dove vive da un uomo dal capo coperto con un casco integrale e vestito con un impermeabile anonimo. L’attentatore era nascosto nell’androne della scala e, una volta sorpreso dallo stesso Musy mentre si nascondeva accovacciato in un angolo, gli ha scaricato addosso i colpi di una calibro 38. Musy era rientrato eccezionalmente a casa dopo aver accompagnato a scuola le figlie.

Secondo una ricostruzione de La Stampa, Musy avrebbe sceso delle scale e ricevuto il primo colpo pistola, poi ha tentato di scappare. Ci sono testimonianze di alcuni abitanti del palazzo che hanno udito sparare i colpi “in cortile”.

Così Mario Calabresi, direttore de La Stampa, su twitter: “un professore colpito sotto casa è il film peggiore del Paese e fa grande angoscia”. Qualcuno parla di terrorismo, qualcuno mette in relazione l’impiego alla Exor, quindi il legame professionale con la famiglia Agnelli, quindi – per la proprietà transitiva – colpire lui equivale a colpire dentro Fiat. Qualcun altro suggerisce una somiglianza fra l’attentato a Musy e quello a Marco Biagi, di cui ricorreva l’anniversario qualche giorno fa. Ma non esiste alcuna correlazione politica né ideologica fra i due personaggi.

L’attentato avviene in un clima politico arroventato dalla trattativa sulla riforma del mercato del lavoro, proprio ieri giunta al bivio e all’abbandono da parte del governo Monti della concertazione come modello di relazione con le parti sociali. E’ avventato suggerire delle connessioni fra questo avvenimento e la rottura CGIL/Governo. E’ altresì avventato parlare di ritorno del terrorismo. Musy è un avvocato fallimentare. Possibile che la mano che ha sparato abbia tutt’altra provenienza.

(in aggiornamento)

L’attacco alla Norvegia è di matrice interna. Non per Libero

Libero non ha dubbi: l’attacco alla Norvegia è opera di una cellula di al Qaeda. Avessero atteso dieci minuti in più prima di titolare in senso anti-islamico, avrebbero saputo che la polizia norvegese ha arrestato un giovane terrorista norvegese, forse parte della destra – oibò – norvegese.

Invece sulla pagina web di Libero News campeggia questo titolo:

E sulla copia di carta ha sparato quest’altro titolo:

Con l’Islam il buonismo non paga

Magari Belpietro avrebbe potuto tenere aperta la redazione fino a tardi, che dite. E pagare un po’ di straordinario ai suoi giornalisti.

E i titoli de Il Giornale non sono migliori: Fiamma Nierenstein si infiamma…


Non lo trovate surreale?

Attentato a Belpietro un falso: ora lo dice anche Il Giornale

Ma cosa succede fra Il Giornale e Belpietro? Fra Sallusti e Feltri? Se la scorsa estate il quotidiano di via Negri teneva il controcanto del metodo Boffo insieme ai compagni di merende di Libero, ora la linea editoriale di Sallusti, di recente mollato da Feltri, è meno chiara e pare tinta di veleno, quel veleno che di solito si riserva agli ex capi.

Agguato a Belpietro, dubbi dei pm Caposcorta verso l’incriminazione

Così titola oggi Il Giornale. Nell’articolo si afferma cioè che l’attentato a Belpietro, che qualche mese fa suscitò l’unanime indignazione del mondo politico e un coretto diinviti a moderare i toni, “da entrambe le parti”, sarebbe una bufala, una sordida messinscena organizzata dall’ex caposcorta di Belpietro. Troppe le incongruenze, la mancanza di prove e filmati delle decine di telecamere, in cui non si scorge nessun presunto attentatore.  I magistrati stanno orientando le indagini sul caposcorta medesimo.

Compiute tutte le verifiche, eseguiti tutti gli esperimenti, valutate tutte le testimonian­ze, gli inquirenti sarebbero in­­fatti arrivati a convincersi che in via Monte di Pietà, nel palaz­zo dove abita il direttore di Li­bero , quella sera non sia acca­duto in realtà assolutamente nulla. Ovvero: che nessuno ab­bia cercato di fare la pelle al giornalista. Che sulle scale del palazzo non ci fosse nessun al­­tro, se non il capo della squa­dra di poliziotti che vigila sulla sicurezza di Belpietro. E che tutto quanto accaduto- gli spa­ri, l’allarme, eccetera – sia sta­to frutto, nella migliore delle ipotesi, di un errore di valuta­zione da parte dell’agente (Agguato a Belpietro, dubbi dei pm Caposcorta verso l’incriminazione – Il Giornale.it).

Naturalmente si precisa che i magistrati siano ispirati da una certa prudenza nell’evitare che la questione diventi un boomerang mediatico contro Belpietro stesso. Però, la notizia, rivelata senza aggiungere nulla di nuovo rispetto a quanto alcuni giornalisti dissere all’epoca dei fatti, ricordando il precedente falso allame dello stesso caposcorta quando difendeva Gerardo D’Ambrosio, pur con il preavviso di indicare Belpietro come una vittima della messinscena e non come ispiratore, ha proprio l’effetto perverso di mettere la redazione di via Negri fra coloro che vedono in Belpietro un pericoloso falsario, alla luce di quanto rivelato ieri in quel fantasioso articolo del finto attentato a Gianfranco Fini. E’ almeno ravvisabile un mancato coordinamento delle linee editoriali fra i due giornali in quota berlusconiana nella ripresa a spron battuto del bastonamento di Fini e dei finiani. Forse anche fra gli scriba del biscione serpeggia del malumore e voglia, tanta, di rivalsa.

Magistrati fra bazooka e “associazione a delinquere”

Questo post è – diciamo – un test. Come nella Settimana Enigmistica. Un test del tipo: individua le differenze. Vi propongo un confronto fra le seguenti frasi:

  1. Bisogna chiedere una commissione parlamentare che faccia nomi e cognomi per dire se all’interno della magistratura c’è, come credo io, un’associazione a delinquere; questo è il grave, grande problema che incombe sulla nostra politica e sul nostro Paese.
  2. C’è un accordo fra i giudici di sinistra, accordo che vuol sovvertire il risultato delle elezioni e attraverso questo accordo, questa interpretazione del diritto e della giustizia… eliminare colui che è stato eletto dagli elettori. Quindi c’è un macigno sul nostro iter democratico che è costituito da questa organizzazione interna
  3. [sul famigerato pm del caso Mills, De Pasquale] E’ lo stesso che disse a Cagliari che il giorno dopo l’avrebbe messo in libertà e poi è andato in vavacanza. Il giorno dopo Cagliari si è tolto la vita
  4. [in relazione all’inchiesta P3] Si tengono in galera 4 vechietti per fargli dire qualcosa contro Berlusconi perchè l’abito mentale di certi pm è dire ’se sai dirmi qualcosa contro Berlusconi per te le cose cambiano’

e questa immagine:

Immagine ripresa da Il Fatto Quotidiano, 06/10/2010

Dunque, secondo il vostro modesto parere, vi è differenza fra le frasi elencate poco sopra e l’immgine proposta? Se sì, quali?

NB: il bazooka era destinato al procuratore generale di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone. Non ho sentito alcun ministro dell’Interno stracciarsi in urla gridando al terrorismo. E voi?

Complotto di Piazza Duomo, ora è possibile crederci.

Questo blog ha dato ampia evidenza alle ragioni del dubbio sull’influenza suina e il relativo vaccino, ampiamente e sospettosamente sponsorizzato dall’OMS. Non necessariaente Yes, political deve essere annoverato fra i blog “cospirazionisti”, anche in seguito a questo post.

Ebbene, dopo l’articolo comparso oggi sul Corriere della Sera, è legittimo credere alla tesi del complotto, della messinscena, del finto attentato al (finto) premier:

Nel testo, a firma di Monica Guerzoni, si parla del video – meglio sarebbe dire “dei” video, poiché sono più di uno – che circola su Youtube e su svariati blog come del “vessillo del partito del complotto”, ovvero di quel “fronte di chi pensa che la tragedia delle Torri gemelle sia nata in seno alla Ca­sa Bianca e che, allo stesso modo, Massimo Tartaglia sia stato assoldato da Palazzo Chi­gi”. Naturalmente, secondo l’autrice, “si sfida il senso del ridico­lo parlando dei fatti di piazza del Duomo”. E perché mai? Perché questo atteggiamento censorio? Lasciate a costoro il beneficio del dubbio. Anche perché di dubbi, in questa storia accaduta sotto gli occhi di tutti, sotto l’occhio delle telecamere e trasmessa in diretta, ce ne sono e non di poco conto. Non sono fesserie. Sono dubbi legittimi. E vi spiego perché.
Prima i dettagli visivi:
1 – scarsa compatibilità fra la traiettoria dell’oggetto così come la si vede dalle riprese televisive e il danno provocato (setto nasale rotto, un dente rotto, grande perdita di sangue);
2 – assenza di sangue sulla camicia, sulle mani; il sangue pare già rappreso, ha una macchia rossastra su tutta la guancia quando un attimo prima in auto era assolutamente privo di questo segno; il taglio sotto l’occhio compare in fotogrammi successivi al colpo ricevuto;
3- Berlusconi si copre il volto immediatamente con un sacchetto di plastica nero, nascondendo la parte colpita;
4 – l’auto non viene fatta defluire, neppure si percepisce l’urgenza di portarlo in ospedale; verrà poi condotto al S. Raffaele, a 10 km da Piazza Duomo, quando esiste un ospedale più vicino, a 3.5 km; eppure avrebbe potuto essere colpito a morte;
5 – la guardia del corpo che spinge Berlusconi in auto lo aiuta a coprirsi il volto; una volta in auto, la visuale viene completamente oscurata dalle guardie del corpo, impegnate più a salvaguardare la privacy del (finto) premier che a proteggerne la vita stessa; solo dopo questo “stacco” vediamo il sangue del Sovrano;
7 – poi c’è la scena del predellino con il sangue: qui le guardie del corpo fanno schermo a Berlusconi con giubbotti anti proiettile e una di esse sale persino sul tetto della vettura; resta solo un lato “sguarnito”, quello delle telecamere: chiunque avrebbe potuto aggirare le transenne e colpire da quella parte, assolutamente trascurata dalla security;
8 – Tartaglia viene catturato immediatamente; le guardie del corpo hanno preso l’attentatore a discapito della sicurezza del presidente del Consiglio; non ci sono notizie su un eventuale inseguimento, su reazioni della gente (La Russa sostiene di averlo salvato dal linciaggio, eppure Tartaglia non ha un solo graffio; prima di colpire indossa un cappello che successivamente non ha); Tartaglia non è scappato dopo quello che ha fatto, eppure ha il vantaggio di essere al di qua delle transenne; infatti la guardia del corpo si deve lanciare sulle persone. Di quanto accade con Tartaglia non si sa nulla;
9 – l’oggetto, l’arma del delitto, dov’è? Ci hanno mostrato soltanto una copia, ricordatelo bene.
E ora passiamo alle ragioni – per così dire – politiche che mi inducono a credere alla tesi del complotto:
– è scoppiata una improvvisa pace fra PD e PdL; D’Alema non smette di rilasciare interviste in cui legittima la “politica dell’inciucio”; il PdL ha battezzato la nuova linea politica “patto democratico”, una sorta di alleanza trasversale che crei il clima per riforme castiga-magistrati;
– l’assonanza dei toni di Bersani e Casini: oggi il Pierferdi invoca la pax democratica ammonendo che “chi genera paure alimenta l’odio” e che “Berlusconi deve inaugurare una stagione che “non preveda la distribuzione di odio, l’accanimento contro gli avversari ma una fase contrassegnata dal rispetto reciproco”, e così coglie l’occasione per aprire al disegno di legge sul Legittimo Impedimento, opera di un suo deputato, Vietti; di fatto è aperta la strada alla legge ponte che conduce al Lodo Alfano bis, constitutional version;
– l’accanimento prima di Cicchitto contro IDV e Travaglio, poi il tiro incorciato dei giornali di casa Mediaset, ovvero Libero e Il Giornale, contro il solo Travaglio, additato come “mandante morale”; infine Meluzzi, opinionista Mediaset nonché psichiatra, che scambia il nome di Tartaglia con Travaglio;
– last but not least. il suddetto articolo del Corsera a firma della Guerzoni, in cui addirittura dal PD si danno da fare per smentire l'”assurda” teoria del complotto:

  • Tutte «scempiaggini», prende nettamen­te le distanze Beppe Fioroni, responsabile Welfare del Pd. «Ma smettiamola… Se la ri­produzione del Duomo lo colpiva sulla tem­pia il premier poteva morire — e qui Fioro­ni parla da medico —. Ma quale complotto! Il confronto politico rimanga nell’ambito della saggezza».
  • il filmato che sprona «spegnete la tv accendete il cervello» irretisce miglia­ia di sostenitori
  • Il video arriva dopo l’affondo del presi­dente del Senato Renato Schifani contro i social network, paragonati ai gruppi extra­parlamentari degli anni ’70. E certo non è sfuggito all’entourage del presidente del Consiglio
  • «Ho visto qualcuno di questi video — conferma Daniele Capezzone — e siamo di­nanzi a qualcosa che definirei microterrori­smo »

Ovviamente la sola supposizione che il video “complottista” sia una risposta del web all’attacco di Schifani rasenta l’incredibile. E Capezzone farebbe meglio a specificare i termini e a chiamare le cose con il proprio nome. Il quadro d’insieme mostra compatibilità con una messinscena fatta apposta per creare un clima di consenso alle cosiddette “riforme”, necessarie e impellenti da sempre in questo paese, oggi una priorità condivisa da tutto il quadro partitico, ma che celano dietro l’etichetta di “modifica volta a dare un migliore assetto alle istituzioni”, la volontà di risolvere una volta per tutte il nodo giustizia-Berlusconi.
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