Join the dots. Unisci i puntini. Batliner e gli gnomi del Vaticano.

Banca Rasini e gli Azzaretto, i forti legami con il Vaticano, con Andreotti. Banca Rasini e Mr b, il riciclaggio, sullo sfondo del crac del Banco Ambrosiano, l’omicidio di Calvi, la P2 e Licio Gelli, Michele Sindona, l’ombra del grande guru dell’off-shore, l’avvocato tedesco Herbert Batliner, un gran fiume di denaro e il silenzio, un gran silenzio, tutto intorno.
Ma chi è questo strano signore, Herbert Batliner, altrimenti detto "lo gnomo del Vaticano"?
Sul wikipedia tedesco, la nota su Batliner è scarna: di tutta la sua esistenza, il regalo dell’organo a canne del valore di 730mila euro a Papa Ratzinger occupa ben 7 di 18 righe, il resto sono poche informazioni sulle sue attività finanziarie, un riferimento ai suoi principali clienti, fra cui Agnelli, l’accusa di evasione fiscale per 250 milioni di euro e il patteggiamento con la giustizia, che oggi è gravemente malato. Eppure per le sue società finanziarie si sospetta siano passati i flussi del riciclaggio di denaro sporco proveniente dalla Sicilia.
Di seguito gli estratti dagli articoli di Claudia Fusani su l’Unità: l’autrice è impegnata da diversi giorni in una ricostruzione della "Silvio Story", in cui centrale è il ruolo della Banca Rasini, la banca disegnata intorno. La Fusani cita il libro di Ferruccio Pinotti e Uto Gumpel, "L’unto del Signore" (qui una recensione: http://unoenessuno.blogspot.com/2009/06/lunto-del-signore-ferruccio-pinotti-e.html).

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    • Piazza Mercanti, cinquanta metri da piazza Duomo, ieri e oggi il cuore della Milano degli affari. Bisogna tenere a mente questo indirizzo perché qui al piano terra, interni eleganti e un po’ barocchi, sono custoditi l’alfa e l’omega della fortuna e della carriera di Silvio Berlusconi.
    • un piccolo ma raffinato istituto di credito, la Banca Rasini, la preferita dall’alta borghesia meneghina
    • Luigi Berlusconi ci arriva come impiegato negli anni trenta, ne diventa direttore nel 1957, la lascia nel 1973 per seguire gli affari del figlio.
    • Il conte Carlo Rasini è, come abbiamo già visto, il primo socio in affari del venticinquenne Silvio, mette a disposizione il capitale per l’acquisto del terreno in via Alciati, offre garanzie per il prestito per la costruzione dei palazzi, fidejussioni e malleverie ancora più consistenti per la realizzazione dei mille appartamenti a Brugherio.
    • Certo è che il “nulla” da cui emerge Berlusconi ha dietro di sé la sostanza e i capitali di una banca. E allora il nodo da sciogliere è: cosa fa veramente la banca Rasini? E perchè si mette a disposizione, sulla fiducia, per operazioni immobiliari traballanti anche se poi azzeccatissime?
    • nel 1983 l’istituto resta coinvolto (il profilo penale riguarda solo il direttore generale Antonio Vecchione, il successore di Luigi Berlusconi) in un’inchiesta di riciclaggio di capitali mafiosi; tra il 1991 e il 1992 la Rasini viene acquisita e assorbita dalla Popolare di Lodi per poi scomparire del tutto.
    • Negli anni cinquanta una prima svolta: entra nella Rasini – la banca è una sas, società in accomandita semplice – la famiglia Azzaretto, siciliani di Misilmeri, con forti legami in Vaticano, con i Cavalieri di Malta e del Santo Sepolcro.
    • Nel 1973 la banca si trasforma in società per azioni e cresce il ruolo dei soci isolani
    • Nello stesso anno Luigi Berlusconi decide di pensionarsi per dare una mano al figlio già lanciato verso i piani alti dell’imprenditoria
    • Nel 1974 anche Carlo Rasini abbandona la banca, «il mondo finanziario era cambiato, estraneo a quello del conte»
    • La maggioranza del pacchetto azionario della banca passa nelle mani di Dario Azzaretto con il 29,3 per cento delle azioni. Un pacchetto consistente pari al 32,7 per cento viene gestito da tre società del Liechtenstein, la Wootz Anstalt di Eschen, la Brittener Anstalt di Mauren e la Manlands Financiere SA di Schann, tutte rappresentate da Herbert Batliner
    • Uomo d’affari e discusso mecenate, Batliner
    • Batliner non solo avrebbe “prestato” la sua consulenza a narcotrafficanti latino-americani ma anche che nel 2007 è stato riconosciuto colpevole di una maxi evasione fiscale in Germania dalla procura di Bochum
    • Batliner ha riconosciuto le sue colpe, ha accettato di pagare una sanzione di 2 milioni ed è oggi in pari con la giustizia
    • Nel 2006, nonostante non potesse mettere piede in Germania, Batliner ha avuto un permesso speciale per incontrare papa Ratzinger a Ratisbona. E donargli un organo a canne del valore di 730mila euro.
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    • torniamo in piazza Mercanti e seguiamo le sorti della microbanca Rasini
    • La Milano del boom economico poi della crisi e del terrorismo prima della Milano da bere è una città amministrata ininterrottamente dai primi anni sessanta da sindaci di area socialista, da Bucalossi fino a Pillitteri. Fino a Mani Pulite.
    • tra il 1961 e il 1972 sono inviati al soggiorno obbligato in Lombardia 372 mafiosi che costruiscono una fitta rete d’affari criminale
    • compaiono nell’informativa della Criminalpol (rapporto 0500/C.A.S del 13 aprile 1981), duecento pagine sulle indagini sulla mafia a Milano e in Lombardia e i suoi collegamenti con le famiglie siciliane e con quelle americane di Cosa Nostra
    • la notte del 14 febbraio 1983 vengono arrestati vari imprenditori perchè legati a Cosa Nostra
    • si scopre che lo sportello-gioiello di piazza Mercanti serviva come lavanderia di denaro sporco
    • In manette finiscono Giuseppe Bono, Antonio Virgilio, Salvatore Enea e Luigi Monti, tramite i quali erano diventati clienti della Banca Rasini i clan mafiosi della famiglia Fidanzati, Bono e Gaeta.
    • Virgilio e Monti hanno legami, documentati da intercettazioni telefoniche, con Vittorio Mangano
    • sul conto corrente di Antonio Virgilio transitano tra il 28 febbraio del 1980 e il 31 maggio del 1982 operazioni per quasi cinquanta miliardi; la Rasini ha scontato a Virgilio oltre un miliardo di lire (360 milioni da una gioielleria di piazza di Spagna)
    • Salvatore Enea, un altro della mafia dei colletti bianchi ha fatto versamenti per 828 milioni di euro
    • la famiglia Berlusconi non ha più alcun tipo di contatto o legame operativo con la banca a partire dal 1973 quando Luigi si dimette e il conte Rasini cede il comando agli Azzaretto
    • In rispetto alla cronaca va anche aggiunto che un incendio distrugge tutti i documenti bancari relativi al periodo antecedente al 1973 (così risulta dalle dichiarazioni dei responsabili della banca nell’ambito del processo Dell’Utri)
    • l’unico, a parte Berlusconi, ancora lucido e vivente che conosce i segreti della Banca è Batliner
    • il libro inchiesta di Pinotti e Gumpel ricostruisce il dietro le quinte delle tre fiduciarie del Liechtenstein e arriva ad ipotizzare che «tre protagonisti della finanza vaticana (Sindona, Calvi e Marcinkus)avrebbero una partecipazione coperta nella Rasini».
    • Tra l’83 e l ’84 il controllo dell’istituto passa alla famiglia di Nino Rovelli, “re della petrolchimica” sarda, protagonista dello scandalo Imi-Sir.
    • uno dei protagonisti di quell’affaire, l’avvocato Cesare Previti (nello staff legale di Berlusconi già dai primi anni settanta), riuscì a corrompere i giudici per far avere ai Rovelli un risarcimento di mille miliardi di lire
    • Perché Rovelli, mai stato banchiere, si prende la Rasini? Chi gli chiede questo favore? Ancora una volta Pinotti e Gumpel, che a loro volta riprendono un’intervista alla baronessa Cordopatri cliente della Rasini, arrivano ad alcune conclusioni: dietro la Rasini c’è Giulio Andreotti, già dai tempi degli Azzaretto
    • una bancarotta della Rasini non avrebbe giovato a nessuno. Avrebbe richiamato gli ispettori della Banca d’Italia e creato uno scandalo. Andava impedito un altro caso Sindona
    • Si spiega così il colpo dei Rovelli: salvare una banca amica del Vaticano
    • Nel 1992 la Popolare di Lodi assorbe la Rasini. E il 5 settembre 2003 anche le tre società del Liechtenstein vengono cancellate. Evapora così, prima nel fuoco poi nel nulla, la memoria della banca dei segreti

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Join the dots. Unisci i puntini. Dell’Utri e lo stalliere. Una storia, una banca.

Il processo Dell’Utri si sta consumando alla Corte d’Appello di Palermo, dove procede celermente alle battute finali. Anche il Giudice ha fretta: lo aspetta una bella promozione al Tribunale di Caltanissetta. Ovviamente il processo non farà luce sulle relazioni fra il caso Mangano, i rapporti Dell’Utri, Cinà e Bontade; nemmeno fra questi e il ruolo di Banca Rasini e dei Berlusconi, padre e figlio. Un intreccio troppo oscuro, che in realtà condurrebbe sino alle società off-shore di Mr b, al capitale di dubbia provenienza con il quale aprì tutta la sua attività imprenditoriale nell’editoria e nell’edilizia, e che invece viene disvelato solo in parte, solo in relazione ai rapporti intercorsi con il Mangano, quando invece c’è stata "tutta una banca intorno" a far da collante fra questi biechi personaggi.

  • L’arrivo di Mangano a Villa San Martino era avvenuto in un clima pesante per gli imprenditori milanesi. Lo stesso Silvio Berlusconi, oltre ai progetti di rapimento del padre Luigi e alle minacce di sequestro del figlio Pier Silvio, aveva subito anche un attentato: una bomba contro la sede delle sue società, l’ex villa Borletti di via Rovani a Milano. I pericoli però spariscono con l’arrivo di Mangano.
    • Francesco Di Carlo, capo della potente famiglia di Altofonte, poi espulso da Cosa Nostra con l’accusa di aver imbrogliato gli amici fingendo il sequestro di una partita di droga, riparato a Londra, mafioso pentito, racconta di aver conosciuto Dell’Utri perché “Cinà me lo presentò in un bar di via Libertà a Palermo, a metà degli anni 70. Qualche mese dopo rividi Dell’Utri a Milano. In un ufficio di via Larga di proprietà di alcuni nostri amici incontrai Cinà, Mimmo Teresi e Stefano Bontade. Quel giorno erano particolarmente eleganti. Io domandai il perché e loro mi risposero che dovevano andare da un grosso industriale milanese amico di Cinà e Dell’Utri, e mi proposero di seguirli”. Secondo il racconto di Di Carlo, i quattro si recano nella sede dell’Edilnord dove incontrano Berlusconi e Dell’Utri.
    • Parla Bontade: “Dottore, lei da questo momento può smettere di preoccuparsi. Garantisco io…Perché piuttosto non pensa ad investire nella nostra bellissima isola? Da noi c’è tanto da costruire”. E Berlusconi: “Vorrei, vorrei, …Ma sa, già qui al nord ci sono tanti siciliani che
      non mi lasciano tranquillo…”. Bontade: “La capisco, ma adesso è tutto diverso. Lei ha già al
      suo fianco Dell’Utri, io le manderò qualcuno che le eviterà qualsiasi problema con quei siciliani”.
      Berlusconi: “Non so come sdebitarmi, resto a sua disposizione per qualsiasi cosa”.
    • E fu dopo questo incontro che arrivò Vittorio Mangano. Questo secondo il racconto del pentito
      Di Carlo
    • Il fatto è che Mangano non avrebbe fatto solo lo stalliere, come pure l’amministratore, ma anche il furbetto nel suo soggiorno a villa San Martino, organizzando estorsioni, anche ai danni di Berlusconi, e progettando addirittura sequestri ai danni degli ospiti del suo nuovo padrone. Così racconta un altro pentito, Salvatore Cocuzza, successore di Mangano alla guida del clan di Porta Nuova, e suo compagno di cella dal 1983 al 1990.
    • Sempre secondo Cocuzza, Berlusconi si rivolse a Cinà per trattare direttamente con
      Bontade e Teresi e “raggiunse con loro un accordo per il versamento di una tangente di 50
      milioni l’anno. La stessa cifra che veniva prima versata a Mangano”. E così Mangano venne
      liquidato dalla ditta Berlusconi. I motivi dell’allontanamento di Mangano vanno a quadrare con le stesse dichiarazioni di Berlusconi e Dell’Utri, che lo motivarono con i tentativi di sequestro. Anzi, ci fu persino una bombetta, un “rozzo ordigno, poca roba”, vicino al cancello della sua villa, e in una telefonata con Dell’Utri, il cui telefono era sotto controllo dell’antimafia, Berlusconi aveva attribuito “l’avvertimento” allo stesso Mangano, ridendoci sguaiatamente sopra con l’amico Marcello, dicendo che “un altro avrebbe mandato una raccomandata, lui una bomba…è perché non sa scrivere”.
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    • "Vittorio Mangano fu assunto nella tenuta di Arcore di Silvio Berlusconi per coltivare interessi diversi da quelli per i quali fu ufficialmente chiamato da Palermo fino in Brianza".
    • lla requisitoria del processo di secondo grado in cui il senatore Marcello dell’Utri (Pdl) è imputato di concorso esterno in associazione mafiosa
    • Il parlamentare è stato condannato in primo grado a nove anni di carcere
    • Vittorio Mangano, morto alcuni anni fa, condannato nell’ambito di un processo di mafia. L’uomo per alcuni anni aveva svolto il ruolo di stalliere ad Arcore
    • Una scelta, secondo il magistrato, non legata a interessi agricoli, ma alla necessità, che all’epoca avevano tanti imprenditori, tra i quali lo stesso Berlusconi, di "proteggersi" dal pericolo di sequestri
    • Era stato lo stesso Dell’Utri a farlo assumere
    • "Ma davvero – si chiede il Pg – non fu possibile trovare in Brianza persone capaci di sovrintendere alla tenuta di Arcore? Davvero dall’estremo nord ci si dovette spostare a Palermo per trovare una persona che non conosceva la zona e le coltivazioni brianzole?"
    • non solo Mangano di cavalli e di coltivazioni non sapeva nulla: ma se guardiamo i suoi numerosissimi precedenti penali, gli interessi che coltivava erano di tutt’altra natura rispetto a quelli agricoli
    • "Nelle dichiarazioni spontanee rese il 29 novembre del 2004 – dice il Pg – fu Dell’Utri a dire che in realtà Mangano si interessava di cani e non di cavalli. Non si vede quale sarebbe stato dunque il suo contributo alla cura di animali che Berlusconi voleva allevare nella tenuta appena acquistata"
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    • “Nei processi non patteggiate mai, non parlate mai e fate passare più tempo possibile: magari intanto muore il pm, o il giudice, o un testimone…”. Così dieci anni fa Marcello Dell’Utri erudiva i colleghi imputati e i discepoli in un circolo delle Marche
    • Tirare in lungo, a dispetto dei programmi e proclami del Pdl per una giustizia più rapida, gli è convenuto parecchio. Il processo di Milano che lo vedeva imputato per estorsione insieme al boss Vincenzo Virga s’è chiuso dopo due condanne, un annullamento in Cassazione e una nuova sentenza d’appello che ha riformulato l’accusa in “minaccia grave”, ormai caduta in prescrizione.
    • L’appello a Palermo per concorso esterno in mafia ha appena imboccato una fulminea dirittura d’arrivo, con l’incredibile rifiuto della Corte di ammettere le nuove prove emerse dal fronte Ciancimino (compresa le lettere che Provenzano avrebbe scritto a Berlusconi per fargliele recapitare da Dell’Utri): il presidente Guido Dell’Acqua ha una gran fretta di raggiungere il Tribunale di Caltanissetta, dov’è stato promosso.
    • a furia di “far passare più tempo possibile”, rischia addirittura di evaporare in zona Cesarini l’appello del “Dell’Utri-bis”, in corso a Palermo per un presunto complotto di falsi pentiti che l’onorevole imputato avrebbe imbeccato per calunniare i veri pentiti che accusano lui
    • In primo grado Dell’Utri era stato generosamente assolto. In appello però s’è imbattuto in un presidente inflessibile: Salvatore Scaduti, giudice conservatore di Magistratura Indipendente, celebre per aver ribaltato in appello le assoluzioni di Andreotti (prescrizione per il reato commesso fino al 1980) e Contrada (condanna a 9 anni). Sentenze inossidabili, poi confermate in Cassazione. Ora anche Dell’Utri rischia grosso. Ma, proprio in extremis, Scaduti è stato nominato consulente della commissione Antimafia. Se il Csm desse l’ok alla sua nomina, collocandolo subito fuori ruolo, il processo ripartirebbe da zero e riposerebbe in pace grazie alla solita prescrizione.
    • c’è un dettaglio: a proporre Scaduti all’Antimafia è stato il Pdl. Cioè il partito di Dell’Utri e di alcuni suoi avvocati.
    • Scaduti, per la sua carriera, merita questa e altre promozioni. Ma, per un’esigenza di giustizia e per risparmiargli inutili malignità, il Csm dovrebbe autorizzarla a condizione che, prima, il giudice concluda il suo lavoro.
    • si consacrerebbe una singolare versione dell’antico “promoveatur ut amoveatur”: l’imputato fa promuovere il suo giudice per far saltare il suo processo.

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Join the dots. Unisci i puntini. Storia di una banca.

Storia di una banca, la banca Rasini, che è alle spalle dei successi imprenditoriali di Mr b, che era la banca dove lavorava il padre di Mr b, Luigi – era direttore generale con potere di firma. La stessa banca che di volta in volta veniva etichettata come Vatican Bank, Banca della Mafia o Banca di Andreotti.
Bene, questa banca viene acquisita da BPL, Banca Popolare di Lodi, di Giuseppe Fiorani, proprio nel 1992. L’articolo di Repubblica è datato 20 Agosto. Un mese dopo Via D’Amelio. Questo passaggio di mano era al centro della trattativa stato-mafia?

  • Ed è una calda giornata di agosto del 1998 quando la quiete della Banca Popolare di Lodi viene turbata da una visita inattesa. Un gruppo di uomini della Dia venuti da Palermo chiedono di vedere gli archivi della Banca Rasini (non è mai troppo tardi, diceva il maestro Manzi). Cercano su incarico del pool antimafia, nell’ambito dell’inchiesta a carico di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri (inchiesta poi archiviata per Berlusconi, ma proseguita fino alla condanna per Dell’Utri) per concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio di denaro della mafia, i conti correnti di Silvio Berlusconi e tutta la documentazione relativa alle 25 “Holding Italiana” che custodiscono il capitale della Fininvest. I pm Antonio Ingroia e Nico Gozzo hanno spedito la Dia a Milano per ricostruire i finanziamenti alle Holding Italiana a cavallo tra gli anni 70 e 80, quando il finanziere Filippo Alberto Rapisarda, ex amico e poi accusatore di Dell’Utri, fa risalire i presunti investimenti miliardari del capo della mafia Stefano Bontade nell’avventura televisiva di Berlusconi.

  • Alla richiesta di vedere le carte della Rasini l’ufficio legale della Popolare di Lodi cade, o finge di cadere, dalle nuvole: “Della Rasini e dei conti Fininvest non ci risulta nulla”. A quel punto il consulente della Procura Francesco Giuffrida, vicedirettore della Banca d’Italia a Palermo, tira fuori un estratto conto dimostrante l’esistenza di alcuni conti correnti intestati a Berlusconi o riferibili alla Fininvest presso la Rasini. A qualcuno dei banchieri lodigiani finalmente torna un pochino di memoria: “Ci deve essere un archivista in pensione che sa qualcosa”. Trovato l’archivista, visita con agenti e consulente all’ultimo piano della banca, dove si trovano gli archivi della Rasini, che sono sotto voci alquanto fantasiose, come ad esempio, parrucchiere, estetista e simili. E qui salta fuori almeno una parte di quello che gli inquirenti cercavano: la documentazione delle Holding Italiana. Si scopre che le Holding non sono 25, ma 38. Si scopre anche un patrimonio parallele di Berlusconi: 105 libretti al portatore accesi presso il Monte dei Paschi di Siena, la Banca Popolare di Abbiategrasso, la Comit e la solita Rasini. Tra l’88 e il ’95 i libretti, materialmente in possesso di Giuseppino Scabini (che amministra il patrimonio personale di Berlusconi), registrano movimentazioni per 130 miliardi in entrata e126 in uscita.

  • Purtroppo gli archivi sono ampiamente incompleti, con la conseguenza che la Dia e il consulente Giuffrida dovranno arrendersi di fronte alla anomalia di vari finanziamenti, non riuscendo a ricostruire la provenienza di almeno 113 miliardi di lire negli anni 70, una quarantina dei quali addirittura in contanti. Colpa, diranno i pm al processo Dell’Utri, della condotta poco collaborativi della Bpl. Ma non solo di questa banca, ma anche dell’altra banca con cui la prima Fininvest condusse gran parte delle sue operazioni: la Bnl, tramite le fiduciarie Saf e Servizio Italia e la sua banca d’affari a medio termine, la Efibanca, quella che abbiamo già visto. La teste “Alfa”, Stefania Ariosto, racconta che Cesare Previti le parlò di “fondi illimitati” a disposizione di Berlusconi presso Efibanca per corrompere i giudici romani. E l’Efibanca finisce nel 1999, guarda un po’, pure lei nella Banca Popolare di Lodi del rag. Gian Piero Fiorani.

  • Ma chi è Gian Piero Fiorani? Fiorani entra nella Bpl nel 1978 con un semplice diploma di ragioneria, per laurearsi solo nel 1990 in Scienze Politiche. Inizia la sua arrampicata gestendo due affari molto delicati: uno è la ristrutturazione del gruppo bancario in Sicilia, inglobando ben cinque banche sicule e facendo così della Lodi la seconda banca dell’isola; l’altro è appunto l’ingresso nella Rasini, prima con una partecipazione di controllo, poi con la fusione, inglobandone patrimonio, clientela e archivi. Quegli archivi. Ma nel 1998 aveva inglobato pure la Bipielle Suisse che, però, prima si chiamava Adamas, prima di chiamarsi a sua volta Albis, di cui l’azionista di maggioranza era la Fimo, ve la ricordate?, considerata la sentinella della finanza criminale italiana, utilizzata da tangentisti e narcotrafficanti, poi diventata Conscor. E’ proprio vero che tutto, gira e rigira, torna. Il rag. Gian Piero Fiorani qualche attinenza ha con il cav. Silvio Berlusconi, tanto per cambiare.

    • vanno registrate due operazioni di concentrazione tra istituti di credito. Nel primo caso si tratta della fusione per incorporazione nella Banca Popolare di Lodi della Banca Industriale Gallaratese, della Banca Rasini e della Eurofinanz Investimenti e Partecipazioni. La fusione sarà operativa da domani.
    • quel 5 giugno 2008, con la regia del gentiluomo di Sua Santità Gianni Letta e del segretario di Stato Tarcisio Bertone, Silvio Berlusconi e Joseph Alois Ratzinger siglarono un patto d’ acciaio tra il governo italiano in carica da un mese e il papato
    • quel patto difensivo-offensivo ha già dato risultati straordinari per i contraenti, tanto da indurre il presidente della Camera Gianfranco Finia tentare di smarcarsi dal berlusconismo anche in nome della laicità dello Stato
    • Quella partnership consolidata recentemente con il Papa, in realtà viene da lontano, come documenta con dovizia di prove un libro-inchiesta di Ferruccio Pinotti e Udo Gümpel, intitolato per l’ appunto L’ unto del Signore in uscita per la Bur il 3 di giugno
    • Francesco Cossiga: «Alla Chiesa cattolica – ha detto intervistato dagli autori – che uno vada in chiesa o meno non importa molto: se devo fare un contratto, una società, come amico mi scelgo uno che abbia le mie stesse idee religiose, ma se questo cristiano non capisce nulla di finanza e dall’ altra parte c’ è un massone che capisce di finanza, con chi crede che faccia la società? La Chiesa guarda al concreto».
    • Il giovane Silvio, studi al liceo Sant’ Ambrogio dei Salesiani e frequentazione di Torrescalla, residenza universitaria milanese dell’ Opus Dei, dove conobbe Marcello dell’ Utri, fa i primi passi di imprenditore edile con l’ aiuto della Banca Rasini. Investendo una parte dei primi guadagni, fonda la squadra di calcio Torrescalla-Edilnord targata Opus Dei: lui presidente, l’ amico palermitano allenatore e il fratello Paolo centravanti.
    • Alla Rasini il padre Luigi da semplice impiegato è diventato direttore. Questa banca, con un solo sportello a Milano in piazza dei Mercanti, era alternativamente definita «Vatican bank», «Sportello della mafia» o « Banca di Andreotti». E’ stata in realtà tutte queste cose prima di finire nel 1992 dentro la Popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani, l’ uomo che sussurrava ad Antonio Fazio, pio governatore della Banca d’ Italia e legionario di Cristo.
    • Dagli anni Sessanta e fino al blitz antimafia del 14 febbraio 1983 che portò all’ arresto del direttore Antonio Vecchione, succeduto a Berlusconi senior, e di un gruppo di imprenditori legati ai clan Fidanzati, Bono e Gaeta, era in quello sportello a due passi dal Duomo il crocevia degli interessi di Cosa Nostra e del Vaticano.
    • La maggioranza azionaria era passata dai Rasini a Giuseppe Azzaretto, nato e Misilmeri nei pressi di Palermo, cavaliere di Malta e commendatore del Santo Sepolcro, che aveva nominato presidente Carlo Nasalli Rocca, anche lui cavaliere di Malta e fratello del cardinale Mario Nasalli Rocca. Ma si diceva che l’ effettivo controllo fosse di Giulio Andreotti, come conferma Ezio Cartotto, ex dirigente democristiano che con Dell’ Utri partecipò alla fondazione di Forza Italia.
    • Dario Azzaretto racconta: «Andreotti è stato per la mia famiglia un grande amico e lo è tuttora», tanto che per anni ha trascorso le vacanze nella loro villa in Costa Azzurra. Ma i misteri della Rasini, passata negli anni Ottanta anche per le mani dell’ imprenditore andreottiano Nino Rovelli, non sono finiti qui.
    • Dietro c’ erano tre fiduciarie basate in Liechtenstein e amministrate dal gentiluomo di Sua Santità e gran croce dell’ Ordine papale di San Gregorio Herbert Batliner, re dell’ offshore, gnomo degli gnomi plurinquisito, che nel 2006 regalò un organo del valore di 730 mila euro a papa Ratzinger.
    • Non mi pare – risponde Dario Azzaretto – che Berlusconi o parenti di Berlusconi o persone vicine a Berlusconi avessero partecipazioni in società che si potevano riferire alla banca
    • Le sue operazioni con la Rasini – aggiunge – avvenivano tramite Armando Minna, membro del collegio dei sindaci e amministratore di alcune holding berlusconiane registrate come saloni di bellezza e parrucchieri.
    • Ufficialmente è nel 1975, quando i primi inquilini già abitano a Milano 2, che nasce la Fininvest. Ma la ricerca certosina degli autori dell’ Unto del signore la retrodata di almeno un anno, quando una Fininvest Ltd-Grand Cayman compare tra le società partecipate da Capitalfin, controllata a sua volta dal Banco Ambrosiano di Roberto Calvi e dall’ Istituto per le Opere di Religione.
    • Ciò che coincide con quanto dichiarato dal figlio del banchiere piduista trovato morto a Londra nel 1982 sui soldi misteriosi con cui venne costituita la Fininvest. Carlo Calvi racconta tra l’ altro che il padre, in una riunione del dicembre 1976 alle Bahamas cui era presente anche il cardinal Marcinkus, lo prese sottobraccioe gli sussurrò: «Finanzieremo le attività televisive di Silvio Berlusconi».
    • Racconta ancora Cartotto: «Dell’ Utri mi invitò a una convention di Publitalia a Montecarlo. Arrivammo nel principato con l’ aereo aziendale. Su quell’ aereo c’ eravamo io, il professor Torno e monsignor Gianfranco Ravasi. Sono convinto che Berlusconi abbia cominciato a pensare all’ ipotesi di scendere in campo nell’ autunno del 1992, proprio in occasione di quella convention. Silvio fece un discorso nel quale rilevava che il clima politico si stava facendo pesante. Disse che gli amici perdevano potere, che i nemici ne conquistavano e l’ azienda doveva attendersi momenti difficili».
    • i rapporti col Vaticano divennero quasi un’ ossessione: «Posso dire di aver avuto un piccolo ruolo anche io», vanta Cartotto: «Organizzai un incontro tra Bertone e Aldo Brancher, un ex sacerdote che ora è uno degli uomini più importanti di Forza Italia, quando il cardinale non conosceva ancora il gruppo berlusconiano
    • Il cardinale Silvio Oddi, per trent’ anni prefetto della Congregazione per il clero, assolse prontamente il Berlusconi politico dal peccato del primo divorzio. Il cardinale Camillo Ruini avallò
    • Il 30 giugno 2008, tre settimane dopo l’ incontro Ratzinger – Berlusconi, il governo confeziona il disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche che prevede una disciplina ad hoc per gli ecclesiastici. Se si intercetta un prete bisognerà avvertire il suo vescovo, se si intercetta il vescovo il segretario di Stato vaticano. E se si intercetta il papa? Opzione non prevista.