Nel paese dei No anche le banche in rivolta

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Solo ieri ricevevano 114 miliardi di euro dalla BCE al modico prezzo dell’1%. Oggi tutto il consiglio dell’ABI si è dimesso in blocco contro le norme del Decreto Liberalizzazioni come licenziato dal Senato dopo il voto di fiducia (a proposito, ogni provvedimento del governo un voto di fiducia, non è troppo?). In particolar modo le banche contestano la norma che abolisce le commissioni per l’affidamento di prestiti. Queste commissioni sono dovute da colui o coloro che chiedono prestiti alle banche ma che non impiegano immediatamente il denaro.

Così recita l’emendamento approvato dall’aula del Senato:

sono nulle tutte le clausole comunque denominate che prevedono commissioni a favore delle banche a fronte della concessione di linee credito, della loro messa a disposizione, del loro mantenimento in essere, del loro utilizzo anche in caso di sconfinamento in assenza di affidamento ovvero oltre il limite del fido.

Il nodo è questo: le commissioni sono abolite non già solo per la concessione di prestiti ma anche per la loro semplice messa a disposizione. Con la messa a disposizione la banca accantona denaro richiesto dai propri clienti: sono promesse di prestiti, se così si può dire. Denaro che il cliente non ha ancora in tasca e per il quale deve già pagare; denaro che la banca ha ancora a disposizione ma che non può impiegare nelle proprie operazioni. L’emendamento del senatore PD Bubbico fa piazza pulita del dubbio e taglia il costo per le aziende e i singoli clienti caricandolo esclusivamente sulle spalle delle banche.

Sorprende che in questa fase di stretta del credito, il direttivo dell’ABI abbia alzato il livello della contestazione. Nessuno protesta se le banche impiegano i denari della BCE per riacquistarsi i propri titoli obbligazionari. Nessuno può controllare le banche su quel che faranno di quei 114 miliardi di euro. Però le banche possono fare come i No Tav e “bloccare tutto”. C’è qualcosa che non quadra in questo sistema. Qualcosa che stona fortemente. Poiché la violenza del No Tav è condannata da tutti ma l’avidità di questi signori è permessa, anzi difesa.

In sintesi, ecco cosa cambia per gli istituti di credito:

– CONTO CORRENTE GRATIS PER PENSIONATI: e’ previsto per i pensionati che hanno un assegno fino a 1.500 euro.

– MUTUI, LIMITI PER LE BANCHE: non sara’ piu’ necessario aprire un conto corrente nella banca dove si richiede il mutuo; le banche erogatrici avranno l’obbligo di proporre due polizze di differenti assicurazioni non riconducibili alle banche, agli istituti di credito e agli intermediari finanziari stessi.

Prevista anche la liberta’ per il cliente di scegliere sul mercato la polizza sulla vita piu’ conveniente. Stop alle commissioni per il pagamento del carburante tramite carta fino a 100 euro.

– COMMISSIONI PRESTITI: Annullate tutte le commissioni bancarie sui prestiti anche in caso di sconfinamento in assenza di affidamento ovvero oltre il limite del fido.

– DIVIETO DI INCROCI: vietati gli incroci personali tra gruppi bancari concorrenti, cioe’ la co-presenza di un individuo in due o piu’ Consigli di Amministrazione.

 (Aginews).

Lo Stato garante delle perdite delle Banche: gran festa a Piazza Affari

Eravamo sull’orlo del credit crunch, di una stetta creditizia che avrebbe acuito la crisi di liquidità, bloccato l’accesso al credito da parte delle imprese e affossato il paese in una spirale recessiva senza fine. Poi è arrivato Corrado Passera e in soli diciassette giorni di governo si inventa una norma, piccola piccola, ma sufficiente a rinviare l’Armageddon. Per carità, deisioni incontrovertibili, necessarie, urgenti, ineludibili, praticamente obbligatorie. Così da oggi lo Stato si è fatto garante delle perdite delle banche. In Borsa stanno ancora brindando a champagne.

La manovra Monti raccoglierà una cifra netta di circa 20 miliardi euro e guarda caso verrà istituito un fondo di garanzia per i prestiti che le banche concederanno alle imprese di circa 20 miliardi: quindi, senza fare troppi complicati conteggi, l’intero ammontare del cosiddetto decreto salva Italia verrà destinato alle banche (we-news).

Ora sulle cifre indicate nell’articolo citato non metterei la mano sul fuoco. Però quello che salta agli occhi è che le banche hanno avuto un trattamento – per così dire – preferenziale. Nessun governo populista, sia in stile Merkel che in stile Sarkozy, si sarebbe mai potuto permettere una norma del genere in un clima di ostilità verso il mondo della finanza come quello attuale. Di fatto il governo si è mostrato realista più del Re: ha accantonato qualsiasi valutazione di tipo etico sul mondo bancario ed ha di fatto rivalidato l’impianto sistemico finanziario al punto tale da considerare essenziale mettere lo Stato alle spalle delle banche italiane nonostante sia lo Stato sull’orlo della bancarotta.

Non parlerei di conflitto di interesse. Ci sarebbe conflitto laddove uno o più ministri avessero dei tornaconti in conseguenza di questa decisione. Invece no, credo proprio che Monti e soci credano ancora di trovare la soluzione alla crisi con la vecchia ricetta del mondo capitalista, quel mondo oggi sul punto di crollare, quello stupido mondo basato sulla finzione di terra, moneta e lavoro come merce. Delle tre, la moneta è quella che si regge solo sulla fiducia e la fiducia oggi nel mondo è persa. Dare garanzia alle banche significa fidarsi di esse. Lo ha fatto anche Obama, ed ora paga in moneta elettorale tutto lo scotto di quella non-decisione di non punire Wall Street quando era ora.

Tecnocrazia e fallimento della Rappresentanza

Ci tengo a precisare che ritengo superfluo parlare di colpo di stato, o di golpe bianco, che fa più chic, nemmeno vorrei sprecare del tempo a sostenere la tesi del complotto pluto-giudaico-massonico. No.

Lo scandalo della successione a Berlusconi non sta nel successore, ma in quello che era (ed è) purtroppo la democrazia italiana e in senso più estensivo la nostra società intera. Il ‘colpo di mano’ di Merkozy-Napolitano-Draghi (la nuova vera troika) era ineludibile, ineluttabile e chi più ne ha più ne metta. In un certo senso ci hanno salvato dal ridicolo. Di questo dobbiamo esser loro grati (!), grati al mostro a due teste Merkozy, a Napolitano e a Draghi (per non aver comprato Btp quel maledetto mercoledì di paura).

La porcata non è la defenestrazione di B. ma è averlo votato, avere permesso di votarlo, avergli concesso una due e pure tre possibilità di essere eletto. Tutta questa degenerazione è figlia di ciò che eravamo, del 1992, di Capaci, Via D’Amelio, il quasi fallimento e la lira fuori dallo SME, Tangentopoli e la Seconda Repubblica fondata sul patto mafioso. Il mostro che noi siamo oggi, questo ammasso di macerie, è il prodotto della Videocrazia, il populismo fondato sull’immagine, una forma di governo che ha pienamente sostituito qualsiasi ideologia con l’imagologia, i simboli con le icone, la collettività con l’interesse di uno solo.

A dare il colpo mortale quella tremenda legge elettorale che trolleriamo da troppi anni. Una legge che trasforma la maggior minoranza in maggioranza e impedisce al cittadino elettore di scegliere il proprio rappresentante, ha permesso di arruolare una pletora di marionette guidate dal solo proprio interesse che come banderuole possono essere agitate in qualsiasi direzione.

Parlare di golpe soltanto perché è stato formato un nuovo governo ‘apartitico’ con una maggioranza bulgara ma non così diversa da quella che è uscita dalle urne (un pezzo, ovvero FLI, era allo stesso identico posto solo undici mesi or sono, mentre l’altro pezzo, l’UDC, lo era fino a sei anni fa, e si tratta persino delle stesse persone!) è esagerato e, anzi, fuorviante. La Tecnocrazia non è altro che una forma di aristocrazia meritocratica, per giunta resa possibile dalla Costituzione, che non vieta di nomirare ministro persone non elette che si sono distinte per meriti e per sapere nel loro agire nella società – è sempre successo e succede anche nei governi cosiddetti ‘politici’, altrimenti non si spiegherebbe il ‘fenomeno’ Gianni Letta, da sempre sottosegretario alla Presidenza di Berlusconi e mai eletto. Semmai dovremmo chiederci come mai il sistema politico non è stato in grado di sussumere in sé le migliori menti economiche e politiche, come mai non è stato in grado di formare individui altrettanto competenti nel sapere tecnocratico politico-economico. Prima di dare aria alla nostra bocca con parole come golpe, dovremmo interrogarci sul fallimento della rappresentanza in Italia, e a come rimediare in fretta, rifondando le istituzioni parlamentari e extraparlamentari.

Non spaventiamoci, allora, se questo economista, dal sottile humor ‘andreottiano’, si sia installato al posto del comando con il gravoso compito di tirarci fuori dalle secche di diciassette anni di ‘bipolarismo’ contrapposto e incapace di decidere. La pistola alla tempia del possibile default 2012 è il giusto motore affinché questi inetti dei parlamentari prendano decisioni razionali per il bene comune. Ci siamo forse liberati dalle inconcludenti discussioni sul Legittimo Impedimento e il Bavaglio (e ribadisco, forse…).

Intanto Mario Monti si è preso l’impegno di smentire la retorica golpista: il governo pubblicherà sul web, in perfetto stile ‘british’, i redditi dei ministri: