Come deciderà la Giunta per le Elezioni sull’ineleggibilità di Berlusconi

Posso anticiparvi le conclusioni della Giunta per le elezioni per il caso della ineleggibilità di B. Il cavillo è stato più volte raccontato da giornalisti illustri. Più volte. La legge del 1957 è stata aggirata nel 1994, nel 1996, nel 2006. Eccetera. Andrebbe rivista nel senso di una maggiore specificazione delle figure responsabili di società concessionarie ritenute influenti nei meccanismi decisionali delle stesse. Naturalmente nessuno finora ci ha pensato. E pertanto non mi spiego come si possa pensare di poter ottenere un esito diverso dal 1994, dal 1996 e dal 2006, e proprio ora, con una Große Koalition così perversa come quella fra PD e Pdl.

Ribadisco un concetto: se davvero i 5 Stelle e Grillo volevano metter fuori gioco il Caimano, avrebbero dovuto accettare un governo (temporaneo, molto temporaneo) con PD e Sel. Hanno invece operato per distruggere questa prospettiva e in questi giorni lavorano all’esclusivo scopo di incrementare il consenso a discapito dei Democratici. L’ineleggibilità è impiegata come grimaldello per istigare il malcontento dell’elettorato di sinistra. Ritengo questo teatrino semplicemente disgustoso.

Invece, sul caso Zanda, non ho trovato parole migliori di quelle di Pippo Civati: “Sono molto freddo su questo punto. La vera questione e’ costruire un sistema di norme che impediscano la candidabilità per il futuro. Dire che adesso Berlusconi non e’ eleggibile come ha fatto Zanda in un cortocircuito totale, visto che siamo alleati, e’ una comica totale. Sarei un po’ piu’ razionale” (via http://www.italiachiamaitalia.it).

Impedire la candidabilità per il futuro. Eh. Il futuro.

Per ripassare:

Seduta della Giunta per le elezioni della Camera dei Deputati, XIII Legislatura, seduta del 17 ottobre 1996.

La Giunta, nella seduta del 20 luglio 1994, esaminò i ricorsi proposti avverso l’eleggibilità dell’onorevole Silvio Berlusconi. Il relatore del tempo ebbe a riferire che il Comitato per le eleggibilità e le incompatibilità aveva valutato all’unanimità infondati i ricorsi, ritenendo che l’articolo 10 del testo unico non fosse applicabile all’interessato in quanto l’inciso «in proprio» doveva intendersi «in nome proprio», e quindi non applicabile all’onorevole Berlusconi, atteso che questi non era titolare di concessioni radiotelevisive in nome proprio e che la sua posizione era riferibile alla società interessata solo a mezzo di rapporti di azionariato. Nella discussione si evidenziò, da parte di vari componenti, che in materia di diritti soggettivi pubblici e, in particolare, di elettorato passivo, non sono consentite interpretazioni estensive e che l’espressione «in proprio», di cui alla norma di legge, non si riferisce al fenomeno delle società e tantomeno può essere richiamato nei casi di partecipazioni azionarie indirette. Tali posizioni risultavano coerenti con le sentenze della Corte costituzionale. La Giunta di allora, di conseguenza, respinse a maggioranza i ricorsi proposti. Osserva che, ad oggi, il Comitato per le eleggibilità e le incompatibilità, in sede di esame preliminare di alcuni dei reclami presentati, ha convenuto a maggioranza sui principi richiamati ed ha quindi preso atto dell’insussistenza di ipotesi di ineleggibilità per i ricorsi ex articolo 10, commi 1 e 3, del citato testo unico, in considerazione dell’assenza di titolarità «in proprio» delle posizioni giuridiche interessate dalla norma. Il Comitato ha preso altresì atto della non ricorrenza, per i deputati interessati, dei presupposti di fatto per configurare ipotesi di ineleggibilità. Per tali motivi comunica che il Comitato propone l’archiviazione per manifesta infondatezza dei reclami presentati avverso l’eleggibilità dei deputati Berlusconi, Berruti, Dell’Utri, Martusciello, Previti e Sgarbi (Camera dei Deputati, Giunta per le elezioni, XIII Legislatura).

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Conflitto di interessi, analisi della proposta del PD

berlusconi_occhiale

In una discussione avuta su Twitter oggi mi è stato ricordato che il PD non ha alcuna volontà di cambiare, che sta organizzando un papocchio con Berlusconi, eccetera. Qui un sunto:

http://twitter.com/DanteofSparda/status/313593534664044544

D’altronde non mi è mai effettivamente chiaro se i vari commentatori sul web che parteggiano per i 5 Stelle abbiano la cura di verificare quel che dicono. Nella fattispecie, è stato fatto riferimento alla critica di Marco Travaglio – durante l’ultima puntata di Servizio Pubblico – agli otto punti proposti durante la Direzione Nazionale del PD circa dieci giorni fa. Travaglio critica pesantemente tutti gli otto punti ma si concentra, con il consueto acuminato linguaggio, che la proposta del PD riprenderebbe la legge del 2006 la quale, a sua volta, prevedeva che «il conflitto di interesse se sei parlamentare non esiste. Inizia ad esistere se vai al governo. Che significa? Che se Berlusconi rimane capogruppo può tenersi tutte le televisioni che vuole».

Travaglio commentava una proposta che non era ancora stata presentata. E’ vero che era stata annunciata l’intenzione di voler riprendere parte del progetto di legge approvato dalla I Commissione della Camera dei deputati l’11 maggio 2007 (http://www.senato.it/leg/15/BGT/Schede/Ddliter/26112.htm).

Proprio oggi sul sito del Partito Democratico sono state pubblicate due proposte di legge correlate fra di loro che sono il frutto della sintesi del progetto di legge del 2007 e della proposta Elia-Onida-Cheli-Bassanini e altri (www.astrid.eu/ASTRID-La-disciplina-del-conflitto-d-interessi.pdf). Si tratta di un doppio disegno di legge che regola i casi di conflitto di interesse nonché i casi di ineleggibilità e incompatibilità.

La critica di Travaglio si fonda sull’assunto che il dispositivo di legge entrerebbe in funzione solo nel caso di attribuzione di cariche di governo mentre non accadrebbe nulla nel caso in cui Berlusconi rimarrebbe semplice ‘capogruppo’. Ma tale critica parrebbe infondata poiché il PD avrebbe previsto di inserire una sorta di filtro preventivo nella clausola di ineleggibilità e incompatibilità cosiddette ‘di affari’:

II) Irrigidimento delle previsioni in materia di ineleggibilità e incompatibilità “di affari”
Si stabilisce che, nel caso di soggetti legati allo Stato, alle Regioni o agli enti locali da particolari rapporti concessori o di finanziamento, l’ineleggibilità (o incompatibilità) opera anche indipendentemente dalla qualità formale di concessionario, ovvero dalla carica sociale rivestita dal soggetto interessato, dovendosi guardare anche al dato sostanziale della proprietà o del controllo della società o dell’impresa interessata (https://s3.amazonaws.com/PDS3/allegati/incompatibilita_incandidabilita.pdf).

Tale norma supererebbe i limiti della vecchia norma del 1957 (DPR. 30 Marzo 1957, n. 361) secondo la quale non sono eleggibili:

1) coloro che, in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private, risultino vincolati con lo Stato per contratti di opere o di somministrazioni, oppure per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica, che importino l’obbligo di adempimenti specifici, l’osservanza di norme generali o particolari protettive del pubblico interesse, alle quali la concessione o l’autorizzazione è sottoposta […].

Naturalmente la questione della ineleggibilità di Berlusconi fu posta sin dal lontano 1994 e all’epoca la Giunta per le Elezioni accettò la formula secondo la quale Berlusconi non aveva responsabilità diretta della gestione dell’impresa che era invece già stata conferita a Fedele Confalonieri. Berlusconi, in quanto mero proprietario, fu escluso dall’applicazione di quella norma. Una questione di lana caprina, di giuridichese stretto. Quello fu l’errore storico che si è protratto sinora. La correzione proposta dal Partito Democratico rende la norma di ineleggibilità definitivamente efficace. Andrebbe letta e votata domani, senza indugio alcuno.

Resto dell’idea quindi che i due provvedimenti siano una buona base di partenza e chi sostiene l’idea dell’inciucio Pdl-PDmenoL dovrebbe iniziare a leggerli e a studiarli seriamente. Capito, DanteofSparda? Ecco, questa è una delle ragioni per cui il M5S dovrebbe rivedere le sue posizioni sulla formazione del nuovo governo.

I sorpassati

piazza_castello_ansa

Così, riporta Sallusti, secondo B. il sorpasso sarebbe avvenuto. E lui ‘non si sente di smentire’. La realtà la conosceremo fra dieci giorni circa, quando il risultato del voto suggerirà a queste persone di fare qualcosa d’altro nella vita. Certamente i sondaggisti sono all’opera, stanno fabbricando numeri più o meno rappresentativi della realtà che però non possono essere divulgati. Anche chi scrive è a conoscenza di alcuni di questi ‘numeri’ e non ve ne può parlare per quella legge che ci tratta tutti quanti come dei ‘bambinoni’ (cfr. Panebianco).

Posso solo dirvi che ieri a Torino, in piazza Castello, vi erano 50000 persone. Non è chiaro se erano là per vedere il Comico o il Politico. Non è chiaro se questa affluenza si sarebbe registrata anche in caso di spettacolo a pagamento. D’altronde anche il nuovo gioca pericolosamente sul discrimine fra sfera pubblica e sfera privata, un mantra per tutta la Seconda Repubblica. Questo aspetto sarebbe già sufficiente a far ricredere molti sulla genuinità di una operazione politica nata dalla mente di due sole persone e che sfrutta genialmente l’indignazione come carburante per la produzione di consenso. Eppure lo Tsunami Tour, un format vincente mutuato dalla esperienza siciliana che ha pur fatto guadagnare al M5S il titolo di primo partito dell’isola, sta movimentando moltissimi elettori che invece sino a qualche settimana fa non lo erano (erano cioè auto-reclusi nel ghetto dell’astensione). Qualche sondaggista ha subodorato lo spostamento di opinione in atto in queste ore; una tensione che sta facendo vacillare il progetto del sorpasso.

Lo ha descritto molto efficacemente Rudy Francesco Calvo su Europa. Lo Tsunami tour ha riaperto la partita – considerata chiusa – in Veneto. La Lega Nord ha perso la sua carica antisistemica. L’elettorato di centrodestra sta migrando verso i pentastellati e verso Giannino (che Civati definisce l’Ingroia di destra). Questa transustanziazione – letteralmente una conversione – costituisce l’atto definitivo del tramonto dell’epoca berlusconiana. Va da sé che le regioni non sono isolate e che nella vicina Lombardia potrebbe avvenire qualcosa di simile. Il Partito Democratico, sostiene Francesco Calvo, potrebbe effettuare un sorpasso ‘in discesa’. Sì, poiché il calo nei sondaggi sarebbe matrice comune per tutti i partiti della Seconda Repubblica. A ciò si aggiungano i flop della lista Monti e della rivoluzione Civile di Ingroia e la conclusione è presto detta: il pareggio non ci sarà e forse avremo anche una maggioranza chiara al Senato.

Solo ipotesi, sia chiaro.

Non più spettatori

greenpower

Berlusconi va in Green Power e commenta con battutacce l’intervento di una dipendente dell’azienda, una giovane donna, una area manager. La platea assiste, applaude, incita, ride. Quella platea siamo stati noi, per venti anni. Abbiamo riso come in una costante perpetua riproposizione della realtà come show televisivo. Abbiamo assistito, non partecipato, come se non ci riguardasse. Capitava in tv, come quella cosa del sabato sera.

Oggi possiamo dire di non essere più spettatori. Non possiamo più attendere dinanzi allo schermo azzurrino, a sbellicarci per una battuta, un pezzo di pelle nuda. Puoi chiedere alla donna area manager di voltarsi per osservare la curva del fondoschiena. Per anni, la banalizzazione del corpo femminile è stata tradotta in iconografia. Ma quello è un lessico che non è più in grado di distrarre dalla realtà, essendo essa eccessiva più della televisione. L’incantesimo è spezzato. E’ caduto un dì di Novembre, nel 2011.

Perché #lapropostasciocc è una menzogna

Berlusconi ha lanciato oggi la sua “proposta choc”. Riprendo la trascrizione delle dichiarazioni dell’ex presidente del Consiglio da Repubblica.it:

 “l’abolizione [e restituzione] dell’Imu sulla prima casa, eliminazione in 5 anni dell’Irap (l’imposta rapina che grava sulle imprese), nessuna patrimoniale, nessuna aumento dell’Iva”. Per il Cavaliere “quella dell’imposizione dell’Imu è l’atto più odioso del governo Monti. La casa non si deve mai toccare. E’ sacra. E ha dato il via alla crisi”.

La restituzione dell’Imu comporta una revisione del bilancio pubblico per 4 miliardi di euro che Berlusconi dice di poter aggiustare concludendo “l’accordo con la Svizzera per la tassazione delle attività finanziarie detenute in quel paese da cittadini italiani: il gettito è una tantum di 25-30 miliardi e poi all’anno un flusso di 5 miliardi”. Qualcuno ricorderà l’esperienza dello Scudo Fiscale: proprio il governo Berlusconi consentì il rientro dei capitali scudati tassandoli appena del 5%. Il gettito del 2010 fu di soli 3.7 miliardi. Perché con la prossima legislatura dovrebbe andare diversamente? Capite tutta l’aleatorietà della proposta, soprattutto perché non c’è certezza sulle nuove entrate, mentre c’è piena sicurezza che senza IMU sulla prima casa si devono trovare esattamente 4 miliardi di euro.

In ogni caso, l’abolizione dell’imposta sulla prima casa e sui caseggiati ad uso agricolo creerebbe per i comuni uno stato di nuova incertezza sui bilanci, proprio nel 2013, quando l’intero gettito della tassazione delle categorie catastali di immobili A, B e C rimarrà ai comuni medesimi. Nel 2012 il buio sulle entrate ha spinto in alto le aliquote, e un fenomeno analogo potrebbe ripetersi nel 2013. L’effetto perverso di questa proposta di eliminazione farà impennare la tassazione sulle seconde case, senza alcun elemento di differenziazione su base reddituale.

La seconda parte della proposta è ancora più ridicola. Berlusconi promette l’abolizione dell’IRAP in cinque anni. Ammetto di non comprendere affatto il termine di tempo di cinque anni. Una imposta o può essere abolita subito, oppure non verrà mai abolita. In ogni caso dovete sapere che l’IRAP costituisce un problema soprattutto per quelle aziende che hanno molto personale dipendente. Essa si applica anche in presenza di bilanci in rosso. Berlusconi parla di cancellazione totale, ma il gettito annuale dell’IRAP corrisponde a 30-35 miliardi di euro. Quasi dieci volte l’IMU sulla prima casa. L’IRAP copre circa un terzo della spesa sanitaria.

Nel Nord il tasso di copertura della spesa per la sanità (51,1 Miliardi di euro), è garantito dal gettito dell’IRAPper il 40%; al Centro (23 Miliardi di euro) per il 37,2%; mentre è molto basso nel Mezzogiorno dove il gettitodell’IRAP copre appena il 22,2% della spesa sanitaria (35,2 Miliardi di euro) – dati UIL 2009.

Berlusconi ha pronunciato il discorso della proposta choc a Milano. Dovrebbe anche dire ai lombardi che senza IRAP la sanità regionale dovrebbe rinunciare al 48% del suo fabbisogno annuo.

Sondaggi Politiche 2013: al Senato il rischio pareggio si allontana

Affermo questo in controtendenza rispetto ai giornalisti, che parlano di rimonta di Berlusconi. La realtà descritta dai sondaggi è leggermente diversa e sembra palesarsi una tendenza che potrebbe favorire il costituirsi di una maggioranza di centrosinistra al Senato, anche con ‘Italia Bene Comune’ sconfitta in Lombardia e Veneto. Tutti – giornali, tv, sondaggisti – hanno notato la flessione di Scelta Civica di Monti. Il Professore è stato sorpassato da Grillo, è stato scritto. E’ vero, e ciò ha un effetto particolare , soprattutto in Veneto.

Il Veneto distribuisce 24 seggi al Senato. Il cdx è nettamente in vantaggio, quindi vincerebbe il 55% dei seggi (13). Stando al sondaggio di Euromedia Research, condotto fra il 25 e il 28 Gennaio scorsi e divulgato durante Porta a Porta del 30 Gennaio, la suddivisione dei seggi sarebbe la seguente:

Euromedia
La Destra 1
PdL 19
Altri cdx 1,5
Lega Nord 22,4
Lista Monti 11,9
CD 0,6
PD 29,2
Sel 3,1
Riv. Civile 1,7
FARE 1,2
Radicali
M5S 7,2
Altri 1,2
Seggi
PdL 6
Lega Nord 7
PD 7
M5S 2
Lista Monti 2

Considerato che difficilmente la coalizione fra PdL e Lega avrà una vita oltre le elezioni, e che lo stallo per la Lista Monti in Veneto potrebbe continuare sino a 24-25 Febbraio, si avrebbe il risultato paradossale di un pacchetto seggi suddiviso quasi equamente fra PD, Lega e PdL.

senato_venetoEuromedia assegna la vittoria al csx sia in Sicilia che in Campania, ma per una manciata di voti:

Regione Coalizione
Campania cdx 30,0
csx 32,6
Sicilia cdx 30,5
csx 30,7
Lombardia cdx 35,5
csx 35,0

Il grafico che segue invece simula la composizione del Senato nella prossima legislatura, stando appunto ai sondaggi di Euromedia:

senatoVa da sé che il conteggio non è dissimile da quanto sappiamo ed abbiamo potuto leggere sui giornali nelle ultime settimane. Il PD e Sel insieme non raggiungono l’autosufficienza, ma con i tre seggi del SVP (tradizionalmente di centrosinistra) avrebbero un totale di 151 seggi. Ne mancano sette per la maggioranza. Sei seggi vengono assegnati con il voto degli italiani all’estero. Nella precedente legislatura solo due erano del PD. Non ci sono al momento sondaggi né analisi serie su come possa andare il voto all’estero. Quindi, ai fattori di incertezza, aggiungerei anche la Circoscrizione Estero. A sorpresa potrebbe essere quella determinante. Soprattutto se la flessione di Monti dovesse continuare.

Riassumendo: in Lombardia cdx +0.5, un soffio di vento verso Ambrosoli e le cose cambiano radicalmente; in Veneto, l’effetto perverso del Porcellum farà prendere al PD tanti seggi quanti la Lega; in Campania il csx ha un vantaggio di circa due punti percentuali; in Sicilia è di nuovo testa a testa; il voto all’Estero è sinora un enigma. Abbastanza per far presagire un risultato a sorpresa.

Monti, meno tasse per tutti

Ecco che fine ha fatto il bando contro il populismo del Sen. Mario Monti:

messaggero020113repubblica020113

Per un anno circa, invece, il taglio delle tasse era “prematuro”. Lo stesso ministero dell’Economia Monti-Grilli ha proposto e ottenuto l’aumento programmato dell’IVA dal 21% al 22%, che avverrà automaticamente a metà 2013 (con la pantomima in autunno della riduzione dell’aumento di un punto percentuale – dal 23% al 22% – che fece affermare al sottosegretario Polillo, in diretta a Ballarò, “abbiamo abbassato le tasse”).

Monti: “Per una riduzione delle tasse bisognerà aspettare” – Sky Tg24