Di Pietro, very british. Accusa e difesa tra case in affitto e cricche

Facile l’equazione: ora che Zampolini, il grande accusatore di Scajola, l’uomo che non sapeva di aver pagato casa propria con i soldi di un altro, ha tirato fuori dal cilindro delle accuse a Di Pietro, i giornali della destra cavalcano l’onda. Di Pietro, uno della cricca come gli altri, grida allo scandalo ma è rimasto vittima di quelle stesse fughe di notizie che lui si ostina a considerare legittime ma che fanno di tutta l’erba un fascio e gettano l’uomo, la persona, nel tritacarne mediatico. Meglio allora che Di Pietro passi dall’altra parte e sostenga la legge sulle intercettazioni: è anche nel suo interesse. Chi può avere messo in fila questo ragionamento? Ma certo, lui, Vittorio Feltri:

“Contrordine compagni”, esordisce. “Pubblicare gli atti di una inchiesta giudiziaria è una vigliaccata da evitarsi. Lo dice Antonio di Pietro (e i suoi amici gli fanno eco) dopo aver letto sui giornali quanto dichiarato al pm dall’architetto Zampolini” […] Che strano. Se l’architetto accusa Scajola è attendibile e arricchisce l’indagine di nuovi elementi; idem se accusa Bertolaso. Se invece osa dire due o tre cose, anzi case, che sa di Di Pietro, è un matto visionario e guai se i giornali ne divulgano le fantasie […] Come si giustifica la diversità di trattamento? Ovvio. di Pietro è Di Pietro, Bertolaso è un pisquano berlusconiano. Uguaglianza e legalità ad personam”.

Peccato che Di Pietro abbia uno stile diverso in fatto di smentite. Uno stile ‘very british’, oserei dire. Oggi pubblica tutto sul suo blog, compresi i documenti, che divengono così di pubblico dominio. La tesi della difesa, chiamiamola così, è quella dell’uso politico di testimone. Di Pietro scende nel dettaglio e spiega i retroscena sia dell’appartamento di Via della Vite n. 3 – “non ne sapevo nulla sino a stamane […] era stato preso in affitto dalla società Editrice Mediterranea Srl, il cui legale rappresentante è tale Antonio Lavitola […] trattasi di una società editrice che curava, a partire dal 7 aprile 2006 e fino al 1 agosto 2007, la realizzazione e la diffusione del giornale del partito” – e di quello di Via IV Fontane, al civico n. 29, ove si trova l’abitazione della tesoriera del partito nonché strettissima collaboratrice di Di Pietro, l’on. Silvana Mura, da tempo contestata dai militanti della base IDV, considerata da essi il simbolo dell’approccio familistico e patrimonialistico di Di Pietro alla politica.

Uno scorcio di Via della Vite 3, Roma, a due passi dal Campidoglio

Via delle IV Fontane, Roma, abitazione dell'on. Silvana Mura

Naturalmente non poteva mancare il tocco finale di Libero, secondo il quale Di Pietro è stato addirittura ‘sfrattato’ poiché non pagava l’affitto: insomma, non solo l’ex pm di Mani Pulite avrebbe fatto parte dell’enorme scambio di favori legato agli immobili di Propaganda Fide, ma sarebbe stato tanto ingrato da non aver nemmeno pagato le quietanze.

Potete capire che la somma delle accuse appare un po’ grottesca. In ogni caso, per le smentite e le rettifiche, leggete la difesa di Di Pietro direttamente dal suo blog: potrete visionare i documenti, se proprio ci tenete.

D’altra parte, un minimo di responsabilità Di Pietro deve pur avercela. Responsabilità politica, in primo luogo. Per non esser stato in grado di far piazza pulita di metodi e persone non sufficientemente trasparenti. Un segno di discontinuità sarebbe potuto venire aprendo il partito alla base IDV, raccogliendo l’istanza di moralità e legalità che cresce alla periferia del partito. IDV è stata per anni una zattera di naufraghi dell’ex pentapartito. Sarebbe stato sufficiente dotarsi di metodi democratici per la scelta dei candidati alle scorse regionali, per esempio. Tralasciare con la pratica patrimonialista e nepotista, cambiando la gestione economica (se ne parlava qui). Ora non ci si deve stupire se anche la minima raccomandazione – come nel caso dell’abitazione della Mura, la quale si raccomanda all’on. Pedica, il quale la raccomanda al vescovo – venga considerata alla stregua del ladrocinio coordinato e continuativo della cricca Balducci-Anemone-Bertolaso-Scajola. A che serve lamentarsi delle fughe di notizie dei giornali? A che serve parlare di ‘crocchetta avvelenata‘ (si dice polpetta, on. Mura…), minacciare querele, eccetera, se in primis non si ha il coraggio di archiviare il paradigma del partito personalistico adottando metodologie di libera partecipazione e trasparenza?

Altri link di interesse:

Flashmob a L’Aquila. Occupata la zona rossa del centro cittadino.

Disobbedienza dei cittadini de L’Aquila. Quello che alla Rai non dicono: occupato il centro città – chiuso dal giorno del terremoto – per protestare contro la Portezione Civile e il governo per i ritardi nella ricostruzione.

L’AQUILA. Al grido di “Riprendiamoci la città” un grupppo di circa 300 aquilani ha forzato il blocco dell’esercito nella zona rossa. La polizia prima ha cercato di contenere i manifestanti, ma poi li ha assecondati limitandosi a un controllo del corteo che ha marciato verso piazza Palazzo, sotto la sede del Comune.

I cittadini sono saliti sulle montagne di macerie che ancora ingombrano la piazza e hanno ribadito che dopo 10 mesi non si è mosso nulla per ricostruire la città. Indossano magliette ed espongono cartelloni con la scritta: “6 aprile, 3.32, io non ridevo”. Ogni cittadino ha poi portato via dalla piazza una pietra, un pezzo di tegola, un pezzo di detrito. Un modo simbolico per dire: “La città dalle macerie la liberiamo noi”.

APPALTI E TERREMOTO “Riprendiamoci la città”. La rivolta degli aquilani nella zona rossa | il Centro.