Regionali, PD ancora in stallo. Primarie, why not?

Un paio di dichiarazioni in antitesi che dovrebbero far riflettere sullo stato delle cose nel PD:

REGIONALI: NICOLA ZINGARETTI, CONVERGERE SU CANDIDATURA BONINO

“Dobbiamo metterci la faccia e preparaci a dire che non siamo disperati, a convergere tutti sulla Bonino: Ricordiamoci che ci siamo anche noi”. Lo ha detto Nicola Zingaretti nel suo intervento alla riunione della direzione regionale del Pd Lazio. “La Bonino è in campo, se ci entriamo anche noi, insieme agli 11 presidenti di Municipio di centrosinistra, la partita è apertissima – ha aggiunto – Sono sempre stato contrario ad una mia candidatura alla presidenza della Regione perché ciò avrebbe portato a sciogliere la Provincia di Roma, che sta diventando un punto di riferimento. non c’è nessuna fuga dalla responsabilità di partito, ma c’è una cosa che si chiama senso delle istituzioni”. Secondo Nicola Zingaretti, ci sono alcune questioni aperte intorno alla candidatura di Emma Bonino. “Dobbiamo prendere atto che la candidatura della Bonino non è stata decisa da noi – ha affermato – La Polverini e la Bonino oggi competono per la leadership. Se il Pd proponesse ora di lavorare su una terza candidatura consegneremmo la vittoria al centrodestra: questo limita la nostra libertà di manovra. La candidatura di Emma Bonino però è molto più competitiva di quanto immaginiamo ed esalta una certa pesantezza e un certo vecchiume del centrodestra – ha detto ancora Nicola Zingaretti – sia nella candidatura che nell’apparato messi in campo dalla Polverini. Anche la questione del nucleare nel Lazio ci dimostra che è tempo di combattere”.

Anche Zingaretti si espone per la Bonino. Una domanda allora s’impone: quale il criterio di scelta? Se il PD fa sfoggio di termini quali la democrazia, in cosa esso si distinguerebbe dal carrozzone del PdL? Perché questa paura di confrontarsi con il proprio elettorato? Basta quindi autocandidarsi e pregare che il Capo legittimi a posteriori la candidatura stessa?

C’è un metodo, un metodo che richiede tempo e denaro. Soprattutto richiede sforzo organizzativo. Questo sistema sono le primarie. Il PD le ha celebrate per definire il suo assetto interiore, avrebbe potuto organizzarle in maniera uniforme per tutte le coalizioni in cui partecipa in vista delle elezioni regionali. Perché no? Chi ha paura delle primarie ha paura delle idee. Forse in primis di scoprire che diee non ne ha.

La democrazia è fatta di vincitori e vinti, non dimentichiamolo. Senza l’opposizione e senza l’alternanza dei partiti al governo si scivola nella dittatura. È quindi sbagliato avere paura delle primarie, com’é sbagliato aver paura di perdere ed entrare ed uscire dalle coalizioni con l’unico scopo di mettere un piede nel campo dei vincitori. Le elezioni che il gruppo di Facebook che mi ha scelto vorrebbe si facessero nel Lazio sono votazioni democratiche, dove si può selezionare quello giusto tra una rosa di candidati che rispecchiano strategie e visioni politiche specifiche. Chi mi ha chiamata in causa condivide con me temi importanti quali la sanità, l’energia rinnovabile, il lavoro dei giovani, gli ammortizzatori sociali, il problema del dilagare della criminalità organizzata ed il processo d’integrazione degli emigrati nella nostra società. Altri candidati, pur avendo a cuore le stesse tematiche, possibilmente sostengono posizioni diverse dalla mia. Ed è bene che sia così dal momento che la politica altro non è che una battaglia d’idee, tutto il resto non c’entra nulla, è qualcos’altro ed è pericoloso.

Negare le primarie vuol dire impedire a queste voci, alcune come la mia fuori dal coro, di farsi sentire e quindi limitare la scelta dei candidati ai vertici dei partiti e tagliar fuori dalla decisione la base, per la quale questi lavorano. A mio avviso è un gravissimo errore perché aumenta la già ingestibile distanza che esiste tra governanti e governati.

La Puglia si aprresta a celebrare delle sanguinosissime primarie fra Vendola e Boccia: stamane D’Alema è riuscito a convincere Casini ad accettare, limitatamente a quella regione, la consultazione preliminare con l’elettorato di riferimento. C’è da giurarci che – comunque esse vadano – il risultato sarà oggetto di una durissima contestazione che aprirà alla rottura definitiva della coalizione di centro-centrosinistra:

La situazione si è sbloccata stamattina, quando il pressing di Massimo D’Alema su Pier Ferdinando Casini ha ottenuto un risultato decisivo: il via libera del leader Udc, che ha assicurato che il suo partito starà alla finestra, confidando in una vittoria di Boccia su cui poi confluire in campagna elettorale. In caso di vittoria di Vendola, invece, l’Udc prenderà altre strade: molto probabilmente un apparentamento con il candidato del Pdl o, in subordine, una corsa in solitaria (fonte: l’Unità).