Il Giornale vs. Fini: il metodo del ‘così fan tutti’

Poche parole per liquidare – definitivamente? – il caso della casa a Montencarlo di Fini-Tulliani. Ricordate Boffo? Lo scorso anno il finto scoop di Feltri servì a liquidare il direttore de L’Avvenire, non già perché reo di lesa maesta nei confronti di Berlusconi – troppo timide le critiche de L’Avvenire sullo scandalo sessuale di Papi-Noemi – bensì perché il suo “profilo” si prestava per essere sacrificato sulla pubblica piazza al grido di così fan tutti:

Il direttore de Il Giornale sottolinea poi che all’epoca, «un periodo di fuochi d’artificio sui presunti eccessi amorosi di Berlusconi», venne giudicato interessante il caso Boffo «per cercare di dimostrare che tutti noi faremmo meglio a non speculare sul privato degli altri, perché anche il nostro, se scandagliato, non risulta mai perfetto. Poteva finire qui» (Feltri ci ripensa: Boffo va ammirato – Corriere.it).

Chiaro e lineare. Si tratta di manipolare il dibattito pubblico al fine di salvaguardare Berlusconi dallo scandalo di turno. Ieri il sesso, oggi la corruzione che dilaga nel governo. C’è una tesi e una linea comune da perseguire, anche attraverso altri media o fonti di informazione. Solo in questi giorni si è parlato dello yacth di Vasco Rossi o di Massimo Boldi. Pensate che a Ferragosto le Fiamme Gialle siano doppiamente operative? La notizia fa parte del quadro che vi vogliono vendere: così fan tutti. Tutti evadono le tasse, tutti hanno truffato sull’acquisto delle case, tutti sono corrotti, più o meno come Berlusconi. Anche il nostro privato, se scandagliato, non è perfetto. Lui ha finanziato Provenzano? Pazienza, anche voi nel vostro piccolo avete favorito qualche prepotente di turno. Avete chiuso un occhio. Siete, persino voi, un po’ come B. Rassegnatevi.

Poi ci sono tutte le ragioni politiche: dividere i finiani in primis. Oggi Il Giornale ha avvisato che nel numero di domattina saranno pubblicate le fatture che dimostrano l’acquisto dei mobili da parte di Fini e Tulliani per la casa di Montecarlo. Peccato che oggi l’azienda dei mobili chiamata in causa abbia smentito:

La società Castellucci Maria Teresa, con esercizio in Roma via Aurelia Km 13,400, in relazione alle notizie di stampa apparse su alcuni quotidiani precisa di non aver mai effettuato trasporto o montaggio di mobili acquistati presso il proprio esercizio da Roma a Montecarlo, nell’interesse di Elisabetta Tulliani o suoi familiari o dell’onorevole Fini (L’Unione Sarda.it).

La prova provata non c’è? Scommettete che la prima pagina de Il Giornale di domani offrirà delle sorprese? Per esempio, un’improvviso cambio di rotta sul caso Montecarlo?

Ricatto o killeraggio, Marrazzo può non essere l’unico. Il Corona style applicato ai viados.

Pensate a una piramide. Alla base, la bassa manovalanza, i ricattatori, i violatori di privacy, che nel caso Marrazzo erano pure carabinieri – nei primi giorni scrivevano i giornali di una “banda di carabinieri”, e chi ricorda la Uno bianca ha avuto qualche brivido – e al vertice risiede un grande coordinatore nascosto, in grado di manovrare i dossier scottanti come egli stesso vuole. Una applicazione del modello Corona, oggi alla sbarra, fatto di foto o video frutto di pedinamenti e intrusioni nella sfera privata della persona. Il caso Boffo è stato il primo di una serie di linciaggi a mezzo stampa. Anche in quel caso è stata paventata l’omosessualità del soggetto. Il giudice Mesiano è stato osservato di nascosto mistificandone il comportamento come i nazisti fecero nel ghetto di Varsavia con gli ebrei in un terribile documentario. E infine il caso Marrazzo, certamente facilitato dalla condotta discinta del governatore del Lazio, ma provocato dalla irruzione in un domicilio privato, quindi da un abuso ordito da presunti carabinieri in cerca di soldi facili.
Entrambi i casi hanno aspetti inquietanti e similari, in primis l’effetto di aver fatto fuori dallo scenario pubblico i personaggi colpiti, (Boffo e Marrazzo, nel caso Mesiano questo non è accaduto, ma si presume che l’intento fosse il medesimo). Oppure l’esser riusciti a farli passare per pazzi o sessualmente deviati. Uno scenario che ha a che fare da vicino con le purge staliniste. Il nemico politico veniva annientato sottoponendolo a giudizio in processi farsa. Quella attuale è la variante mediatica della purga: al processo si sostituisce la gogna, all’accusa di essere dei cospiratori la vergogna di veder esposte alla luce del pubblico le proprie miserrime vicissitudini private. Dell’uomo vengono mostrate le meschinità del corpo, e l’effetto di demolirne l’immagine pubblica è raggiunto.

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    • Tra le tante cose che non tornano del caso Marrazzo ci sono anche le date in cui il video è stato visionato dal direttore di “Chi”, Alfonso Signorini

       

    • ha confermato di aver visto le immagini del governatore del Lazio con una trans: “Effettivamente una decina di giorni fa dall’agenzia fotografica Masi mi è stato proposto”

       

    • A Il Fatto risulta che Signorini visiona il filmato il 5 ottobre, almeno dieci giorni prima di quanto dica

       

    • Signorini, come lui stesso ha confermato a Skytg24, avverte Marina Berlusconi e l’amministratore delegato della Mondadori, Maurizio Costa, ma smentisce di aver parlato con il premier

       

    • «Le foto mi sono state offerte dall’agenzia fotografica Masi alla modica cifra di 200 mila euro trattabili e non appena ho visto le immagini – ha spiegato ritenuto che non fosse assolutamente il caso di renderle pubbliche, né di acquistarle…. Credo proprio sia vero che Berlusconi abbia contattato Marrazzo, ma non sono stato io ad avvertire Berlusconi»

       

    • Questa la sua versione ieri, nella giornata in cui uno dei vice direttori di “Chi”, Rita Pinci, è stata licenziata (stessa sorte era capitata nello scorso luglio a Paola Bergna, photoeditor, non proprio in linea con la direzione di Signorini)

       

    • La comunicazione alla Pinci è arrivata a mezzogiorno, un quarto d’ora dopo è stata direttamente “accompagnata” fuori dalla Mondadori

       

    • Chi è l’unico giornale che ha ottenuto una copia del filmato di Marrazzo per visionarlo, non era stato possibile né per Oggi né per Libero

       

    • Il settimanale della Rizzoli è stato il primo giornale a cui la Photo Masi si è rivolta

       

    • Umberto Brindani: “Sono stato contattato nella prima metà di agosto da Carmen Masi

       

    • Ha chiamato subito me perché c’è un rapporto di fiducia, è un’agenzia molto seria con cui lavoro da anni

       

    • mi proponeva un video che ritraeva il governatore Marrazzo con un trans, mi ha detto anche che su un tavolo si vedevano strisce di cocaina e denaro

       

    • Rientrato dalle vacanze il direttore Andrea Monti, decidiamo di comune accordo di mandare il nostro cronista più esperto, Giangavino Sulas

       

    • incontra due dei quattro carabinieri arrestati, ma quel giorno non rivelano certo la loro identità

       

    • va il primo di settembre a Roma

       

    • gli mostrano il video

       

    • Sulas li avverte che deve parlare con Monti e con me prima di qualsiasi decisione

       

    • L’inviato di Oggi torna a Milano il 2 settembre e racconta quanto visto a Monti e Brindani che nel giro di una paio di giorni rifiutano di aprire qualsiasi trattativa

       

    • c’è di mezzo la vita di un uomo

       

    • non era pubblicabile per violazione della privacy e per probabile violazione di domicilio

       

    • non avevamo potuto parlare con il transessuale e non era chiaro che il video fosse autentico

       

    • Per noi la vicenda era archiviata

       

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    • Indagini a tutto campo. Anche e soprattutto per accertare se oltre a Piero Marrazzo, ormai ex presidente della Regione Lazio, sotto ricatto c’erano altri personaggi famosi

       

    • Politici, attori, calciatori, nomi sussurrati dagli stessi trans dell’ormai famoso appartamento di via Gradoli

       

    • Nomi che però non risulterebbero allo stato agli atti dell’inchiesta, nè nelle intercettazioni

       

    • il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ed il sostituto Rodolfo Sabelli stanno passando al setaccio almeno tre rapine compiute la scorsa primavera da sedicenti carabinieri ai danni di transessuali

       

    • Verifiche ci sono anche per stabilire chi portava la cocaina nel corso degli incontri, chi la cedeva e chi la comprava

       

    • Altri accertamenti invece riguardano i soldi, tantissimi, usati per pagare i transessuali che, per un rapporto «con coca», chiedevano anche 5.000 euro

       

    • Ma anche i soldi che avrebbero percepito i quattro carabinieri arrestati sempre frutto di altri ricatti

       

    • non ci sono accertamenti in corso su Marrazzo

       

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Cronache del dopo Boffo. L’oscuramento prossimo venturo.


foto – RadioGold – Vox Populi

Il circo mediatico messo in piedi da Crudelia Feltri che è scaturito nella defenestrazione del Boffo, un comune omosessuale attenzionato dalla polizia a detta loro, non si spegne e ha provocato alla stregua di una eruzione vulcanica l’oscuramento del cielo della cronaca politica.
Il caso Fondi, dopo la tiepida denuncia di Walter Veltroni, neofita dell’antimafia, è passato direttamente dai trafiletti al cestino della carta. I rilanci ANSA? Ce ne sono stati? Eppure a Fondi un attentato dinamitardo ha distrutto auto e case. Avete sentito bene. Un attentato come nello stile Via D’Amelio, per capirci, solo in scala ridotta. Chi ne ha parlato? Nessuno. La realtà, questa sconosciuta. Impegnati nella pratica dello schizzo di fango, che avrebbe coinvolo nell’ordine, cominciando dai vivi: De Benedetti, Eugenio Scalfari, Enrico Mentana, Gustavo Zagrebelsky, Concita De Gregorio, Dino Boffo, Ezio Mauro; per chiudere con i morti: Ted Kennedy e Gianni Agnelli, avrebbero ottenuto l’effetto cercato: la distrazione di massa.
A Venezia una manifestazione contro i tagli al fondo spettacolo – il FUS – viene soffocata dalle manganellate della polizia? Non c’è traccia. Il tubo catodico invece informa dell’imminente passaggio al digitale. Dal 24 Settembre il TG5 sarà visibile solo con il decoder. Un primo tassello per la futura libertà d’informazione.

  • Articolo 21 – Fondi: il governo tace, le mafie usano il tritolo – di Antonio Turri
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    • A Fondi, mentre il Governo si ostina a non voler sciogliere il Consiglio Comunale, nonostante la richiesta del Prefetto che già un anno fa aveva individuato pesanti infiltrazioni mafiose  nell’amministrazione municipale, le mafie consolidano la strategia del fuoco e dell’esplosivo. L’inchiesta della DDA di Roma e le indagini delle Forze di Polizia provocano la reazione dei clan che inviano messaggi con le bombe ai loro referenti politici. Ma il mancato scioglimento indebolisce le attività di contrasto e danno il segno dell’impunità per mafie e camorra. Intanto su Fondi sembra sceso di nuovo il silenzio della stampa nazionale e della maggioranza delle TV: anche per questo ha un senso l’adesione alla manifestazione nazionale per la libertà di informazione in Italia, cui hanno intenzione di aderire i cittadini e le associazioni libere di Fondi.

    • A Fondi sono le 2,30 del 3 settembre 2009, una bomba di elevata potenza deflagra nella centralissima via Spinete.
      Lo scenario che si presenta ai soccorritori  della polizia e dei carabinieri è impressionante. Un autocarro furgonato, appartenente ad una ditta per la fornitura di caffè  a bar ed a ristoranti del sud  Pontino,  oggetto dell’attentato, è andato completamente distrutto. Vi sono  rottami di autovetture,
      cornicioni,serrande,finestre e portoni divelti sparsi a decine di metri  sull’asfalto.

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    • In occasione dell’inaugurazione della 66esema  Mostra del Cinema di Venezia, quella che voleva essere una determinata, ma pacifica contestazione dei precari della cultura e dello spettacolo contro i tagli al FUS, è stata violentemente sedata. Un corteo di un centinaio di ragazzi, tra cui il movimento per i diritti dei lavoratori dello spettacolo- O.3, è stato caricato più volte dalla polizia in tenuta antisommossa all’altezza dell’Hotel des Bains, ferendo 4 ragazzi(2 di loro medicati in ospedale e poi rilasciati).
    • Immagini registrate da una telecamera privata testimoniano la gratuità delle azioni delle forza dell’ordine.
      Una decina di persone, tra cui 2 di noi e per la maggior parte donne, sono riuscite a passare e a avvicinarsi alla sede della mostra del cinema.
    • L’intenzione era quella di alzare dei fogli di carta con su scritto:”Precario dello spettacolo” e “Precario della cultura”, di gonfiare palloncini neri
    • Al primo foglio alzato al passaggio del Ministro Bondi da una delle ragazze, le forze dell’ordine sono intervenute massicciamente, strattonandoci, isolandoci e scortandoci fuori dall’area.

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Marino risponde. Sulla sanità. Sul caso Boffo. Sull’Istituto Montalcini.

Le risposte di Marino: oggi su LA7 due interventi diversi per ribadire il suo giudizio sul caso Boffo e sulla possibile chiusura della Fondazione Ebri, l’istituto di ricerca creato dalla Montalcini.

Dice Marino, “così si umilia la ricerca”. “Non c’è spazio per il merito in Italia con questo governo”. Intanto, la Presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, ha invitato la Fondazione e la Montalcini a trasferirsi a Torino (leggi: Ricerca. Bresso invita Rita Levi Montalcini e Fondazione Ebri a Torino).

Sulla sanità, Marino risponde in maniera molto schietta e precisa al sen. Gramazio (PDL) il quale lo aveva criticato di un certo lassismo al cospetto dei recenti casi di malasanità. Marino ha ricordato al collega che la commissione non ha chiuso per ferie ed è sempre attiva.

“La fascia rossa”, dice Marino a Omnibus sulla questione della libertà d’informazione, è perché vi è un “allarme rosso”. L’attacco a Boffo? E’ necessario risolvere il conflitto d’interesse. E’ squadrismo. Colpirne uno per educarne cento. Ora un giornalista che troverà qualcosa che non va bene sulla vita di Berlusconi, si sentirà tranquillo di poterlo fare?

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Marino a Gramazio: la Commissione è sempre attiva

  • L’attività della Commissione d’inchiesta sul Ssn, che mi onoro di presiedere, non si mai fermata, neppure nel corso della sospensione dell’attività parlamentare.

  • “Al senatore Gramazio, che ne chiede l’immediata convocazione – sottolinea pertanto Marino in una nota – rispondo ricordando gli ultimi atti della Commissione: la relazione sulla tragica morte, la scorsa settimana, di un giovane a Mazzarino, nel nisseno, stata inviata prontamente a tutti i membri della Commissione e sarà oggetto di discussione nel corso del prossimo Ufficio di presidenza”.
  • “Ricordo al senatore che i sopralluoghi non sono mai stati sospesi: lunedì e martedì prossimo in programma una delicata missione della quale, per ovvie ragioni di riservatezza, non posso rivelare la destinazione. E non voglio dimenticare l’efficacia della nostra inchiesta nelle cliniche del gruppo Villa Pini, a Pescara: nel mese di agosto siamo riusciti a far trasferire in strutture dignitose, decine di pazienti psichiatrici che venivano trattati in condizioni disumane”.
  • “Sottolineo – incalza Marino – che il regolamento del Senato consentirebbe anche a un terzo dei componenti della Commissione di chiederne la convocazione, ma non mi è giunta in tal senso alcuna richiesta. Pertanto non mi pare che l’allarme del senatore Gramazio sia stato considerato tale da altri componenti dell’organismo parlamentare”.

L’omosessualità attenzionata dalla polizia e le bombe carta. Una sottile congiunzione.

Il cattivismo feltriano del Giornale che sbatte l’omosessuale Boffo in prima pagina e il terrorismo omofobo che circola nelle strade di Roma: che cosa li congiunge? Un sentore che si può percepire dalle parole di un articolo scritto per attaccare politicamente un avversario possiede una similarità con la violenza contro gli omosessuali che in questi giorni riemerge dalle colonne della cronaca.
Dare dell’omosessuale e scrivere che il tale è addirittura attenzionato dalla polizia, equivale a scrivere che gli omosessuali sono pericolosi. L’omosessualità viene mostrata come un disvalore. Una pecca. Un fatto dequalificante. E’ un omosessuale quindi non può occupare il posto che occupa. Deve essere rimosso in quanto anomalia. Non può esistere che un omosessuale diriga un giornale della CEI.
Implicitamente si afferma che un omosessuale non debba esistere, non debba respirare, non possa andare nei locali, a ballare, a divertirsi; non possa baciarsi in pubblico, né attraversare la strada mano nella mano con il proprio partner. Di fatto, si legittima questa violenza. Che non è altro che un tentativo di cancellare la diversità, stabilendo prima che questa è diversità, stabilendo una normale che promana da un presunto ordine naturale.

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    • Davanti all’ennesimo attacco contro la comunità GLBTQ bisogna a questo punto fondersi, ricompattare le fila. Dobbiamo pretendere che la vergognosa situazione che vede l’Italia fanalino di coda in tema di diritti civili sia sanata, e l’unico modo per arrivarci è che l’intera comunità gay italiana si compatti e finalmente si unisca mettendo da parte i particolarismi e le divisioni che fino ad oggi l’hanno tenuta occupata assai di più del raggiungimento dell’obiettivo
    • siamo non solo vittime ma corresponsabili di questa situazione
    • Come diceva Eleanor Roosevelt “Nessuno può farci sentire inferiori senza il nostro consenso”, e se siamo qui lo dobbiamo anche al fatto che i nostri trent’anni di lotta sono stati oggettivamente meno efficaci di quelli dei nostri compagni di ventura degli altri paesi europei.
    • Basti guardare cosa succede anche nel PD, dove il tavolo GLBT del partito decide inspiegabilmente di mantenersi equidistante tra le mozioni nonostante una soltanto sia apertamente schierata e impegni l’intero partito sul fronte dell’uguaglianza e della piena dignità dei cittadini GLBT e le altre due non dicano una sola parola sull’argomento,
    • Quale altro fragoroso rumore stiamo aspettando per rimetterci in ascolto?
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    • ‘E’ arrivato il momento che i cittadini romani, tutti, facciano sentire la loro voce contro chi sta cercando di distruggere una storia millenaria di accoglienza. La citta’ di Roma deve reagire a chi vuole darne un’immagine omofoba, razzista e violenta’. Cosi’ la deputata del Pd Paola Concia
    • ‘L’incredibile e intollerabile attentato della notte scorsa a Gay Street – aggiunge – e’ l’ennesima conferma che l’omofobia vive una reale escalation, non solo nei sempre piu’ frequenti episodi di violenza, ma anche nelle forme, che sono delle vere intimidazioni, volte a innescare la paura negli omosessuali e transessuali italiani’.
    • A questa violenza si impone una reazione, pacifica e di massa. Per questo invito tutti i romani, di destra e di sinistra – conclude – le forze politiche tutte e le istituzioni ad essere vicini agli omosessuali e transessuali che si riuniranno in un presidio-assemblea questa sera alle 22 a Gay Street, e partecipare alla fiaccolata prevista venerdi’ alle 21, in via San Giovanni in Laterano
    • I violenti devono sapere di essere una miserabile minoranza, ne va del diritto di tutti a vivere in un Paese civile
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    • Dopo l’enensima aggressione alla comunità omosessuale, Ignazio si dichiara indignato e preoccupato: “Ma che Paese è quello in cui si verificano episodi di questo genere? E’ inaccettabile rimanere inerti e non poter agire per contrastare i reati di omofobia, di discriminazione e di odio fondati sull’orientamento sessuale “.
    • Ignazio apprezza l’apertura di Bersani e conferma l’urgenza della discussione sulla proposta di legge contro l’omofobia depositata in Parlamento
    • riprendere i  temi del rispetto, della libertà e dei diritti dei singoli individui
    • Sono soddisfatto che la nostra proposta  di legge sull’omofobia  sia largamente sostenuta sia dall’opposizione che da parte del Governo.
    • richiediamo che la discussione del testo proposto dall’on. Paola Concia, prima firmataria e sostenitrice della mozione Marino, sia inserita il più presto possibile nel calendario dei lavori dell’aula della Camera

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Il Giornale dei manipolatori. Come si inventa una informativa giudiziaria.

L’informativa giudiziaria su Boffo è un bluff. Lo dimostra un articolo di D’Avanzo su La Repubblica. Non può esser parte del procedimento giudiziario. E’ opera di qualcun altro. E Il Giornale, autorevolissimo nelle inchieste "junk" – monnezza, pubblica tutto infarcendo di falsità. Ciò dimostra la pianificazione. Dimostra l’intento diffamatorio. Feltri si è prestato alla manovalanza. A scavare nel truce ci si riduce a mero servitore.
Nell’articolo si ipotizza un uso improprio, quindi un abuso, di notizie riservate raccolte probabilmente da funzionari del ministero dell’Interno. Addirittura si ipotizza che il Viminale schedi gli omosessuali.
Ciò mostra che Mr b si sente braccato. E’ alle corde e usa tutti i mezzi, in primis quelli illegittimi, che la sua posizione gli consente di usare. Aspettiamoci d’altro.

  • Chi ha dato a Feltri la falsa "nota informativa"?, Repubblica.it

    • Il lungo articolo, a pagina 3, dà conto di "una nota informativa che accompagna e spiega il rinvio a giudizio del grande moralizzatore disposto dal Gip del tribunale di Terni il 9 agosto del 2004". La "nota" è l’esclusivo perno delle "rivelazioni" del quotidiano del capo del governo. L’"informativa" subito appare tanto bizzarra da essere farlocca. Nessuna ordinanza del giudice per le indagini preliminari è mai "accompagnata" da una "nota informativa". E soprattutto nessuna informativa di polizia giudiziaria ricorda il fatto su cui si indaga come di un evento del passato già concluso in Tribunale.
    • È falso che quella "nota" accompagni l’ordinanza del giudice, come riferisce il Giornale. L’"informativa" riepiloga l’esito del procedimento. Non è stata scritta, quindi, durante le indagini preliminari, ma dopo che tutto l’affare era già stato risolto con il pagamento dell’ammenda. Dunque, non è un atto del fascicolo giudiziario. Per mero scrupolo, lo accerterà anche il procuratore di Terni Cardella che avrà modo di verificare, con i crismi dell’ufficialità, che la nota informativa non è agli atti e che in nessun documento del processo si fa riferimento alla presunta "omosessualità" di Boffo. La "nota informativa", pubblicata dal Giornale del presidente del Consiglio, è dunque soltanto una "velina" che qualcuno manda a qualche altro per informarlo di che cosa è accaduto a Terni, anni addietro, in un "caso" che ha visto coinvolto il direttore dell’Avvenire.
    • L’evidenza sollecita qualche domanda preliminare: è vero o falso che Dino Boffo sia "un noto omosessuale attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni"? È vero o falso che la polizia di Stato schedi gli omosessuali?
    • chi è quel qualcuno che redige la "velina"? Per quale motivo o sollecitazione? Chi ne è il destinatario?
      C’è un secondo stralcio della cronaca del Giornale che aiuta a orientarsi. Scrive il quotidiano del capo del governo: "Nell’informativa si legge ancora che (…) delle debolezze ricorrenti di cui soffre e ha sofferto il direttore Boffo "sono a conoscenza il cardinale Camillo Ruini, il cardinale Dionigi Tettamanzi e monsignor Giuseppe Betori"". C’è qui come un’impronta. Nessuna polizia giudiziaria, incaricata di accertare se ci siano state o meno molestie in una piccola città di provincia (deve soltanto scrutinare i tabulati telefonici), si dà da fare per accertare chi sia o meno a conoscenza nella gerarchia della Chiesa delle presunte "debolezze" di un indagato. Che c’azzecca? E infatti è una "bufala" che il documento del Giornale sia un atto giudiziario. E’ una "velina" e dietro la "velina" ci sono i miasmi infetti di un lavoro sporco che vuole offrire al potere strumenti di pressione, di influenza, di coercizione verso l’alto (Ruini, Tettamanzi, Betori) e verso il basso (Boffo). È questo il lavoro sporco peculiare di servizi segreti o burocrazie della sicurezza spregiudicate indirizzate o messe sotto pressione da un’autorità politica spregiudicatissima e violenta. È il cuore di questa storia.
    • Quel che abbiamo sotto gli occhi è il quadro peggiore che Repubblica ha immaginato da mesi. Con la nona delle dieci domande, chiedevamo (e chiediamo) a Silvio Berlusconi: "Lei ha parlato di un "progetto eversivo" che la minaccia. Può garantire di non aver usato né di voler usare intelligence e polizie contro testimoni, magistrati, giornalisti?".
    • il potere che ci governa raccoglie dalla burocrazia della sicurezza dossier velenosi che possano alimentare campagne di denigrazione degli avversari politici.
    • Lo sappiamo, con la fine dell’estate Berlusconi decide di cambiare passo: dal muto imbarazzo all’aggressione brutale di chi dissente. Chiede o fa chiedere (o spontaneamente gli vengono offerte da burocrati genuflessi e ambiziosissimi) "notizie riservate" che, manipolate con perizia, arrangiate e distorte per l’occasione, possono distruggere la reputazione dei non-conformi e intimidire di riflesso i poteri – in questo caso, la gerarchia della Chiesa – con cui Berlusconi deve fare i conti. Quelle notizie vengono poi passate – magari nella forma della "lettera anonima" redatta da collaboratori dei servizi – ai giornali direttamente o indirettamente controllati dal capo del governo. In redazione se ne trucca la cornice, l’attendibilità, la provenienza. Quei dossier taroccati diventano così l’arma di una bastonatura brutale che deve eliminare gli scomodi, spaventare chi dissente, "educare" i perplessi.

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