Vittoria! Vittoria! Balli e canti sul cadavere della manovra

Ha vinto Berlusconi. Viva la revolucion! Peccato che questa ridicola messa in scena del governo causerà un buco di venti miliardi di euro rispetto ai 45 del saldo iniziale previsto dal decreto di ferragosto (via Il Sole 24 ore). L’azzeramento della manovra correttiva di Tremonti è avvenuto ad Arcore, a pranzo, in assenza di Bossi, uscito da palazzo alla chetichella, infilandosi immediatamente nella sua auto blu, senza incontrare i giornalisti. Mancava anche Maroni: era dovuto andare all’incontro con i sindaci. Restava il solo Calderoli, e non si può dire che egli sia la miglior rappresentanza per la Lega, viste le divergenze di veduta fra lui, Bossi e Maroni medesimi. Calderoli ha quindi ceduto sulle pensioni, ma solo per quella minima parte di contribuenti che hanno riscattato gli anni di leva o di laurea, una percentuale residua dell’elettorato leghista, avrà pensato. Ai fini elettorali, nessun danno. Il danno è per coloro i quali hanno pagato somme di denaro all’INPS e ora si vedono quegli anni di contributo inutili al calcolo degli anni di anzianità (rimangono invece nel computo dell’assegno). Dicono che questo sia il primo passo verso l’abolizione delle pensioni di anzianità. Di fatto la norma proposta trasforma in appropriazione indebita quei contributi già versati (di massima, il riscatto della laurea o della leva si fa per lavorare qualche anno in meno). E poi: via le province, ma solo per legge costituzionale. Significa posticipare nel tempo e rendere del tutto incerta la loro riforma, quindi rendere incerti anche i risparmi di bilancio relativi.

Il patto dei rigatoni, così passerà alla storia la cancellazione delle promesse fatte in sede europea – ma la manovra d’agosto non era dettata dalla BCE tramite quella famosa lettera di Trichet? – è stato siglato nella sala del pianoforte: la stessa dove si svolge(va) il bunga-bunga.

Sappiate che tutto quanto è stato deciso in quella sala, dovrà passare per il vaglio delle Camere. Dovrà essere tradotto in emendamenti e depositato in Commissione referente entro le 20 di.. ieri. Ieri. Ne consegue che il parlamento dovrà giocoforza riaprire i termini per la presentazione degli emendamenti affinché il relatore di maggioranza presenti un maxi-emendamento governativo che comprenda tutte le modifiche annunciate in serata. L’ennesima forzatura delle regole parlamentari.

Cancellata la manovra d’agosto, tutto da rifare

Il vertice di Arcore di oggi è il capolinea della vergogna: tutte le chiacchiere ferragostane sul contributo di solidarietà, sulla cancellazione dei comuni sotto i mille abitanti, sulla riduzione mediante accorpamento delle province, acqua passata. Bossi e Berlusconi hanno cancellato ogni norma, tranne quelle sulle festività e sul diritto a licenziare. Ne consegue che la manovra non ha più alcun senso. Non sono state prospettate misure che sostituiscano le predette norme in fatto di tagli alla spesa, quindi sarà impossibile, stando a quanto sentito stasera, approvare il decreto di ferragosto negli stessi saldi. Tanto per dire: l’intervento sulle pensioni – l’abolizione della facoltà di riscatto degli anni di studio universitario o di leva militare obbligatoria – è ridicolo e i suoi effetti sulla spesa pubblica sono tutti da dimostrare (questo perché per riscattare gli anni della laurea bisogna pagare all’INPS una discreta somma che ora nessuno si sognerà più di dare).

Il taglio delle Province verrà inserito invece in una legge costituzionale: le province verranno declassate a organismi istituzionali di secondo livello. Non saranno più organi elettivi bensì nominativi (con responsabilità in capo alle Regioni). Risultato: dalle province ai poltronifici. Nessuno può dire oggi se questa riforma apporterà benefici al bilancio pubblico mentre è quasi certo che incrementerà la corruttela e il clientelismo.

I mancati tagli ai comuni non trovano alcun contrappeso: non verrà apportato alcun aumento all’IVA. Mentre il dimezzamento dei parlamentari verrà inserito anche esso in una legge di riforma costituzionale. Ergo: non ci sarà alcuna modifica ai privilegi di casta. Nulla. Niente di niente. E’ un decreto svuotato del suo contenuto. Dalla fretta di ferragosto si è passati alla più classica delle retromarce. Nessuno cita più la lettera di Trichet. Nessuno ricorda le minacce di Berlino e di Parigi. Il peggio sembra passato e invece il peggio è in questo governo che non è in grado di difendere le proprie – impopolari e ingiuste – scelte. Oggi il cuore non gronda più sangue: salvati i redditi alti (anche i calciatori tirano un sospiro di sollievo), non una parola contro l’evasione e l’elusione, salvo una promessa di un futuro intervento di “nuove misure fiscali finalizzate a eliminare l’abuso di intestazioni e interposizioni patrimoniali elusive” (via La Repubblica.it).

Il governo scherza con il fuoco. La BCE sta a guardare ma ben presto farà tremare le fondamenta di Palazzo Grazioli. Potete giurarci.

Per concludere, un’osservazione: declassamento delle province a organi di secondo grado di natura nominativa e dimezzamento dei parlamentari (ripeto, non del loro stipendio né dei loro privilegi) equivale a dire meno democrazia per tutti.

Pagliacciate leghiste all’ombra della nuova manovra da 40 miliardi

Balle! Direbbe il Bossi giovane al Bossi anziano. L’idea della scaletta di interventi pseudolegislativi da sottoporre come vincolo al premier pena la defenestrazione, fa ridere. L’intimazione a Zio Giulio Tremonti – fermati! – non avrà effetto alcuno. Lui, il ministro dell’Economia, tiene nel cassetto, pronta per la Commissione UE e per Moody’s e per Standard & Poor’s, una manovra da 40 miliardi di euro. Il necessario per far quadrare lo sgangherato bilancio italiano, gravato da uno spread rispetto ai Bund tedeschi salito sopra quota 200 punti base (il che si traduce in un salasso in termini di interessi pagati sul debito pubblico).

Dove colpirà Tremonti? Provate a indovinare: “sforbiciate alle pensioni più alte, donne in quiescenza a 65 anni anche nel settore privato, e aumento dei contributi sui famigerati co.co.pro. . Il governo ha un bisogno disperato di soldi e li raccatta dove può: continuando a guardarsi bene, però, dal colpire le rendite finanziarie “ (Sara Santolini, La voce del ribelle). certo, colpire le pensioni più alte può anche essere considerata una buona notizia. Ma non pensiate che la ricetta si riduca a questo: ce n’è per tutti, artigiani, dipendenti e enti locali compresi (più volte presi di mira con le finanziarie e le manovre correttive passate). E poi: scuola pubblica, università, ricerca. Oserà l’inosabile. Checché ne dica la Lega.

La politica di rigore fiscale non è un’opzione, non è temporanea, non è conseguenza imposta da una congiuntura economica negativa, ma è invece ‘la’ politica necessaria e senza alternative per gli anni a venire’, Giulio Tremonti.

Politica del rigore fscale necessaria e senza alternative. Parole schiette. Come fare ad ignorarle? Dal palco di Pontida nessuno si è fatto carico di informare i convitati. Nessuno ha compreso bene quel coro di buuu quando l’Umberto ha mimato un pollice verso a Berlusconi. Come ha scritto qualcuno: “ho visto una Classe Dirigente spompata, più imbarazzante che delirante, che non ha più nulla da dire, che oggi avrebbe dovuto svoltare, e che ha finito per farsi il funerale” (Non Leggerlo).

Libia, la Lega bombarderebbe a tappeto, il PD non sa dove stare

Attenti a non farvi ingannare: le ragioni profonde dell’opposizione della Lega Nord alla decisione del governo di bombardare in Libia non è dovuta a questioni di pacifismo. Fosse per la Lega si bombarderebbe a tappeto tutta la Libia, pur di non avere un solo profugo in Padania. Ci sono sottosegretari che hanno ipotizzato di sparare ai barconi di disperati. Questa la loro forza, l’idiozia.

La Lega lamenta il lassismo di Berlusconi dinanzi alla Grandeur di Sarkozy. Il Nostro si è ammosciato davanti al presidente francese. Berlusconi è uscito dal vertice con Parigi a mani vuote. Soprattutto sui respingimenti francesi, Berlusconi nulla ha potuto se non firmare una lettera congiunta con Sarkozy il cui valore è prossimo a zero. In più il governo ha calato le braghe con Lactalis – troppo alta la sua offerta per i modesti investitori italiani – e sul nucleare non ha potuto rompere in alcun modo i contratti con EDF, la società elettrica francese. Insomma, una disfatta. Evidentemente le barzellette non hanno fatto ridere nessuno. Ridevano i francesi, e soprattutto i loro portafogli.

La Lega avrebbe detto sì ai bombardamenti in cambio di una 2contropartita tecnica” all’altezza: niente accoglimenti degli immigrati tunisini, niente aerei. Ma Berlusconi si è trovato conle spalle al muro. Chissà quale il tono di chiamata di Obama, l’altro giorno. Un governo veramente debole in politica estera. I cablogrammi svelati da Wikileaks hanno mostrato come il governo già nel 2009 fosse genuflesso dinanzi all’amministrazione Obama quando venne richiesta collaborazione per lo smistamento dei carcerati di Guantanamo. L’Italia dovette gestire due tunisini, poi espulsi, e per fare ciò Frattini fece carte false con la Lega. La Lega era ritenuta dall’ambasciatore USA una vera incognita, un elemento che poteva gettare i rapporti con Roma nell’incertezza.

Questo il capitolo “Lega”. Non sta meglio il PD. Sappiate sin da ora che la spaccatura nella maggioranza sulla Libia sarebbe avvenuta anche a parti invertite, ovvero con una coalizione PD-IDV-SeL. Insomma, un problema cronico fra atlantistismo e pacifismo che attanaglia il centro-sinistra sin da quando esso stesso ha cominciato a prefigurarsi come maggioranza di governo. I governi Prodi, D’Alema hanno vissuto sulla loro pelle tensioni terribili. E i governi di allora, quando si trattò di rifinanziare le missioni in Iraq o di bombardare la Serbia, impiegarono acrobazie verbali non dissimili da quelle impiegate dai berluscones in queste ore.

Ecco perché anche oggi il PD sulla Libia non ha una linea politica: gli inviati di Bersani non fanno che evidenziare le incongruenze della maggioranza ma dimenticano di dire quel che pensano sulle bombe. Da che parte sta Bersani? Le bombe sono il naturale sbocco della strategia adottata a Marzo? Oppure abbiamo alternative?

Gheddafi in Italia: soccorso libico per le banche italiane

Pensate che ci sia solo da festeggiare per il trattato di Amicizia italia-Libia (votato ahinoi anche dal PD)? Bossi non era del medesimo parewre, qualche giorno fa, quando giunto a Villa Campari si era deciso a mettersi di traverso sulla cavalcata del profeta libico nelle banche italiane. Ma Berlusconi e Gheddafi costituiscono più di un sodalizio d’interesse: Berlusconi ha scovato la gallina dalle uova d’oro che gli permette di nascondere i guasti del sistema bancario italiano e, in secondo luogo, di fare affari, per sé e per gli amici di Impregilo (che costruiranno in Libia l’autostrada costiera per appalti miliardari).

Ma ciò che più importa è il livello di insediamento del capitale libico nel sistema finanziario e imprenditoriale italiano: Unicredit è praticamente controllata da Gheddafi con solo il 7% delle azioni:

i soci libici possiedono «effettivamente» il 7% di Unicredit, superando così anche i neo-azionisti di Abu Dhabi, Aabar, fino ad oggi in testa nell’azionariato col 4,99% […] L’operazione messa a segno a fine luglio dalla Lia, Libyan Investment Authority (il fondo sovrano di Gheddafi), che ha portato la propria partecipazione al 2,07%, si aggiunge a quelle della Banca Centrale Libica e della Libyan Arab Foreign Bank, che detengono un altro 4,98% (Unicredit: 4.700 esuberi Gheddafi primo socio – Economia – l’Unità.it).

La Libian Investment Authority gestisce i denari provenienti dal petrolio, presto sfruttato da British Petroleoum (BP, quella del disastro del Golfo del Messico): si stima che possieda asset e riserve per un controvalore di circa 70 mld di dollari. Soldi che fanno gola a Unicredit, al quale invece attraversa ora la sua crisi più profonda, testimoniata da due operazioni conseguite lo scorso mese di Luglio:

  • la fusione delle controllate Unicredit Banca, Unicredit Banca di Roma, Banco di Sicilia, Unicredit Private Banking, Unicredit Corporate Banking, Unicredit Family Financing Bank e Unicredit Bancassurance management and administration;
  • l’annuncio di circa 4700 esuberi.

Unicredit ha visto il suo profitto ridursi in un anno da 6 mld a 1. Gheddafi l’ha quasi salvata. E ora può ben guardare alle altre imprese decotte italiane, a cominciare da Telecom per passare all’Eni. Un potere finanziario che gli può permettere di dire che l’Islam un giorno sarà la Religione d’Europa nel silenzio della politica italiana, e in special modo del Vaticano.

Sitografia:

Il gioco mortale dei respingimenti. Quando la vita di un africano non conta nulla.

Bossi non cede nemmeno di fronte ai cadaveri gonfi dell’acqua del canale di Sicilia che mai si troveranno. Non cede di fronte ai racconti di morte dei tre superstiti di origine eritrea. Non cede nemmeno di fronte ai vescovi – sono già pronti i media del padrone a dire, ma quelli non sono veri vescovi. Bossi non cede. Piuttosto impone al governo di versare milioni di euro a Gheddafi, piuttosto manda Maroni e Frattini a dire alla tivù che è tutta colpa dei maltesi, questo piccolo paese dove tutti gli africani aspirano ad andare.
Qui di seguito alcuni interventi, di cui l’ultimo rappresenta quello più discutibile per l’impostazione da amarcord del colonialismo che è stata data dal giornalista del Corriere (del genere “come se la spassavano gli eritrei al tempo della guerra d’Etiopia e dell’occupazione italiana” – nonsense).

  • Sull’immigrazione e l’accoglienza – Ignazio Marino.
    ‘Mi rifiuto di pensare che si debbano cacciare con la navi militari delle persone senza sapere se a bordo di quel barcone c’è una donna incinta o un bambino ferito. Non è questa la nostra tradizione, non è questa la nostra cultura’.
    ‘La nostra cultura è quella che così bene si è dimostrata in Calabria con l’accoglienza dei curdi in paesi come Riace, dove mostriamo cosa sappiamo fare nei confronti di chi e’ meno fortunato di noi’.
    ‘Su questo argomento la nostra mozione si è espressa con molta chiarezza. Sono rimasto sbigottito quando, in occasione del primo respingimento in mare, diverse settimane fa, tre grandi leader del Pd hanno dato tre visioni diverse: uno ha detto che era d’accordo con Maroni, uno che era assolutamente contrario ed un altro ha preso una via di mezzo’.
    ‘Il nostro è un popolo che riconosce il lavoro, il sacrificio, il risparmio, la solidarietà e non possiamo trovare la soluzione al problema dell’immigrazione rigettandoli in mare’.

Tito Boeri, oggi su Repubblica, ricorda che «l’unico merito del reato di immigrazione clandestina è l’aver messo in luce in modo ancora più stridente le ipocrisie delle nostre leggi sull’immigrazione». E aggiunge: «Se non vogliamo diventare il paese non solo dei condoni, ma anche delle sanatorie permanenti degli immigrati, abbiamo il dovere oggi di riformare le politiche dell’immigrazione, scegliendo chi vogliamo che venga da noi e chi no in base alle sue qualifiche (abbiamo meno della metà degli immigrati laureati degli altri paesi europei), alla sua conoscenza della lingua italiana o altri criteri da definire dal legislatore in modo trasparente, permettendo a questo qualcuno poi di cercarsi un lavoro regolarmente mentre è già da noi». Per superare «la finzione che gli immigrati possano venire selezionati e assunti prima ancora di entrare nel nostro paese, come se potessimo far funzionare in Burkina Faso quel servizio di collocamento pubblico che non riesce a trovare un lavoro a chi lo cerca neanche in Italia».

  • L’articolo è forse un po’ tenero con l’Italia che fu, l’Italia del ventennio che combatté la guerra d’Etiopia con i gas, utilizzando manodopera eritrea. Anche in memoria di quei poveri eritrei che l’Italia mandò a morire in nome di non si sa cosa, è doveroso soccorrere questo popolo. Aggiungo che dovrebbe essere altrettanto doveroso per l’Italia, quella di oggi, quella che applica la dottrina dei respingimenti e gioca su fb insieme al figlio di un ministro, soccorrere in maniera altrettanto repentina qualsiasi imbarcazione di disperati che solca il canale di Sicilia. Dovrebbe, questo paese, riconoscere il fallimento delle proprie politiche di immigrazione e della legge che le regolamenta (la cosddetta Bossi-Fini, un campionario di ciò che non si deve fare in materia di immigrazione).

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    • Due punti non dovrebbero essere in discussione: la moderna tratta degli schiavi tra la Libia e l’isola di Lampedusa va interrotta; non per questo i naufraghi che sfuggono al pattugliamento, chiunque siano, possono essere lasciati morire in mare.
    • emergono— e non per la prima volta— pesanti responsabilità di marinai maltesi
    • Se c’è un popolo che noi italiani abbiamo il dovere storico e morale di soccorrere, è il popolo eritreo. Perché della storia e dell’identità italiana, di cui finalmente si discute senza pregiudizi, gli eritrei fanno parte da oltre un secolo; così come noi apparteniamo alla loro, al punto da averla plasmata.
    • Il nome stesso — Mar Eritreo era per i greci il Mar Rosso—fu suggerito a Francesco Crispi da Carlo Dossi, capofila della scapigliatura lombarda e collaboratore dello statista siciliano.
    • senza l’intervento del nostro esercito e della nostra amministrazione, forse non sarebbe mai esistita come unità politica e culturale, e le tribù che abitavano l’altopiano sarebbero rimaste per sempre alla mercé dell’impero abissino
    • Basta sbarcare all’Asmara per toccare con mano il profondo legame che ancora unisce gli eritrei all’Italia, dai caffè ai modi di dire, dall’urbanistica alla toponomastica, che celebra nomi in Italia dimenticati, i testimoni antichi del nostro mal d’Africa cui erano dedicati i battaglioni eritrei
    • Da quasi vent’anni, come ha documentato sul Corriere Massimo A. Alberizzi, l’Eritrea è schiacciata dal tallone di Afeworki, l’uomo che parve un liberatore e si è rivelato un aguzzino del suo popolo, sfiancato da una guerra impari con l’Etiopia. È normale che, alla ricerca di un Paese d’asilo, gli eritrei guardino all’Italia, dove già vive una comunità molto attiva.
    • Salire sulle imbarcazioni degli scafisti criminali non può essere il modo di raggiungere le nostre coste.
    • Questo non ci esime dal dovere di accordare soccorso e, se del caso, asilo; tanto più se alla deriva sono i discendenti dei nostri antichi fratelli d’arme.

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