Il M5S e il plebiscito di Ferrara

I consiglieri regionali a 5 Stelle dell’Emilia Romagna, Giovanni Favia e Andrea De Francheschi si troveranno mercoledì a Ferrara per il secondo voto di “riconferma” o di validazione delle attività assembleari. Il voto di Bologna, anziché tenersi il 14 Novembre, come erroneamente scritto da Pubblico Giornale, avrà luogo il 5 Dicembre.

Ferrara è la città della scomunica di Grillo. Se pensate che il gruppo della lista Tavolazzi e della lista di Cento verranno messi alla porta, vi sbagliate. Come è già avvenuto a Piacenza, Ferrara sarà un plebiscito per Favia e Defranceschi. Niente di nuovo, non è il primo riesame che superano. Ma le tensioni con il vertice del Movimento, gli ultimi accadimenti – il caso Salsi, l’editto contro alcuni giornalisti, la chiusura delle liste, le primarie blindate, la candidatura calata dall’alto per il Capidoglio di Oliviero Beha, giornalista de Il Fatto Quotidiano – stanno producendo nel M5S una sorta di crisi di rigetto e l’Emilia-Romagna ne è l’epicentro.

A Piacenza Favia e Defranceschi hanno raccolto un discreto plauso per l’attività sinora condotta in Regione. L’ortodossia grillina si è espressa in tre voti contro settantotto per così dire eretici (l’eresia di Favia, naturalmente). Soltanto in tre hanno smarrito, come Grillo, la fiducia in Favia. Prima di arrivare a Bologna e di scontrarsi con il gruppo raccolto intorno a Bugani, si svolgeranno altri tre voti, a Parma, a Reggio e a Rimini. Se durante tutti queste verifiche, Favia e Defranceschi dovessero essere riconfermati, il problema della direzione del partito/movimento non potrà più essere rimandato. Poiché potrebbe passare l’equivalenza che Grillo è minoranza nel Movimento e una minoranza sta decidendo le regole per tutti. Il problema della democrazia interna è ben lungi dall’essere risolto. E’ una lettera scarlatta che brucia sul petto. E’ il segno dell’ignominia. Della truffa. Della fregatura. Dov’è il portale nazionale? Perché le liste nazionali sono liste chiuse? E perché le primarie sono limitate ai soli iscritti e sono state messe al riparo – nella penombra – delle community online? Perché chiedere a Oliviero Beha se vuol fare il sindaco di Roma senza manifestare pubblicamente questo proprio pensiero?

Oggi il Blog di Grillo pubblica un pezzo particolarmente oscuro e ambiguo. E’ una sorta di contorsione discorsiva in cui si cerca di far passare l’idea che il mondo dell’informazione è tutto indistintamente pervaso da una sorta di ‘politically correct’ attraverso cui si anestetizza l’ascoltatore, rendendolo pertanto bisognoso di una intermediazione tecnica dell’indignazione. Grillo, l’esortatore, vi aiuta a odiare meglio. E’ un servizio che vi fornisce gratis, per ora, almeno finché libri e cd coprono le spese. La verità offende, dice Grillo, ecco perché la modificano. La edulcorano. E voi, seduti sulle vostre sedie, comprendete il profondissimo pensiero e percepite l’ambiguità del sistema e delle parole che sfuggono dal proprio originario senso. Ecco, è proprio così, dietro quello schermo azzurrino – non questo – siedono gli autori del complotto mondiale. Lo sapete che sono là. Ne siete anche un po’ intimoriti. E sperate di non fare la fine di quel tipo, quello che a Piacenza ha preso settantotto voti, uno di quei “novizi inconsapevoli di essere ripresi” (cfr. Blog Grillo) e che che dietro alla telecamera, non davanti, ha detto ciò che sappiamo sin dall’inizio: nel movimento non c’è democrazia (non c’è futuro?).

5 Stelle su a Bologna, giù a Napoli

Prime considerazioni sul voto alle amministrative cominciando dal Movimento 5 Stelle. Se si guardasse il solo dato bolognese ci sarebbe da dire che Grillo ha vinto. Nella realtà, bologna è un “caso” elettorale. Già questa tendenza era emersa alle Regionali, ma il risultato piemontese, con la sconfitta della Bresso anche a causa dei Grillini, l’aveva mascherata.

Oggi i dati parlano chiaro: a Torino il 5 Stelle prende il 5%, alle regionali del 28.03.2010 prese il 4.74%, non c’è differenza, a dispetto di un centrosinistra che passa dal 51.8% al 57%, e questo è il dato fuori Bologna più lusinghiero per i grillini. A Napoli, dove è nato il primo movimento, Roberto Fico, leader storico, candidato già alle regionali, è stato asfaltato da De Magistris: 1.2%. Poi c’è Bologna.

Verrebbe da chiedersi: perché? La risposta risiede nella storia di quella città. Storicamente rossa, sverginata dalla destra civica di Guazzaloca, poi delusa da Cofferati e da Del Bono, ha maturato una forte contestazione al potere che non può più esprimersi, per ragioni legate al fatto che ormai sono diventati istituzione, nella Lega Nord. Quale altro partito antisistemico? Il 5 Stelle. Chiusa l’analisi.

Qualcuno potrebbe dire: non è vero, i grillini hanno degli argomenti. Hanno un programma. Sono fuori dalla casta. Sì, ma ambiscono a farne parte, altrimenti non sarebbero lì. E poi tutti dicono di avere un programma.

Qui si cercano le ragioni profonde di questa anomalia che è Bologna. Non si spiegherebbe altrimenti l’abisso fra Bologna e Modena, fra Bologna e la Romagna.