Paradosso PD in Calabria. Primarie per lestofanti.

Fernanda Gigliotti: DIFENDIAMO L’ISTITUTO DELLE PRIMARIE NON ANDANDO A VOTARE: un paradasso tutto calabro.

Appello ai Democratici della Calabria dell´Area Marino
Anche Bersani lo sostiene che non sempre e non dappertutto le primarie rappresentano uno strumento di innovazione e che a volte “l’innovazione ha bisogno di impulso che non sempre puo’ venire dal basso”. E tutti noi ci auguravamo un saggio intervento dal vertice nazionale del Partito che non c´è ancora stato, per come l´emergenza politica calabrese, sotto gli occhi di tutto il Paese, necessitava e che non ci sarebbe apparso né come una violazione dell´assetto federale del PD, né come una violazione della democrazia partecipata, ma come un saggio intervento arbitrale in una partita palesemente truccata ed il cui esito, annunciato, è ancora, ad oggi, una drammatica sconfitta.
Il partito democratico calabrese, nato nelle primarie del 2007, infatti, è una “proprietà privata” inespugnabile, già oggetto di un´OPA che ne ha blindato proprietà e ipotecato la gestione, attraverso l´accaparramento di tessere ed il controllo sistematico dei cacicchi. Ecco perché in Calabria, ancora una volta, forse anche a causa di una nostra storica immaturità democratica, l´innovazione non può venire dal basso perché quelli che voteranno nei circoli del PD saranno i soliti proscritti non gli iscritti al PD, saranno i soliti clientes. E se anche il popolo del centrosinistra intervenisse in massa, non potrebbe fronteggiare la forza ed i muscoli di chi governa da 5 anni una Regione in cui si vince non tanto perché hai ben amministrato e presentato un bilancio positivo dell´operato di una giunta, ma soprattutto perché hai imparato a “gestire il bisogno”, a riconoscerne le profonde sacche e a nutrirle, rendendole dipendenti da un benevolo ed arbitrario voucher, sussidio, contributo, consulenza.
Domenica 14 Febbraio in Calabria si vorrebbe emulare la Puglia. Ma qui non solo non c’è un Vendola, ma non c´è neanche un Boccia. E non ci sarà né un D´Alema né un Bersani, né altri, che vi inviteranno alle urne. Qui c´è soltanto una casta che si ri-candida e che si ri-vota per dimostrare, qui ed altrove, che è il popolo che la reclama. E sarà per questo che il “registro” dei votanti sarà pieno di adesioni dirette a certificare un´affezione alla casta e a trasformare una primaria di “mozione”, un derby (il cui risultato è stato già scritto, con inchiostro simpatico, nell´assemblea regionale del 2 febbraio in quel di Capo Suvero, con tanto di percentuali di votanti e di voti da attribuirsi ai singoli sfidanti), nella più alta legittimazione popolare di un “inciucio” che ha deciso di affidare la Calabria al peggiore centro destra possibile! Ma si sa che per la casta che “vince anche quando perde”, l´importante non è nè vincere nè partecipare, ma sopravvivere!
Ecco perché noi non andremo a votare perché intendiamo salvaguardare e proteggere l´istituto delle primarie da un uso eversivo, diretto a raggiungere obiettivi falsamente democratici, e ci appelliamo a tutti i democratici liberi della Calabria affinché contribuiscano alla salvaguardia di un metodo di selezione della classe dirigente, che tenta di rendere effettivo l´art. 49 della Costituzione, non partecipando alle primarie di domenica 14 febbraio perché svuotate di significato, invocate e convocate per non cambiare nulla, ma solo per conservare! E´ la triste storia della Calabria: tutto ciò che altrove funzione e porta ricchezza da noi non funziona o fallisce! Penso ai depuratori, agli impianti eolici, alle società miste, alla raccolta differenziata….e alle primarie! Ecco perché noi, domenica 14 Domenica, difenderemo, insieme a tutti voi, l´istituto delle primarie restando a casa!
10 febbraio 2010
Il coord. Regionale Area Marino – Cambialitalia – Fernanda Gigliotti

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Area Marino, il PD che resiste.

Il PD calabrese dimostri coraggio, generosità, discontinuità e lungimiranza politica..Chiediamo troppo?

La scelta del candidato Presidente della coalizione è ormai una questione di sopravvivenza e non solo di credibilità del PD! E oggi, alla vigilia di un’assemblea regionale carica di tensioni e di preoccupazioni, avvertiamo l’esigenza di riaffermare l’unico modo per rimettere in piedi un PD che in Calabria è ormai agonizzante: il coraggio di una scelta chiara, pulita, trasparente e in discontinuità rispetto al recente passato, che dia la possibilità e la libertà a tutti noi, e a chi ci ha creduto, di batterci a viso scoperto e con ritrovato orgoglio.
Non possiamo consegnare i nostri destini al Club Scopelliti/Gentile/Trematerra, né ad una conta tutta interna al PD di Bersani, dove il niet a Loiero lo afferma con protervia incomprensibile l´altra metà di Loiero, e cioè quelli che più di Loiero hanno incarnato il Loierismo e che ciò nonostante, si propongono come sua alternativa!
Ma la Calabria non ha più bisogno dell’autoreferenzialità di una classe dirigente che ha già dato e preso tanto, che spesso ha fallito e che si trova in avanzato stato di decozione!!
La Calabria ha bisogno di ricevere ossigeno e sostegno da una classe dirigente nuova e alternativa, credibile ed affidabile, capace di incarnare la sintesi di una proposta di governo innovativo e autorevole in una regione che è in piena emergenza morale, criminale ed economica.
E noi insistiamo, rilanciamo, e chiediamo all’assemblea regionale di avere il coraggio di togliere immediatamente quel tappo che tiene in ostaggio il PD calabrese e che impedisce alla Calabria di vivere una stagione nuova, fatta di slanci, di vitalità e di freschezza politica, individuando subito, all’interno del PD o nella società civile, una persona da candidare presidente capace di ottenere il consenso dei partiti della coalizione e di allargare anche a IDV, partito di coalizione con il PD già in 11 regioni su 13 e che in Parlamento siede nelle stesse fila dei nostri senatori e deputati.
E qualora miseramente dovessimo fallire anche in questo, e non dovesse esserci nemmeno l’ombra di una persona NORMALE capace di farci intravedere un percorso politicamente sano e condiviso, abbia l’assemblea il coraggio e la responsabilità di prendere atto della nostra fiacchezza e dichiari di appoggiare senza ritardo la candidatura Callipo.
Se qualcuno ha una proposta migliore la faccia ora o taccia per sempre!!!!
Avvertiamo, infine, l’esigenza di informare tutti i componenti dell’assemblea del PD che, mentre tutti stanno preparando liste e contro liste, proponendo candidature e sostegni politici, la segreteria regionale del PD è latitante e alle promesse mancate di costituzione di esecutivi condivisi e di coinvolgimenti in dipartimenti e forum di discussione, ha aggiunto la deliberata scelta di isolare quanti di noi non fanno parte delle due bande costituitesi all’interno della mozione Bersani.
Ebbene chiediamo a questo proposito che l’assemblea si esprima e impegni la segreteria e il Direttivo regionale all’applicazione pedissequa e severa dello statuto e del codice etico che tutti, dico tutti, ci siamo obbligati a rispettare nel momento in cui ci siamo iscritti al partito!
E quindi:
1) fuori dalla lista del PD tutti coloro che hanno superato il limite dei 2 mandati o si trovino in condizioni statutarie di incandidabilità;
2) assoluto divieto di sostegno o consenso a liste presidenziali o civetta dirette ad eludere i precetti statutari.
Solo così possiamo ancora sperare nel processo di radicamento del PD e ci sentiremo moralmente, idealmente e politicamente impegnati a sostenere il compimento del sogno democratico anche in Calabria.
Nocera Terinese, 1 febbraio 2010
Fernanda Gigliotti
Consigliere Nazionale PD e Coordinatrice Regionale Area Marino

Rosarno, ora la deportazione. Gigliotti, PD: “Io sto dalla parte dei migranti”.

Stamane già demoliscono il ghetto: un’efficienza da far spavento. E dire che gli hanno fatto di tutto per sloggiarli dalla ex-cartiera: spari, incendi, furti, i migranti di Rosarno erano da anni oggetto di “certe” attenzioni:

– l’incendo della ex-cartiera, Luglio 2008

– gli spari e la miseria, 13 Dicembre 2008:

Riferiscono dal TG2 che l’area di via Nazionale, interessata dalle demolizioni, sarà destinata ad ospitare un ipermercato.  Tempismo perfetto. Le provocazioni, gli incidenti, la deportazione dei migranti, inutili in un’area dove la raccolta degli agrumi non si farà, e ora la pronta demolizione del fabbricato che li ospitava da anni, con la sorveglianza di polizia e carabinieri, i quali asseverano al compimento di un disegno che ha del criminoso.

“Ho girato in lungo e in largo la Calabria per motivi di lavoro e di gaudio e quando sei nella sibaritide, nel crotonese o nella piana di Gioia e al calar della sera incontri lunghe braccia cadute su corpi stanchi di uomini e donne in fila per centinai e miglia di metri, che tornano alle loro “case” dopo una giornata passata a lavorare nei campi, sotto il sole o la pioggia, il vento o il freddo, malpagati, sottopagati o affatto pagati, io non posso non ricordare i racconti dei miei nonni e della loro triste gioventù, passata nei campi di grano e negli uliveti a chinare la testa, agli ordini del caporale di turno che svendeva al padrone la loro prestazione di lavoro e ci faveva anche la cresta. Quella condizione di schiavitù sfociò nella lotta contadina, nella occupazione delle terre, alle riforme, alle lotte sindacali.
E se noi siamo passati dalla stessa schiavitù di questa gente, di questi sventurati che vengono da dove questa miserabile condizione può addirittura sembrare un’emancipazione dall’inferno, perchè non comprendiamo che è immorale per la llegge di DIO (per chi ci crede) e degli UOMINI, non rivendicare per loro gli stessi diritti che abbiamo, un tempo lontano e ormai dimenticato, conquistato per noi, ed è indecente agli occhi di DIO e degli uomini considerare le loro rivolte e le loro condizioni di vita, un turbamento insopportabile della nostra condizione di ospiti?
Ciò che è accaduto a Rosarno è la conseguenza della reazione dei caporali contro gli immigrati, resposanbili a loro giudizio, della forte denuncia che il TG3 ha mandato in onda nei giorni precedenti agli scontri, e quindi andavano severamente puniti, bisognava dare loro una lezione!!!…. tutto il resto è figlia della violenza. La violenza partorisce violenza e non si aspettasse nessuno comodi e freschi giacigli. Io mi chiedo se mai ci sarà anche per loro un nuovo movimento sindacale, una nuova stagione dei diritti e della loro difesa sopra ogni cosa. E se ci sarà anche per noi una nuova occasione di convivenza civile. Intanto registro che gli immigrati a Rosarno hanno avuto il coraggio di fare quello che noi non siamo più in grado nemmeno di pensare: ribellarci alla mafia e al potere politico corrotto!!”
Fernanda Gigliotti

Rosarno, la riserva di schiavi dell’ndrangheta.

Pensate che la vicenda di questi giorni della rivolta dei migranti sia un fatto nuovo? Pensate che non sia mai successa una cosa del genere e che certamente negli ultimi anni le amministrazioni locali non abbiano contrastato in alcun modo questa forma di “degrado”?
Bene, vi sbagliate: questa è Rosarno, 9 Gennaio 2010, come è immortalata nelle foto pubblicate su l’Unità:

E questa è Rosarno, 13 Dicembre 2008, foto di repertorio sul sito di Repubblica:

Notate differenze? Non ci sono differenze, poiché ieri come oggi i migranti sono ghettizzati e sottoposti a qualsivoglia tipo di sfruttamento, oggetto di intimidazioni e di violenze da parte della “popolazione locale”:

  • 300 immigrati ieri sera hanno alzato delle barricate in mezzo alla strada e protestato «contro l’ ennesima violenza subita», fino a notte fonda. Raccontano che nel tardo pomeriggio «due bianchi hanno sparato nel mucchio, da un’ auto in corsa». E che ora è tempo di dire bastaA Rosarno, in provincia di Reggio Calabria, non ci vogliono stare più «che vogliono tornare in Africa»
  • una ex cartiera, che in questo periodo dà rifugio a circa 400 sudafricani
    Uomini e donne, quasi tutti clandestini, che arrivano in Calabria per la raccolta degli agrumi e delle olive. Braccianti, tutti lavoratori in nero
    la rivolta dei connazionali «stanchi della violenza continua». E raccontano: «Succede spesso che gente del posto arrivi qui armata, ci picchiano e ci rubano i pochi soldi che guadagniamo, non ce la facciamo più» hanno sollevato delle barricate a cui hanno dato fuoco, hanno iniziato a lanciare di tutto contro le forze dell’ ordine e per lasciare i blocchi hanno chiesto l’ intervento di Medici senza frontiere: «gli unici che periodicamente hanno cura di noi»

    Repubblica — 13 dicembre 2008

E se grattate bene la superficie della copertina dei giornali, scoprirete che Rosarno, Gioia Tauro, San Ferdinando, Rizziconi e Taurianova sono “commissariati”, e Rosarno non esce dalla spirale dell’infiltrazione ‘ndrina almeno dal 2008, anno in cui addirittura avviene l’arresto del sindaco Carlo Martelli. Il suo successore, eletto a Novembre, ha avuto vita ancor più breve: non ha neanche fatto in tempo a “mangiare il panettone”.

  • I Piromalli erano nelle stanze dei bottoni. Controllavano sindaci e amministrazioni. Dettavano le scelte
  • Amministratori e boss, insieme. I primi a stabilire chi doveva vincere le elezioni e i secondi a farsi in quattro per garantire gli affari dei clan. Una saldatura «incredibile, perfetta»
  • alle alleanze delle ‘ndrine sul territorio, corrispondevano quelle nei comuni, che si muovevano a seconda dei «desiderata» del mammasantissima della Piana gioiese
  • Quei sindaci erano stati eletti grazie al clan. Si scopre che le cosche avevano fatto modificare il piano regolatore di Gioia per tutelare gli investimenti dei propri uomini, aziende e attività commerciali fiorenti. Con la complicità degli amministratori, avevano fatto spostare lo svincolo della Salerno-Reggio Calabria

‘ Ndrangheta, retata di sindaci in Calabria – Repubblica.it » Ricerca – 2008

Tuuto ruota attorno al porto di Gioia Tauro: i migranti altro non sarebbero che una riserva di manodopera, tenuta alla catena con il terrore – sono infatti sottoposti alle intimidazioni di tutta la popolazione, “solo Medici senza Frontiere si occupa di loro” – alla quale si attinge a seconda delle esigenze: o vengono mandati a raccogliere gli agrumi, o impiegati al porto, o nella manodopera edilizia. Ma che cosa ha spinto l’ndrangheta a attizzare la reazione – legittima – dei migranti, come già nel 2008? Perché questo accumulo di schiavi quando gli agrumi vengono lasciati marcire nei campi?

  • Articolo 21 – Angela Napoli: “la provocazione di Rosarno è stata fatta di proposito per deviare l’attenzione sui fatti di Reggio Calabria”
    • le reazioni di Rosarno sono nate a seguito di un attentato, anche se non propriamente tale, ad opera di giovinastri a bordo di una macchina, dei quali non si sa se appartengono al gruppo dei rosarnesi arrestati tra i quali c’è un certo Andrea Fortugno, già noto alle forze dell’Ordine e già arrestato, nei confronti della cui liberazione abbiamo visto gli striscioni in bella mostra davanti alle telecamere, ma che è legato ad una delle più importanti cosche di Rosarno
    • La lettura che io ho dato a questa vicenda è che la provocazione di Rosarno è stata fatta di proposito per deviare l’attenzione sui fatti di Reggio Calabria
    • Gli immigrati sarebbero in Calabria per lavorare, ma i frutti di questo periodo, cioè gli agrumi, sono lasciati marcire negli agrumeti
    • Nessuno si è mai interessato degli immigrati e che cosa loro facciano in Calabria. In realtà le questioni sono due, da una parte ci sono quelli sfruttati con il lavoro nero che vivono in condizioni miserevoli per come abbiamo visto nei servizi di questi giorni e che devono dar conto, e denaro, a chi decide di farli salire sui pulmini per il lavoro, mentre dall’altra parte ci sono gli addetti al servizio di criminalità
    • i comuni di Rosarno, Gioia Tauro, San Ferdinando, Rizziconi e Taurianova che per la seconda volta consecutiva è risultato sciolto per infiltrazioni mafiose
    • A questi si aggiunge Seminara che ha un sindaco eletto solo alle scorse elezioni di novembre
    • risultano commissariati, per mafia, i più grossi comuni e c’è un coinvolgimento forte tra vita amministrativa nella Piana di Gioia Tauro ed il suo Porto
    • Rizziconi, che è un piccolo centro, è di fatto lo spartitraffico ed è il comune dove vive la famiglia Inzitari, proprietaria del centro commerciale il cui figlio del titolare, Francesco è stato ucciso nei mesi scorsi a 18 anni
    • La zona è di fatto la concentrazione delle principali cosche mafiose. È qui che vivono ed operano le cosche Piromalli, Molè, Pesce, Alvaro
    • La Calabria vive una situazione emergenziale che è sempre stata sottovalutata da tutti i partiti e dai Governi. Non vorrei che accadesse quanto già accaduto all’indomani dell’omicidio Fortugno ovvero che si vanno ad impinguare gli organici delle Forze dell’Ordine nel territorio di Reggio Calabria e di Rosarno lasciando scoperte tutte le altre zone
    • la ‘ndrangheta non ha appartenenza politica e sta al fianco del vincitore, chiunque esso sia. Noi abbiamo il Consiglio Regionale più inquisito d’Italia e non c’è stata alcuna attività giudiziaria tale da contrastare questi inquisiti, né una volontà politica ad allontanarli dalle aule regionali

    • la collusione della ‘ndrangheta nel Consiglio regionale calabrese è radicata e lo è anche all’esterno, ovvero negli enti locali, perché la criminalità tende a permanere dove si decide, dove si programma e dove c’è sentore di vittoria

A Rosarno i veri liberi sono i ribelli. Decadenza calabra e nuovi ghetti.

Già: il degrado. Tutta colpa del degrado. Del permissivismo. Certo. A chiudere entrambi gli occhi potremmo anche esser d’accordo. Loro, i rivoltosi, immigrati senza permesso, quindi più delinquenti di quelli che li sfruttano, secondo una logica perversa e autolesionista. Loro, gli unici capaci di (re)agire in una regione, la Calabria, sottomessa al dominio di un’organizzazione criminale. Loro, i neri, loro sono i veri cittadini liberi della Calabria. Poiché alzano la testa dagli agrumeti, dagli slums di cartapesta in cui vengono relegati senza alcuna dignità, e reagiscono con la violenza alla violenza che subiscono.
Cosa riproverare loro? Di aver provocato i disordini? Di aver ferito i passanti in auto? Di aver messo a ferro e fuoco una cittadina? Di aver raccolto agrumi a qualche euro all’ora?

    • «Qui è un macello, un macello», dicono i poliziotti da Rosarno che va a fuoco mentre a Reggio Calabria, 70 chilometri più a Sud, va in scena la parata dello Stato che fa lo Stato con centoventi agenti e sei magistrati in più contro la ‘ndrangheta.
    • Una città italiana brucia, i calabresi sparano agli immigrati e ne feriscono alcuni, gli extracomunitari mettono a ferro e fuoco il paese, danno l’assalto alle auto con donne e bambini, feriscono gli italiani
    • quando fa buio ancora proseguono saccheggi, devastazioni, incendi di auto, infissi sventrati, con nove italiani e sei stranieri feriti, la gente terrorizzata e in fuga che incita gli agenti contro gli stranieri: «Sparategli addosso!», le donne in lacrime, «una cosa mai vista anche se qui di rivolte di immigrate ne vediamo spesso».
    • cinquemila immigrati di 23 diverse nazionalità su una popolazione di 16 mila abitanti, la terza zona d’Italia per densità di stranieri dopo Napoli e Foggia
    • Arrivano per lavorare la terra, per lo più raccogliere gli agrumi della piana di Gioia Tauro. Si stabiliscono in inverno, sono stagionali, poi si sposteranno a nord, direzione Puglia e Campania, per la raccolta dei pomodori
    • vivono in condizioni disumane, accampati nelle fabbriche dismesse o mai completate (qui non mancano entrambe), buttati per terra senza nemmeno un materasso, con un bagno chimico fatiscente per duecento persone, assistiti solo da Libera, Caritas, Medici senza frontiere

Rosarno, Calabria, è la periferia del mondo. Poiché laggiù, nel baratro del sottosviluppo culturale, là è caduta, la Calabria, l’Italia. Chi impugna il fucile per intimidire l’immigrato in rivolta, è colui che smaschera il fallimento della statualità in Calabria. Lo Stato fallisce laddove non c’è né legalità, né diritto. Quel posto è la Calabria. I cittadini di Rosarno dovrebbero camminare fianco a fianco ai ribelli. Non sparargli. E persino l’agente di polizia, il carabiniere, dovrebbe pretendere che lo Stato porti legalità e diritto in Calabria. Sfruttamento della manodopera illegale non è legalità, non è diritto, ma la sua morte. ‘Ndrangheta e nuova massoneria, collateralità della classe politica, disfacimento del sistema sanitario, disfacimento del capitale sociale, truffe alla Comunità Europea, deficit di trasparenza e democrazia, ingiustizia, omicidi ancora impuniti (Fortugno), trasferimento coatto di magistrati che fanno il loro dovere (De Magistris), la sensazione che sia una malattia inguaribile, disfattismo, nessun ricambio della classe politica, sistema politico perfettamente impermeabile alle domande della società ma in osmosi con la classe delinquenziale organizzata, omertà, inquinamento, distruzione del patrimonio naturale, razzismo, sfruttamento, ghettizzazione: da dove cominciare per sanare tutto questo?
Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

PD in Calabria sospeso sul finto dualismo Loiero-Bova

Ricevo e pubblico:

Caro Bersani, lo Statuto del PD calabrese è stato già oggetto di molte deroghe… ne vogliamo parlare???

Leggendo la stampa di oggi, e gli scontri tra i pro-Loiero e i pro-Bova, si comprende che in casa PD-Calabria la lotta alla Giunta Loiero, piuttosto che ideale, politica e amministrativa, nasce dall’esigenza di blindare un partito e la sua rappresentanza in consiglio regionale, sopratutto in caso di sconfitta, per impedire che un’ipotetica nuova classe dirigente possa impadronirsi del partito senza che la gerontocrazia in carica possa essere mandata a casa come si fa nelle democrazie normali.
In sostanza per i nostri eroi andrebbe tutto bene, anche Loiero, solo se ci fosse una ulteriore deroga allo Statuto del partito che consenta di candidarsi non solo una terza, ma anche una quarta e una quinta volta!!! Ciò garantirebbe a Bova, Adamo, Pacenza e Borrello di ricandidarsi al consiglio regionale perchè, come tutti sanno, loro non hanno nè un nipote nè un cane da portare ai giardinetti, nè un libro da leggere o da scrivere, nè hanno un lavoro o il piacere di cercarselo, che possa occupare più produttivamente il loro tempo fuori dal consiglio regionale!
Del resto è consuetudine di questa classe dirigente, che è rimasta identica a quella che già imperava a metà degli anni ’80 nella Dc, nel PSI e nel PCI, cedere il posto solo in punto di morte a mogli, figli o nipoti e quando le mogli non sono spendibili, figli e nipoti non sono all’altezza della situazione, difendono il fortino e guai a chi parla di rinnovamento! Piuttosto si fanno imbalsamare!!
Del resto qui in Calabria le parole hanno un significato diverso a seconda di chi e di quando vengono pronunciate. Oggi, infatti, a differenza di quanto accadeva negli anni ’90, ai tempi del PDS, chi parla di legalità è un giustizialista forcaiolo, chi parla di rinnovamento e di alternanza delle classi dirigenti, è affetto da nuovismo e chi è libero di esprimere le proprie idee senza partigianerie di sorta, è un finto dissidente.
E’ dire che io sostegno da anni che bisogna investire di più nel tempo libero per creare nuovi posti di lavoro e per dare occasioni di svago agli affetti da una nuova grave sindrome di dipendenza: la grave Consiglio Regionale ADDICTION !!!!
Fernanda Gigliotti

Primarie PD, Gigliotti: l’insostenibile situazione del PD in Calabria.

Ricevo e pubblico la nota di Fernanda Gigliotti sull’insostenibile situazione del PD in Calabria, un partito “mai nato” (parola di Minniti):

Gravi incompatibilità ed incandidabilità nelle liste della Bersani – Nullità delle candidature regionali alle Primarie

Avevamo con Ignazio Marino evidenziato tutte le contraddizioni, politiche e non, che hanno caratterizzato la fase congressuale in Calabria e ci eravamo illusi che la nomina di una commissione di garanzia di alto profilo istituzionale, con all’interno i leaders locali delle tre mozioni, avrebbe potuto garantire il corretto svolgimento delle primarie.
Ma così non è stato giacchè i cattivi maestri, evidentemente, non possono pretendere dai loro migliori allievi altro comportamento se non quello della scorrettezza e della violazione sistematica delle regole che il partito si è dato.
Dalle notizie che sto raccogliendo in tutti i posti della Calabria, infatti, ciò che balza evidente è che molti dirigenti e iscritti del PD, anche della mozione Bersani e della mozione Franceschini, sono ormai consapevoli che la misura è colma e a nulla vale la Presenza di Loiero in commissione regionale per il congresso se poi nelle sue liste regionali ci sono candidati non iscritti al partito, candidati che sono anche presidenti di seggio e scrutatori, candidati componenti delle commissioni di garanzia provinciali, che sono altra cosa rispetto alle commissioni per il congresso. E’ come dire che si predica bene e si autorizza i propri peones a razzolare male.
Ovunque vi è un clima di grande tensione. In particolare nella commissione di garanzia della provincia di Catanzaro più che in tutto il resto della regione, il clima è rovente visto che nelle liste presentate si concentrano tutte le violazioni enunciate e su tale violazioni né la commissione provinciale né quella regionale, si sono ancora espresse.
A ciò si aggiunga che ancora oggi, nonostante la mia richiesta di chiarimenti alla commissione regionale di garanzia e a quella nazionale, non ci è stata fornita alcuna motivazione sulla mancata convocazione della convenzione regionale, nonostante l’invalicabilità dello statuto nazionale che imponeva il voto degli iscritti non solo sui candidati segretari nazionali ma anche su quelli regionali. Il che vale ad inficiare le candidature regionali alle primarie.
Gli appelli di Migliavacca alle regole e al fair play, evidentemente, sono serviti solo ad allentare la nostra tensione e controllo, affinché alcuni potessero meglio concludere le irregolarità falsando prospettive e risultati congressuali.
Stiamo navigando nel torbido da troppi mesi, ormai, e si sta ripetendo un film già visto con l’inquinamento delle Primarie, come lo furono nel 2007, a vantaggio del gruppo di potere che orbita intorno al Governatore Loiero e che ipoteca inesorabilmente il futuro del Partito.
Un partito che a causa delle guerre congressuali combattute all’interno delle bande bersaniane, soprattutto a colpi di reclutamenti di truppe cammellate, è isolato non solo nel panorama politico regionale delle grandi alleanze, ma anche fra gli elettori che accorreranno sempre più numerosi a infoltire IDV, SL e l’antipolitica.
La drammatica emergenza del pd calabrese, quindi, non può più essere nascosta e chi la copre diventa complice di disegni inconfessabili e per nulla nitidi.
Pierluigi Bersani pronunci una parola chiara e netta per separare i suoi consensi veri, che ci sono anche in Calabria, da quelli manifestamente inquinanti che ne minano la credibilità e la forza morale;
Marco Minniti che “ha confessato” che il Pd non è mai nato nel Mezzogiorno, smentisca le manovre “inciuciste” con ben noti spezzoni della Bersani in Calabria e, oltre a chiedere e pretendere una sacrosanta verifica di tutti i nominativi dei candidati e delle incompatibilità, ci indichi una alternativa a Loiero perchè a nulla serve invocare una coalizione larga senza rimuovere l’ostacolo più grande che ne compromette l’unità: la ricandidatura di Loiero che oggi, più di ieri, è la condanna a morte del Pd della Calabria e del centrosinistra per le prossime regionali.
Nocera Terinese, 20 ottobre 2009
Fernanda Gigliotti
Mozione Marino Calabria