L’occhio nelle Istituzioni

L'occhio nelle Istituzioni

Pensate che un vicepresidente della Camera, nella posizione che mantiene, dovrebbe non far molta fatica a svolgere quella funzione di controllo e di pressione che il Mov 5 Stelle doveva essere nelle origini (ricordate la campagna dei cittadini con l’elmetto)?
Bene, proprio Luigi di Maio si è mosso, lancia in resta, contro il paventato acquisto di ben duecentodieci nuove auto blu – mentre quel fellone di Renzi ne vende 100 su ebay! Ecco, il bando è scaduto il 27 Febbraio, la Camera non acquista nessun nuovo mezzo, la notizia – per come è stata divulgata – è falsa.
Questo genere di fallimento nella comunicazione politica crea un danno doppio: da un lato, direttamente al 5 stelle e alla credibilità di ciò che dice; dall’altro, all’informazione dei cittadini, che è così compromessa, in buona parte, poiché la smentita non ha mai la medesima forza della denuncia.
Notate che gridare perennemente allo scandalo, al motto di ‘son tutti uguali’, ci spinge irrimediabilmente verso l’abisso.

Qui il bando http://www.consip.it/on-line/Home/Gare/scheda1032.html

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Legge Omofobia, passano le aggravanti

Alla fine l’equilibrio si spezza. L’emendamento Verini, che estende le aggravanti ai reati di omofobia, viene votato dalla maggioranza dell’aula, alla Camera. Che per una volta non corrisponde a quella governativa. A favore dell’emendamento hanno votato Pd, M5S, Sc, Sel per un totale di 354 sì. Il Pdl ha votato contro, salvo qualche voto ribelle. La rottura dell’accordo con il Pdl implica il fatto che la legge, così come è uscita da Montecitorio, non potrà essere approvata al Senato, dove il Pdl è determinante.

Il Partito Democratico ha votato contro il proprio relatore (Scalfarotto) su un subemendamento presentato da Scelta Civica; la proposta di modifica reca in sé l’intenzione di rendere inapplicabile il precedente emendamento in caso di “opinioni espresse all’interno di organizzazioni di natura politica, culturale o religiosa”. L’aula si è spaccata in due ma il subemendamento passa lo stesso con uno scarto di 28 voti (256 vs. 228).

Scalfarotto si è così espresso:

Perché si dice: «Volete proprio utilizzare la Mancino, tutta la Mancino» ? Perché se c’è un fenomeno di discriminazione non possiamo evidentemente discriminare tra discriminazioni. Se quella è la legge, quella legge si applica. Ma del resto, però, noi sappiamo che stiamo parlando di una norma penale, come qualcuno ha detto prima, e quindi siamo andati con i piedi di piombo […] o che certamente la differenza di opinioni non va regolamentata con una norma penale. Allora, per questo noi stiamo introducendo una norma di garanzia, che spiega nient’altro che quello che ci dice l’articolo 21 della Costituzione. Come diceva la collega Marzano, richiamando Voltaire: non sono d’accordo su niente di quello che dici, ma darei la vita perché tu continui a poterlo dire. E questa norma che introduciamo con questo emendamento, insieme all’aggravante, consente proprio di tenere insieme due esigenze che sono ugualmente importanti: quella di proteggere le persone omosessuali e transessuali dalla discriminazione, dall’odio e dalla violenza – e stia bene attento chi dice: meglio nessuna legge che una cattiva legge, perché una legge è indispensabile per quello che succede in questo Paese (Resoconto Camera 19/09/13, p. 91).

Peccato che la norma stemperi le aggravanti quando, chi si esprime ‘istigando’ alla violenza contro i gay, appartenga a qualche gruppo organizzato, sia esso un partito politico o similari. Per intenderci, un iscritto al Partito Democratico può esprimersi con toni omofobi e passarla liscia; un elettore del Partito Democratico (oltre a non contare nulla e ammesso che ve ne sia di omofobi) invece, è soggetto alla fattispecie di reato previsto da tale provvedimento. Mi deve spiegare, l’onorevole Scalfarotto, come può l’articolo 21 della Costituzione essere declinato solo in caso di tessera o di fede.

Confronto Civati-Capezzone: come manipolare male i numeri

Ieri qualcuno su questo blog ha ricordato quel mirabile articolo del Fatto Quotidiano (il sempre lodato Scanzi) in cui si citavano – provocatoriamente – le affinità fra Civati e Capezzone in termini di voti espressi alla Camera. Ho replicato a quel commento spiegando che presentare quei dati in quella specifica maniera era fuorviante e certamente truffaldino. Ora vi spiego perché.

I dati presentati erano ripresi da uno screenshot del sito Openpolis. Scorrendo i dati ci si accorge già di una anomalia relativa al conteggio delle presenze in aula. Accanto al nome di Civati, infatti, è presente un ‘pollice verso’ rosso, segno di cattiva performance (131 assenze, pari al 12.6%), mentre accanto al nome di Capezzone compariva un lusinghiero ‘polllice verde’ (solo 79 assenze, pari al 7.6%). Questa è però una visione superficiale, di chi pratica male il mezzo Openpolis, o di chi lo vuol praticare per veicolare messaggi sbagliati e in malafede.

Controllate le pagine di Civati e di Capezzone:

Assente Presente In missione Totale
Capezzone 79 169 795 1043
Civati 131 912 0 1043
  1. Stiamo accomunando due parlamentari, uno dei quali, indovinate chi, è stato presente solo nel 16% dei casi ed è stato in ‘missione’ il restante 76% delle volte.
  2. Quindi, il calcolo di Openpolis è ristretto a sole 150 votazioni delle 1043 (14%) poiché solo in esse si è verificata la contemporanea presenza dei due deputati;
  3. di questi 150 voti solo 2 rientrano nel novero dei cosiddetti voti chiave (ovvero votazioni finali di leggi o decreti, sono esclusi quindi i voti su ordini del giorno o simili): si tratta del decreto sul Pagamento dei debiti della PA (entrambi favorevoli; M5S astenuto); del Decreto del Fare (entrambi favorevoli, M5S contrario).

Se quindi circoscriviamo l’analisi ai soli voti chiave possiamo concludere che:

Voti Chiave (secondo Openpolis) Capezzone Civati M5S
1 Convenzione Internazionale contro la violenza nei confronti delle donne In missione Favorevole Favorevole
2 Decreto del Fare Favorevole Favorevole Contrario
3 Decreto Emergenze In missione Favorevole Astenuto
4 Decreto ILVA In missione Favorevole Contrario
5 Decreto Lavoro In missione Favorevole Contrario
6 Decreto Svuota-Carceri In missione Favorevole Contrario
7 Delega al Governo per pene detentive non carcerarie In missione Assente Contrario
8 Dimissioni deputata Marta Leonori Voto segreto Voto segreto Voto segreto
9 Fiducia al Governo Letta Favorevole Assente Contrario
10 Modifica 416-ter, scambio elettorale politico-mafioso In missione Favorevole Favorevole
11 Pagamento debiti Pubblica Amministrazione Favorevole Favorevole Astenuto
12 Sospensione IMU Assente Favorevole Favorevole

Civati e Capezzone hanno votato ugualmente solo in due casi su dodici (17%), mentre se confrontiamo le scelte di tutto il M5S circa i voti chiave e contiamo quante volte hanno votato con Pippo Civati, ebbene, si tratta di tre casi su dodici (25%). Ergo, stando ai voti espressi ed effettivamente confrontabili, Civati è più vicino al Movimento 5 Stelle che a Capezzone.

Questi sono i numeri. Se ci vogliamo fidare di essi, bisogna anche essere in grado di leggerli.

Lasciali votare come vogliono

Così hanno gridato dai banchi del Movimento 5 Stelle, oggi alla Camera, mentre si discuteva animatamente la richiesta della sospensione dei lavori del PdL.

Il passo è stato registrato dal Resoconto Stenografico della Camera, poche riga prima del risultato del voto. L’invito era rivolto a Ettore Rosato, vice capogruppo del Partito Democratico alla Camera. Rosato, pochi istanti prima, aveva preannunciato il voto favorevole del gruppo PD alla richiesta formulata da Brunetta di poter svolgere la loro assemblea di gruppo e proponeva di riprendere i lavori sul decreto sull’Ilva l’indomani, con eventuale recupero del tempo perso lunedì prossimo. Mentre Rosato parlava, Di Battista (M5S) lo ha interrotto polemicamente dicendo: “volevate la fiducia!”.

Ma non è chiaro se sia stato lo stesso Di Battista, qualche minuto dopo ad urlare così: “Rosato, lasciali votare come vogliono”. Sì, perché a quel punto era chiaro anche ai muri che buona parte del gruppo avrebbe votato fedelmente all’indicazione del capogruppo ma senza alcuna convinzione. Sono scelte che alla lunga costano. Costano alla segreteria, costano in termini di coesione. Prima o poi succederà di nuovo e non sarà una tempesta in un bicchiere.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti. 
  Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta avanzata dal deputato Simone Baldelli.

GIUSEPPE D’AMBROSIO. Presidente, Presidente, mi faccia parlare…

PRESIDENTE. D’Ambrosio ho già indetto la votazione e comunque avete già parlato uno per gruppo…

GIUSEPPE D’AMBROSIO. A titolo personale (Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)

PRESIDENTE. Non esiste il titolo personale (Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Dai banchi del gruppo MoVimento 5 Stelle si sventola il Regolamento)…

CRISTIAN IANNUZZI. Presidente per un richiamo al Regolamento si può chiedere anche durante la votazione…

PRESIDENTE. Io ho già indetto la votazione, dunque dobbiamo andare avanti con la votazione, poi dopo facciamo il richiamo (Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Una voce dai banchi del gruppo MoVimento 5 Stelle: «Rosato, lasciali liberi, falli votare come vogliono !»).

(È approvata).

  [La Camera approva per 171 voti di differenza].

E’ evidente che la disciplina di partito nel PD ha un effetto deterrente contro i voti difformi dall’indicazione del gruppo. La voce anonima che è emersa dai banchi del M5S, però, ci fornisce l’idea che il dissenso oggi in aula, fra i democratici, ha raggiunto picchi mai visti sinora. Lasciali liberi era una invocazione dettata da questa consapevolezza.

A fine seduta, l’ala dura dei 5 Stelle ha occupato l’emiciclo ed ha inveito contro il PD, gridando: «Buffoni!», «Servi di Berlusconi!», «Comanda lui!». Un’altra ghiotta occasione di denigrazione che la segreteria del PD ha consegnato, all-inclusive, ai 5 Stelle.

Ecco come si è giustificato Ettore Rosato sulla sua pagina Facebook:

Immagine

Un po’ diverso il suo discorso in aula, molto meno sibillino di quanto scritto sulla sua pagina Fb, evidentemente spaventato dalla reazione registrata dai commenti.

Noi siamo contrari, e lo abbiamo detto a chiare lettere in Conferenza dei presidenti di gruppo, sulla stampa e lo continueremo a dire, a qualsiasi tentativo di blocco delle istituzioni di qualsiasi tipo e da chiunque proposto(Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Scelta Civica per l’Italia) ! Ma con la stessa chiarezza noi siamo per acconsentire a una richiesta che il capogruppo Brunetta ha posto in termini molto corretti e molto concreti all’interno della Conferenza dei presidenti di gruppo […] in cui ha presentato la richiesta di […] i consentire che ci sia una riunione di gruppo congiunta. 
  Io ricordo semplicemente che poche settimane fa ad analoga richiesta che è stata presentata dal nostro gruppo tutta l’Aula ha acconsentito cortesemente che noi potessimo svolgere lavori importanti per il nostro partito. Pertanto, noi voteremo a favore di questa richiesta che è relativa solo […] Semplicemente, per concludere Presidente la ringrazio, per dire che noi acconsentiamo alla richiesta che arriva del gruppo del PdL di poter svolgere la loro assemblea del gruppo e di riprendere domani i lavori sul decreto sull’Ilva, recuperando quel principio – che mi sembra anche altri gruppi hanno confermato – di recuperare il tempo che oggi stiamo perdendo nella prima giornata utile, cioè fin da lunedì (Resoconto stenografico Camera del 10/07/13).

Sì. insomma, la solita non-sconfitta.

 

L’inaccettabile minaccia di Cicchitto sul DL Anticorruzione

Così inizia il discorso alla Camera di Fabrizio Cicchitto, ieri, durante la discussione preliminare al voto (poi favorevole) sul DL Anticorruzione:

Signor Presidente, onorevoli colleghi, voglio innanzitutto sgombrare il campo da un dato. Noi, nel corso di tutti questi anni, siamo stati in prima fila nella lotta contro la corruzione e contro la mafia […] Nella lotta alla mafia il Governo Berlusconi dal 1994 ha condotto una battaglia, sia per quello che riguarda l’articolo 41-bis, la sua estensione, senza nessun compromesso, ragion per cui noi consigliamo al dottor Ingroia, che la mattina fa il magistrato, il pomeriggio il politico e adesso si sta avviando a fare anche il romanziere, di frequentare la scuola di scrittura creativa di Alessandro Baricco, a Torino, così potrà anche arricchire il suo bagaglio culturale.

Cicchitto tenta quindi di fare una ricostruzione storica e insieme antropologica della corruzione in Italia, dalla vicenda di Tangentopoli alla situazione attuale, fatta di capobastone, di corruzione diffusa e parcellizzata, “trasversale”, dice lui. Lui e il suo gruppo politico avrebbero voluto parlare di tutto ciò, avrebbero voluto parlare di quella parte politica e imprenditoriale che è stata salvata da Tangentopoli. Dell’uso politico della giustizia. Del traffico di influenza. Avrebbero voluto parlarne, per ore ed ore, fino alla fine della Legislatura. Ma:

le diciamo francamente, onorevole Ministro (si riferisce al Ministro Severino), che noi avremmo voluto liberamente dibattere e discutere su questi due punti senza che lei fosse venuta qui in Parlamento a metterci le manette ed impedirci di fare un confronto libero, quale sarebbe dovuto essere e quale un Governo tecnico, privo di una sua maggioranza nel Paese, avrebbe dovuto consentirci. Allora, onorevole Ministro, le dico due cose: in primo luogo che noi faremo di tutto in Senato per cambiare in questi punti questo disegno di legge; in secondo luogo, che occorre sempre un bilanciamento di poteri, ce lo insegnano i padri costituenti; ed essi avevano creato un bilanciamento di poteri nell’articolo 68: nel momento in cui si dava alla magistratura un potere ed un’autonomia inusitata si doveva dare anche al potere politico una garanzia istituzionale […] al Senato noi sosterremo la responsabilità civile dei giudici e le diamo un elemento di riflessione: non ci venga a proporre emendamenti con l’esercizio da parte del Governo della fiducia, non venga ad esercitare questo perché noi, in questo caso, non voteremo la fiducia su questo punto, perché non vorremmo essere ulteriormente strangolati. Come si suol dire e come dice il proverbio, uomo o donna avvisati, sono mezzo salvati…

Ecco, niente fiducia se il governo mette il becco sull’Anticorruzione come ha fatto nell’iter di approvazione alla Camera. “Non vorremmo essere ulteriormente strangolati”!, dice Cicchitto. Ci avete “messo le manette”. Ergo, il DL Anticorruzione verrà parcheggiato al Senato, laddove è stato partorito dalle fervidi menti del precedente governo. Il governo Monti è avvisato, se impedirà ai senatori del PdL di stravolgere il disegno di legge verrà sacrificato e addio risanamento dei conti pubblici. La corruzione non può essere regolata da mani estranee. La corruzione è roba per gente del mestiere, non so se mi spiego.

Il senso di @VeltroniWalter per Twitter

Italiano: L'On. Walter Veltroni, per la rappre...

(Photo credit: Wikipedia)

La vicenda Calearo, apertasi con le dichiarazioni del deputato ex PD a Radio24 (“non vado in parlamento ma mi tengo lo stipendio”), ha avuto ieri sera un inatteso sforamento su Twitter. Inatteso perché uno si aspetta, che so, una agenzia di stampa, un lancio Ansa, con il tal politico che rilascia dichiarazioni e si sottopone alle domande dei giornalisti ivi presenti. E invece no. Al tempo di Twitter, le agenzie di stampa vengono completamente dribblate dal politico, così i loro giornalisti. E i giornalisti nelle redazioni non possono far altro che rincorrere il loro Blackberry o l’iPhone o il tablet o sedersi rassegnati.

Ma procediamo con ordine.

Succede che @VeltroniWalter, account ufficiale e evidentemente gestito dal politico Walter Veltroni, si sente in dover di rispondere alle critiche del “popolo-della-rete” – naturalmente ‘insorto’ contro le dichiarazioni del Calearo, deputato ceerleader del PD veltroniano, anno domini 2008 – e lo fa il sabato sera, stando a malapena dentro i 140 caratteri e con una sintassi che a tratti sembra andare in crisi:

Quindi Calearo è una “persona orrenda”, ma la colpa di averlo portato alla Camera non è di Veltroni bensì di tutto il PD che l’ha votato all’unanimità. Ne consegue che Veltroni non può accettare critiche, soprattutto da chi ha fatto cadere il governo Prodi – due volte! a chi si riferisce? A D’Alema? – né da coloro i quali hanno “compiuto errori gravissimi”. Fine delle comunicazioni. Veltroni affida il proprio vomito dichiarativo a Twitter poi se ne va. Si scollega? Abbandona sul comodino il suo iPhone? Si addormenta sul divano in un mestissimo sabato sera ascoltando la meravigliosa intervista di Fabio Fazio a Er Circoria detto Rutelli? Non è dato a sapere. Veltroni non impiega Twitter per sottoporsi al confronto con “gli Altri”. Lo usa solo per NON avere alcun confronto, per non essere contraddetto, per instillare nella pubblica discussione affermazioni impacchettate, e basta. E allora l’uso che tu, Politico, fai dei social network, diventa una misura del valore che dai alla relazione con chi non è come te, privilegiato e protetto dentro al Sistema. Laddove puoi esporti alla pubblica e libera discussione e non puoi proteggerti dalla mediazione professionale e giornalistica del conduttore televisivo, mostri la paura intrinseca dell’uomo per la parresia. La “parola libera” ti confonde, è terra straniera, una terra in cui uno conta uno, e si è soli, senza scorte né ‘armature’.

@VeltroniWalter dinanzi a tutto ciò fa una cosa sola: scappa.

Dalla legge di stabilità alle Dimissioni: in diretta la fine del berlusconismo?

Le dirette del voto sulla legge di stabilità: #opencamera sulla homepage (RT Andrea Sarubbi) e diretta streaming dalla Camera dei Deputati. Anche sulla pagina Fb di Yes, political!

Vodpod videos no longer available.

Dalle ore 18 liveblogging sulla bacheca Fb e sulla homepage.