Arresto Milanese: cosa deciderà la Camera

Segui la diretta streaming dalla Camera – ore 10 dibattito, ore 12 circa il voto

Si voterà a scrutinio segreto e con voto elettronico. Ergo, fra i banchi della Camera, domani mattina verso mezzogiorno, sarà tutto un fiorire di trame incrociate. Da una parte l’ufficialità della presa di posizione di PdL e della segreteria leghista, propense per il no all’arresto, dall’altra i frondisti maroniani e i i delusi del PdL, facenti capo a Crosetto – sì, l’uomo che disse della manovra tremontiana di Luglio che era roba da psichiatria – forse pronti a vendicarsi delle lacrime e sangue patite durante l’estate.

C’è spazio per la dietrologia: colpire Milanese per colpire Tremonti e quindi a sua volta colpire di sponda i leghisti del cerchio magico. Mille le domande di queste ore: davvero l’opposizione resterà compatta? L’Udc non sarà tentata di votare contro l’arresto in nome del tanto sbandierato garantismo e forse per aprire un ponte con il PdL in vista di un soccorso scudo-crociato quando verrà meno l’alleanza con la Lega? Tremonti resterà al suo posto se l’aula non difende Milanese? E Berlusconi si dimetterà, come chiesto da Bersani stasera, subito prima del voto? Oppure, come è più probabile, mostrerà fiero il suo ghigno all’aula annichilita?

Diario della sfiducia: dalla Camera al Senato il mercimonio dei voti mentre i finiani vacillano

Domani mattina, ore 9.00, il Senato apre i lavori dopo la pausa forzosa discutendo la mozione di fiducia presentata dalla maggioranza. Protagonista della prima giornata sarà il daemon (demone) della Politica Berlusconi. La Camera dei Deputati, invece, apre alle 16. Verrà discussa la mozione PD-IDV e altri, detta di “sfiducia”. Berlusconi parlerà in serata, prima dei telegiornali. Domani nelle tv rimbomberà la sua voce decrepita, una voce che ha suggestionato e ammaliato e talvolta vilipeso questo paese negli ultimi sedici anni. Lui stesso evoca scenari apocalittici: dopo il 14 Dicembre nulla sarà come prima. E’ qualcosa che avvertiamo tutti. Nulla sarà come prima. Da un lato, la sua probabile – ma non certa – sconfitta aprirà una fase politica di incertezza in cui le opposizioni saranno chiamate a uno sforzo di inventiva per uscire dal nodo gordiano della legge elettorale e della ingovernabilità. Viceversa, la sua vittoria sarà una vittoria numerica ma non sostanziale: si ritroverà in Parlamento non più due opposizioni bensì tre, con una pletora di servi e servetti a libro paga da foraggiare quotidianamente, pena la caduta. Ecco, allora: la sua probabile vittoria del 14 non sarà vera vittoria. Con la compravendita di deputati e senatori, B. ha scelto per la lenta caduta, per la lunga decadenza che – la storia insegna – termina sempre nella volgarità e nella violenza. Il suo predecessore, Prodi, scelse coraggiosamente per l’immediato patibolo. Questo vuole rimandare la sentenza, ma quando essa giungerà, non ci sarà alcun appello.

Sì, il 14 Dicembre sarà la fine del mondo così come lo conosciamo. Fine del bipolarismo all’italiana, per esempio. Fine del berlusconismo inteso come stretta applicazione del managerialismo alla politica. Fine dei personalismi e della politica della bottega. Fine del pollaio televisivo, della battaglia fittizia fra le parti in gioco. E se conosciamo cosa sta per finire, sia che termini subito, sia che si trascini morente per altri cinque o sei mesi, non sappiamo cosa succederà a questo cadavere putrescente della vita pubblica italiana. Il 14 imporrà delle scelte. In primis, a Gianfranco Fini, che oggi ha dichiarato che se B. dovesse ottenere la fiducia, si dimetterà e FLI passerà all’opposizione. Vale a dire, non potrò più sostenere il ruolo super partes del Presidente della Camera. Questa affermazione è però lo specchio di una insicurezza. Il rischio di una fiducia in extremis è reale. Certamente B. vivrà di stenti, dopo. Certamente Fini lo ha sfasciato. Ha demolito quella granitica maggioranza prodotta dai meccanismi distorisivi del Porcellum. B. non ha più carta bianca. Alla Camera dovrà entrare togliendosi il cappello. Ma se così fosse, la pattuglia finiana subirebbe uno scossone non di poco conto. Fini conta sulla dissoluzione del PdL. Sa che al suo interno sono in molti a fiutare il pericolo del naufragio. Molti parlamentari non sono disposti a colare a picco insieme al partito. Eppure, in caso di fiducia, pure Futuro e Libertà rischia di ribaltarsi come una zattera di quattro legni. Il partito non c’è; a livello locale raggiunge la consistenza ectoplasmatica; a livello nazionale è già diviso fra falchi e colombe.

Poi, Lui: il suo potere mediatico è intatto. Berlusconi sta impiegando i media, nel buio delle stanze di Arcore o Palazzo Grazioli, come una precisione chirurgica. Ieri, mentre parlava Bersani dal palco di Piazza S. Giovanni, al culmine di una manifestazione partecipata, esce nelle agenzie di stampa la notizia che è avvenuto un contatto fra le “colombe” finiane e quelle del PdL. Un artificio da vecchia volpe, un modo per distrarre da Bersani e concentrare i titoli dei siti e dei telegiornali su di lui e contemporaneamente a gettare nel panico i finiani che devono mandare in tutta fretta Italo Bocchino da Mentana per correggere le affermazioni contenute in un documento firmato dalle predette colombe. Qualche giorno fa ha silurato Matteo Renzi, il sindaco rottamatore che dopo la Leopolda si era guadagnato un certo seguito soprattutto sul web, con un comunicato in cui si diceva dell’incontro a cena fra i due ad Arcore e degli apprezzamenti di B. verso il Renzi, che un po’ gli somiglia. Per tutta questa settimana ha ripetuto come in un mantra che il 14 vincerà e oggi persino lo stesso Fini incomincia a credergli. E domani il grande show in Palramento a frustare i cosiddetti teatranti della politica che lo ostacolano, lui che dalla politica è cosa a se stante pur avendola fatta per sedici anni sparigliandone tutte le regole, persino quelle costituzionali; lui che è un uomo della società, che fa e produce ma nasconde gli utili in conti esteri; lui che in fondo ha soltanto settantaquattro anni e a quell’età si è nel pieno della gioventù, quella gioventù che viene sempre prima della morte.

Domani diretta streaming del dibattito alla Camera e al Senato dalle ore nove su CubicaTV.